Giovedì 17 maggio 2012: Obidos – Sintra

La giornata è leggermente velata di nubi quando partiamo da Alcobaça, dopo una buona colazione a un tavolo con vista sul Monastero. La prima meta di oggi è Obidos, paesino medievale nella regione della Leiria, un piccolo borgo carico di fascino che nella sua storia ha avuto l’insolito destino di essere parte della dote di matrimonio di molte regine del Portogallo. Pare che la prima sia stata Santa Isabella, che se ne innamorò quando le capitò di visitarlo e subito lo ebbe in dono dal Re, inaugurando così una tradizione che si è ripetuta per molti secoli. Si tratta di un minuscolo borgo pedonale raccolto intorno a un castello difeso da possenti bastioni e torri merlate, all’interno delle quali si nasconde un centro abitato che sembra uscito dritto dritto da una fiaba.

Stradine di pietra orlate di fiori si incrociano in mezzo a casette bianche piccole come quelle delle fate, tutte insolitamente decorate da strisce di pittura azzurre, gialle e rosse lungo i bordi e gli spigoli. L’effetto è inaspettato, e delizioso: un misto di favola e isoletta greca, un’atmosfera blu marino in mezzo alle verdi campagne del Portogallo centrale.

Il paese e’ racchiuso da una cinta muraria intatta lunga circa 3 km i cui camminamenti, risalenti ai tempi in cui le sentinelle li percorrevano scrutando la vasta piana circostante per non farsi sorprendere dagli attacchi dei nemici, sono accessibili senza ticket. Basta fare attenzione a dove si mettono i piedi, perché il terreno è irregolare e lo spazio molto ridotto. Ma ad avere un po’ di coraggio, e un vago spirito di avventura, arrivi in cima alla scaletta stretta, e poi a un viottolo di sassi irregolari, e lo spettacolo del panorama ti si spalanca davanti agli occhi come un mare d’erba dalle mille sfumature verdi.

In quello che era il Castello adesso c’è una meravigliosa Pousada, un hotel di lusso dall’atmosfera magica, con vista sul piccolo borgo di casette candide bordate di strisce colorate e cespugli di fiori.

Dopo il Castello, l’edificio più interessante è senza dubbio la Chiesa di Santa Maria, in fondo alla via principale, che si affaccia su una piccola piazza dominata da un unico, altissimo albero. L’interno è minuscolo ma prezioso, con una navata fiancheggiata da colonne sottili che conduce a un bellissimo altare decorato. Nella chiesa sono conservate alcune tele di una famosa pittrice locale, Josefa di Obidos, ma l’elemento più interessante è ancora una volta costituito dai raffinatissimi Azulejos che ricoprono completamente le pareti della chiesa con il loro blu intenso.

Prima di ripartire facciamo un giro per i negozietti di artigianato locale e acquistiamo un pannello di azulejos con un disegno floreale da mettere sul nostro balcone, per portarci a casa un po’ del fascino e della bellezza di questa terra antica. Riprendiamo l’auto che abbiamo lasciato lungo la via fuori dal borgo pedonale e in breve tempo raggiungiamo Sintra, a nord-ovest della capitale portoghese, dove abbiamo prenotato un piccolo appartamento per la notte, la Casa da Pendoa, vicinissima al centro storico. La cittadina, che è patrimonio dell’UNESCO, ci appare subito affollata e piena di traffico. Ci sistemiamo in fretta e usciamo per la nostra prima visita, la Quinta da Regaleria, che raggiungiamo in auto.

Si tratta di una vasta tenuta che comprende un Palazzo nobiliare progettato dall’architetto italiano Luigi Manini ai primi del Novecento su commissione del facoltoso signore Antonio Monteiro. Il biglietto (6,00€) permette l’accesso sia alla villa che al parco circostante, che e’ uno dei più stravaganti che ci sia capitato di visitare. Il progetto, relativamente recente rispetto al resto della città, rispecchia i gusti capricciosi del suo proprietario, che chiese all’architetto di creare per lui un mondo a parte che potesse essere solo suo. E la sua richiesta fu esaudita, senza ombra di dubbio. Fin dall’ingresso si può ammirare l’architettura particolarissima della villa, un misto di stili diversi che comprende il gotico, il manuelino, il romanico e il barocco in un intreccio fantastico così sorprendente da confondere gli occhi e i sensi. Una casa di fate, un castello stregato, il palazzo turrito dove la principessa è tenuta prigioniera dal drago. Un luogo d’incanto.

Gli interni da visitare non sono molti, ma sono certamente notevoli. La sala da pranzo ha un’intera parete a finestre affacciate sul giardino dalle quali filtra una luce obliqua che illumina il grande caminetto scolpito come un merletto, e mostra un incredibile pavimento a mosaico sul quale sono raffigurate vivaci scene di caccia: uccelli, cani, oche, cervi rappresentati in ogni minimo dettaglio sono racchiusi in medaglioni dai colori delicati, decorati da tralci di fiori e piante esotiche. Le porte, laccate di rosso intenso e rifinite in argento sbalzato a imitazione dei portoni dei castelli medievali, sono incredibilmente originali, soprattutto per il contrasto evidente tra i colori chiari e vivaci e lo stile cupo delle forme gotiche.

Nel giardino si trova anche una piccola chiesetta, la Cappella della Santissima Trinità, caratterizzata da numerosissimi riferimenti iconografici di tipo esoterico, massonico e alchemico. Ovunque sono visibili croci templari, sfere armillari, triangoli con al centro l’occhio divino e simboli misteriosi di interpretazione oscura, mentre sulle vetrate colorate di una finestra è dipinto l’episodio, già rappresentato nella chiesa di Nazarè, del nobile cavaliere che per inseguire un cervo rischia di precipitare in un burrone ed è salvato dall’intervento della Vergine Maria. Una piccola cappella insolita e molto luminosa, davvero interessante.

Intorno all’edificio principale si estende il grande parco, che e’ ancora più stravagante del palazzo. Tutto un groviglio di piante e sentieri, boschetti e labirinti, laghetti e grotte, panchine monumentali e architetture dalle fogge più strane e dai nomi suggestivi: la Fontana dell’Ibis, il Terrazzo dei Mondi Celesti, il Portale dei Guardiani, il Pianerottolo degli Dei, La Grotta di Leda, il Laghetto senza Nome, e la bellissima Torre da Regaleira, elegante e misteriosa, dalla quale si gode una vista magnifica sulla città di Sintra.

Gironzoliamo per l’enorme tenuta come in un parco dei divertimenti, con la mappa alla mano solo per assicurarci di non tralasciare nulla, passando da una zona all’altra attratti soltanto dalla nostra curiosità. All’uscita dall’ennesima torretta seguiamo un percorso che arriva a una piccola cascata che sgorga dall’alto di una roccia, dietro la quale si intravede una grotta buia mentre davanti si forma un piccolo bacino d’acqua. Passiamo su un ponticello di legno e ci ritroviamo sulla sponda del laghetto, che si può attraversare camminando sopra piccole rocce piatte che affiorano dall’acqua. La curiosità e il divertimento prevalgono sul buon senso, così mi avventuro, e quando mi rendo conto che queste non sono esattamente cose adatte a me sono ormai dall’altra parte, in salvo e soprattutto ancora asciutta. La grotta dietro alla cascata si allunga in un tunnel completamente buio che percorriamo alla cieca senza avere idea di dove stiamo andando, finche’ svoltiamo in una seconda galleria illuminata appena da un filo di lucine posate a terra, e quando rivediamo la luce del giorno scopriamo finalmente il mistero: siamo in fondo al Pozzo dell’Iniziazione! Il pavimento circolare ricoperto di marmi colorati che formano figure geometriche e’ la base di un pozzo profondo in cui un giro elicoidale di finestre ad archi e colonnine si affacciano lungo le pareti cilindriche creando un effetto di leggerezza ed eleganza inaspettato. Risaliamo lentamente lungo una scalinata che passa dietro alle arcate fino ad arrivare di nuovo in cima; sembra di camminare all’interno di un flauto gigante, affacciandoci ogni tanto dai fori delle note. E’ una strana sensazione poi, uscire di nuovo fuori all’aria aperta. Abbiamo fatto il pozzo, ora siamo anche noi degli Iniziati – anche se non abbiamo idea a cosa siamo stati iniziati, effettivamente…

Ma il bello del parco non sono solo le statue o le torri o le guglie, bensì il parco stesso, le piante, i vialetti, i fiori che spuntano ovunque. E tra tutte le creature verdi che incrociamo, incontro a sorpresa una delle mie preferite in assoluto: una Sequoia americana. Non ho idea di come sia finita qui e perché, è una sorpresa, ed è fantastica. Altissima, rigogliosa, con quella sua corteccia spugnosa e soffice che fa venire voglia di accarezzarla. Certo non è immensa e magica come quelle del National Sequoia Park, quelle per il momento rimangono nella mia lista dei sogni ancora da realizzare, ma è comunque una creatura straordinaria che rende questa giornata ancora più speciale.

Alla fine, dopo tanti giri e tante emozioni dobbiamo deciderci a uscire da questa tenuta così originale, lasciando i suoi misteri e le sue stravaganze dietro al grande cancello di ferro battuto a riccioli.

All’uscita riprendiamo l’auto e saliamo ancora più su lungo la strada tortuosa che si arrampica sulla collina subito fuori da Sintra, e raggiungiamo il Palacio Nacional da Pena, uno dei più famosi palazzi del Portogallo, anche questo compreso nel Patrimonio mondiale dell’Unesco.

Il Palazzo risale alla metà dell’800, fu fatto costruire dalla regina Maria II di Braganza come dono di nozze per suo marito Ferdinando II del Portogallo ed è una costruzione assolutamente sorprendente, anche più della Quinta da Regaleira. O per lo meno, lo è in un modo tutto suo, imprevisto e spettacolare.

Il biglietto e’ doppio e comprende la visita del palazzo e del parco, che e’ molto grande, tanto che per raggiungere l’edificio principale, posato in cima alla Rocca di Sintra, si prende un piccolo bus verde che risale il lungo viale fino all’ingresso. L’impatto con il palazzo è notevole, e inatteso. Un miscuglio di stili architettonici differenti e poco compatibili, che però sembra funzionare, forse grazie ai colori incredibili che decorano i diversi edifici che lo fanno somigliare a una Disneyland romantica.

Torrette rosse, grandi facciate interamente ricoperte di Azulejos blu, cupole gialle, merlature ocra, finestre manueline con grovigli di corde e alghe e inquietanti creature di pietra grigia, archi moreschi giallo limone, edicole gotiche rosa col tetto a disegni geometrici, un caleidoscopio di forme e colori che stupisce e da l’impressione di trovarsi su un set cinematografico, in un luogo artificiale e fiabesco allo stesso tempo, che stupì perfino Lord Byron e fu capace di incantare Richard Strauss.

Il parco intorno al Palazzo e’ immenso e incantevole, seguiamo i sentieri sulla mappa incontrando laghetti, aiuole fiorite, fontane, casette di fata e punti panoramici, ci inoltriamo tanto che perdiamo completamente di vista gli edifici in cima alla collina.

Il giro è faticoso e lungo, ma ripagato dall’incontro con altre sequoie, piante giapponesi ammantate di fiori delicati come farfalle, vialetti romantici e atmosfere da bosco incantato. Sembra di essere fuori dal mondo, in un luogo magico e misterioso dove non c’è più nessun altro tranne noi quattro, immersi nella Natura originaria.

Alla fine della visita salutiamo il parco e il bizzarro palazzo colorato e torniamo verso l’uscita con il solito bus verde che ci aveva portati su, e riprendiamo la nostra auto per raggiungere la Casa da Pendoa. Ci riposiamo un po’ dalle lunghe camminate cercando sulla guida consigli per un buon ristorante per stasera, quindi usciamo di nuovo a fare un giro in centro per raggiungere l’ultima attrazione imperdibile della città, il Palazzo Nazionale. Si tratta in effetti di un complesso di edifici separati costruiti in stili molto diversi, dal manuelino al gotico al barocco, che fu utilizzato come residenza estiva da molti re e regine del Portogallo. Purtroppo è tardi e non è più possibile entrare per la visita degli interni, ma anche da fuori si riesce a percepire la raffinata eleganza di questo palazzo e la bellezza del gruppo eterogeneo di edifici che lo compone. Su tutto spiccano i due enormi coni dei camini delle cucine, vero simbolo del Palazzo Nazionale e della città intera.

Per finire la giornata ci regaliamo una buona cena a base di carne e pesce grigliato in un ristorante tipico del centro, accompagnato da Vinho Verde ben fresco. Una cena un po’ meno economica di quelle fatte nelle sere precedenti, ma comunque un buon modo per concludere una giornata molto speciale.

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