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Toy Story 3

23 agosto, 2010 in Cinema. Commenti: 2

Aspettavo questo film con un misto di impazienza e timore, come quando non si vede l’ora di rivedere dei vecchi amici che si ha molta voglia di riabbracciare e che allo stesso tempo si ha paura di non riconoscere più, irrimediabilmente cambiati da tutto quello che è successo negli anni che ci hanno tenuti lontani. Il fatto è che sapevo che questa sarebbe stata l’ultima volta che ci saremmo incontrati e non avrei sopportato l’idea di una separazione deludente dopo tanta gioia – sarebbe stato semplicemente intollerabile. Loro rappresentarono, ormai 15 anni fa, l’avverarsi del mio sogno di bambina: giocattoli che si animano di vita propria quando nessuno li vede, e che non hanno altro desiderio che appartenerti e giocare con te ogni momento. Una magia che ho riconosciuto all’istante, e che si è rinnovata intatta con la seconda avventura del 1999. Così, quando mi sono seduta nuovamente nel buio della sala per l’ultimo atto di questa saga speciale e ho infilato i miei occhiali 3D – segno della straordinaria evoluzione del digitale alla quale proprio loro dettero il via – il cuore mi batteva veloce per l’emozione.
Poi il film è cominciato, e in una manciata di minuti ogni mio timore è svanito lasciando spazio alla meraviglia pura. In pochi istanti ho ritrovato gli amici che conoscevo, ognuno col suo carattere distintivo, le sue piccole manie e il suo immenso cuore, ed è stato come ritornare a casa. Woody, Buzz, Jessie, Rex, Slinky, Bullseye, Mr e Mrs Potato, Hamm, gli alieni di Pizza Planet, tutti lì pronti a dare inizio a una nuova grande avventura, che poi è sempre la stessa che ognuno di noi vive ogni giorno, giocare a imparare a diventare grandi.
Dopo aver visto “UP!” ero sicura che non sarebbe stato possibile fare un altro film di animazione con un inizio altrettanto straordinariamente commovente e poetico, ma questa è la Pixar, e io mi sono ritrovata ancora una volta lì, con gli occhi lucidi, a guardare scorrere sullo schermo le immagini familiari del piccolo Andy impegnato in un gioco infinito con i suoi amici di sempre, catapultata con lui in un passato in cui il tempo e lo spazio sono come la fantasia li inventa attimo dopo attimo e tutto è possibile e nulla assurdo.
Poi il lento ritorno al presente, Andy è cresciuto e deve partire per il college mentre i suoi vecchi giocattoli sono chiusi nel baule a interrogarsi sul loro futuro incerto, diviso tra la misera speranza di essere mandati in soffitta a giocare da soli e la paura di finire dritti nella spazzatura. La svolta della storia arriva sottoforma di un banale equivoco a causa del quale i nostri eroi si ritrovano a vivere una serie di incredibili avventure per riuscire a fuggire da un asilo-lager guidato dal terribile Lotso, un orsacchiotto fucsia che, contrariamente al cliché classico di pupazzo adorabile, ha l’anima più nera di una notte senza luna. Suo fedele braccio destro è l’inquietante bambolotto Bimbo, che il trauma dell’abbandono ha trasformato in una specie di zombie triste pronto ad obbedire ciecamente agli ordini del suo capo profumato alla fragola. Con loro ci sono dinosauri di gomma, telefoni parlanti, piselli nel baccello, unicorni e polpi di peluche, un clown cinico protagonista del più straordinario episodio di flashback animato che mi sia mai capitato di vedere e una strepitosa coppia Barbie-Ken che sarà assolutamente impossibile dimenticare.
La storia della grande fuga scorre tra un colpo di scena e l’altro, si passa dalle risate per l’imprevedibile trasformazione di Buzz – forse il mio preferito – in un ballerino di Flamenco che parla spagnolo, alle lacrime per la drammatica fine che sembrano destinati a fare tutti insieme nell’inceneritore della discarica dei rifiuti, in un crescendo tecnicamente ed emotivamente così perfetto e coinvolgente come non era mai successo prima neanche in questa incredibile trilogia. Una trama complessa e articolata che nelle varie fasi della rocambolesca avventura permette a ognuno dei giocattoli di tirare fuori il meglio delle emozioni che ha nel cuore: paura e speranza, coraggio e dolore, senso di colpa e solidarietà, e devozione assoluta al bambino al quale appartiene. In questo Woody è protagonista su tutti, e ancora una volta il suo profondo senso dell’amicizia sarà la chiave per risolvere ogni problema e riuscire a riportare tutti a casa sani e salvi.
Alla fine è lo stesso Woody a suggerire a Andy quella lezione che sembrava troppo dura da accettare perfino per lui: per un bambino che ormai è cresciuto, ne esistono molti altri pronti a passare ore e ore a inventare mondi fantastici insieme ai loro giocattoli. Per questo, per quanto triste possa sembrare, l’unica cosa giusta che Andy può fare è donare i suoi compagni di tante avventure ad un’altra bambina, Bonnie, perché da quel momento in poi sia lei a gioire della loro compagnia e del loro amore totale ed esclusivo, e perché la loro esistenza continui ad avere un senso e uno scopo.
Ed è proprio quello che Andy farà, non prima però di aver giocato con loro per un’ultima volta come un tempo, per ringraziare i suoi vecchi amici di tutte le ore felici passate insieme. Le immagini finali di Andy e Bonnie che giocano con Woody, Rex e gli altri della gang sono tra le più commoventi di tutta la trilogia, perfettamente capaci di intrecciare in pochi meravigliosi minuti la felicità bambina di Bonnie con la dolce malinconia di Andy, consapevole che quella sarà la sua ultima occasione di giocare ancora con i suoi amati compagni prima di dire loro addio per sempre. La magia sta nel fatto che comunque, mentre giocano insieme, Andy e Bonnie vanno al di là di qualunque età e di qualunque tempo, condividendo l’emozione pura del piacere di creare nuovi fantastici mondi dove essere protagonisti con i loro giocattoli.
Se c’è una lezione che il bambino che è in ognuno di noi può imparare da questo meraviglioso film forse è proprio questa: crescere non deve per forza significare perdere la capacità di giocare – e di sognare. Perché l’affetto e l’amicizia superano qualunque barriera, e qualunque sia la nostra età, è sempre là che ci può portare la nostra fantasia, “verso l’Infinito – e oltre ! ”.
Grazie, ragazzi. Non vi dimenticherò.

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