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Martedì 19 agosto 2014: Painswick Rococò Garden – Bibury – Tetbury – Minster Lovell

Seconda colazione alla nostra casetta di Bourton, dopo una notte silenziosissima in cui il paesino fuori dalla finestra pareva letteralmente scomparso. Invece lo troviamo ancora lì quando usciamo dal parcheggio del B&B, tranquillo e ordinato come ieri sera.

La prima tappa di oggi è Painswick, un piccolo borgo di 2000 anime anche questo tutto in pietra delle Cotswold, tanto sobrio da essere quasi quasi austero, di grande atmosfera. Questo paesino, noto per le sue bellezze architettoniche e naturali come tutti quelli dei dintorni, è anche il luogo di nascita del famoso Mr Thomas Twining, che dai primi anni del 1700 fornisce il miglior tè delle 5 alle tazze di tutto il mondo. Quando si dice una tradizione.

L’edificio più rilevante qui è la chiesa di St. Mary in stile gotico perpendicolare, con la possente torre a base quadrata risalente al XIV secolo sormontata da un’altissima guglia aggiunta solo nel ‘600.

Il classico prato del cimitero che circonda la chiesa è abbellito da una notevole quantità di grossi alberi di tasso molto vecchi e scuri, le cui forme contorte contribuiscono ad alimentare un’inquietante leggenda locale. Pare che qui intorno ci siano esattamente 99 alberi di tasso, e che se si pianterà anche il numero 100 il Diavolo in persona arriverà a farlo seccare. In effetti sono già stati contati 103 alberi nel cimitero, ma nessuno si è ancora fatto vivo a protestare…

Tra le attrazioni più gettonate della zona c’è il Painswick Rococò Garden, un antico giardino ornamentale settecentesco che in passato era andato quasi in rovina, ma che di recente è stato recuperato e riportato al suo antico splendore. Facciamo il biglietto ed entriamo, e siamo di nuovo in un altro tempo. In uno spazio molto ampio sono sistemati viali d’erba e aiuole abbellite da una varietà di fiori e bordure colorate, insieme a una bellissima collezione di alberi da frutto, specialmente meli e peri, sistemati intorno a una zona riservata all’orto più artistico che ci sia capitato di vedere.

C’è uno stagno con le ninfee, una grande vasca di pietra con una panchina davanti a un piccolo giardino secondario, e un Anniversary Maze, un labirinto composto da due percorsi diversi che si intersecano, uno di siepi verde scuro e uno di siepi verde chiaro. Quelle chiare, viste dall’alto, formano il numero 250, e furono piantate alcuni anni fa in occasione dei festeggiamenti dei 250 anni dalla creazione di questo giardino.

Qui troviamo anche alcuni edifici dall’architettura alquanto stravagante ispirati allo stile neogotico, che contribuiscono a rendere questo luogo un ritaglio di spazio che arriva da oltre 2 secoli addietro. Entriamo in una casetta rossa molto piccola, con le finestre a bifora e i vetri dipinti, e poi in una struttura rosa e bianca con smerli e torrette costruita sopra una sorta di grotta, chiamata l’Aquila. Ma uno degli elementi per i quali questo giardino è famoso è l’esedra in legno e metallo che si eleva leggera e candida come un pizzo proprio in cima alla collinetta principale, davanti a una fontana rotonda, e che è ormai divenuta il simbolo più riconoscibile di questo luogo. Un po’ settecentesca e un po’ medievale, insolita e molto affascinante.

Tutto intorno al giardino c’è un gran bosco in cui è stato organizzato un percorso che passa attraverso alcuni punti di riferimento fissi, tra cui la casa dei colombi, la struttura in bambù creata in onore del giubileo della Regina e una piccola alcova di pietra in stile gotico completa di panchina, per riposarsi dalla camminata lungo i sentieri non sempre agevoli del bosco.

Ci sono parecchi visitatori oggi nonostante il clima incerto, e molti sono venuti insieme ai loro cani. Incontriamo cani dappertutto qui, nei pub, nelle vie, nei parchi, nei locali, tutti al guinzaglio e ben educati, e davanti a molti negozi ci sono piccole ciotole d’acqua pulita a disposizione degli “amici a 4 zampe”. Le razze più gettonate sono il cocker e una delle mie preferite, il levriero, sia quello piccolo italiano che quello standard. Animali fantastici, eleganti e di gran classe, anche loro con quel portamento altolocato e distante che li fa sembrare creature uscite da un dipinto di Boucher. Un posto particolare questo Rococò Garden, un po’ insolito forse, ma molto bello.

Da qui ci spostiamo in uno dei villaggi più famosi di quest’area, così caratteristico che perfino l’Imperatore Hirohito in persona volle soggiornarvi durante un suo viaggio nel Regno Unito, e che fu definito da William Morris il più bel villaggio d’Inghilterra: Bibury.

Qui si trova Arlington Row, nota per essere la strada più fotografata d’Inghilterra. E con buona ragione, direi. Se quello che avevamo visto finora dei tanto decantati villaggi tipici della campagna inglese aveva già pienamente soddisfatto le nostre aspettative, qui hanno proprio voluto esagerare. Una fila perfetta di cottage color miele col tetto a scivolo forma una curva delicata lungo la via, tanto dolce e morbida da sembrare un sorriso, con finestrelle e porte immerse nei fiori colorati e in una grazia assoluta. Da non credere ai propri occhi. Viene voglia di toccare le pietre delle case per essere sicuri che non sia solo un dipinto, o magari il frutto di un qualche trucco cinematografico ben riuscito. Invece no, sono proprio vere. Chissà che effetto fa essere in giro da qualche parte e a un certo punto dire “beh, si è fatto tardi, devo proprio andare a casa”. E venire qui. Entrare per una di queste piccole porte immerse tra i fiori, e chiudere tutto il resto fuori.

Un tempo queste case erano gli alloggi dei lavoratori della manifattura tessile locale, e infatti c’è ancora un mulino in disuso trasformato in abitazione in fondo al paese, vicino al corso del fiume Coln. Oggi vivono in quest’area meno di 800 anime – lucky them – famiglie che crescono qui da generazioni, probabilmente ormai rassegnate all’idea di sapere le foto delle loro case collezionate negli album digitali di perfetti sconosciuti provenienti da ogni angolo del mondo. Imperatori compresi.

D’altra parte, non si può pretendere di essere così incantevoli e poi reclamare il diritto alla privacy.

Lasciato – a malincuore – il mondo fatato di Bibury ci dirigiamo nella vicina Tetbury, un villaggio elegante pieno di fiori e di bellissimi negozi d’antiquariato frequentati dai migliori esperti del settore di tutto il Paese, dove facciamo anche una veloce pausa pranzo con sandwich e frutta fresca. Oltre che per i numerosi premi vinti come miglior ville fleurie d’Inghilterra, questo borgo è famoso anche per la tradizionale corsa col sacco di lana a spalle, che si svolge nella via principale ogni anno a fine maggio, e per la sua elegante chiesa gerogiana dedicata alla Vergine Maria e a Santa Maddalena, con l’inconfondibile torre quadrata sormontata da un’altissima guglia.

Qui si trova anche uno dei punti vendita di Highgrove, la catena di negozi creata dal Principe Carlo nella quale sono in vendita i prodotti artigianali frutto delle attività dell’azienda agricola che ha sede proprio nella tenuta dove lui risiede, e dalla quale i punti vendita prendono il nome. E’ un negozio molto raffinato che offre bellissimi oggetti per la casa e il giardinaggio e cibi biologici molto interessanti, ma naturalmente tutti di fascia di prezzo piuttosto….regale. Approfittiamo di uno sconto speciale per regalarci alcuni pacchetti di dolciumi dall’aspetto molto goloso e due tovagliette da colazione di lino con su ricamati due uccellini colorati bellissimi, di cui mi sono innamorata a prima vista. Il resto sarà per un’altra volta.

Come ultima tappa del giorno sconfiniamo dalle Cotswold nel vicino Oxfordshire per visitare il delizioso villaggio di Minster Lovell, un minuscolo centro di neanche 1500 abitanti immerso nel verde di questa straordinaria campagna. Ancora pochi cottage di pietra sparsi lungo la via, riuniti in piccoli gruppi di case circondate di fiori, così tipici da sembrare usciti da una cartolina di cento anni fa.

Uno degli edifici più conosciuti del villaggio si trova su un angolo della via principale, è una vecchia locanda di pietra chiamata The Old Swan, con grandi finestre all’inglese di legno bianco e mura ricoperte di piante e fiori. Di fronte all’ingresso, un’insegna col nome della locanda è appesa a una bicicletta col cestino pieno di edere e gerani – il mezzo di trasporto ideale, qui – mentre su una sedia a sdraio verde è stampata la filosofia di vita che tutti sembrano aver ormai adottato da queste parti.

La chiesetta del villaggio, in fondo a una stradina da nulla che porta direttamente sul bordo estremo della campagna, è minuscola, e bellissima. La luce calda del pomeriggio entra a fiotti dalle vetrate colorate creando un’atmosfera incantevole. L’altare e la mini navata sono decorati da tralci di rose fresche che hanno impregnato l’ambiente di un profumo delicato. Sembra la scia sottile di una cerimonia appena conclusa, la cui traccia gioiosa resiste nell’aria come l’eco di una promessa.

È tutto così bello e perfetto da sembrare irreale: la chiesetta posata in mezzo al suo prato vellutato disseminato di vecchie lapidi di pietra, la campagna curatissima tutto intorno, colline violette e campi gialli di grano più in fondo, pecore sparse nei pascoli qua e là, e boschetti scuri di querce in lontananza, nuvole che ingrigiscono lentamente il cielo del tardo pomeriggio tagliando via pezzi di luce poco per volta. Questo è esattamente il setting idilliaco che siamo venuti a cercare fin quassù. E non ci stupiamo mai abbastanza di trovarcelo davvero.

Un pioggia sottile ha cominciato a cadere a tratti, la temperatura è calata e in serata scende fino a 12 gradi. Ceniamo ancora a Bourton, in un altro pub caratteristico, con zuppa di verdura calda per me e spezzatino di carne alla birra con verdure e tortino di sfoglia per Luca.

Rientriamo prima delle otto, e prepariamo tutto per la partenza di domattina. Purtroppo dovremo lasciare questo posto incantevole, ma sappiamo già che altre meraviglie ci aspettano non lontano da qui.

30 gennaio, 2018 in Viaggi. Commenti: nessuno

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