Domenica 14 agosto 2016: Stockpole – Barafundle Bay – St Govan’s Chapel – The Green Arches of Wales

Di nuovo domenica qui, con cielo poco nuvoloso e temperature gradevoli, soprattutto se sono previste lunghe camminate come abbiamo in programma noi oggi. Lasciamo la casa di Anthony e Julie dopo una buona colazione (io ho provato il pesce, niente male) e auguriamo loro buona vacanza in Italia, visto che ai primi di settembre torneranno con il loro camper per ben 4 settimane! Beati loro.

Raggiungiamo Pembroke, città principale di questa bellissima area del Pembrokeshire, e da lì proseguiamo verso Stockpole, dove c’è un parco naturale gestito dal National Trust che si estende per parecchi chilometri lungo la costa. Parcheggiamo vicino al Walled Garden e facciamo un giro, anche se attualmente il giardino è in istrutturazione e la gente ne sfrutta soprattutto il negozio di prodotti biologici e la tea room.

Da lì proseguiamo verso i percorsi di hicking che si addentrano nell’aperta campagna fino alla costa, alla ricerca di un posto speciale che aspetto di vedere da tanto tempo e che è anche la spiaggia più famosa del Galles. Camminiamo lungo un sentiero largo e ben segnato che in circa 1 km ci porta oltre a un fiume fino a un altro punto di ristoro, dove troviamo un Parking e un nuovo incrocio di vie.

Risaliamo su per una di queste piste, rimontiamo la falesia tappezzata di erba verde e soffice, scendiamo giù per una ripida scalinata di pietra e alla fine eccoci qua, siamo finalmente arrivati a una delle mete gallesi che più desideravo vedere: Barafundle Bay.

La spiaggia, ampia e profonda, è davvero bellissima, una distesa di sabbia chiara e fine circondata di rocce che racchiudono uno specchio d’acqua calma dove rari turisti stanno incredibilmente facendo il bagno. Scendiamo fino alla riva, ma non ho bisogno di toccare l’acqua per sapere che è molto fredda.

La prima parte della spiaggia è asciutta e soffice sotto le nostre scarpe, la seconda è più dura e umida, è la parte dove arriva la marea quando si alza, e poi c’è il bagnasciuga, pieno di piccoli sassi e conchiglie, dove facciamo una passeggiata. Ci sistemiamo in una zona centrale sul limite della sabbia asciutta e ci riposiamo osservando i cani che giocano vicino all’acqua, le famiglie che fanno il pic-nic sedute sugli asciugamani e i bimbi che fanno il bagno felici indossando la muta.

Si sta benissimo, è davvero un angolo magnifico di Galles.

Avevo un’idea un po’ triste di questo posto, me lo aspettavo bello ma anche malinconico, a causa delle circostanze cinematografiche decisamente drammatiche in cui l’ho conosciuto per la prima volta. Invece non è per niente triste, anzi. È un luogo riparato e tranquillo che suscita un’idea di protezione in uno spazio vasto ma non immenso, e mi ci sento bene. Se socchiudo gli occhi mi pare quasi di vederli, James e i suoi amici, accampati qui a chiacchierare e ridere intorno al fuoco acceso sotto le stelle, a stordirsi di meraviglia ancora una volta nel tentativo disperato di sfuggire al dolore feroce e insensato della tragedia che li insegue, per continuare a vedere solo bellezza e luce in questo piccolo ritaglio di oceano che sta per trasformarsi nell’abisso di mistero più oscuro e profondo che ci sia. Ancora no, però. Per ora è ancora mare dolce, e luce, vento vivo, e profumo di salsedine. Quando verrà il mio momento di incamminarmi in quel mare oscuro, la piccola luce di questo ricordo farà parte di quella mia personale costellazione di stelle che scorterà i miei passi verso il buio. Sono proprio contenta di averla vista, questa famosa Barafundle Bay.

Dopo una sosta rigenerante e benefica ci rialziamo scuotendoci la sabbia di dosso e salutiamo quest’acqua dolce distesa davanti a noi nella sua eterna attesa, risaliamo la lunga scalinata di pietra sulla destra della baia e torniamo verso la Boathouse del NT, dove ritroviamo il piccolo ristoro per i visitatori che avevamo visto prima (e che è proprio quello che si vede nel film), dove ci fermiamo per fare un break con gelato e succo di frutta. Ci sediamo nello spazio esterno riservato ai pic-nic e riprendiamo fiato prima di ripartire.

Invece di fare lo stesso percorso dell’andata per tornare alla macchina decidiamo di cambiare itinerario per vedere anche un’altra parte di questo bellissimo parco e ci inoltriamo in una zona più isolata e selvaggia, dove non incontriamo nessuno per almeno due chilometri. Passiamo tra campi aperti e boschetti, scavalchiamo cancelli e recinzioni, scaliamo collinette e scendiamo lungo sentieri che spariscono nella vegetazione folta, tutto in totale solitudine. Per fortuna non c’è traccia di mucche in giro…

Seguiamo con una certa fiducia le indicazioni fornite dalla mappa che Luca ha aperto nel suo telefono GPS e dopo una bella scarpinata arriviamo finalmente al Lily Pond, che stavamo cercando. E’ uno specchio d’acqua abbastanza grande e bello, chiamato lo Stagno dei Gigli proprio perché centinaia di questi fiori abbelliscono ogni centimetro dei suoi bordi. Purtroppo in questa stagione sono già sfioriti e restano solo i ciuffi di lance delle loro foglie scure e fitte, ma è facile intuire che in primavera qui lo spettacolo deve essere magnifico.

Giriamo tutto intorno allo stagno in una pace assoluta, incrociando solo un paio di altre coppie di visitatori a passeggio, una famiglia di anatre e qualche scoiattolo. Arriviamo fino al ponte di pietra, un bellissimo ponte a campate basse che attraversa lo specchio d’acqua, e lo percorriamo per dirigerci di nuovo verso l’ingresso dal quale siamo arrivati.

Quando raggiungiamo di nuovo la macchina siamo piuttosto stanchi fisicamente, ma ancora carichi di entusiasmo e pronti a ripartire alla ricerca un altro posto qui vicino che sono molto curiosa di vedere, la St Govan’s Chapel. Ci arriviamo in circa 15 minuti, e anche qui c’è un bel parcheggio gratis per i visitatori dove lasciamo la nostra Forfour.

La Cappella è legata alla leggenda locale di St Govan, un eremita e predicatore cristiano che visse in quest’area del Galles nel VI secolo. Pare che durante un tentativo di rapimento da parte dei pirati lui si nasconde in una fenditura della roccia che, per miracolo, si richiuse a proteggerlo, e si riaprì solo dopo che i pirati se ne erano tornati alla loro nave a mani vuote. In seguito a questo evento miracoloso Govan decise di restare a vivere da eremita in una grotta scavata in mezzo a queste stesse rocce, per insegnare la parola di Dio a tutti coloro che passavano e per avvisare la popolazione in caso di avvistamento di altre navi di pirati. Un pozzo di acqua santa cominciò a sgorgare vicino alla riva del mare, oltre la grotta, e i pellegrini venivano fin qui da Govan per curare i loro problemi alle gambe o agli occhi. La sua fama si sparse in fretta e alla fine ebbe molti seguaci che lo ricordarono a lungo, tanto che nel XIII secolo fu costruita una piccola cappella in suo onore proprio nel luogo dove lui era vissuto e dove si dice sia sepolto, proprio sotto il piccolo altare. La cosa insolita è che la cappella, perfettamente completa con tanto di tetto in ardesia, torretta per la campana, finestra e porta di ingresso, oltre a essere minuscola si trova in fondo a una scala di pietra completamente incastrata in mezzo a due alte pareti rocciose, tanto che non c’è neppure un millimetro di spazio tra le mura della chiesa e le falesie circostanti.

Sembra una chiesetta rubata a un paesino minuscolo chissà dove e portata via in volo da un enorme uccello predatore che poi però a un certo punto, stufo di trascinarsi appresso quel peso, ha allargato le grinfie e l’ha lasciata andare, e lei è precipitata giù restando perfettamente incastrata tra queste due pareti di roccia a strapiombo sul mare. Quelli che stavano qui si sono svegliati una mattina e l’hanno trovata così, miracolosamente incastonata nella scogliera come una pietra preziosa su un anello, o come un pezzo di puzzle da sempre mancante finalmente ritrovato. Toh, ecco dov’era finito‘ avranno detto, ‘ora è tutto a posto‘.


Un’altra leggenda pare collegare St Govan nientemeno che a Sir Gwaine, uno dei Cavalieri della Tavola Rotonda di Artù, divenuto un eremita in età avanzata proprio dopo la morte di Artù e la fine della sua carriera di cavaliere. Le impronte delle sue mani sarebbero miracolosamente apparse sul pavimento di roccia della grotta, e molti pellegrini un tempo scendevano fino qui a pregare perché Govan garantisse loro grazie e realizzazioni di desideri. Persino la scala è magica, qui. Pare infatti che, a contarli, i gradini siano in numero diverso a seconda che si stia scendendo o salendo. Un luogo davvero unico e magico, che ispira meraviglia ed è intriso di spiritualità.

Dopo la sosta in questa incredibile, minuscola cappella risaliamo su fino alla strada e camminiamo lungo la falesia per ammirare il panorama immenso che si gode da quassù, con chilometri di costa rocciosa ricoperta di erica viola e tappeti di erba verdissima che si stendono tutto intorno a noi, e arriviamo fino in cima a una punta che finisce a strapiombo nel mare.

A metà del percorso vediamo alcuni scalatori che si stanno imbracando pronti a calarsi giù dal bordo dello strapiombo lungo la parete rocciosa, con tanto di corde, chiodi, ramponi e attrezzi vari. Non riuscirei neppure a pensarla una cosa del genere, figuriamoci a farla.

Dopo la nostra passeggiata panoramica riprendiamo la macchina e percorriamo altre 5 miglia per raggiungere un altro posto sperduto in fondo a una via stretta e piena di curve, fino a un altro parcheggio al confine col nulla erboso del bordo della falesia. Seguiamo un sentiero sottile stando attenti a non sporgerci troppo sulla sinistra, e alla fine raggiungiamo un altro incredibile milestone del Galles: The Green Arches of Wales. Si tratta di una formazione naturale che crea un possente arco di roccia tra la parete della costa e i gruppi pietrosi che emergono dal mare, con un bellissimo effetto di natura selvaggia.

C’è un piccolo podio rialzato in fondo al sentiero, una specie di punto di osservazione privilegiato costruito apposta per permettere ai visitatori di godere al meglio della vista di questa meraviglia senza rischiare di precipitare giù, e ne approfittiamo più che volentieri. Magari questo posto non ha il fascino di Etrétat, ma è un punto panoramico straordinario di quelli che non capita di vedere tanto facilmente in Europa, con alle spalle chilometri ininterrotti di costa ondulata tappezzata di velluto verde e un intero Oceano che si stende davanti a noi, sotto un cielo così immenso da sembrare senza fine.

Dopo aver lasciato – a malincuore – la falesia e ripreso l’auto, ci spostiamo verso Pembroke e raggiungiamo il b&b di stasera che è in mezzo al nulla della campagna, così sperduto che se non avessimo avuto le coordinate GPS non ci saremmo mai potuti arrivare. E sarebbe stato un vero peccato, perché è un posto bellissimo e la casa checi accoglie lo è ancora di più. Una grande villa di campagna con intorno il giardino e più sotto pascoli di pecore e bosco, un posto fantastico.

La nostra camera è grande e molto bella, con una finestra a bovindo che si apre sulla facciata principale e che contiene un tavolino con due poltrone dalle quali godersi la fantastica vista. È una stanza così confortevole che quando usciamo per cena andiamo più vicino possibile per poter tornare in fretta e non sprecare neppure un minuto lontano da questa sistemazione così piacevole. Al rientro ci gustiamo i biscotti gallesi col caffè che troviamo a nostra disposizione sul mobile vicino al camino, e ci prepariamo a riposare in vista dei giri di domani. Questa sarà una bella notte, dopo una giornata di meraviglie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *