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"Non è vero che il mondo è piccolo. Non è neppure vero che è un 'villaggio globale', come pretendono i mass media. Il mondo è grande e diverso. Per questo è bello: perché è grande e diverso, ed è impossibile conoscerlo tutto." Antonio Tabucchi

“Yesterday is History. Tomorrow is a Mystery. But today is a gift. That is why it is called the "Present." Master Oogway

“Se i tempi non richiedono la tua parte migliore, inventa altri tempi.” Baolian, libro II

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“Ma così è la vita: se incontri un essere umano nella folla, seguilo... seguilo.” Benjanim Malaussène

“Non voglio nessuno, sulla mia lancia, che non abbia paura della Balena”. Achab

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Archivio della categoria 'Persone'

Marco e Beatrice

28 dicembre, 2011 in Persone. Commenti: nessuno

Non è difficile, se si sa quello che si sta facendo.
E’ esaltante ed emozionante come un esercizio di equilibrismo sul filo.
Servono lucidità e coraggio, passione e complicità, per camminare occhi negli occhi sapendo sempre dove mettere i piedi.
Perché è d’acciaio,
ma è un filo.
E’ un filo,
ma è d’acciaio.
Auguri.
Che siano anni di evoluzioni meravigliose, di quelle che fanno battere il cuore e stringere forte le mani. Non c’è spettacolo più bello, quando funziona.

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Clara

31 agosto, 2011 in Persone. Commenti: 6

Non si può possedere un gatto, eppure tu per tutti eri mia. Una tua scelta naturalmente, come per tutto il resto. Sei arrivata a casa nostra per una di quelle rare combinazioni di eventi che comportano più conseguenze che spiegazioni plausibili, ma anche se non ti ho portata io, c’è voluto poco per capire che le nostre strade erano destinate a incrociarsi.
I gatti non si possono possedere ma i padroni sì, e a te è bastato pochissimo per avermi.
Subito ho amato i tuoi occhi, immensi, verdissimi, attenti a ogni più piccolo movimento intorno a te, il tuo corpo agile, le zampe un po’ corte con quei piedini bianchi minuscoli, rotondi, perfetti, insospettabilmente capaci di sfoderare artigli affilatissimi, e la tua coda a righe, lunga e preziosa, chiunque abbia osato tentare di toccarla ha imparato all’istante cosa significa “non ci provare”. A mano a mano che crescevi e mettevi da parte la follia dei cuccioli per tirare fuori il tuo carattere adulto, ho imparato a conoscere il tuo modo di fare, dignitoso, regale, altero, completamente libero da qualunque tipo di costrizione esterna che tentasse d’importi quello che non volevi. E l’ho amato profondamente. Lo spettacolo della tua totale indipendenza mi ha incantata, e conquistata. La tua consapevolezza di avere diritto a essere libera di fare tutto ciò che volevi nella maniera che volevi traspariva dal tuo sguardo verde affilato e lucido come una lama, dal linguaggio esatto del tuo corpo, dal silenzio eloquente della tua immobilità.
Dicono che se i gatti potessero parlare, non lo farebbero. E’ la verità, chiunque abbia avuto il privilegio di vivere con un gatto straordinario come te lo sa perfettamente. Eppure noi abbiamo comunicato moltissimo, per 20 anni siamo state sintonizzate sulla stessa frequenza, capaci di comprendere senza bisogno di parole, di sapere senza bisogno di chiedere, di rispettare i limiti reciproci senza doverci mai urtare. E mentre tutti conoscevano la Clara temibile, io vedevo quella buffa, pronta a cogliere ogni occasione di giocare per poi tornare seria senza scomporsi, disposta a sopportare la mia devozione con dignità regale, ricambiandola con la preziosa esclusività di un affetto speciale. Sei stata la Regina della casa, nessuno ne ha mai dubitato, un titolo che ti sei meritata appieno e che hai onorato ogni giorno della tua esistenza regalandoci il privilegio della compagnia di una creatura unica.
E ce lo siamo goduto tutto, io e te, questo tempo lungo e prezioso. Abbiamo condiviso stanze e coperte, carezze e notti, ti ho lasciata dormire pomeriggi interi sui miei libri di scuola, e mi sono fatta rimproverare mille volte per averti passato bocconi del mio cibo. Sono diventata esperta a farti la grotta di piumone, perché l’unica cosa che hai davvero odiato era il freddo, e a non preoccuparmi della pioggia, perché sapevo che non ti saresti mai lasciata bagnare. Hai condiviso con me il mistero dei gatti lasciandoti osservare immobile a fissare una parete vuota, e hai stupito tutti mostrando incredibili doti di cacciatrice nonostante fossi cresciuta in un appartamento. Hai scovato gli angoli migliori della casa per i tuoi pisolini, al fresco del davanzale in estate e attaccata al termosifone in inverno, e non hai mai mendicato il tuo cibo, ti bastava sederti vicino al frigo per dirci che era arrivata l’ora di mangiare.
Ho dormito per anni con la porta socchiusa perché tu potessi entrare e uscire dalla mia stanza a tuo piacimento, e quando poi nella casa nuova hai trovato la porta chiusa, hai imposto ancora la tua volontà imparando ad aprirla per venire da me. Un balzo lievissimo e silenzioso, ed eri sul letto, accovacciata in fondo ai piedi o lungo le gambe, nel punto che più ti piaceva, con gli occhi chiusi e le orecchie attente, per passare la notte accanto a me. Non potrò mai dimenticare il rumore leggero del tuo respiro, con qualche sospiro più profondo mescolato di fusa ogni tanto, e il peso lieve del tuo corpo sulle coperte che mi impediva di muovermi liberamente. Quel piccolo peso che mi bloccava era il peso del tuo amore nei miei confronti, e io non desideravo altro che passare notti scomode e preziose insieme a te.
Ho imparato a sentire la tua presenza anche senza vederti, e a sapere sempre dov’eri anche quando non c’ero. E tu sapevi dov’ero io, sapevi quando era il caso di girare alla larga e quando invece avevo bisogno di sentire vicino un calore amico. Il tuo nome era una delle prime parole che dicevo al telefono ogni volta che ero lontana, le tue abitudini più strane quelle che riuscivo a comprendere meglio.
Altri animali sono passati nella nostra casa, gatti piccoli o adulti, timidi o un po’ matti, e un cane speciale che abbiamo amato moltissimo, ma tu sei sempre stata diversa da tutti – impossibile da paragonare, una presenza a sé, imprescindibile come la colonna portante di un edificio.
Sei stata un punto fermo in anni avari di certezze, una piccola ancora di sicurezza in mezzo a onde a volte lievi a volte enormi. Mi hai insegnato molte cose di me in questi anni, fino alla fine, cose che neanche sospettavo, alcune belle, altre che non avrei mai voluto scoprire.
La tua ultima lezione è la più difficile, però. Devo imparare a stare senza di te. Abituarmi a trovare il giardino vuoto, smettere di cercare il tuo sguardo verde nei tuoi posti preferiti, convincermi che non è la tua voce quella che mi arriva da dietro la porta, né il tuo corpo quello che a volte sembra pesarmi vicino alle gambe. Farò del mio meglio, il tempo mi aiuterà, insieme alla consapevolezza che, se un pezzettino del mio cuore ora è lì con te, tu sarai sempre con me.
Non dimenticherò nulla del nostro tempo insieme, della gioia e del dolore che mi hai regalato, della tristezza e dell’allegria che sono parte della storia delle creature che si amano.
Io che avevo il privilegio di poterlo fare, ti abbraccio stretta, per sempre.
E nella nostra maniera di comunicare fatta soprattutto di gesti e sguardi, riesco a infilare solo un’unica parola, che mi sale direttamente dal cuore. GRAZIE.
So che, anche questa volta, tu mi capirai.

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X

1 gennaio, 2011 in Persone. Commenti: 2

Il Tempo, che cosa strana. A volte sembra volare via in un frullo di attimi, altre volte non passa mai, e ti tiene lì ad aspettare un ticchettio eterno dopo l’altro.
Quanto tempo sono 10 anni? Dipende. Molti, se sei un cane. Pochi, se sei un albero. Niente, se sei una stella. Per me sono circa un quarto della mia vita. Quello vero, come mi appare quando mi capita di guardarlo da dove sono ora. Perché lo vedo pieno di tutto quello che desideravo. Amore, sicurezza, serenità. Condivisione. Di idee, sentimenti, cose grandi e piccole. Di una casa, e di esperienze insostituibili che sono diventate quello di cui siamo fatti oggi.
Sono passati 10 anni da quando uno scambio misterioso ha fatto incontrare le nostre strade. Potevano essere due binari che proseguono paralleli senza incontrarsi mai, e invece quel giorno, per chissà quale imperscrutabile ragione, d’un tratto si sono incrociate, e unite. Ed è stato come cominciare a camminare in equilibrio sul filo. Una vertigine di euforia – coi piedi che posano sull’acciaio.
A volte penso che non può essere tutto gratis, ho paura che la dovrò pagare, prima o poi, tutta questa gioia – e solo l’idea mi paralizza. Poi però penso anche che, forse, un po’ me la sono guadagnata, questa felicità, visto che ho dovuto aspettarla pazientemente per ben 32 anni, 11 mesi e 11 giorni, notti comprese. Che non sarà un tempo lungo quanto quello di Florentino, ma insomma… Allora mi scopro a sperare che quel tempo prezioso andato irrimediabilmente perduto possa essere considerato una sorta di acconto anticipato, sufficiente a garantirmi il diritto ad almeno un altro frullo di anni belli come i 10 appena passati. Chissà.
Dopo tutto, c’è solo un modo per scoprirlo.

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Un Premio

19 novembre, 2010 in Persone. Commenti: 16

Grazie infinite cara Mopo, per il premio così bello e per il modo gentilissimo con il quale me lo hai passato. Un premio inatteso veramente, perché in fondo il mio non è un classico blog di lavori creativi, né un blog-diario dove registrare cronologie di pensieri e stati d’animo. Questo è solo il mio spazio dove raccogliere tutto quello che mi piace, che siano libri o quadri, lavori o persone, film o luoghi, o qualunque cosa lasci una traccia di bellezza in me, perché niente vada perso nella corrente del mio tempo, come ho cercato di spiegare meglio qui. Una cosa che, inevitabilmente, può risultare relativamente interessante per gli altri, ovvio. Per questo il premio di Mopo mi ha molto sorpresa e rallegrata. Vuol dire che porterò anche questo sulla mia isola, per conservare lì la gioia che mi ha regalato.
E visto che pare che questa sia la stagione giusta, ecco un piccolo elenco personale di cose che mi piacciono e che possono dire qualcosa di più di me.

1. La Terra, lo spettacolo straordinario della natura, la sua stupefacente bellezza.
2. Viaggiare in paesi che non ho mai visto – vedo la foto di un posto che mi piace e vorrei partire subito, dev’essere una specie di malattia.
3. Il mare. Sempre. Ma di più quando è azzurro e liscio e luminoso.
4. Quando gli occhi si guardano, e c’è quella luce dentro.
5. Addormentarsi sotto al piumone caldo con un pezzetto dei nostri corpi che si toccano.
6. La prima frase della prima pagina di un nuovo libro. Un incantesimo cui mi è difficilissimo resistere.
7. Quando si abbassa la luce, e comincia il film.
8. L’arte dei grandi Maestri che sa incantare. Perché se la Natura è bellissima, anche gli uomini possono fare cose straordinarie.
9. I gatti. Hanno capito tutto, loro.
10. Lavorare ai ferri. Cominciare un nuovo progetto. Staccarne uno e dire l’ho fatto io.
11. La neve. Il suo silenzio bianco, andarlo a cercare dove c’è, e ascoltarlo.
12. Le rose inglesi. Le coppe profonde e piene di petali, il profumo lievissimo.
13. Fare fotografie. Per ricordare un luogo ma soprattutto l’emozione che stavo vivendo mentre facevo quello scatto.
14. Il Natale e tutto quello che si porta dietro. Le luci, l’albero, la musica, i doni, l’atmosfera di gelo e calore insieme.
15. quando giro la chiave nella porta, e rientro in casa.

Basta così, prima che il gioco mi prenda troppo la mano…
Ora l’elenco dei blog ai quali giro molto volentieri questo premio, perché mi piace leggerli spesso e sbirciare la fantasia creativa delle loro brave autrici.

A tutto tondo, perché Simona è artistica e generosa e dolce e creativa, e soprattutto è una donna molto coraggiosa.
Il blog della Simo, perché i lavori di Mina sono sempre originali e belli, e lei è una delle persone più gentili che si possano incontrare.
Magic Lolly, perché mi sa che Lorella un po’ magica lo è davvero.
A Knitting bear, perché un orso pensante che sa anche lavorare a maglia è decisamente un animale raro, e mi piace aver avuto la fortuna di incontrarlo.
Scuolapasta, perché se avessi dei figli, vorrei che fosse questa insegnante straordinaria a far fiorire la loro mente.
Se rinasco faccio il cane, perché è acuta, essenziale, profonda, ironica. Una che sa sempre fare la sintesi giusta. Addictive.
La burbuja rosa, perché le sue biografie di donne sono proprio belle, e le foto bellissime.
Gallina vecchia fa buon brodo, perché mi sa che è proprio vero, e il buon brodo può fare solo bene.
Little Cotton Rabbits, perché è la knitter di animali più talentuosa che conosca, un’ispirazione, ma è anche una donna straordinaria che ha a che fare quotidianamente con un dolore troppo grande per poterlo anche solo immaginare.
The stitching room, perché le sue foto sono fantastiche, e mi fanno venire voglia di partire.

A loro, e ai prossimi che scoprirò, un grande grazie per tutto quello che mi danno.

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Missione compiuta

22 ottobre, 2010 in Persone. Commenti: nessuno

Questa storia non la dimenticherò, è sicuro. Nell’era in cui la tecnologia ha fatto di qualunque luogo del pianeta il paese accanto, quei 33 minatori inghiottiti dalle viscere della terra sono diventati i vicini di tutti, e l’ansia per la loro sorte un sentimento comune al mondo. Da quando li hanno individuati ancora vivi là sotto, 17 giorni dopo il crollo della miniera, non c’è stato giorno in cui sia riuscita a non pensare a quegli uomini prigionieri dell’incubo più terrificante, ammassati in una grotta buia e senz’aria, con 700 metri di roccia sopra la testa e il pericolo continuo che una nuova frana potesse seppellirli per sempre. Per 70 infiniti giorni. A chiedersi se e quando, lassù, sarebbero riusciti nel miracolo di riportarli alla luce. Se lo chiedevano anche le loro famiglie, di sopra, sgomente di fronte alle immagini sfocate di quei visi spettrali e a quelle voci che salivano dall’abisso alterate dai microfoni e dalla paura. Mogli, madri, figli angosciati ma determinati a non muoversi di lì fino al punto di metterci le tende, su quella montagna maledetta, e restare lì giorno e notte a mangiare e dormire e pregare fino al momento in cui tutto fosse finito.
E alla fine ce l’hanno fatta. Il Piano B, messo a punto dai soccorritori nei 70 giorni trascorsi dall’incidente che aveva sprofondato Los 33 all’inferno, è scattato e le operazioni di recupero sono cominciate. Una specie di gigantesco ragno di legno si è azionato, una ruota che pare quella di un vecchio arcolaio ha iniziato a girare tra gemiti e cigolii metallici, e a srotolare un cavo scuro da un rocchetto enorme. Un filo lungo abbastanza da calare la capsula Fénix fino in fondo a quel cunicolo spaventosamente stretto e buio, a ripescare quegli uomini dall’abisso. Manca l’aria solo a guardarla andare giù, quella stramba navicella un po’ spaziale un po’ giocattolo che sparisce lenta in quel budello strettissimo. Invece lei scivola dritta e liscia come una saponetta, e atterra in mezzo a quel buio roccioso come se toccasse il suolo di un pianeta appena conquistato. A uno a uno i minatori entrano in quell’assurdo ascensore a punta, vengono imbracati e chiusi dentro a quei pochi centimetri di ferro e rotelle, e cominciano la loro risalita verso la vita.
Un quarto d’ora, poco più, tanto dura quel viaggio verso la rinascita. Ogni volta che la capsula si riavvicina alla superficie la sirena della miniera lancia un ululato stridulo che rompe il silenzio teso della notte del deserto. Allora gli uomini di sopra si chinano su quel buco buio e chiamano, gridano, salutano, finché la voce del nuovo uomo in arrivo conferma a tutti che l’incredibile è diventato realtà.
Poi sono ancora applausi, sorrisi, abbracci e lacrime, mentre l’aria fresca accarezza di nuovo la pelle dei salvati – chissà com’è sentire di nuovo l’aria sul viso dopo 70 giorni di inferno. Chissà com’è abbracciare di nuovo un marito, un padre, un fratello, accarezzarlo, stringerlo dopo 70 giorni in cui è vissuto da morto.
I 33 minatori escono da quel buco nella terra uno dopo l’altro in una sequenza che si sgrana lenta e rituale come un rosario, e l’emozione è ogni volta ugualmente intensa e forte, il sollievo si mescola allo stupore e la parola miracolo acquista via via consistenza nel buio acceso di riflettori di quella strana base spaziale dove tutti guardano in giù, perché una resurrezione in diretta non è roba cui capiti di assistere spesso nella vita.
Sarà che per me i minatori sono eroi a prescindere, perché neppure il bisogno di dare da mangiare a un figlio sarebbe mai capace di spingermi nelle viscere della terra, o che, nonostante fossi solo una bimbetta, io quella vocina che piangeva dal profondo di quel pozzo non me la sono mai più scordata. Ma la gioia folle e incredula di quella gente che abbracciava quei figliol prodighi senza colpa a me è sembrata così bella e vera che mi è piaciuto sentirmene contagiare.
Almeno tre lezioni ricorderò, di tutta questa storia.
Che il coraggio è l’essenza dell’esistenza umana.
Che dovrò credere fermamente che ci sarà qualcuno che starà lì a studiare un Piano B per me, quando avrò bisogno di essere salvata.
Che l’importante è avere qualcuno che ci aspetta, fuori.

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