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9 agosto 2014: Leeds Castle, Sissinghurst Tower and Gardens, Bodiam Castle, Battle

16 luglio, 2017 in Viaggi. Commenti: nessuno

Il nuovo giorno comincia con un bel cielo pulito e un sole deciso, che entra in camera prepotente già prima delle 7. La signora del b&b è gentilissima e ci prepara un’ottima Full English ricca di tutto, dalle salsicce ai funghi, servita in un salotto dall’atmosfera casalinga. Dividiamo il tavolo con Sinclair, un ospite scozzese del b&b che i proprietari conoscono bene perché viene a trovarli abbastanza spesso, e chiacchieriamo un po’ con lui, anche se è anziano e parla in maniera davvero strana, e non è sempre facile seguire i suoi racconti. Alla fine dobbiamo salutare tutti e ripartire per il nostro giro, dopo una sosta davvero piacevole.
La prima tappa di oggi è il Leeds Castle, una delle attrazioni principali del Kent e uno dei castelli più antichi e importanti della storia inglese, noto anche con il modesto soprannome di “The loveliest Castle in the World”.


Proprio per la sua bellezza e importanza ho deciso di inserirlo nel programma, nonostante qui non possiamo utilizzare nessuna delle nostre varie tessere di associazioni culturali e dobbiamo pagare un biglietto d’ingresso di ben 18,00£ a testa, ben più alto della media di altri castelli del genere. Arriviamo proprio all’apertura e troviamo già un po’ di gente, visto che oggi c’è il sole e tutti vogliono approfittare di una delle aree per cui questo luogo è particolarmente famoso: il parco.


Le signore alla cassa sono gentilissime e ci spiegano tutto sulle attrazioni e le varie attività della giornata, quindi apriamo la nostra mappa ed entriamo in un immenso spazio verde, che si rivela subito spettacolare.


Camminiamo per una ventina di minuti prima di vedere il castello, in mezzo ad alberi antichissimi con tronchi enormi e rami contorti, prati d’erba perfettamente tagliata, aiuole fiorite, vialetti con panchine, canali d’acqua limpida, ponticelli, salici immensi, laghetti, siepi, mentre tutto intorno a noi papere, uccellini, anatre e cigni si affaccendano liberamente, in un’atmosfera da vero bosco incantato. C’è persino una zona dedicata ai rapaci dove troviamo gufi e falchi, e un guardiano pronto a spiegare a grandi e bambini caratteristiche e abitudini di tutte queste creature.


Il castello, quando ci arriviamo, è all’altezza del suo prologo naturale. Appare davanti a noi come sospeso sull’acqua, circondato non da un semplice fossato ma da un vero e proprio lago, collegato alla terra da un ponte di pietra.

E’ composto da più edifici di diverse epoche collegati tra loro da viali, ponti e zone veri, che conducono all’edificio principale caratterizzato da una facciata con torri in stile medievale. Fu fondato da un nobile normanno nel XII secolo sui resti di un precedente castello come bastione di difesa contro gli inglesi da poco conquistati, e rimase di proprietà della corona inglese almeno fino alla metà del XVI secolo.


E’ conosciuto anche col nome di “Ladies’ Castle”, poiché in diversi secoli qui furono ospitate ben 6 regine, da Isabella di Castiglia a Caterina d’Aragona, che trasformò questo luogo di difesa in una vera e propria residenza reale. Anche Anna Bolena ed Enrico VIII lo frequentarono regolarmente. Proprio in onore di Enrico VIII è aperta in questo mese di agosto una mostra speciale in cui viene esposta una sua armatura in metallo finemente cesellata completa di elmo, spada e corazza, davvero meravigliosa.

Non si tratta di una copia, e’ proprio una sua armatura originale, e fa un certo effetto trovarsela lì davanti sapendo che il Re l’ha effettivamente indossata. A giudicare dai suoi ritratti, direi che me lo immaginavo più robusto…

Gli interni del castello sono stati grandemente rimaneggiati, poiché dopo che Re Edoardo VI lo donò a un suo collaboratore, togliendolo di fatto dai possedimenti privati della corona, è stato di proprietà di diverse famiglie nobili che ne fecero una dimora più moderna e vivibile.

L’ultima proprietaria, Lady Baillie, era un’ereditiera americana che lo trasformò in una villa di lusso per accogliervi i suoi amici del jet-set, che andavano dagli attori più noti di Hollywood come Charlie Chaplin e James Stewart fino a JFK. Per fortuna gli interventi sono stati fatti con criterio apportando ammodernamenti sempre nel rispetto della storia di questi luoghi, e ora i saloni e le varie camere da pranzo e da letto sono bellissime stanze dove trascorrere giornate piacevoli immersi in un’atmosfera dal fascino antico. Il castello può essere anche affittato per eventi, convegni, matrimoni o ricevimenti, ed è aperto al pubblico ogni giorno dell’anno.


Una delle stanze più belle è la biblioteca, coperta di librerie a parete cariche di volumi di ogni genere tutti rilegati in cuoio, comodi divani, lampade liberty e un grande caminetto da accendere nelle fredde sere d’inverno. Magnifica.

Dopo il giro all’interno torniamo fuori per visitare il resto dell’immenso parco, progettato nel settecento dal mitico architetto di giardini Capability Brown. Le diverse sezioni comprendono un giardino formale stracolmo di fiori, una zona giochi per bambini a tema medievale, un bellissimo labirinto di siepi che termina in un grotto centrale un po’ kitsch, con stravaganti effetti di luce e suoni, una voliera con una bella collezione di rapaci, e l’immancabile caffetteria.



Lo spettacolo di falconeria comincia solo alle 2 e non possiamo restare, ma passiamo dalla voliera ad ammirare i rapaci e a fare qualche foto. Ci sono le aquile, un paio di falchi, due civette sonnacchiose e altri piccoli uccelli, ma soprattutto c’è un gufo reale enorme, con gli artigli affilati e lo sguardo altrettanto aguzzo, che ci fissa immobile con i suoi occhi di lava come fossimo le prossime prede da cacciare. E’ magnifico, nobile e altero, indomito oggi così come lo era secoli fa quando viveva a fianco dei Re.



Decidiamo di prendere due sandwich da portare via alla caffetteria e torniamo verso la macchina pronti a muovere in direzione della seconda tappa di oggi, ma proprio all’uscita ci imbattiamo in una di quelle classiche signore che fanno le volontarie in questi posti e che ti chiedono con tutta la gentilezza del mondo se hai voglia di rispondere a qualche breve domanda sulla tua esperienza del luogo appena visitato, porgendoti un foglio e una piccola matita con un gran sorriso, rendendo difficilissimo dire di no. Così ci sediamo su una panchina e rispondiamo diligentemente a tutte le domande, suddivise in ben 4 pagine di questionario, in cui confermiamo la nostra ottima impressione di questo magnifico luogo e della sua perfetta gestione. Peccato che non ci sia nessuna domanda specifica riguardo alla nostra opinione sul prezzo del biglietto d’ingresso…


A una mezz’ora di auto da Leeds, a Sissinghurst, ci sono i famosi Sissinghurst Tower and Gardens (curati dal National Trust, ingresso free con la tessera FAI) che desidero visitare da tanto tempo. Questo è un luogo speciale, voluto e creato da Vita Sackwille-West e suo marito Harold Nicolson che acquistarono questa proprietà ormai in rovina negli anni ‘30 e gli dedicarono decenni di lavoro e attenzioni, fino a farlo diventare uno dei più bei giardini di tutta l’Inghilterra. Vita, grande esperta di giardinaggio oltre che scrittrice, ci lavorò personalmente e ne disegnò le varie zone creando ‘stanze’ naturali di diverso impatto visivo, simbolismo e colore, ben separate una dall’altra ma tutte collegate da passaggi semi-segreti che regalano punti di vista ogni volta nuovi e sorprendenti sulle aree attigue, rendendo la passeggiata nei giardini una vera esperienza d’incanto.

Il più famoso dei giardini di Sissinghurst è il White Garden, in cui ogni fiore delle decine di diverse specie di piante presenti ha i petali di un bianco candido, caratteristica che lo rese famoso e di gran moda nell’alta società inglese della prima metà del 900. E’ veramente uno dei giardini più poetici e commoventi che mi sia mai capitato di visitare, e il pensiero di Vita che passeggia lungo questi vialetti insieme a Virginia Woolf in un luminoso pomeriggio d’estate rende l’atmosfera quasi magica.



La casa, nella quale fu ospite persino Elisabetta I, non è visitabile, ma la torre principale e’ magnifica, in stile elisabettiano di mattoni rossi con un ampio arco d’accesso di grande personalità. La vista dall’alto è impareggiabile, e rende bene l’idea dell’immenso lavoro che è stato fatto qui per trasformare un rudere in un luogo assolutamente incantevole.



Oltre ai giardini, ci sono l’angolo delle piante officinali, il frutteto, la serra, il canale, l’orto, e un vecchio granaio ristrutturato e ancora bellissimo, in cui è stata allestita una romantica mostra fotografica sulla storia d’amore unica di Vita e Harold. Vita e suo marito hanno vissuto qui fino alla loro morte, e di certo hanno saputo creare un mondo tutto loro, in cui rifugiarsi quando avevano voglia di restare lontani da ogni altra cosa.




Mangiamo i nostri sandwich seduti su una panchina nel frutteto, godendoci il sole e l’aria tiepida. Poi facciamo un giro nel bellissimo shop, e visto che non è tardi, decidiamo di provare ad arrivare fino al vicino Bodiam Castle, nel paesino di Robertsbrige, nella vicina contea dell’East Sussex.

Lo avevo incluso nel giro di oggi solo come opzione eventuale perché non ero sicura di farcela con i tempi, ma a questo punto vale la pena tentare. Il parcheggio è vicino alla cassa, dove mostriamo la nostra tessera FAI agli addetti NT che ci accolgono con calore. Però l’ingresso è lontano dalla cassa e ci raccomandano di correre, perché anche se il castello chiude alle 17, l’ultimo ingresso è alle 16,30 e sono già le 16,26! Dobbiamo seguire un sentiero che si snoda in un boschetto e raggiungere una specie di ponte di legno, che collega il castello, circondato dall’acqua, alla terraferma, e abbiamo solo pochi minuti. Un’altra giovane coppia di visitatori ritardatari corre con noi, ma siamo tutti un po’ preoccupati dalla distanza da coprire, quando improvvisamente compare un signore dello staff del parco con una di quelle macchinette elettriche usate sui campi da golf, e ci invita a salire. L’uomo giusto al momento giusto! In pochissimo tempo  arriviamo al ponte, scendiamo tra mille ringraziamenti, camminiamo oltre il fossato fino al portone ed entriamo – sono le 16,30 esatte, ce l’abbiamo fatta!

Il castello è un classico edificio medievale di pietra a base quadrangolare, con un grande cortile interno e gli edifici principali sistemati ai 4 lati. La facciata è arricchita da alte torri a tre livelli e possenti mura merlate più basse, con un grande fossato tutto intorno e un bellissimo ingresso tipico dei castelli del XIV secolo. All’interno restano solo le mura trecentesche e alcune parti senza tetto, anche se si distinguono abbastanza bene le diverse zone adibite ad abitazione nobile, zona di comando militare o area di lavoro della servitù.



Il castello non ha mai subito un vero assedio né fatto parte di battaglie decisive per la storia inglese, e pare inoltre che il suo appariscente sistema difensivo fatto di mura, fossato e alte torri sia molto più impressionante alla vista che non veramente pratico, e probabilmente si rivelerebbe ben poco utile in caso di vera battaglia, ma questo è solo il punto di vista militare. Quello che colpisce di più noi, e tutti i visitatori che decidono di arrivare fino qui, è certamente il suo lato estetico, di grande impatto emotivo, e il suo innegabile fascino romantico, capace di riportarci in un attimo indietro nel tempo di oltre 6 secoli.



Quando la campana suona le 5 dobbiamo deciderci a uscire, ma a quel punto abbiamo già fatto in tempo a vedere tutto quello che c’era da vedere e fotografare ogni angolo di questo luogo magico. Passeggiamo nel bel parco pieno di anatre – senza correre, questa volta – e ci fermiamo alla caffetteria vicino all’ingresso a prendere un tè, seduti a un tavolino all’aperto. La giornata è ancora bellissima.





Il b&b prenotato per stasera è “The Chantlers” a Battle, e ci arriviamo in circa 25 minuti. Non lo troviamo subito perché non ha numero civico ed è praticamente nascosto dentro a un bosco, ma quando lo scoviamo siamo entusiasti della nostra scelta. I proprietari sono gentilissimi e ci fanno vedere la nostra camera spiegandoci tutto. Siamo sistemati in una specie di mansarda, in una bella stanza grande e linda, con un bagno comodo, finestre a abbaino, molto spazio a disposizione per le nostre cose, e addirittura una terrazza tutta per noi arredata con tavolo e sedie.




Il giardino dietro alla casa è enorme e perfettamente tenuto, e sulla sinistra notiamo dei recinti per animali ben suddivisi e organizzati. Ci avviciniamo e troviamo galline, pecore, due mucche e anche alcuni maiali. Il proprietario ci raggiunge e ci spiega con grande gentilezza come li alleva, che razze sono, e come riconoscono subito la sua voce quando lui li chiama. Gli chiedo se le pecore siano per il formaggio e per la lana, da buona knitter, ma lui risponde “no, meat!” e illustra nei dettagli come alleva quelle simpaticissime creature. Poi ci spostiamo verso il recinto delle mucche, e allora io dico convinta “però queste sono per il latte”. Ma lui ripete “no, meat!“, e procede con altre spiegazioni. A quel punto non ho il coraggio di chiedere nulla sui maiali… Dopo tutto, come sottolinea lui, questa è una Farm, anche se ha un giardino così bello ed elegante da assomigliare a una villa.



Per cena andiamo nel vicino paesino di Battle, dove in un pub caratteristico ordiniamo due ottimi piatti di fish and chips. L’atmosfera è cordiale e siamo molto soddisfatti, sia della cena che di tutta questa giornata.

Domani il nostro giro comincerà proprio da qui, la città della Battaglia.

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8 agosto 2014: Down House – Knole House – Canterbury Cathedral

26 giugno, 2017 in Viaggi. Commenti: nessuno

Ho aspettato questo momento per così tanti anni che persino adesso, seduta al mio posto sull’aereo pronto al decollo, una parte di me non riesce ancora a credere che stiamo davvero partendo. Che è finalmente arrivato il giorno in cui ha inizio il nostro tour inglese. L’orario serale e la procedura di decollo notturna contribuiscono a rendere tutto ancora più vago, alimentando l’impressione di irrealtà che sembra pervadere ogni cosa. Poi il rumore dei motori si fa più forte, la velocità aumenta, e le ruote si staccano dalla pista. Chiudo gli occhi stringendo la mano accanto alla mia e mi lascio portare in volo nella notte, e nel sogno.
Stiamo saltando nel quadro, ancora una volta.

Il volo scivola via tranquillo, e poi anche la notte, nel super tecnologico Bloc Hotel del Terminal Sud di Gatwick, così piccolo e strano che se mi avessero detto che per un inconveniente tecnico imprevisto eravamo atterrati a Tokyo, ci avrei creduto senza battere ciglio. Tanto, non c’era neppure una finestra con accesso a un qualunque panorama che fosse in grado di smentire la notizia.
La Herzt ci regala la prima sorpresa del viaggio, affidandoci con un up-grade gratuito una bellissima e comodissima Volvo V40 al posto dell’utilitaria che avevamo prenotato da casa, e che al momento non è disponibile. Di un elegante blu notte, interni in pelle, navigatore integrato, A/C, piena di congegni tecnologici automatici e con un bel bagagliaio grande dove tenere le nostre cose al sicuro, è il mezzo perfetto per il tour che abbiamo progettato di fare. Ringraziamo il gentilissimo operatore Hertz, che non ha proprio motivo di continuare a scusarsi dell’inconveniente, e lo salutiamo con grandi sorrisi. Prendiamo due sandwich da Marks and Spencer utilizzando per la prima volta in questo viaggio le banconote con la Regina stampata sopra e ci sistemiamo nell’auto col volante sul lato destro dell’abitacolo, infilando la nostra prima rotonda a sinistra diretti verso Est. Ci sentiamo già inglesi fino al midollo. La prima tappa di questo lungo giro è a una mezz’ora a est di Gatwick, nel paesino di Downe. Qui si trova Down House, la casa dove per oltre 40 anni ha vissuto Charles Darwin, il grande scienziato e naturalista inglese padre dell’Evoluzionismo. Ci arriviamo con facilità e ci fa piacere vedere che nel parcheggio non ci sono molte auto, segno di una visita più tranquilla. Alla cassa mostriamo la ricevuta di acquisto online delle nostre tessere di membri della fondazione English Heritage, un’organizzazione che si occupa della tutela di molti siti storici inglesi inclusa questa casa museo, la cui tessera di associazione funziona come una sorta di abbonamento che ci permetterà di risparmiare sull’ingresso alle molte attrazioni che abbiamo in programma di visitare. Non abbiamo fatto in tempo a ricevere le tessere per posta prima della partenza, ma la ricevuta di pagamento dovrebbe comprovare che siamo regolarmente iscritti e abbiamo diritto all’ingresso gratuito (prezzo standard 10,30£ a persona), cosa che, con mio grande sollievo, avviene senza troppe difficoltà. Nonostante sia solo una ricevuta che, a parte un importo finale e pochi altri dettagli, non riporta alcun logo né un numero effettivo di tessera, alla cassa nessuno si sognerebbe mai di mettere in dubbio la nostra parola. Adoro i paesi civili.

La casa è bellissima, dentro e fuori. Un vero gioiello. La struttura principale è a due piani, architettura elegante color avorio con un fantastico giardino tutto intorno che include frutteto, orto, serra e passeggiate di viali incantevoli lungo i quali lo studioso era solito cercare momenti di riflessione e tranquillità.

L’interno ha scricchiolanti pavimenti in legno e pareti ricoperte di tappezzerie vittoriane, è accogliente e molto ben conservato. Al piano di sopra c’è un’esposizione di oggetti appartenuti al padrone di casa, strumenti di lavoro e libri di scienze, fossili, incredibili collezioni di insetti che Darwin cominciò a raccogliere fin da bambino, uccelli impagliati provenienti da ogni parte del mondo e bellissimi ritratti suoi e dei suoi numerosi familiari. Ma soprattutto, nelle teche in vetro sono conservati molti quaderni di appunti originali, scritti con una calligrafia minuta e precisa, senza un errore o una cancellatura, sottile e decisa, come di qualcuno che sa esattamente di cosa sta parlando. In uno studio è appesa un’enorme mappa sulla quale una linea irregolare segna le tappe dell’itinerario del suo viaggio di 5 anni intorno al mondo sul HMS Beagle, il brigantino con il quale solcò tutti i mari e visitò tutti i continenti. Durante il suo lungo viaggio osservò ogni tipo di ecosistema, raggiunse le isole più sperdute, incluse le Galapagos, e le foreste più sconosciute, e, grazie alla sua curiosità e al suo talento scientifico, riuscì a farsi un quadro dettagliato di come era fatto questo nostro mondo, con le più disparate creature che lo abitavano. Dopo il viaggio in nave, di cui si può vedere una ricostruzione della cabina in cui visse per tutti quei mesi, Darwin tornò qui, in questa magnifica dimora immersa nella campagna inglese, e lavorò per anni sul materiale raccolto durante le sue ricerche in uno studio a pianterreno, che è la stanza più bella della casa. Ampio, luminoso, accogliente, con un caminetto centrale alla parete, due librerie cariche di volumi, mensole piene di oggetti, vasetti, barattoli, scatole, campioni, e una scrivania al centro della stanza con una grande poltrona in pelle intorno alla quale pare ruotare tutto il resto. In un angolo del tappeto c’è ancora una cuccia di stoffa che sembra pronta a ospitare un piccolo cane da compagnia. Si ha l’impressione che lo scienziato sia appena uscito per una passeggiata, e che rincaserà a minuti.

In questa stanza, circondato dai suoi familiari, Darwin studiava con grandissima dedizione e passione per la scienza, e qui elaborò la sua Teoria sull’Origine delle Specie basata su un concetto di evoluzione legata all’idea di selezione naturale, che rivoluzionò completamente e per sempre il modo di pensare degli uomini moderni.
Quest’uomo curioso e umile, armato solo di un taccuino e di un microscopio artigianale, fece piazza pulita di Dio e di millenni di assolutismi classici dimostrando come, per conoscere davvero le cose, a volte basti solo osservarle con maggiore attenzione.

Dopo la presentazione della sua Teoria alla Linnean Society, Darwin divenne un punto di riferimento per tutti gli scienziati del tempo entrando a far parte della Royal Society. Alla sua morte, avvenuta in questa stessa casa, fu sepolto nell’Abbazia di Westminster, tra le personalità più importanti della storia inglese. Ancora oggi, uno dei college di Cambridge porta il suo nome. Un personaggio straordinario, il cui lavoro di analisi e scoperta divide la storia dell’Umanità in Prima e Dopo la sua Teoria. Magari non sapremo mai ‘dove stiamo andando?’, ma quest’uomo ha certamente contribuito a fornirci una possibile risposta alla domanda ‘da dove veniamo?’.

Niente male, come prima visita di oggi.
Prima di uscire passiamo dallo shop ad acquistare un libro, e prendiamo anche un sacchettino di prugne raccolte nel frutteto della casa a soli 0,50 pence. Il costo è molto basso, ma poter mangiare le prugne di Darwin è una soddisfazione che non ha prezzo!

Riprendiamo la nostra auto nei tempi previsti e ci avviamo verso la seconda tappa, Knole House, nel paese di Sevenoaks, inclusa nelle destinazioni del nostro GPS versione inglese.
Knole è una magnifica residenza giacobina che fu donata direttamente da Elisabetta I a suo cugino Thomas Sackwille, primo Conte di Dorset, e che appartiene a questa famiglia da allora. Una famiglia importante che conta diversi Arcivescovi di Canterbury nella sua discendenza e anche alcuni artisti, tra cui la scrittrice Vita Sackwille-West, nata proprio in questa casa. La raggiungiamo in una mezz’ora, mentre il cielo si rischiara e si riannuvola diverse volte. Le nostre tessere di soci del FAI italiano ci garantiscono l’ingresso gratuito agli edifici curati dal National Trust, inclusa questa antica dimora, quindi entriamo senza problemi.

Fin dal primo impatto la casa, che è la più grande dimora di campagna di tutta l’Inghilterra, si rivela stupenda, tutta in pietra con un facciata immensa. Più che una casa sembra un vero e proprio castello, col tetto decorato di comignoli di mattoni e quattro torrette merlate a coronare il portale d’ingresso. Anche il parco intorno è da cartolina, con ettari di boschi di querce e campi aperti in cui vivono diversi gruppi di cervi. Sappiamo che sono là da qualche parte ma non sappiamo se riusciremo a vederli visto che il parco è così vasto, e proprio mentre siamo lì che ce lo domandiamo ne scopriamo un gruppetto che si riposa su un prato accanto all’ingresso. Sono magnifici! Non molto grandi, color nocciola chiaro con i pomelli bianchi sul dorso, le corna vellutate e lo sguardo curioso. Proviamo ad avvicinarci ma non li vogliamo spaventare, anche se sembrano tranquillissimi. Probabilmente sono abituati alla presenza regolare dei visitatori in giro per il parco.

Luca prende un po’ d’erba e riesce subito ad attirare la loro attenzione, facendoli avvicinare di qualche passo. Poco dopo arrivano anche dei turisti russi che hanno del pane, allora i cervi, sia quelli grandi che quelli più giovani, si accostano incuriositi, e un signore ne da un pezzo anche a noi per farceli venire più vicini e fare qualche foto mentre li accarezziamo. Sono così belli, con le zampe sottili, gli zoccoli piccoli, il naso morbido, gli occhioni scuri e lucidi, e i movimenti così fluidi ed eleganti, sembrano creature fatate. Li seguiamo per un po’ scattando foto, incantati dalla loro grazia naturale, poi li lasciamo in pace al loro bosco e cominciamo la visita della casa.

Subito nella Hall trovo una sorpresa divertente, che più tipica non si potrebbe: alcune signore, volontarie dell’associazione, aiutano i visitatori a indossare abiti in stile Tudor per farsi la foto su un piccolo palco organizzato per l’occasione. Hanno abiti per uomini, donne o bambini, tutti di foggia originale, in velluto e damaschi, con collari e cappelli, collane e mantelli, da infilare sopra i propri abiti per poter vivere questa atmosfera antica in maniera ancora più intensa e fare un vero salto nel passato, a incontrare la Regina Elisabetta I o Enrico VIII con la sua corte. Ed è gratis! Non posso perdere questa occasione. Una signora molto gentile mi aiuta a indossare un vestito rosa di velluto damascato, con cuffietta in pizzo, collana di perle e tutto il resto, e mi metto in posa sul palchetto mentre Luca mi fa le foto divertito. Questa è una di quelle tipiche cose che puoi fare solo qui, una di quelle che mi riconferma ancora una volta il mio feeling speciale per questo popolo e questi luoghi. Non avrei potuto cominciare la visita in maniera migliore.

La casa è splendida, almeno la parte visitabile lo è, visto che sarebbe troppo grande da vedere in ogni sua zona. Questa infatti è una delle poche Calendar House rimaste, ha cioè 365 stanze, 52 corridoi e 7 cortili. Amazing! All’interno sono esposti mobili originali di grande pregio, dipinti, ritratti e oggetti preziosi che fanno parte di antiche collezioni, ma è anche l’architettura della casa in sé ad essere di assoluto valore. Alcuni pezzi di mobilia avrebbero evidente bisogno di un accurato restauro, specialmente le tappezzerie delle sedie e dei divani e alcuni arazzi, ma un volontario ci spiega con solerzia che ci stanno già lavorando.

I Sackwille sono ancora oggi i proprietari di questa magione meravigliosa, che è una delle più antiche e importanti di tutta l’Inghilterra, ma per me è soprattuto il luogo in cui è ambientato il romanzo “Orlando” di Virginia Woolf, amica e poi amante di Vita Sackwille-West. Pensare di passeggiare qui dove lei è stata, in un luogo che ha così tanto amato e conosciuto, mi regala un’emozione unica.

Il parco è immenso, facciamo un breve giro ma dopo oltre due ore di sole il cielo si è scurito, così torniamo verso la macchina e mangiamo i nostri sandwich seduti a un tavolino sotto una quercia, che dividiamo con una famiglia inglese con 2 adorabili bambini. In pochi minuti comincia a cadere una pioggerellina fitta, che poi diventa un acquazzone e quindi un vero e proprio diluvio. L’acqua cade a scrosci e anche se abbiamo un telo di gomma per ripararci, quando riusciamo a risalire in auto siamo completamente inzuppati.
Benvenuti in Inghilterra!

La terza e ultima tappa di oggi è un altro luogo mitico del sud, la Cattedrale di Canterbury, Patrimonio dell’Unesco per la sua meraviglia artistica e storica e radice della diffusione della Cristianità nel regno anglo-sassone.

Arriviamo in orario per la visita alla più importante chiesa gotica inglese, che vogliamo fare anche se è piuttosto costosa, ma purtroppo scopriamo che oggi la chiusura è stata anticipata per la messa dei vespri, e le visite turistiche non sono più ammesse. Non possiamo rinunciare a entrare nella cattedrale più famosa d’Inghilterra, che è la sede dei più potenti Arcivescovi della storia inglese e in cui si trova anche la Cattedra del capo della chiesa Anglicana, la massima autorità spirituale anglosassone dopo la Regina. Quello che i Re li battezza, li sposa, li incorona. Questa chiesa bellissima ricca di guglie e statue è il sito originale del martirio di St Thomas Becket, il cui sepolcro divenne meta di pellegrinaggio da parte dei cristiani fin dai primi anni del 1200 e fu immortalato da Chaucer nei suoi “Racconti di Canterbury”, una pietra miliare della storia della letteratura inglese per i quali l’autore si ispirò nientemeno che al “Decamerone” di Boccaccio. E come se non bastasse, questo magnifico edifico gotico è anche il luogo in cui si svolge il capolavoro di Eliot “Assassinio nella Cattedrale”, un dramma anti-totalitaristico che fu rappresentato per la prima volta proprio nella sala capitolare della cattedrale nel 1935. Insomma, rinunciare a entrare qui non è proprio pensabile.
Siamo comunque molto incuriositi dai famosi Evensongs, così importanti nella gerarchia delle celebrazioni quotidiane di ogni chiesa inglese, quindi vada per quelli. Entriamo attraverso una porta secondaria, lungo il lato del transetto est, e raggiungiamo la magnifica zona del coro, situata dietro l’altare maggiore, con un gruppo di altri fedeli, con i quali seguiamo tutta la funzione cantata con sottofondo di organo. L’atmosfera è molto bella e spirituale, e la musica potente dell’organo sale in alto riempiendo ogni spazio delle volte ricurve mescolandosi alle voci dei cantori. E’ emozionante pensare che tra queste pietre e queste colonne scolpite, da questi seggi di legno cesellato, in questo stesso modo fatto di musica e voci che si levano in alto, qui si prega Dio da quasi 1000 anni. E’ un modo diverso e molto intenso di fare l’esperienza della cattedrale, e alla fine ne siamo contenti. E anche se non abbiamo visto il punto esatto in cui avvenne il famoso assassinio di Becket, ricorderemo questo luogo così importante nella storia inglese in maniera speciale.
All’uscita torniamo alla macchina e raggiungiamo l’Amadis b&b dove abbiamo la prenotazione per dormire questa stasera. Scopriamo che si tratta di una bella casa con giardino situata poco fuori città, dove siamo accolti da una signora che ci fa sistemare con cortesia e poi ci consiglia di andare fino al vicino paesino di Whitstable per cena. Seguiamo volentieri le sue indicazioni e ci regaliamo un giro fino al lungomare, dove finalmente incontriamo l’Oceano. Qui si chiama Mare del Nord, ma di fatto è l’ultima propaggine orientale della Manica, che poco oltre distende la sua immensa massa grigia fino su alla Scandinavia. Ma per me, è sempre Oceano. E lo vado subito a toccare.

Ceniamo in un pub caratteristico, accogliente e non troppo affollato, con addosso quella sensazione di lieve meraviglia che suscita sempre la consapevolezza di stare vivendo davvero qualcosa che fino a ieri era solo un sogno. Piove leggermente quando rientriamo nella nostra stanza a riposare, dopo una giornata piena di belle emozioni.

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Sabato 4 gennaio: Scholss Herrenchiemsee – Casa

10 luglio, 2014 in Viaggi. Commenti: nessuno

Ultima colazione al nostro Motel One, purtroppo. Un po’ mi dispiace partire, devo dire che la città mi è piaciuta e avrei voluto vedere altre cose e viverla un po’ di più. In effetti Monaco non è grandissima, non tanto da diventare invivibile, e allo stesso tempo non è un centro troppo piccolo da esser tagliato fuori da eventi culturali e modernità. In un certo senso somiglia a certe città del Tirolo, con le loro architetture particolari e quello stile genuino da vita di montagna, ma con un tocco in più di cosmopolitismo che la rende interessante senza essere snob. Di certo qui non sono esosi come a Vienna, dove sono geneticamente imperiali……
Non so se si possa definire una città tipicamente tedesca, gli stessi tedeschi lo negano perché nel sud si vive in modo diverso dal resto del Paese, ma è questo che la rende familiare e accogliente per noi italiani. In fondo, se Monaco per molti tedeschi è al sud, per noi è comunque al nord, e ne ha tutte le caratteristiche. Efficienza, pulizia, organizzazione, servizi, solo che sono forniti in maniera più vivace di quanto forse non accada nel loro nord. Comunque, mi è sembrata una bella città, accogliente e vivibile. Un posto dove ritornare.

4.1

L’ultimo castello che visitiamo, situato a circa 90 km a sud di Monaco, è lo Schloss Herrenchiemsee (ultima occasione per sfruttare il nostro ticket Partner), che è forse la follia più grande di Ludwig II per sfarzosità e costo, tanto che non fu mai completato per mancanza di fondi e ancora oggi ha oltre 50 stanze da finire. Si trova a Prien, una tranquilla località nota per il bel lago Chiemsee. Nel lago ci sono alcune isole, e su una di esse, la Herren Insel, l’isola degli Uomini, così chiamata per via della presenza di un convento di monaci agostiniani (un’altra delle isole si chiama Fraueninsel, isola delle donne, sulla quale si trova un convento di monache benedettine) c’è un palazzo molto elegante circondato di giardini e fontane: lo Schloss Herrenchiemsee. Lasciamo l’auto nel parcheggio a pagamento e ci avviamo alla biglietteria dei battelli.

4.2

Il passaggio fino all’isola di Herren costa 7,20€ a persona A/R e il battello impiega circa un quarto d’ora per raggiungere la riva opposta, navigando su acque immobili e lucide come specchi, tra boschi e montagne, in mezzo a una natura silenziosa e possente che sembra quella Romantica per antonomasia rimasta intatta dall’Ottocento.

4.3

Una volta sbarcati, percorriamo un lungo sentiero che si snoda nel bosco, tra alberi scuri e rigidi come scheletri e tappeti di foglie rosse, e alla fine della passeggiata cominciamo a intravedere una sagoma chiara, dalla forma inconfondibile.

4.4

Il castello è veramente bellissimo, con una facciata in pietra lunga un centinaio di metri, tre ordini di finestre di grande eleganza e grandiose fontane lungo il viale d’ingresso decorate da Nettuni, tritoni e delfini di bronzo, che purtroppo sono vuote e spente per via del clima invernale. Sembra un luna-park dopo la fine della festa. Però c’è un bel silenzio. Dalla cima del viale si apre una vista straordinaria che arriva fino giù al lago, diverse centinaia di metri più a valle.

4.5

Visto che l’ingresso è a orario fisso con visita guidata obbligatoria (e niente foto), abbiamo tempo di fermarci al self service a mangiare qualcosa e allo shop a prendere qualche cartolina prima di cominciare il giro. La cosa più incredibile è che questo palazzo è praticamente una copia ridotta della reggia di Versailles, il palazzo del Re Sole Luigi XIV di Francia, del quale Ludwig era un grande ammiratore. Qui, infatti, non sono presenti gli stemmi reali di Baviera né i ritratti dei Wittelsbach, e neppure il ritratto dello stesso Ludwig. Ci sono solo ritratti del Re Sole e di altri grandi imperatori francesi, affreschi che celebrano grandi battaglie vinte dall’esercito francese e riproduzioni esatte di oggetti presenti alla reggia di Versailles: statue di marmo, scrittoi favolosamente cesellati, tappezzerie coi gigli dorati, ritratti di nobili dame e cavalieri della corte di Francia, e sfarzosissime camere da letto reali identiche a quelle originali. La raffinatezza dei dettagli raggiunge livelli straordinari in ogni stanza. In una camera scopriamo una lampada a globo di vetro di Murano blu nella quale si potevano accendere 3 candele per ottenere una luce argentata che somigliava al chiarore lunare, tanto caro all’ombroso Ludwig. Vicino a questa stanza troviamo una vasca rotonda che può contenere 60.000 litri d’acqua, praticamente una piscina privata. Ci sono lampadari di cristallo di Boemia e lampadari in porcellana Meissen stracolmi di fiori colorati che sono veri capolavori d’arte. C’è anche qui un tavolo magico, come a Neuschwanstein, che sparisce nel pavimento e torna su apparecchiato e colmo di cibi, e un cabinet dove venivano conservati gli abiti del re decorato come una sala del trono. Ma il pezzo forte è la galleria degli specchi, nella quale Ludwig ha voluto proprio esagerare progettandola addirittura più lunga di quella originale di Versailles: 98 metri! Oltre alle meravigliose specchiere e ai fregi dorati, lungo il salone ci sono ben 44 lampadari di cristallo che reggevano un totale di 2200 candele. Che spettacolo doveva essere, quando erano tutte accese e moltiplicate all’infinito dalle decine di specchi della galleria! Una vera atmosfera da fiaba…..
Un intero mondo è stato ricostruito alla perfezione nello stile architettonico tipico di almeno un secolo prima, per far rivivere l’epoca fastosa di un regno grandioso e di un Re vissuto solo di eccessi. Fa uno strano effetto, a dire la verità. Sostituire la propria realtà con un altro mondo, e un altro tempo. A un costo altissimo, e quasi inutilmente. Ludwig, infatti, passò qui solo un paio di settimane della sua vita, e non vide mai il castello finito perché fu interdetto e imprigionato per aver trascurato il suo dovere di re e aver dilapidato tutti i soldi delle casse dello stato.
Nel palazzo c’è anche il Ludwig Museum, dove sono conservati oggetti personali, mobili, progetti dei vari castelli e teatri e ritratti fotografici del Re, comprese le foto con la fidanzata Sofia che non sposò mai, di sua cugina Sissi, dei suoi genitori, e di Wagner, del quale era un fervente ammiratore.

4.6
4.7
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C’è il suo abitino di battesimo, un mantello reale color porpora, un statua in abiti da Re Sole, un busto di marmo, e perfino la sua maschera funebre, che conserva il mistero della sua morte al di là di quello della sua vita inconsueta.

4.9

Davvero un personaggio controverso questo Re, amato e odiato, ammirato e deriso come un povero pazzo, e che in una ventina d’anni di regno ha segnato profondamente la storia della Baviera diventando un vero mito della sua terra. Comunque lo si giudichi, le persone che ancora oggi arrivano fin quassù da ogni paese del mondo vengono soprattutto per ammirare i sogni folli e fiabeschi di Ludwig II.

4.10

Riprendiamo il battello che scivola sulle acque argentate circondate da montagne salutando anche l’ultimo castello, e ci rimettiamo in auto per raggiungere i nostri amici che ci aspettano a Padova. Nella tristezza della fine della vacanza, almeno questa è una cosa buona. Arrivederci Baviera, alla prossima volta.

4.11

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Venerdì 3 gennaio: Englischer Garten – Schatzkammer – St Michaelkirche – Viktualienmarkt – Asamkirche – Altstadt

3 luglio, 2014 in Viaggi. Commenti: nessuno

3.17

Il clima è migliorato stamattina, non fa più tanto freddo e l’aria sembra meno umida. In queste condizioni è piacevole girare per la città alla scoperta dei luoghi più caratteristici. Dopo colazione andiamo alla fermata della U-bahn per raggiungere il centro. La nostra linea di metro è la U1 e i treni di questa linea sono bianchi e celesti e hanno un’aria decisamente vecchiotta, con gli interni in formica zebrata, i sedili in similpelle color carta da zucchero e le maniglie di metallo a scatto per aprire le porte, con un look un po’ anni 70. Comunque è puntualissima e, anche se fa strani rumori, viaggia regolarmente e ci porta dove dobbiamo andare.

3.1

La prima tappa di stamani è un must assoluto per chi viene in città, l’Englischer Garten. Si tratta del parco cittadino più grande d’Europa per estensione, più di Hyde Park (e persino più di Central Park), lungo oltre 5 km e completo di boschi, laghetti, ruscelli e sentieri che collegano le varie zone e gli edifici più interessanti.

3.1bis

Entriamo più o meno all’altezza di metà parco e procediamo tranquillamente verso sud fino allo Hofgarten, che è dietro alla Residenz. Incontriamo fin da subito corvi, anatre, papere e germani, e anche uno scoiattolo rosso che saltella da un ramo a un altro con una leggerezza e una grazia ineguagliabili.

3.2

Il laghetto principale è molto grande, ha delle isolette con alberi sparse qua e là dove stanno le papere, ed è circondato da boschi di larici e querce bellissimi. Purtroppo, per via della stagione, il verde in giro e’ poco e gli alberi sono spogli, ma il tappeto di foglie rosse crea un bel contrasto con le zone candide dei prati in cui la brina notturna ancora resiste.

3.3

Una parte del lago e’ ancora ghiacciata, uno strato di ghiaccio di oltre un centimetro ricopre la superficie immobile, e restiamo un po’ a guardare le grosse anatre che arrivano in volo e cercano di atterrare sull’acqua, che invece e’ solida, e finiscono per scivolare con le zampe tese come pattinatori maldestri, strillando e sbraitando.

3.4

Uno degli edifici più noti del parco è la Chinesischer Turm, una pagoda cinese in legno costruita alla fine del ‘700 che ospita al suo interno una delle più antiche birrerie della città, con un biergarten esterno dove si possono accomodare oltre 7000 persone. Purtroppo oggi è chiusa e non possiamo entrare, e notiamo che anche altri italiani arrivati fin qui restano delusi. Ci sono davvero moltissimi italiani in città in questi giorni, il 90% dei non tedeschi qui parla italiano.

3.5

Dalla pagoda raggiungiamo il Monopteros, un tempietto a colonne rotondo piazzato su una piccola altura erbosa dalla quale si vede la Skyline della città, con le guglie delle chiese principali, la Residenz e la Neues Rathaus.

3.6

Il parco è davvero molto bello e offre scorci incantevoli, regalando alla città un fascino tutto suo anche fuori stagione. Più avanti incrociamo di nuovo il ruscello, che si allarga e forma una bellissima cascata d’acqua che scroscia e corre veloce sotto al ponte.

3.7

Lì vicino troviamo qualcosa che pensavo proprio non avremmo visto: i surfisti. In questo tratto dove l’acqua corre veloce è stato creato un gradino artificiale che causa una grossa onda continua e molti appassionati vengono qui ad allenarsi, ma credevo che accadesse solo in estate. Invece eccoli qua, con questo clima invernale, a surfare beati in questa corrente gelida. Hanno la muta da sub comprensiva di cuffia e guanti, ma insomma… è pur sempre gennaio! Si lanciano al volo sui loro surf in mezzo all’onda e la cavalcano, alcuni molto bene altri più incerti, e dopo qualche decina di secondi finiscono a tuffo nell’acqua gelata, allegri e soddisfatti come fosse quella dei Caraibi. Restiamo a guardarli insieme a un pubblico di gente incredula e divertita, ma i più divertiti di tutti sono loro, che sembrano davvero spassarsela un mondo.

3.8
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Camminando ancora arriviamo vicino allo Hofgarten, dove lungo un vialetto notiamo un cubo di marmo nero con delle incisioni su una delle facce. E’ il monumento che ricorda il gruppo della Rosa Bianca, e in particolare i fratelli Sophie e Hans Scholl, studenti all’Università di Monaco, che ebbero il coraggio di organizzare una specie di resistenza passiva al regime del Reich stampando e distribuendo volantini politici nei quali si illustravano i veri scopi del nazional-socialismo. In pochi mesi i membri della Rosa Bianca furono individuati dalle SS e ghigliottinati in pubblico, dopo un processo farsa durato mezza giornata. In tutta la Germania, solo questi giovani studenti osarono mettere in atto un tentativo di ribellione aperta alla dittatura nazista, pagando il loro coraggio civile a carissimo prezzo.

3.10

Dopo la visita al parco, e visto che ci troviamo di nuovo alla Residenz, facciamo un salto nella chiesa color senape dove sono sepolti alcuni membri della famiglia Wittelsbach.

3.11

Quindi sfruttiamo ancora il nostro ticket Partner per visitare la Schatzkammer, la camera dei tesori reali. A parte corona, scettro, globo e insegne reali, mai usati davvero ma rappresentativi dell’antico potere della famiglia reale, ammiriamo corone del ‘500, spade, calici, crocifissi tempestati di pietre e perle, avorio, tartaruga, corallo, agata, ambra, oro.

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Della collezione reale fanno parte anche numerosi vasi d’argento, coppe, piatti sbalzati e scolpiti come vere opere d’arte, cofanetti ricoperti di gemme e cristalli di rocca, spille, collane, tiare, anelli, tabernacoli, cammei, candelabri, e un’incredibile scultura di San Giorgio a cavallo che uccide il drago tutta tempestata di diamanti e rubini e cesellata nei minimi dettagli, davvero stupenda.

3.14
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Dopo la visita alla camera dei tesori facciamo una passeggiata fino in centro ed entriamo di nuovo nella St. Michaelskirche, con la sua notevole navata rinascimentale ampia e luminosa, e scendiamo nella cripta per vedere la tomba di Ludwig II. Un luogo impressionante, sotto diversi punti di vista. Uno spazio non molto grande, basso, con arcate e colonne, e sparsi in giro, quasi come fossero sistemati a caso, una serie di sarcofagi di metallo nero decorati di leoni, corone e croci, alcuni molto grandi, altri piccoli da bambini, con targhette sulle pareti che indicano il nome del principe o della principessa che riposano in quella certa bara. Niente marmo, niente pietra, né statue o angeli, solo piombo e metallo scuro, anche bozzato e ammaccato a volte, e sistemazioni che si potrebbero tranquillamente definire ‘alla rinfusa’.

3.16

Sulla sinistra, unica bara circondata da una ringhiera nera, appare la tomba di Ludwig II, con il suo ritratto alla parete, lo stemma reale, la corona e molte più decorazioni delle altre sepolture. Questa è anche l’unica tomba decorata da fiori, piccoli oggetti portati in dono, rosari e un semplice cuore di paglia. Niente a che vedere con lo sfarzo raffinatissimo di cui il Re Folle si è circondato in vita. Non credo che questa tomba spoglia e cupa gli sarebbe piaciuta. Di certo, questa è la cripta più triste che io abbia mai visto.

3.17

Usciamo dalla chiesa e passiamo di nuovo per il centro città diretti verso Viktualienmarkt, il mercatino della frutta e dei chioschetti di cibo, che finalmente troviamo aperto.

3.18

Molta gente sosta qui per mangiare e riposare, e lo facciamo anche noi, in un piccolo locale sulla piazza con le sedie sistemate sotto un tendone di plastica come in estate, i decori natalizi sui tavoli, le stufe accese e le copertine rosse sulle sedie per stare al caldo. Non fa troppo freddo, ma io me la sistemo subito sulle gambe.

3.19

Mangiamo un’ottima Kartoffelnsuppe, e poi würstel rosso e patate io, würstel viennesi e crauti Luca, tutto buono e caldo. I tavoli sono apparecchiati per 4 e il posto è poco, così dopo un po’ si siede vicino a noi una coppia di americani, e chiacchieriamo un po’ con loro. Sono del Colorado, in vacanza a Brema da un cugino e in viaggio a Monaco per curiosità. Sono molto simpatici e gentili, e ci confermano che presto verranno anche in Toscana a fare un giro. Il marito racconta che a Brema e a Berlino i luoghi e le persone sono diversi da qui, e che suo cugino non ama affatto venire al sud perché il modo di vivere qua è troppo diverso rispetto alle abitudini del nord. Questo mi conferma che la mia scelta di Monaco come primo approccio alla cultura tedesca è stata giusta…

3.20

Dal mercato continuiamo la passeggiata lungo Sendlingerstrasse e visitiamo Asamkirche, la chiesa in stile Rococò più ricca ed elaborata della città. In effetti era nata come cappella privata, creata dai fratelli Asam in onore di San Giovanni Nepomuceno a metà del 1700, ma alla fine venne fuori una chiesa così bella che i cittadini di Monaco li convinsero ad aprirla al pubblico perché tutti potessero ammirarla e andarci a pregare. E’ davvero molto piccola, sarà larga 8 metri e lunga 20 al massimo, ma è fittamente decorata di stucchi, marmi, gessi, dipinti, fregi, angeli, fiori, tralci, statue… non c’è un centimetro libero in tutta la chiesa. Tra gli elementi da notare c’è sicuramente il soffitto affrescato a trompe-l’oeil, che da un’impressione di uno spazio moltiplicato. Un vero gioiellino.

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3.22

Torniamo verso Marienplatz e continuiamo a gironzolare per goderci un po’ il centro storico abbellito dalle luci natalizie, e scoviamo anche un negozio speciale dove mi regalo alcuni gomitoli di lana merino per fare uno scialle. Non so se il color senape che ho scelto mi ricorderà di più il giallo preferito del Re Sole bavarese o quello del condimento dei würstel! All’ora di cena non abbiamo fame, ancora sazi della merenda fatta al Viktualienmarkt, così entriamo nella splendida Rathaus Keller, come ci eravamo ripromessi, solo per un dolce e un tè. Il locale, proprio sotto le fondamenta della Rathaus, è un luogo storico di Monaco ed è un posto assolutamente da non perdere quando si capita da queste parti. È tutto decorato e arredato secondo lo stile bavarese classico, con legno, ferro battuto e dipinti alle pareti, ed è immenso, labirintico, tanto che non si sa dove comincia e dove finisce. C’è molta gente e una giusta confusione ma il servizio è impeccabile, e passiamo una bella serata a mangiare ottima torta e chiacchierare in quell’atmosfera confortevole e allegra.

3.23

Alla fine, sulla piazza davanti alla Neues Rathaus col suo splendido Glockspiel ornato di mille guglie, devo capitolare, e finisce che mi compro anche una bandiera. Una piccola, della Baviera, non della Germania, ma la compro convinta. Questa città mi è piaciuta, sto cominciando a orientarmici e a riconoscere edifici e zone, e credo che prima o poi dovremo tornarci per vedere tutto quello che purtroppo non riusciremo a vedere questa volta. In fondo, sono contenta che sia andata così.

3.24

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Giovedì 2 gennaio: Schloss Nymphenburg – Residenz – Concerto in Alte Hofkapelle

29 giugno, 2014 in Viaggi. Commenti: nessuno

Giornata di castelli oggi, ai quali ci dedichiamo dopo una buona colazione in hotel. Usiamo U-bahn e tram per raggiungere il famoso Schloss Nymphenburg, il castello delle Ninfe, una delle attrazioni più note della capitale della Baviera, e ci arriviamo in pochi minuti. Fa freddo ma non troppo, il cielo e’ un telo bianco uniforme e teso.

2.1

Nella notte la temperatura deve essersi abbassata parecchio perché scopriamo che molti dei laghetti e delle fontane che si trovano davanti al castello sono completamente ghiacciati. Sulla superficie resa solida dal gelo si vedono solo uccelli “miracolosi” che camminano sull’acqua e resti sparsi di botti e fuochi d’artificio sparati per i festeggiamenti di ieri sera.

2.2

Il castello si trova praticamente in città, perché nel tempo sono state via via aggiunte cerchie di nuovi quartieri al vecchio centro storico, ma era stato edificato in campagna come residenza estiva della famiglia reale Wittelsbach. Fu costruito nel 1664 come dono del Re Ferdinando di Baviera alla moglie Enrichetta (una Savoia) per avergli dato un figlio maschio, Massimiliano Emanuele.

2.3

L’impatto è con un bel palazzo in stile barocco, con una facciata dall’estensione enorme (oltre 700 metri) e molto elegante, fontane e vasche di cigni lungo il viale d’ingresso e un grande giardino sul retro, che oggi è uno dei parchi più amati della città.

2.4
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Entriamo gratis grazie al nostro ticket Partner dei castelli di Ludwig, e restiamo subito colpiti dal primo salone al piano superiore, la Sala di Pietra. E’ un ambiente imponente con un ampio loggiato a colonne, un soffitto alto tre piani affrescato in maniera grandiosa, specchi, stucchi e dipinti ovunque, e delle finestre così ampie che mostrano tutto il parco illuminando la stanza in maniera fantastica.

2.6
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Oltre alla magnificenza artistica, che è certo rilevante, questo salone ha anche una notevole importanza storica, perché qui si svolsero moltissime feste e cerimonie reali lungo diversi secoli, e fu qui che suonò per il Re un piccolo Mozart di soli 6 anni nel suo primo tour musicale a Monaco. Inoltre, fu proprio in questo salone che venne battezzato il piccolo principe Ludwig II. Un vero battesimo di bellezza, che segnerà tutto il resto della sua vita dedicata all’arte.

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Nella sequenza di sale che visitiamo è da notare la Galleria delle Bellezze, in cui sono sistemati i ritratti di 36 bellissime ragazze del tempo, scelte tra nobili e non, che il re Ludwig I commissionò al pittore di corte per sistemarle in una sala del palazzo aperta al pubblico, per mostrare a tutti come la bellezza esterna fosse segno inequivocabile di bellezza morale. Tra i ritratti di queste ragazze, esempi di bellezza e di virtù, c’è anche quello di Lola Montez, un’attrice irlandese divenuta famosa per essere l’amante del re.

2.8

Passiamo anche dalla camera da letto verde, quella della Regina Maria Federica moglie di Massimiliano II, in cui nel 1845 nacque Ludwig II.

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Le sale che attraversiamo sono belle, non grandissime ma molto decorate, di un barocco elegante non troppo sfarzoso e certo più vivibile di quello dei castelli già visti, e infatti i reali hanno abitato a lungo e volentieri in questo palazzo.

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Dal corpo principale passiamo nell’ala sinistra dell’edificio, che conserva il museo delle carrozze (ingresso ancora incluso nel ticket Partner) e qui scopriamo tesori veramente preziosi. In queste sale basse e lunghe sono conservate carrozze di ogni tipo, da passeggio, da viaggio, da parata, da caccia, tutte in legno, cuoio e oro, rifinite in ogni minimo particolare e rese confortevoli e splendide allo stesso tempo da artigiani che erano veri maestri in questo particolare settore.

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Qui troviamo anche alcuni esempi di mezzi di trasporto per noi piuttosto inusuali, le slitte da neve. Meravigliose! Decorate in maniera incredibile con putti, ninfe, Diane cacciatrici, animali del bosco, tralci di fiori e lanterne, rappresentano una collezione di veri capolavori.

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Una in particolare, abbellita da una scultura di Ercole che lotta con l’Idra, è un vero e proprio pezzo d’arte.

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Qui è conservata anche la carrozza straordinaria che avrebbe dovuto essere utilizzata in occasione del matrimonio di Ludwig II con Sofia, la sorella maggiore di Sissi d’Austria, che però non ebbe mai luogo poiché Ludwig ruppe il fidanzamento poco prima della data delle nozze. Mai visto un oggetto tanto decorato! La carrozza, enorme e imponente visto lo scopo speciale per il quale era stata preparata, è tutta dorata e scolpita, dal tetto ai fianchi, dalle porte ai mozzi delle ruote, dalle lanterne agli agganci per i cavalli, ed è perfino sormontata da ciuffi di vere piume di struzzo soffici come nuvole. Va davvero al di là di qualunque mondo di fiaba…..

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Lungo le pareti delle sale sono appesi diversi ritratti a olio dei cavalli preferiti di Ludwig II, che era un abile cavallerizzo, e uno addirittura è presente fisicamente, impagliato dopo la morte per essere ricordato per sempre, atletico e imponente, era il suo cavallo preferito in assoluto. Aveva un nome bellissimo: Cosa Rara.

2.17

Al piano superiore del museo delle carrozze si trova il museo delle porcellane Nymphenburg, produzione locale antica e rinomata, con una collezione esclusiva di pezzi notevoli. Forse mi aspettavo di più, dato che ho un debole per le porcellane e quelle di Sissi allo Hofburg di Vienna mi avevano stregata, ma è comunque una bella raccolta.

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Alcuni serviti da te’ in stile neoclassico hanno un’eleganza davvero incantevole.

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Dopo la visita alla collezione di porcellane facciamo un giro fuori, nel grande parco privato, ma purtroppo in inverno gli edifici principali sparsi in giro non si possono visitare ed è un peccato, perché pare siano molto interessanti. Tra questi c’è Amalienburg, un padiglione delizioso che ha ospitato perfino la Regina Maria Antonietta di Francia, e poi Pagodenburg e altri, ma è tutto chiuso.

2.22

Il parco è spoglio e secco, non c’è erba verde ne’ foglie, la fontana e’ vuota per evitare i possibili danni del ghiaccio, e le statue lungo i viali sono protette da capsule di legno che le isolano dal gelo rendendole invisibili, per cui l’effetto reale del luogo è parzialmente alterato, ma si intuisce che in estate deve essere molto piacevole passeggiare lungo questi viali. Oggi ci sono solo cigni, anatre e papere, molto simpatiche e molto grosse, che non hanno nessuna paura dei turisti imbacuccati nelle loro giacche colorate che passeggiano in giro.

2.23

Da Nymphenburg riprendiamo il tram e torniamo in centro per visitare la Residenz, cioè la residenza ufficiale cittadina dei Wittelsbach. Per arrivarci andiamo a passare per Viscardigasse, di cui abbiamo letto la storia nella guida. Al tempo del Terzo Reich fu costruito in Residenzstrasse, la via che porta al palazzo reale, un monumento per ricordare i soldati tedeschi morti nel fallito attentato al Führer, e i cittadini che passavano da lì dovevano obbligatoriamente rivolgere il saluto nazista verso il  memoriale quando ci arrivavano di fronte, o venivano puniti dalle guardie. Per evitare questo sgradevole obbligo, alcuni cittadini meno “ferventi” cominciarono a tagliare per Viscardigasse, una piccola traversa che arriva dritta al palazzo reale senza passare per Residenzstrasse, commettendo così una piccola disobbedienza civile. Non potevamo scegliere un itinerario diverso, naturalmente.

2.24

Prima di arrivare al palazzo principale passiamo dal teatro Cuvillier (ingresso incluso nel ticket Partner), un teatro reale che è un piccolo gioiello rococò, tutto stucchi, ori e broccati rossi, minuscolo e infiocchettato come una bomboniera, davvero meraviglioso. Qui su questo palcoscenico Mozart presentò e diresse la prima assoluta di Idomeneo, che aveva composto proprio per il Re.

2.25

La Residenz (ancora ticket Partner) è grandiosa sia nelle dimensioni che nell’aspetto, con tre facciate importanti di cui una in stile fiorentino, e davanti a quella dalla quale entriamo noi c’è una riproduzione nientemeno che della Loggia Lanzi.

2.26

Il palazzo comprende sezioni realizzate in stili architettonici diversi perché è stato ampliato nel tempo, ma ha alcune zone davvero originali, come il Grottenhof iniziale, una falsa grotta con fontana in stile rocailles ricoperta di conchiglie sormontata da una statua di Mercurio, il tutto decorato con uno sfarzo quasi esagerato.

2.27

Stupenda è la sala detta Antiquarium, poiché il re ci teneva la sua collezione di statue antiche. Una galleria lunghissima, la più grande sala rinascimentale a nord delle Alpi, lunga come tutta l’ala del palazzo, col soffitto basso affrescato e le pareti completamente dipinte a grottesche, e nicchie laterali in cui sono sistemate le statue illuminate in maniera suggestiva. Una sala estremamente elegante che servì anche come salone di ricevimento e festa.

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Dall’Antiquarium attraversiamo poi tutta una sequenza di sale, salette e salottini, di rappresentanza, di udienza, per il tè, per la musica, per la scrittura, per il gioco, le camere da letto, tutta la teoria di stanze che si visitano tipicamente nei palazzi reali, incredibilmente ricche di ornamenti preziosi.

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Da notare in particolare la Galleria degli Antenati, con i ritratti dei re della famiglia delle epoche passate, le camere del re, dai toni rossi e oro di grande effetto, e quelle create per raccogliere le collezioni di porcellane e di quadri, progettate da Cuvillier con grande abbondanza di specchi e stucchi.

2.33

Tra le porcellane, bellissimi sono alcuni vasi e piatti Ming originali, e statuine raffinatissime e minimali che non hanno bisogno dello stracarico barocco per splendere.

2.34

Quando usciamo è buio e purtroppo lo Hofgarten si vede poco, e comunque anche qui in inverno molte parti non sono accessibili al pubblico, e tutto è protetto e poco visibile. Visto che siamo affamati andiamo a mangiare qualcosa alla Residenz Weinstube, di fianco al palazzo, che abbiamo notato arrivando e che dentro è molto carina. Un ambiente grande e chiassoso, caratteristico della Baviera, con grandi colonne decorate di ghirlande natalizie e nastri rossi, e molti tavoli attaccati tra loro, senza tovaglie ma pieni di cibo, dove tutti mangiano e parlano insieme.

2.35

E’ davvero bella questa Weinstube e ci sediamo volentieri, anche se abbiamo trovato forse uno dei pochi locali di Monaco dove non si beve birra! Qui servono solo vino. Mangiamo zuppa di patate (riescono a mettere i würstel anche nella minestra….) e polpette di carne in due versioni, con purè e crauti e con patate lesse e panna. È tutto buonissimo, compreso il Bretzel morbido e leggermente salato, e la signora che ci serve è davvero gentile. L’atmosfera è simpatica e piacevole e si sta bene al calduccio a riposarsi un po’.

2.36

Quando usciamo ritroviamo un cartello pubblicitario che avevamo già visto con l’annuncio di un concerto nella Alte Hofkapelle, dal titolo “Residenz Serenade”, e cerchiamo maggiori informazioni. La cappella è a 20 metri da noi, in uno dei tanti cortili del palazzo reale, e il concerto comincia entro pochi minuti, alle 19 in punto, quindi facciamo il biglietto e andiamo. Sono molto contenta di questa occasione, ci tenevo a partecipare a un concerto di inizio anno anche qui, dopo Vienna e Salisburgo , e pare che ci riusciremo. La cappella è piccola ma elegante, e leggiamo che Mozart in persona ha suonato qui per i reali. Il trio di musicisti di stasera, i Residenz-Solisten, ha in programma brani di Haydn, Bach, Mozart e Vivaldi con violino, violoncello e clavicembalo e sono tutti molto bravi.

2.39

Non so resistere a Bach, a ogni modo. E comunque, le Variazioni Goldberg e Aria suonate sul clavicembalo sono bellissime, non avevo mai sentito suonare questo antico strumento dal vivo e devo ammettere che, sarà l’atmosfera dell’antica cappella, sarà la bravura dell’esecutore, sarà l’idea del primo concerto dell’anno, sarà Bach….di fatto, l’effetto finale è veramente stupendo. Con Vivaldi il violinista si scatena letteralmente, e come bis fanno un rondò di Mozart molto apprezzato dal pubblico presente. Fa un effetto strano pensare che lui ha suonato personalmente in questa cappella, mentre ascoltiamo librarsi nell’aria le note della sua musica immortale. Un buon modo per terminare questa lunga giornata di scoperte.

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