Lunedì 8 agosto 2016: South Stack Lighthouse – Snowdon Mountain Railway – Caernarfon

Seconda notte extra silenziosa a Holyhead, e mattinata nuvolosa ma senza pioggia. A colazione ci serve un signore che non avevamo visto prima e che è molto gentile e chiacchiera a lungo con noi, al contrario della signora di ieri che ci aveva rivolto appena la parola. Meglio così, ci fa piacere. Quando usciamo cerchiamo un negozio un po’ grande che abbia articoli di elettronica, perché si è rotto il cavetto di alimentazione da auto del Tom Tom e dovremo trovarne un altro. Passiamo a un Tesco enorme aperto 24 ore su 24 ma hanno solo delle versioni più piccole del cavo, quindi niente da fare. Proveremo altrove, ma non so quanto sarà facile. I paesini qui sono molto piccoli e non hanno negozi specializzati o catene di elettronica come si trovano nelle grandi città, per cui non sarà semplice trovare proprio questo cavo, che secondo Luca è anche di un tipo un po’ superato (e infatti al Tesco avevano tutti quelli più nuovi). Vedremo come fare. Intanto procediamo con il nostro programma e in pochi minuti arriviamo alla prima tappa prevista per oggi, che dovrebbe essere spettacolare: South Stack Lighthouse, un faro a pochi chilometri a nord-ovest di Holyhead. Parcheggiamo al Visitor Centre e facciamo i biglietti, e la signora ci avvisa subito che ci solo oltre 412 gradini per arrivare giù al faro! Lo sapevamo già e non ci facciamo spaventare dall’impresa, anzi partiamo decisi per la scalata camminando in mezzo a un panorama sconfinato di mare, vento e bellezza da lasciare ammutoliti. Luca soprattutto lo affronta quasi impaziente, io un po’ meno perché so bene che le scale sono il mio arcinemico numero uno, ma, non mi importa, sono troppo curiosa di andare a vedere anche questo Finis Terrae ritagliato nel territorio gallese, e aggiungerlo alla nostra collezione privata.

La scarpinata è lunga e piuttosto difficile, parte in discesa e parte in salita su un terreno molto sconnesso, ma il panorama è di quelli che si possono definire mozzafiato senza tema di esagerare. La prima tappa del percorso è una strana torretta squadrata decorata da merli, candida come un’architettura greca e austera come un castello medievale formato giocattolo, circondata da un paesaggio di erica e oceano degno delle scogliere della Scozia più selvaggia.

La torretta è un centro informazioni a due piani sulla storia del faro, con depliant e schermi attivi in cui scorrono filmati che mostrano l’utilità di questa particolare lanterna lungo questo pericoloso tratto di costa, ma l’unica cosa che davvero colpisce tutti coloro che entrano qui è la parete di vetro che affaccia sull’oceano, dalla quale vediamo finalmente questo famoso faro bianco, e il folle percorso zigzagante necessario a raggiungerlo. Usciamo in fretta lasciando perdere le pagine informative, ad un tratto impazienti di misurarci con qualunque assurdo sentiero capace di portarci fino a quel luogo di fiaba posato sul bordo del mondo.

Il faro si trova su una minuscola isola rocciosa collegata alla terraferma attraverso un piccolo ponte di metallo sospeso, al quale si arriva scendendo i tratto finale dei famosi 412 gradini, ed è circondato solo da mare, vento e gabbiani in volo. Una minuscola propaggine di terra spenzolata sull’oceano, con piantata sopra una torretta bianca piccola come un panno steso, e una lanterna illuminata da una lucetta intermittente che da oltre 100 anni tiene lontane dal pericolo le navi in viaggio nel tratto di mare che separa Galles e Irlanda. Perché ad avere una buona vista, guardando sempre dritto di fronte a noi di là da tutto questo blu, si potrebbe vedere il porto di Dublino. E anche qui, come in ogni luogo in cui la terra finisce, la natura ha ritenuto che non era il caso di fare la modesta, e ha deciso di dare spettacolo a modo suo.

Saliamo fino in cima alla lanterna lungo una scala a chiocciola ripida e stretta insieme a un gruppetto di altri visitatori, e una signora ci spiega la storia di questo edificio così speciale, che è il lembo estremo della Gran Bretagna su questo lato del mare di Irlanda.

Il setting è veramente incredibile, e l’impatto visivo di questa location è di quelli che non si dimenticano, insieme ai profumi e ai suoni del mare. Ma di certo non dimenticherò neppure questi infiniti gradini, scesi e risaliti con la fatica mescolata alla meraviglia di essere riuscita ad arrivare fino qui, davanti a questa bellezza estrema in tutti i sensi. Fino al bordo della terra, ancora una volta.

Una volta risaliti al parcheggio riprendiamo la macchina e partiamo in direzione di Llanberis, a quasi un’ora di distanza in direzione est. Ci aspetta la Snowdon Mountain Railway, la più lunga ferrovia a scartamento ridotto rimasta in Galles che sale su in cima alla montagna più alta del paese, per la quale ho prenotato i biglietti da casa per la corsa delle 14,30. Parcheggiamo vicino alla stazione, ritiriamo i ticket definitivi e mangiamo un sandwich in attesa del nostro turno. L’area della stazione è carina, tutta fatta di edifici in legno a tema ferroviario e decorata da ceste di fiori, e nella zona riservata agli operatori vediamo anche un vecchio trenino a carbone che soffia nuvole di vapore bianco come un ferro da stiro.

Il nostro treno arriva poco dopo e saliamo nella carrozza B con altri viaggiatori. La salita fino in cima al monte Snowdon dura circa un’ora, si sale a velocità molto ridotta lungo binari stretti che si arrampicano su per rocce e pendii, scivolando in mezzo a panorami incredibili. Lo Snowdon è il monte più alto di questo importante parco naturale, ma c’è tutta una catena di montagne intorno a lui con vette appuntite che sembrano disegnate a matita, valli ampie e rotonde, laghi, rocce, e soprattutto prati sterminati che si srotolano fino in cima alle vette, lisci e perfetti come velluto, sui quali pascolano le immancabili pecore. Un paesaggio incantevole, che resta bello e morbido fino alla vetta.

La ferrovia è lunga circa 7,5 km e la cima è a un’altitudine di 1085 metri sul livello del mare, per cui in vetta il clima è molto diverso da come era giù. Siamo praticamente in mezzo alle nuvole, è tutto bianco latte intorno a noi, l’aria è pungente e umida e molti scalatori che incontriamo sono vestiti da montagna, con piumini, cappelli e sciarpe. In effetti, per chi vuole e se la sente, ci sono diversi sentieri ben segnalati che permettono di arrivare fino su a piedi, e ne incontriamo alcuni che stanno arrivando proprio mentre siamo lì, stanchissimi e arrossati dalla fatica delle oltre 4 ore di scalata, ma assolutamente soddisfatti e orgogliosi dell’impresa completata.

Facciamo un po’ di foto dal lato più libero dalle nuvole ammirando questa vastità che ci circonda, poi entriamo nel grande rifugio a scaldarci un po’ con una tazza di tè, in attesa di riprendere il treno che ci riporterà giù.

All’ora prevista risaliamo sul nostro trenino che, con la sua velocità a scartamento ridotto, ci fa riscendere piano lungo lo scivolo di velluto verde della montagna fin giù alla stazione di partenza, con negli occhi ancora tutto l’incanto di questo luogo ritagliato fuori dal mondo.

Anche la bellezza libera e inalterata del parco dello Snowdonia ci resterà a lungo nel cuore, come quella del faro candido di Holyhead. Due posti estremi di questa terra gallese dove la Natura riesce a dare il meglio di sé con un’eleganza spudorata.

Da Llanberis ci dirigiamo a Caernarfon, dove abbiamo il b&b prenotato per stasera. Ci accoglie una signora gentilissima dai capelli verdolini che ci sistema in una stanza ampia e pulitissima, con un bel piumone azzurro sul letto. Ci spiega tutto per la colazione di domattina e su nostra richiesta ci consiglia un pub dove cenare, che si rivela davvero ottimo come ci aveva promesso.

Diamo un’occhiata per un negozio di elettronica anche qui, ma il paese è piccolo e i negozi sono sopratutto shop di bric-a-brac e anticaglie varie o supermercati di generi alimentari, quindi niente da fare. Cercheremo altrove. Intanto, altri castelli ci attendono per domani.

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