Lunedì 22 agosto 2016: Cardiff Castle – city centre – St John’s Church – Senedd – Millennium Stadium

Colazione meno affollata di ieri al nostro YHA, e finalmente non piove. È tutto buono a dire il vero, a parte il succo d’arancia, che probabilmente le arance non le ha mai incontrate… Ma il resto è ok. Andiamo verso il centro per visitare il castello ma il parcheggio è un po’ complicato da trovare in centro città, quindi mettiamo la macchina nel posto di ieri, vicino al museo, dove costa poco ed è comunque adatto al nostro scopo.

Purtroppo il Castello è una proprietà privata della città non un bene nazionale (oggi appartiene ai Marchesi di Bute), per cui le nostre tessere non servono qui e dobbiamo pagare l’ingresso, ma il costo (elevato) del biglietto comprende un’audio guida da ascoltare nella lingua desiderata. Fondato dai romani nel I secolo, rinforzato dai Normanni e poi posseduto da conti e marchesi inglesi durante tutto il medioevo, da Enrico I fino alla fine della Guerra delle due Rose, ebbe un ruolo importante nella storia della corona britannica. Dopo essere scampato alla furia di Cromwell, nel ‘700 finì per appartenere a Lord John Mount Stuart, primo Marchese di Bute, che chiamò addirittura Capability Brown per ridisegnare i giardini e il parco all’interno delle mura, anch’esse finalmente restaurate e rivalutate in tutta la loro bellezza e potenza.

Subito di fronte all’ingresso sorge una piccola collina artificiale, la motta, circondata da un fossato, sulla quale svetta un bel mastio normanno. Un tempo c’era un muro di pietra alto e lungo che divideva il prato in due parti, ma proprio Capability Brown procedette a farlo abbattere per creare un giardino più ampio e meglio fruibile dai suoi proprietari, lasciando intatta invece la motta e il suo maschio come pittoresco souvenir storico del castello.

Fu il terzo marchese di Bute ad avvalersi del famoso architetto William Burges per rinnovare e abbellire il castello. Burges aveva già progettato Castell Coch per il marchese, e anche in questo edificio il suo stile eclettico salta subito agli occhi.

L’originale struttura normanna, che era bellissima, in pietra chiara con le 4 torri aggettanti, fu in parte alterata e venne aggiunta una grossa torre a sinistra, e poi anche una stravagante torre dell’orologio alta oltre 40 metri decorata di statue policrome e dorate che simboleggiano le divinità romane del Tempo, completate dai segni zodiacali.

Visitiamo anche l’interno, almeno le poche stanze aperte al pubblico, e anche qui il revival gotico domina in ogni dettaglio. Stucchi dorati, legno ricoperto di foglia oro, finestre istoriate che illustrano le vite di santi o cavalieri, una sala dei banchetti con un caminetto enorme sormontato da statue di re e regine, c’è tutta la classica grandeur gotico-vittoriana al massimo delle sue capacità. Di grande impatto visivo ovunque, ma soprattutto in quello che è considerato il capolavoro di Burges, cioè il soffitto in legno della sala araba ispirato all’architettura delle moschee islamiche, che sorprende i visitatori con l’armonia luminosa delle sue geometrie perfette.

La biblioteca è molto bella invece, con magnifiche scaffalature intarsiate e un’atmosfera adatta allo studio. Su uno dei tavoli c’è una grande foto in cui sono ritratti i potenti del mondo riuniti qui in occasione di una visita speciale, capeggiati da un Obama sorridente.

Il maschio è bello e molto interessante, anche se per arrivare in cima dobbiamo salire oltre 100 gradini, tanto per cambiare..! Ma la vista sulla città è impagabile.

Da quassù si vede anche Castell Coch, lontano nei boschi, ben al di fuori della città.

Facciamo il giro dei camminamenti e del prato, ammirando anche il trabucco, che è una copia di quelli ricostruiti al castello di Caerphilly. Questo viene ancora utilizzato a scopi dimostrativi durante alcune manifestazioni storiche, ovviamente con proiettili finti.

In un recinto di fianco all’edificio principale ci sono anche diversi rapaci sistemati sui loro paletti, con la cordicella legata alla zampa. Non faranno spettacoli oggi, non devono volare, ma sono lo stesso bellissimi, soprattutto l’enorme gufo reale Hector, che fa un verso acuto e ripetuto come per avvisare i visitatori di non avvicinarsi troppo, che oggi proprio non è giornata…

Ci sono una civetta e un gufo, un falco e un paio di piccole aquile, ma il gufo reale è l’attrazione preferita di chi arriva fino qui. Cosa darei per vederlo volare.

Nella torre di fondo, dove è stata ricostruita addirittura un’antica porta romana, passiamo attraverso una bellissima mostra che ricostruisce il periodo in cui questi camminamenti e i loro passaggi sotterranei furono temporaneamente utilizzati come rifugi antiaerei durante la seconda guerra mondiale. Mentre li percorriamo ascoltiamo uscire dagli altoparlanti lungo i corridoi effetti sonori di bombardamenti e sirene, musiche e canzoni degli anni ’40, avvisi radiofonici di allarme o consigli per mettersi al sicuro. Appesi alle pareti leggiamo volantini e poster del tempo che ci fanno immedesimare con una situazione di pericolo che – grazie al cielo – non conosciamo in prima persona, con un effetto finale così realistico da diventare quasi inquietante. Pensare a tutte le persone che dovevano accorrere in questi spazi sotterranei all’urlo improvviso e urgente delle sirene che spezzava ad un tratto la routine delle loro giornate, mentre le bombe piovevano dal cielo distruggendo la loro città, le loro case, le loro famiglie, fa venire i brividi…

Dopo il giro del castello usciamo e seguiamo la via che va dalla parte opposta del museo, verso quello che è effettivamente il centro cittadino. Prendiamo sandwich, succo e biscotti da Greggs e mangiamo seduti al fresco su una panchina, vicino alla chiesa, mentre un ragazzo molto bravo suona bellissime musiche con la sua chitarra. C’è addirittura un po di solicchio, non si potrebbe stare meglio di così.

Giriamo anche la chiesa gotica di St John the Baptist, che è molto raffinata, ed è il solo edifico medievale della città a parte il castello. Ha una bella torre quadrata che la sovrasta, con i classici quattro piccoli pinnacoli sugli angoli, e una lunga navata che finisce in un altare nascosto dietro un tabernacolo di legno. Ci sono anche alcune finestre con le vetrate istoriate dipinte su disegno di William Morris, dalle quali cola una luce calda che si raccoglie sul pavimento in piccole pozze colorate.

Facciamo un po’ di giri in centro, tra un negozio e l’altro nella zona pedonale, e scopriamo stretti vicoli e passages alla maniera francese, e anche un’enorme galleria commerciale che si dirama in giro per tutto il quartiere. Ci fermiamo a riposare su una panchina, a guardare la gente che passa e a respirare l’aria tranquilla di questa piccola capitale, e ci spostiamo solo quando alla fine dei ragazzi italiani si siedono dalla parte opposta a noi e non la smettono più di parlare animatamente, rovinando la pace del nostro piccolo angolo cittadino.

Arriviamo fino al gigantesco Millennium Stadium, lungo il fiume, una costruzione davvero impressionante anche così, a porte chiuse e senza la folla che sciama e urla in occasione delle partite del campionato di Rugby. Con la sua struttura di pali di sostegno tesi verso l’acqua, sembra un’enorme nave che sta per salpare verso paesi lontani.

Alla fine cerchiamo un pub tradizionale per la nostra ultima cena gallese, e ne troviamo uno che mi piace molto, ‘The cottage’. Prendiamo un buon fish and chips e dell’ottima birra, e Luca trova finalmente una stout gallese da provare al posto della Guinness, la Brains. Molto buona.

Dopo cena ritorniamo fino alla macchina passeggiando lentamente, saliamo a bordo e raggiungiamo per l’ultima volta la Cardiff Bay, a tre chilometri dal castello, lasciando l’auto vicino alla Dr Who Experience dove avevamo visto ieri che si paga solo fino alle 18, quindi adesso è gratis. Facciamo un giro nella luce della sera ancora buona, e arriviamo al Senedd (il palazzo del parlamento gallese) per fare qualche foto, visto che ieri con tutta quella pioggia non eravamo riusciti ad osservarlo al meglio.

La struttura irregolare completamente ecosostenibile, con la grande tettoia sostenuta da pali e le moltissime finestre in vetro e acciaio create dall’architetto Richard Rogers, spicca nettamente tra gli altri edifici della baia, rendendo questa piccola capitale un luogo decisamente all’avanguardia.

Alla fine dobbiamo tornare verso la macchina, tristi per il fatto che domani dovremo lasciare questa città – e tutto il Galles – per cominciare il nostro avvicinamento verso Stansted. Sappiamo già che questo bellissimo paese ci mancherà moltissimo.

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