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8 agosto 2014: Down House – Knole House – Canterbury Cathedral

Ho aspettato questo momento per così tanti anni che persino adesso, seduta al mio posto sull’aereo pronto al decollo, una parte di me non riesce ancora a credere che stiamo davvero partendo. Che è finalmente arrivato il giorno in cui ha inizio il nostro tour inglese. L’orario serale e la procedura di decollo notturna contribuiscono a rendere tutto ancora più vago, alimentando l’impressione di irrealtà che sembra pervadere ogni cosa. Poi il rumore dei motori si fa più forte, la velocità aumenta, e le ruote si staccano dalla pista. Chiudo gli occhi stringendo la mano accanto alla mia e mi lascio portare in volo nella notte, e nel sogno.
Stiamo saltando nel quadro, ancora una volta.

Il volo scivola via tranquillo, e poi anche la notte, nel super tecnologico Bloc Hotel del Terminal Sud di Gatwick, così piccolo e strano che se mi avessero detto che per un inconveniente tecnico imprevisto eravamo atterrati a Tokyo, ci avrei creduto senza battere ciglio. Tanto, non c’era neppure una finestra con accesso a un qualunque panorama che fosse in grado di smentire la notizia.
La Herzt ci regala la prima sorpresa del viaggio, affidandoci con un up-grade gratuito una bellissima e comodissima Volvo V40 al posto dell’utilitaria che avevamo prenotato da casa, e che al momento non è disponibile. Di un elegante blu notte, interni in pelle, navigatore integrato, A/C, piena di congegni tecnologici automatici e con un bel bagagliaio grande dove tenere le nostre cose al sicuro, è il mezzo perfetto per il tour che abbiamo progettato di fare. Ringraziamo il gentilissimo operatore Hertz, che non ha proprio motivo di continuare a scusarsi dell’inconveniente, e lo salutiamo con grandi sorrisi. Prendiamo due sandwich da Marks and Spencer utilizzando per la prima volta in questo viaggio le banconote con la Regina stampata sopra e ci sistemiamo nell’auto col volante sul lato destro dell’abitacolo, infilando la nostra prima rotonda a sinistra diretti verso Est. Ci sentiamo già inglesi fino al midollo. La prima tappa di questo lungo giro è a una mezz’ora a est di Gatwick, nel paesino di Downe. Qui si trova Down House, la casa dove per oltre 40 anni ha vissuto Charles Darwin, il grande scienziato e naturalista inglese padre dell’Evoluzionismo. Ci arriviamo con facilità e ci fa piacere vedere che nel parcheggio non ci sono molte auto, segno di una visita più tranquilla. Alla cassa mostriamo la ricevuta di acquisto online delle nostre tessere di membri della fondazione English Heritage, un’organizzazione che si occupa della tutela di molti siti storici inglesi inclusa questa casa museo, la cui tessera di associazione funziona come una sorta di abbonamento che ci permetterà di risparmiare sull’ingresso alle molte attrazioni che abbiamo in programma di visitare. Non abbiamo fatto in tempo a ricevere le tessere per posta prima della partenza, ma la ricevuta di pagamento dovrebbe comprovare che siamo regolarmente iscritti e abbiamo diritto all’ingresso gratuito (prezzo standard 10,30£ a persona), cosa che, con mio grande sollievo, avviene senza troppe difficoltà. Nonostante sia solo una ricevuta che, a parte un importo finale e pochi altri dettagli, non riporta alcun logo né un numero effettivo di tessera, alla cassa nessuno si sognerebbe mai di mettere in dubbio la nostra parola. Adoro i paesi civili.

La casa è bellissima, dentro e fuori. Un vero gioiello. La struttura principale è a due piani, architettura elegante color avorio con un fantastico giardino tutto intorno che include frutteto, orto, serra e passeggiate di viali incantevoli lungo i quali lo studioso era solito cercare momenti di riflessione e tranquillità.

L’interno ha scricchiolanti pavimenti in legno e pareti ricoperte di tappezzerie vittoriane, è accogliente e molto ben conservato. Al piano di sopra c’è un’esposizione di oggetti appartenuti al padrone di casa, strumenti di lavoro e libri di scienze, fossili, incredibili collezioni di insetti che Darwin cominciò a raccogliere fin da bambino, uccelli impagliati provenienti da ogni parte del mondo e bellissimi ritratti suoi e dei suoi numerosi familiari. Ma soprattutto, nelle teche in vetro sono conservati molti quaderni di appunti originali, scritti con una calligrafia minuta e precisa, senza un errore o una cancellatura, sottile e decisa, come di qualcuno che sa esattamente di cosa sta parlando. In uno studio è appesa un’enorme mappa sulla quale una linea irregolare segna le tappe dell’itinerario del suo viaggio di 5 anni intorno al mondo sul HMS Beagle, il brigantino con il quale solcò tutti i mari e visitò tutti i continenti. Durante il suo lungo viaggio osservò ogni tipo di ecosistema, raggiunse le isole più sperdute, incluse le Galapagos, e le foreste più sconosciute, e, grazie alla sua curiosità e al suo talento scientifico, riuscì a farsi un quadro dettagliato di come era fatto questo nostro mondo, con le più disparate creature che lo abitavano. Dopo il viaggio in nave, di cui si può vedere una ricostruzione della cabina in cui visse per tutti quei mesi, Darwin tornò qui, in questa magnifica dimora immersa nella campagna inglese, e lavorò per anni sul materiale raccolto durante le sue ricerche in uno studio a pianterreno, che è la stanza più bella della casa. Ampio, luminoso, accogliente, con un caminetto centrale alla parete, due librerie cariche di volumi, mensole piene di oggetti, vasetti, barattoli, scatole, campioni, e una scrivania al centro della stanza con una grande poltrona in pelle intorno alla quale pare ruotare tutto il resto. In un angolo del tappeto c’è ancora una cuccia di stoffa che sembra pronta a ospitare un piccolo cane da compagnia. Si ha l’impressione che lo scienziato sia appena uscito per una passeggiata, e che rincaserà a minuti.

In questa stanza, circondato dai suoi familiari, Darwin studiava con grandissima dedizione e passione per la scienza, e qui elaborò la sua Teoria sull’Origine delle Specie basata su un concetto di evoluzione legata all’idea di selezione naturale, che rivoluzionò completamente e per sempre il modo di pensare degli uomini moderni.
Quest’uomo curioso e umile, armato solo di un taccuino e di un microscopio artigianale, fece piazza pulita di Dio e di millenni di assolutismi classici dimostrando come, per conoscere davvero le cose, a volte basti solo osservarle con maggiore attenzione.

Dopo la presentazione della sua Teoria alla Linnean Society, Darwin divenne un punto di riferimento per tutti gli scienziati del tempo entrando a far parte della Royal Society. Alla sua morte, avvenuta in questa stessa casa, fu sepolto nell’Abbazia di Westminster, tra le personalità più importanti della storia inglese. Ancora oggi, uno dei college di Cambridge porta il suo nome. Un personaggio straordinario, il cui lavoro di analisi e scoperta divide la storia dell’Umanità in Prima e Dopo la sua Teoria. Magari non sapremo mai ‘dove stiamo andando?’, ma quest’uomo ha certamente contribuito a fornirci una possibile risposta alla domanda ‘da dove veniamo?’.

Niente male, come prima visita di oggi.
Prima di uscire passiamo dallo shop ad acquistare un libro, e prendiamo anche un sacchettino di prugne raccolte nel frutteto della casa a soli 0,50 pence. Il costo è molto basso, ma poter mangiare le prugne di Darwin è una soddisfazione che non ha prezzo!

Riprendiamo la nostra auto nei tempi previsti e ci avviamo verso la seconda tappa, Knole House, nel paese di Sevenoaks, inclusa nelle destinazioni del nostro GPS versione inglese.
Knole è una magnifica residenza giacobina che fu donata direttamente da Elisabetta I a suo cugino Thomas Sackwille, primo Conte di Dorset, e che appartiene a questa famiglia da allora. Una famiglia importante che conta diversi Arcivescovi di Canterbury nella sua discendenza e anche alcuni artisti, tra cui la scrittrice Vita Sackwille-West, nata proprio in questa casa. La raggiungiamo in una mezz’ora, mentre il cielo si rischiara e si riannuvola diverse volte. Le nostre tessere di soci del FAI italiano ci garantiscono l’ingresso gratuito agli edifici curati dal National Trust, inclusa questa antica dimora, quindi entriamo senza problemi.

Fin dal primo impatto la casa, che è la più grande dimora di campagna di tutta l’Inghilterra, si rivela stupenda, tutta in pietra con un facciata immensa. Più che una casa sembra un vero e proprio castello, col tetto decorato di comignoli di mattoni e quattro torrette merlate a coronare il portale d’ingresso. Anche il parco intorno è da cartolina, con ettari di boschi di querce e campi aperti in cui vivono diversi gruppi di cervi. Sappiamo che sono là da qualche parte ma non sappiamo se riusciremo a vederli visto che il parco è così vasto, e proprio mentre siamo lì che ce lo domandiamo ne scopriamo un gruppetto che si riposa su un prato accanto all’ingresso. Sono magnifici! Non molto grandi, color nocciola chiaro con i pomelli bianchi sul dorso, le corna vellutate e lo sguardo curioso. Proviamo ad avvicinarci ma non li vogliamo spaventare, anche se sembrano tranquillissimi. Probabilmente sono abituati alla presenza regolare dei visitatori in giro per il parco.

Luca prende un po’ d’erba e riesce subito ad attirare la loro attenzione, facendoli avvicinare di qualche passo. Poco dopo arrivano anche dei turisti russi che hanno del pane, allora i cervi, sia quelli grandi che quelli più giovani, si accostano incuriositi, e un signore ne da un pezzo anche a noi per farceli venire più vicini e fare qualche foto mentre li accarezziamo. Sono così belli, con le zampe sottili, gli zoccoli piccoli, il naso morbido, gli occhioni scuri e lucidi, e i movimenti così fluidi ed eleganti, sembrano creature fatate. Li seguiamo per un po’ scattando foto, incantati dalla loro grazia naturale, poi li lasciamo in pace al loro bosco e cominciamo la visita della casa.

Subito nella Hall trovo una sorpresa divertente, che più tipica non si potrebbe: alcune signore, volontarie dell’associazione, aiutano i visitatori a indossare abiti in stile Tudor per farsi la foto su un piccolo palco organizzato per l’occasione. Hanno abiti per uomini, donne o bambini, tutti di foggia originale, in velluto e damaschi, con collari e cappelli, collane e mantelli, da infilare sopra i propri abiti per poter vivere questa atmosfera antica in maniera ancora più intensa e fare un vero salto nel passato, a incontrare la Regina Elisabetta I o Enrico VIII con la sua corte. Ed è gratis! Non posso perdere questa occasione. Una signora molto gentile mi aiuta a indossare un vestito rosa di velluto damascato, con cuffietta in pizzo, collana di perle e tutto il resto, e mi metto in posa sul palchetto mentre Luca mi fa le foto divertito. Questa è una di quelle tipiche cose che puoi fare solo qui, una di quelle che mi riconferma ancora una volta il mio feeling speciale per questo popolo e questi luoghi. Non avrei potuto cominciare la visita in maniera migliore.

La casa è splendida, almeno la parte visitabile lo è, visto che sarebbe troppo grande da vedere in ogni sua zona. Questa infatti è una delle poche Calendar House rimaste, ha cioè 365 stanze, 52 corridoi e 7 cortili. Amazing! All’interno sono esposti mobili originali di grande pregio, dipinti, ritratti e oggetti preziosi che fanno parte di antiche collezioni, ma è anche l’architettura della casa in sé ad essere di assoluto valore. Alcuni pezzi di mobilia avrebbero evidente bisogno di un accurato restauro, specialmente le tappezzerie delle sedie e dei divani e alcuni arazzi, ma un volontario ci spiega con solerzia che ci stanno già lavorando.

I Sackwille sono ancora oggi i proprietari di questa magione meravigliosa, che è una delle più antiche e importanti di tutta l’Inghilterra, ma per me è soprattuto il luogo in cui è ambientato il romanzo “Orlando” di Virginia Woolf, amica e poi amante di Vita Sackwille-West. Pensare di passeggiare qui dove lei è stata, in un luogo che ha così tanto amato e conosciuto, mi regala un’emozione unica.

Il parco è immenso, facciamo un breve giro ma dopo oltre due ore di sole il cielo si è scurito, così torniamo verso la macchina e mangiamo i nostri sandwich seduti a un tavolino sotto una quercia, che dividiamo con una famiglia inglese con 2 adorabili bambini. In pochi minuti comincia a cadere una pioggerellina fitta, che poi diventa un acquazzone e quindi un vero e proprio diluvio. L’acqua cade a scrosci e anche se abbiamo un telo di gomma per ripararci, quando riusciamo a risalire in auto siamo completamente inzuppati.
Benvenuti in Inghilterra!

La terza e ultima tappa di oggi è un altro luogo mitico del sud, la Cattedrale di Canterbury, Patrimonio dell’Unesco per la sua meraviglia artistica e storica e radice della diffusione della Cristianità nel regno anglo-sassone.

Arriviamo in orario per la visita alla più importante chiesa gotica inglese, che vogliamo fare anche se è piuttosto costosa, ma purtroppo scopriamo che oggi la chiusura è stata anticipata per la messa dei vespri, e le visite turistiche non sono più ammesse. Non possiamo rinunciare a entrare nella cattedrale più famosa d’Inghilterra, che è la sede dei più potenti Arcivescovi della storia inglese e in cui si trova anche la Cattedra del capo della chiesa Anglicana, la massima autorità spirituale anglosassone dopo la Regina. Quello che i Re li battezza, li sposa, li incorona. Questa chiesa bellissima ricca di guglie e statue è il sito originale del martirio di St Thomas Becket, il cui sepolcro divenne meta di pellegrinaggio da parte dei cristiani fin dai primi anni del 1200 e fu immortalato da Chaucer nei suoi “Racconti di Canterbury”, una pietra miliare della storia della letteratura inglese per i quali l’autore si ispirò nientemeno che al “Decamerone” di Boccaccio. E come se non bastasse, questo magnifico edifico gotico è anche il luogo in cui si svolge il capolavoro di Eliot “Assassinio nella Cattedrale”, un dramma anti-totalitaristico che fu rappresentato per la prima volta proprio nella sala capitolare della cattedrale nel 1935. Insomma, rinunciare a entrare qui non è proprio pensabile.
Siamo comunque molto incuriositi dai famosi Evensongs, così importanti nella gerarchia delle celebrazioni quotidiane di ogni chiesa inglese, quindi vada per quelli. Entriamo attraverso una porta secondaria, lungo il lato del transetto est, e raggiungiamo la magnifica zona del coro, situata dietro l’altare maggiore, con un gruppo di altri fedeli, con i quali seguiamo tutta la funzione cantata con sottofondo di organo. L’atmosfera è molto bella e spirituale, e la musica potente dell’organo sale in alto riempiendo ogni spazio delle volte ricurve mescolandosi alle voci dei cantori. E’ emozionante pensare che tra queste pietre e queste colonne scolpite, da questi seggi di legno cesellato, in questo stesso modo fatto di musica e voci che si levano in alto, qui si prega Dio da quasi 1000 anni. E’ un modo diverso e molto intenso di fare l’esperienza della cattedrale, e alla fine ne siamo contenti. E anche se non abbiamo visto il punto esatto in cui avvenne il famoso assassinio di Becket, ricorderemo questo luogo così importante nella storia inglese in maniera speciale.
All’uscita torniamo alla macchina e raggiungiamo l’Amadis b&b dove abbiamo la prenotazione per dormire questa stasera. Scopriamo che si tratta di una bella casa con giardino situata poco fuori città, dove siamo accolti da una signora che ci fa sistemare con cortesia e poi ci consiglia di andare fino al vicino paesino di Whitstable per cena. Seguiamo volentieri le sue indicazioni e ci regaliamo un giro fino al lungomare, dove finalmente incontriamo l’Oceano. Qui si chiama Mare del Nord, ma di fatto è l’ultima propaggine orientale della Manica, che poco oltre distende la sua immensa massa grigia fino su alla Scandinavia. Ma per me, è sempre Oceano. E lo vado subito a toccare.

Ceniamo in un pub caratteristico, accogliente e non troppo affollato, con addosso quella sensazione di lieve meraviglia che suscita sempre la consapevolezza di stare vivendo davvero qualcosa che fino a ieri era solo un sogno. Piove leggermente quando rientriamo nella nostra stanza a riposare, dopo una giornata piena di belle emozioni.

26 giugno, 2017 in Viaggi. Commenti: nessuno

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