Irlanda 11 – 21 giugno 2009

Ryanair takes you there!

Sognavamo questo viaggio nella terra di Erin da mesi, e il sogno si è finalmente realizzato. L’Irlanda è un paese meraviglioso e generosissimo, che ci ha regalato molto più di quanto ci aspettassimo. La magia di quei luoghi dalla bellezza straordinaria e antichissima ci ha incantati, portandoci in un mondo diverso e nuovo, capace di farci sentire lontani da tutto quello che conoscevamo e incredibilmente vicini allo spirito originario della Natura. Una dimensione diversa dello spazio intorno a noi, una percezione rinnovata del tempo e del suo scorrere, una riclassificazione totale dei valori e dei metri di giudizio sui quali misurare le nostre azioni – pochi giorni in quel mondo così diverso sono bastati a dare il via a una serie di cambiamenti percettivi che abbiamo sentito chiaramente avvenire in noi. L’Irlanda è un viaggio nello spazio e nel tempo, basta rilassarsi e lasciarsi conquistare piano piano, il resto viene da sé. Tutto è meraviglioso e sorprendente, scogliere, colline, prati, laghi, nuvole, cielo, rocce, vento, oceano, cavalli, mucche, pecore… lo spettacolo naturale è straordinario e addirittura superiore alle aspettative, ma la cosa che ci ha colpiti di più è stata la gente. La gentilezza, l’accoglienza, la semplicità, l’umanità che abbiamo trovato in tutte le persone che abbiamo avuto modo di incontrare lungo il nostro cammino ci hanno incantati e conquistati senza riserve. Un’esperienza fantastica quella dell’affabilità e della cortesia da parte di persone che neppure ti conoscono, che di questi tempi fa davvero bene al cuore. Per questo, oltre che per tutto quello che non siamo riusciti a vedere, già sogniamo di quando torneremo in questo paese.
Perché se c’è una cosa certa, è che l’Irlanda è posto dove si ritorna.

Di seguito il diario del nostro viaggio, con alcune delle tantissime foto scattate. Ho deciso che inserirò il diario un po’ per volta, giorno per giorno. Tanto per rispettare i piacevolissimi ritmi irlandesi.

Giovedì 11: Pisa – Dublino – Enniskerry
Mattinata di lavoro intenso per sistemare le ultime cose in ufficio, poi rientriamo a casa per prendere i nostri bagagli e diamo finalmente inizio a questa attesissima avventura irlandese. Non mi sembra vero, dopo tanti mesi che sogniamo e programmiamo, il momento di partire è davvero arrivato. Raggiungiamo l’aeroporto di Pisa con un certo anticipo, la Spagna ci ha insegnato la lezione e non vogliamo che succeda più nulla di simile. Aspettiamo che sul monitor compaia il numero del gate per il check in del nostro volo Ryanair per Dublino previsto per le 17,30 ora italiana, poi lasciamo le valige e andiamo alla zona delle partenze. C’è una certa confusione in giro, molta gente con bambini e bagagli al seguito, turisti spagnoli e inglesi che parlano tra loro, e parecchi americani già rossi come gamberi strinati dal primo sole estivo. L’atmosfera intorno è vivace, e contagiosa. Ci accodiamo a un gruppo di gente in attesa dell’imbarco e aspettiamo pazientemente, per scoprire dopo un po’ che quella che da lontano nel monitor pareva la scritta Dublin era in realtà Berlin. Abbiamo toppato la fila! E meno male che stavolta io non c’entro… Individuiamo il gate giusto, passiamo il controllo passaporti e ci rimettiamo in fila insieme a un folto gruppo di persone che chiacchierano in attesa di imbarcarsi. Alla fine tocca davvero a noi, mi faccio coraggio e salgo. Sono le 17,50 e siamo già una ventina di minuti in ritardo, speriamo bene. Il tempo del panico del decollo, poi ricomincio a respirare e tiro fuori il mio libro. Ho scelto di portarmi “Il club dei filosofi dilettanti”, una detective story di Alexander McCall Smith, nella speranza che si riveli abbastanza interessante da distrarmi e farmi passare le ore senza che me ne renda conto. Alla fine direi che funziona. Il tempo scivola via liscio, e soprattutto il volo, e atterriamo dopo circa tre ore senza un sussulto. Solo un gran respiro di sollievo. Adesso la vacanza può davvero cominciare! Arriviamo al controllo passaporti e un omone grosso dalla pelle bianchissima e gli occhi blu come il mare ci fa un enorme sorriso dandoci il benvenuto con un italianissimo “Buongiorno!”. Il nostro primo impatto con l’ospitalità e la gentilezza irlandesi è decisamente positivo. Ritiriamo i bagagli in pochi minuti, chiediamo informazioni per l’ufficio Hertz dove dobbiamo ritirare la nostra auto noleggiata online e siamo indirizzati subito fuori dall’aeroporto, alla pensilina di un autobus navetta che ci porterà al parcheggio delle auto. L’aria è fresca, il cielo è decisamente terso e un sole ancora alto illumina tutto. La navetta ci porta alla sede Hertz in pochi minuti, facciamo le pratiche dovute (compresa l’assicurazione integrativa di 10,00 € al giorno che ci azzera la franchigia) e raggiungiamo il parcheggio 27 dove prendiamo possesso della nostra Grande Punto grigio chiaro. Sembra nuovissima, è pulitissima e comoda e anche troppo grande per le nostre esigenze. Salire a sinistra ed essere il passeggero è parecchio strano in effetti, ma la guida opposta non è troppo traumatica, e poi Luca è un grande, ci vuole ben altro per scoraggiarlo. Attacchiamo il nostro EeePc con GPS e impostiamo su Autoroute la destinazione Enniskerry, nella contea di Wicklow, dove abbiamo prenotato il nostro primo B&B. Percorriamo un tratto della grande periferica di Dublino (M50) in direzione sud, c’è un pedaggio fisso da pagare alla fine dell’autostrada ma non c’è né un omino né un cestino o simili. Alla Hertz ci hanno spiegato che pagheremo ad una qualunque stazione di servizio entro domani alle 20,00 i 3,00 € dovuti. Anzi, sarebbe bene pagare anche i 3,00 € del ritorno, così non ci pensiamo più. Fantastico. Non ci era mai capitato di sentire di un simile modo di pagare l’autostrada. Il traffico è scorrevole, le corsie sono ampie e le indicazioni frequenti. Attraversiamo una zona periferica nella quale sono in corso lavori di costruzione e di ampliamento delle strade, mentre passiamo vedo un coniglio sul bordo della strada che zompetta via, per fortuna dal lato della campagna. Usciamo a Enniskerry ma non è facile trovare subito il nostro B&B in quel nulla pieno di alberi, non abbiamo neppure un indirizzo preciso ma solo il nome della località. Alla fine inseriamo il nome della struttura nel GPS e lo individuiamo velocemente. La casa che ci troviamo di fronte è meravigliosa, rosa e bianca con il tetto spiovente, un bellissimo giardino perfettamente curato e una spettacolare veranda chiusa da vetri riquadrati in legno dipinto di bianco. coolakay.jpg Sono ormai le nove passate e ci scusiamo per il nostro ritardo ma la proprietaria, gentilissima, dice di non preoccuparci, è tutto ok. Ci fa vedere la stanza, bella e grande, con ben 3 letti vestiti con piumoni bianchi decorati da fiori ricamati rosa e lilla, un bagno ampio con vasca e doccia, e una vista spettacolare sulle Wicklow Mountains. Portiamo la nostra roba in stanza, accettiamo il tè e i biscotti di benvenuto offerti dalla signora Yvonne, e ce ne andiamo a dormire, stanchi e un po’ storditi dalle tante emozioni della giornata. Siamo davvero qui, il nostro viaggio tanto atteso è cominciato. Mettiamo l’orario indietro di 1 ora e puntiamo la sveglia del cellulare prima delle 8. Abbiamo accettato di provare la mitica Irish breakfast domattina verso le 8,30 – e speriamo di avere stomaci all’altezza della notoriamente ricca cucina locale…
Coolakay House Ennyskerry, Wicklow Co. (40,00€ a testa, voto 4/5)
www.coolakayhouse.com
info@coolakayhouse.com

Venerdì 12:  Powerscourt Estate – Waterfall – Glendalough – Kilkenny
Notte perfetta nel silenzio totale del Coolakay, almeno finché dura… quando mi sveglio è giorno pieno, una luce intensa filtra attraverso le tende inutilmente chiuse a nascondere quel paesaggio meraviglioso. Sono sicura che la sveglia non abbia suonato e che la stanchezza ci abbia giocato un brutto tiro facendoci fare tardi. Accendo il telefono per cercare di capire cosa non ha funzionato, e scopro che in realtà sono appena le 5,40 del mattino. E’ giorno fatto, e sembrerebbe pure una bella giornata dalla luce chiara che invade la stanza. Luca dorme tranquillo, a lui la luce non da alcun fastidio, e anch’io mi rimetto comoda sotto il piumone cercando di riposare ancora, è decisamente troppo presto. Quando infine suona la sveglia e ci alziamo scopriamo che il cielo è cambiato, ora è molto nuvoloso e sembra che stia per piovere. Scendiamo a fare colazione nella deliziosa sala ristorante tutta in legno, e affrontiamo la nostra prima Irish breakfast. Sul tavolo la signora dispone caffè, latte, tè, succo d’arancia, marmellata, ma anche piatti con un uovo fritto, due fette di bacon arrostito, due piccole salsicce, mezzo pomodoro grigliato, pane tostato, burro. full-irish.jpg Dopo un’esitazione iniziale prendiamo confidenza con i nuovi sapori e facciamo fuori tutto, sperando che lo stomaco non resti troppo sconvolto da tante novità mattutine. Facciamo qualche foto della sala, poi recuperiamo le nostre cose e salutiamo e ringraziamo la signora della sua ospitalità squisita. Lei ci spiega come e dove pagare l’autostrada in un inglese un po’ diverso da quello che conosco, ma la capisco bene tutto sommato, temevo un po’ questo impatto con l’inglese d’Irlanda ma se parlano davvero tutti così possiamo stare tranquilli. Prima di partire facciamo qualche altra foto alla casa e al giardino, dove un’originalissima scultura che raffigura un alce a grandezza naturale accoglie gli ospiti da un’aiuola in fiore. alce.jpg Quindi ripartiamo, diretti verso la Fuel station indicataci dove paghiamo i 6,00 € dei due passaggi sulla M50 a un commesso gentilissimo. Da lì torniamo indietro e in pochi minuti siamo alla Powerscourt Estate House and Gardens (www.powerscourt.ie/gardens 8,00 € a testa), la prima tappa di oggi. La residenza, che risale addirittura al 1300, è visitabile solo all’esterno, mentre all’ingresso ci sono una serie di negozietti che vendono souvenir e articoli di artigianato molto belli e purtroppo molto cari. vaso.jpg Facciamo il giro dell’immenso parco mentre il cielo si copre ancora di più, e qualche goccia di pioggia comincia a cadere. Il giardino centrale è all’italiana, notevole, con una lunga scalinata, vasche d’acqua, vasi di fiori fissati su colonne, e statue. In particolare a metà scalinata, su una terrazza panoramica, sono stati sistemati due magnifici cavalli alati in metallo argentato scolpiti dopo la metà dell’800 in Germania, che rappresentano una parte dello stemma nobiliare dei Visconti Powerscourt. In fondo alla scala – e al giardino – c’è un grande stagno con una fontana di Nettuno che soffia l’acqua da una conchiglia, circondato da centinaia di ninfee. Molto bello, come bellissima è la vista da lì del palazzo in cima alla scalinata. estate.jpg Questo parco è una delle mete domenicali preferite dei dublinesi, che vengono a passare qualche ora tra il verde e i fiori dopo la settimana trascorsa in città. Oggi non c’è molta gente in giro, e si può passeggiare tranquillamente godendosi ogni angolo. stagno.jpg Giriamo intorno al parco tra alberi in fiore, piante centenarie, prati profumati d’erba appena tagliata e panchine di legno intorno alle quali zampettano grossi corvi, e raggiungiamo il giardino giapponese. japanese.jpg Una meraviglia di armonie di colori, fioriture esotiche e perfette, proporzioni incantevoli, vialetti, ponticelli, aiuole, c’è persino una grotta artificiale fatta di rocce ricoperte di piante e muschi. Un luogo lieve e delizioso come solo l’arte giapponese sa creare. japanese2.jpg Da lì riprendiamo il sentiero circolare e arriviamo fin su al cimitero degli animali, dove una serie di vecchie lapidi di pietra stanno a ricordare, in commoventi epitaffi, l’affetto e la dolcezza che cani, gatti, pony – e perfino una mucca – hanno regalato per anni ai padroni di casa. Un angolo incantevole e insolito, veramente da non mancare. pet-cem.jpg Visitiamo anche il roseto (come potevo perdermelo) nel Walled garden, e poi saliamo in cima alla Pepper Pot Tower, la torretta dalla forma ispirata ad un macinapepe appartenuto al padrone di casa, che regala una vista fantastica sulle montagne circostanti. Respiriamo l’aria fresca, e ci godiamo il silenzio e il blu del cielo, che ritorna pulito dopo una breve spruzzata di pioggia leggera. pepper.jpgStiamo facendo conoscenza con il clima irlandese e la sua nota incostanza, e direi che non è così tremendo, in realtà. Già intuiamo che non bisogna preoccuparsi troppo quando piove perché durerà sicuramente poco, e allo stesso modo non bisogna preoccuparsi troppo del sole caldo sulla testa, perché le nubi correranno presto a regalarci ombra fresca. Non è così male, dopo tutto. Lentamente riattraversiamo la tenuta fino al parcheggio, e riprendiamo l’auto per dirigerci verso la Waterfall (www.powerscourt.ie/gardens/waterfall 5,00 €), che si trova a circa 6 km di distanza all’interno dello stesso parco, nel quale si trova anche un esclusivo campo da golf da 18 buche con il prato perfettamente curato. Quella che visitiamo è la cascata naturale più alta dell’isola (130 mt) e nonostante il costo del biglietto sia decisamente troppo alto, lo spettacolo che offre è davvero magnifico. Una striscia d’acqua candida che riga il fianco scuro delle rocce saltando giù da chissà dove, in uno scroscio continuo e vivace. waterfall.jpg Intorno colline, alberi altissimi, prato a volontà, e un incredibile ordine dappertutto. Ci sono tavoli in legno e panchine per fare merenda, toilette pulitissime, perfino i cestini sono mimetizzati all’interno di contenitori di legno che si integrano perfettamente con il paesaggio. Luca era già stato qui molti anni fa durante un soggiorno per un corso di lingua inglese, ed è bello vedere la sua gioia di ritrovare tutto uguale dopo tanto tempo. Di nuovo c’è solo un punto di accoglienza organizzato per gruppi e famiglie che vogliono fare un picnic, e un piccolo parco giochi per bambini. Dopo un’ultima foto alla cascata ripartiamo verso sud ovest, sulla strada locale R755 in direzione Glendalough, o “Glen of two Lakes” (valle dei due laghi). L’antico sito (www.glendalough.connect.ie) è abbastanza vicino, ci arriviamo in pochi minuti, e scopriamo con piacere che l’accesso alle rovine del monastero è gratuito. Ci inoltriamo lungo il sentiero che porta alle celle dei monaci e al cimitero, immerso in un bosco fantastico, e lo raggiungiamo dopo una breve passeggiata. glendalough.jpg Il sito fu creato dai seguaci di San Kevin, ritiratosi in questi luoghi per meditare e condurre vita da eremita in completa solitudine intorno al 500 dC, e rimase attivo fino quasi al 1200 dC., quando venne semidistrutto dall’arrivo dei normanni. Tra le costruzioni ancora visibili c’è una cella integra, con il tetto e il comignolo intatti, e un meraviglioso campanile celtico, di forma conica, molto alto e con il tetto a punta. Numerose tombe segnate da croci celtiche sono sparse per il giardino e i vialetti, alcune molto antiche altre più moderne, ma tutte in uno stato di quasi totale abbandono. E’ un luogo assai solitario nonostante la presenza di molte persone, un luogo in cui la natura sembra sul punto di prevalere nuovamente sull’uomo. cross.jpg Dalle rovine riprendiamo il sentiero che si inoltra nel bosco e raggiungiamo il Lower Lake, uno specchio d’acqua tranquillo e silenzioso ai piedi dei monti, e continuiamo fino all’Upper Lake, vasto e immobile, circondato da montagne e boschi, immerso in una nebbiolina che lo fa assomigliare a una visione onirica. upper-lake.jpg Non mi stupirei se voltandomi vedessi un folletto spuntare da dietro uno degli antichi alberi che si curvano sulla riva del lago.  Passeggiamo per un po’ in silenzio, certi che San Kevin aveva veramente indovinato un luogo perfetto per meditare ed entrare in contatto con lo spirito più puro della natura. Poi torniamo verso una piazzola non lontano da lì, prendiamo un Chickenburger ad un chioschetto e ce lo mangiamo seduti su un muretto, in un silenzio da favola, mentre il cielo di nuovo coperto lascia cadere piccole gocce di pioggia. Dopo il break continuiamo a passeggiare nel folto del bosco arrivando alle rovine di una piccola Chiesa senza tetto, e ci inerpichiamo su fino al sito dove sorgeva la cella di San Kevin, in cima ad un’altura dalla quale si gode di uno scorcio spettacolare dell’Upper Lake. Infine ci decidiamo a tornare indietro, siamo stanchi e dobbiamo raggiungere Kilkenny entro un’ora decente. Però è davvero un peccato dover lasciare quel bosco incantato e silenzioso, e la magia dei due laghi vicini. Il navigatore ci guida lungo la N81 e poi sulla N9, più ampia la prima, più stretta ma quasi deserta la seconda, entrambe in buonissime condizioni e immerse in una campagna verdissima nella quale grosse mucche pacifiche che brucano l’erba o riposano a gruppi sembrano essere le uniche creature esistenti. Giungiamo a Kilkenny in poco più di un’ora e lì, nonostante notevoli lavori di ripavimentazione della via del castello che deviano la circolazione stradale, riusciamo a trovare il nostro B&B senza troppe difficoltà. Stasera soggiorneremo presso il Carriglea, una bella casa in pietra a due piani con la porta rossa e la facciata decorata da edera rampicante. carriglea.jpg La signora Josephine ci accoglie con la gentilezza tipica di questa gente, come ci avevano già preannunciato i nostri amici Simona e Francesco che l’estate scorsa hanno fatto tappa qui durante il loro tour irlandese, e ci sistema in una camera doppia al primo piano. Il posto è bellissimo, con la scala in legno, decorazioni di fiori secchi sul caminetto e il necessario per preparasi tè o caffè in camera. La sala della colazione che ci viene mostrata è arredata con un piccolo buffet, due tavolini in legno scuro con le sedie dalla seduta rivestita di stoffa a righe, e una vetrina nella quale fanno bella mostra cristallerie e porcellane. L’atmosfera è accogliente e piacevolmente retrò, molto affascinante. La signora ci dà la chiave della stanza alla quale è unita un’altra chiave più piccola che è quella del portone d’ingresso, casomai decidiamo di rientrare tardi, ma tanto ci dice, “trovate sempre aperto”. Non facciamo troppo caso a queste parole che sono per noi un modo di dire e usciamo a piedi, non serve l’auto perché il centro è veramente vicino, basta seguire la via che corre lungo il muro esterno che delimita il parco del castello e siamo in città. Passeggiamo un po’ in giro, i negozi sono già chiusi ma gli edifici che si affacciano sulle vie sono belli, alcuni più antichi con decorazioni in pietra, insegne in legno dipinto d’oro su fondo nero e vasi di fiori ai davanzali. Superiamo la Crafts Gallery e la libreria e arriviamo alla strada dei ristoranti dove, su consiglio della signora, scegliamo un piccolo pub che prepara anche piatti tipici, il Bollard, per la nostra prima vera cena Irish. Il locale è un pub classico immerso nella semioscurità, tutto in legno lucido, con una musica gaelica in sottofondo e pochi clienti che chiacchierano seduti sugli sgabelli al bancone del bar sorseggiando una pinta di birra. Prendiamo un Irish Stew e una Irish casserole with Guinness, e naturalmente birra da bere, Guinness per Luca e Kilkenny per me. Ceniamo tranquilli in un’atmosfera fantastica, chiacchieriamo mentre la musica ci fa da sottofondo e la cameriera ci sorride passando vicino al nostro tavolo. Un posto piacevolissimo per una cena semplice e speciale che ricorderò con nostalgia quando saremo a casa, già lo so. Alla fine usciamo e passeggiamo fino al Carriglea, molto contenti di com’è andato questo primo giorno irlandese. Arriviamo alla casa e infiliamo la chiave nel portone, per scoprire con una certa sorpresa che la signora aveva detto il vero, la porta si apre subito senza bisogno di mandate. Eppure, nonostante non siano ancora le 11, è chiaro che sono tutti già a dormire. Con la porta aperta. Incredibile. Saliamo cercando di non fare rumore e ce ne andiamo a dormire anche noi, nel silenzio totale che è già sceso sulla città. Ho deciso che se mai avrò una casa come questa, avrà una porta rossa.
Carriglea Kilkenny, Kilkenny County (38,00 € a testa voto 5/5)
www.carrigleakilkenny.com
archers@iol.ie

2 Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *