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Martedì 9 agosto 2016: Caernarfon Castle – Llandudno – Powis Castle

Giornata di castelli oggi, che comincia con una ricca full English (si chiamerà full Welsh qui? devo indagare…) dalla signora coi capelli verdini. La stanza della colazione è carina, il cibo è buono e servito bene, e il marito della signora è gentile come lei. Quando andiamo giù per pagare ci presenta con orgoglio la loro amata tartaruga, una creatura di una quindicina di centimetri di diametro e 5 anni di età che ha un suo terrario completo di rocce, tronchi e ciotole di cibo, ma che gira anche libera in un salotto a lei riservato tra tappeti e coperte sistemate per terra. E’ molto carina, ma non so se questo sia davvero l’ambiente ideale dove tenere un animale del genere e, per quanto mi riguarda, l’odore nella stanza non propende a favore di questa idea….

Lasciamo la macchina dove l’abbiamo parcheggiata ieri sera e ci avviamo al castello di Caernarfon, che si raggiunge in 5 minuti di passeggiata. Mentre passiamo per il paese ci fermiamo a un Argos per chiedere del famoso cavetto per il Tom Tom di cui abbiamo bisogno e la commessa conferma che conosce l’articolo, ma purtroppo loro li hanno terminati. Però ne hanno disponibili a un Argos a Llandudno e ce ne prenota uno senza impegno di acquisto, magari nel pomeriggio riusciamo a farci un salto.

Costruito in posizione ideale sulla sponda del fiume Seiont e vicinissimo al mare, il castello è imponente e massiccio già da fuori, nonostante il tempo abbia infierito impietoso sulle sue spesse mura di pietra grigia e sulle sue altissime torri spigolose. L’interno, quando varchiamo la porta del Re, conferma subito l’impressione di formidabile fortezza militare perfettamente organizzata, con camminamenti a più livelli, torrette di guardia a base ottagonale, merlature possenti e grandi spazi armoniosi che un tempo erano dedicati agli appartamenti reali. Non c’è nulla di frivolo o meramente estetico qui, tutto è militare, forte, studiato per impressionare e scoraggiare qualsiasi nemico – draghi compresi. La sua costruzione fu ordinata da Edoardo I alla fine del 1200 e si dice che il suo architetto di fiducia, lo stesso James St George del castello di Beaumaris, si ispirò per questa opera nientemeno che alle mura di Costantinopoli, creando per Edoardo I un richiamo simbolico potente all’Imperatore romano Magnus Maximum che aveva dominato proprio su queste terre molti secoli prima.

Edoardo sposò una giovanissima Eleonora di Castiglia dalla quale ebbe ben 16 figli, di cui solo 6 sopravvissero ai genitori. In una delle torri, dove si trovavano gli appartamenti della regina, è stato creato un bel diorama intagliato a forma di corona, sui cui lati si possono ammirare scene che ricostruiscono l’incontro e le nozze dei coniugi reali e l’arrivo del loro figlio primogenito e futuro re d’Inghilterra (inclusi i territori gallesi).

La storia racconta, infatti, che qui nacque il famigerato Edoardo II, quello di Pierce Gaveston e Isabella di Francia, della guerra scozzese con Robert the Bruce e delle faide sanguinose coi Lancaster, che finì deposto a forza e poi ucciso probabilmente su ordine del suo stesso figlio ed erede, l’Edoardo II di cui poeti e drammaturghi della grandezza di Marlowe hanno scritto per secoli e il cui nome pare non essere molto fortunato neppure tra i Re più recenti. Figlio di Edoardo I ed erede al trono inglese, Edoardo II nacque proprio in questo castello e qui fu incoronato Principe di Galles, un “erede al trono nato in Galles che non parla una sola parola d’inglese”. A questo evento risale la tradizione secondo la quale qui avviene l’investitura (più rituale che legale in effetti) di ogni nuovo erede al trono insignito del titolo onorifico di Principe di Galles, compresi i recenti Edoardo VIII, figlio maggiore di Giorgio V (che abdicherà a favore del fratello minore Giorgio VI), e l’attuale Carlo d’Inghilterra, incoronato qui nel 1969 da sua madre Elisabetta II. La regina attuale invece non è mai stata incoronata Principessa di Galles in quanto, essendo donna, avrebbe perso il diritto alla successione in favore di un eventuale fratello maschio che fosse nato in famiglia anche dopo di lei. Recentemente, nonostante la rigidità proverbiale delle tradizioni britanniche, almeno questa regola è stata attualizzata e il diritto al titolo di erede al trono passa al primogenito del sovrano a prescindere dal suo genere di appartenenza. La prossima sarà probabilmente la volta di William, che qui riceverà la sua investitura ufficiale di Principe di Galles quando suo padre sarà Re. Deve essere strano, passare gli anni ad aspettare che tuo padre muoia perché la tua vita ufficiale cominci.

Nel grande prato che adesso si estende in mezzo ai resti delle mura fortificate si trova la grande pedana rotonda in ardesia, la pietra locale più diffusa che fu commercializzata in quest’area per secoli, sopra alla quale vengono sistemati la sedia reale e l’inginocchiatoio sul quale il nuovo Principe si inchina per ricevere l’investitura dal suo predecessore.

In una delle torri è stata ricostruita una linea del tempo con la sequenza dei re da quelli più antichi fino a Edoardo I, tutti raffigurati da belle sculture in resina, e sono esposti anche il trono con lo schienale in ardesia col Drago inciso e l’inginocchiatoio usati da Elisabetta II e Carlo l’ultima volta che questa cerimonia ha avuto luogo qui.
Intanto, su un monitor posto vicino alla teca del trono reale scorrono le immagini registrate dalla BBC nel 1969 in occasione di quell’evento storico. Il ventunenne Carlo sembra un ragazzino appena uscito da scuola in quel filmato d’epoca, in alta uniforme e ben pettinato, mentre la regina è una donna minuta ed elegante in abito color crema. Ha il passo sicuro mentre incede verso la pedana d’ardesia dove si tiene la cerimonia, ma il suo solito aplomb regale sembra sparito e il suo sguardo sorride più del solito mentre presenta al mondo il prossimo Re d’Inghilterra. Chissà se ancora oggi, dopo lunghi decenni da regnante, penserà che quello è davvero il miglior destino che si possa regalare a un figlio.

Giriamo per camminamenti e torri, su e giù per scale a chiocciola e corridoi stretti illuminati solo da lunghe feritoie, impressionati dalle dimensioni e dalla complessità dell’architettura di questo castello collegato a una cinta muraria esterna di cui resta solo una piccola porzione. Per la prima volta qui sentiamo due persone parlare italiano.

In una della torri è stato allestito il bel museo dei Fucilieri Reali del Galles, con divise e oggetti che vanno dall’origine di questo famoso e rispettato corpo miliare fino ai soldati attualmente impegnati in missione in Afganistan e ci facciamo un giro, se non altro come omaggio a un Capitano dei Fucilieri del V Northumberland a noi molto caro….

Davvero una visita soddisfacente a questo bellissimo castello gallese, inserito con merito nei Siti Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1986.

Usciti dal castello riprendiamo la macchina diretti a Llandudno per cercare il cavo, ma non troviamo subito il negozio Argos che ci hanno indicato perché la cittadina è grande, caotica e piuttosto trafficata. Così ci fermiamo in un parcheggio a piani per lasciare la macchina e muoverci a piedi in centro, e lì scopriamo che l’uscita del parcheggio porta direttamente in una galleria di negozi intorno a un centro commerciale. Lo shop Vodafone non ha niente che ci vada bene, ma un negozietto all’angolo opposto ha finalmente il nostro cavo e con poco più di 7,00£ siamo di nuovo a cavallo, senza bisogno di ammattire a cercare Argos. Meglio così. Ripartiamo in direzione del secondo castello di oggi, Powis Castle, che è a circa due ore di distanza compresa una sosta al distributore per fare il pieno di benzina. Oltre che distante da Caernarfon, Powis Castle è vicino al territorio inglese e il TomTom (ora perfettamente funzionante) sceglie per noi una strada che attraversa continuamente il confine dei due paesi, per cui non facciamo altro che vedere cartelli di “Benvenuti nello Shropshire” alternati a quelli di “Benvenuti in Galles”. Come dice Luca… è indeciso!
In effetti la bellezza quasi irreale della campagna inglese si riconosce immediatamente tutto intorno a noi, con i fazzoletti dei campi perfettamente lavorati, il verde brillante dei prati alternato a quello profondo delle querce, il giallo del grano ancora da raccogliere, gli sbuffi bianchi delle pecore al pascolo e il nastro grigio della strada che si srotola liscio in mezzo a tunnel di vegetazione ombrosa. Una meraviglia. Sembra di essere tornati all’estate di due anni fa.

Arriviamo al castello alle 16.20 e scopriamo che, anche se la chiusura è prevista alle 17.30, purtroppo già dalle 16.00 non fanno più entrare i visitatori. L’imprevisto della ricerca del cavetto ci ha fatto saltare il programma di quel tanto che è bastato per arrivare tardi. Peccato. Comunque, almeno i bellissimi giardini chiudono alle 18.00 e ci possiamo ancora fare un giro. Visto che è un bene del National Trust entriamo gratis con la tessera del FAI e la signora alla cassa è tutta contenta di vederla, e ci conferma di sapere benissimo cos’è il FAI e come lavora in Italia. Very good! Facciamo una breve sosta alla caffetteria per un Cream Tea con ottimi scone e marmellata, e ci rifocilliamo un po’ prima della lunga passeggiata all’aperto.

Nonostante la sua origine risalga alla fine del XIII secolo, il castello di Powis è molto diverso dai classici castelli difensivi medievali a merli e torrette e, nonostante la presenza anche qui di possenti torrioni a base rotonda, ha un aspetto molto più elegante che militare, anche grazie ai meravigliosi giardini barocchi che lo circondano e all’insolita sfumatura rossa della pietra usata per costruirlo.

Costruito su permesso reale da un principe gallese vicino alla corona, è rimasto poi nei secoli di proprietà di importanti famiglie nobili inglesi che hanno avuto l’onore di ospitare diversi Re nelle sue ricche stanze. Ma il vero punto di interesse oggi è la Collezione Clive, ospitata nelle stanze del palazzo e proveniente dai ricchi possedimenti in India di questa importante famiglia il cui capo, Edward Clive, lavorò nella mitica Compagnia delle Indie Orientali e fu Governatore di Madras. Un imperialista coi contro-fiocchi, si direbbe. Mobili laccati, manufatti intarsiati, tappeti, sete, animali impagliati, gioielli cesellati in giada e avorio, armature, statuette, armi, pare ci sia di tutto nella raffinata collezione Clive, di cui si conosce il proprietario ma non sempre la precisa modalità di acquisizione. Anche se non possiamo vederli, non è difficile immaginare che siano squisiti. Come altrettanto squisiti sono i giardini barocchi terrazzati che circondano il palazzo, davvero meravigliosi per estensione, ricchezza di fioriture e cura.

Un giardino dell’eden dall’architettura apparentemente spontanea che invece è disegnato e progettato in ogni sua più piccola linea, per un risultato finale assolutamente straordinario. Non a caso è classificato come il giardino barocco originale più bello e meglio conservato del Galles, che ci regala una passeggiata piacevolissima.

Da Powis ripartiamo in direzione sud, diretti al b&b di stasera che è ancora in Inghilterra in effetti, nel Herefordshire, in un luogo in mezzo al nulla lungo una via che sembra uscita dall’illustrazione di una fiaba. Si tratta di una locanda vecchio stile, un vero Inn che ha sia le camere che il pub per cenare, e ne siamo molto contenti perché non sapremmo davvero dove andare a mangiare in questo fazzoletto di campagna verdissima dove non si vedono case o villaggi nel raggio di chilometri. Il proprietario Simon è gentilissimo, ci accoglie con amicizia chiedendoci un po’ di cose sul nostro viaggio, e a cena ci riserva un tavolo in una bella stanza tranquilla dove ci serve ottimi piatti di carne e pesce.

Concludiamo questa giornata perfetta con un dessert di ciliegie e mandorle fatto in casa che è una delizia assoluta. E domani si va nella città dei libri.


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