Mercoledì 17 agosto 2016: Dinefwr Park and Castle – Rhossili Bay

Notte tranquilla al nostro grazioso Inn, anche se ieri sera faceva molto caldo e abbiamo usufruito del ventilatore a pale sistemato sul soffitto. Mah, mettono il ventilatore e poi c’è il piumone sul letto, che strano modo di affrontare l’estate.
Ma se la notte è buona e silenziosa, la colazione ci delude un po’. La full Welsh che ordiniamo non è all’altezza per quantità e qualità della preparazione (le uova sono insipide, il pomodoro è in barattolo e non c’è neppure l’ombra dei fagioli) ma pazienza, poteva anche andare peggio. Non siamo i soli che restano delusi comunque, e una famiglia di olandesi si lamenta con la cameriera che però non se la prende troppo. Dopo colazione andiamo un attimo nella lounge per controllare la posta elettronica, perché in camera il segnale era debolissimo, quindi prendiamo la macchina e ci dirigiamo verso il Dinefwr Park, il cui cancello è praticamente qui fuori, a neanche 500 metri di distanza, e che ha un viale di ingresso che sarà lungo un chilometro. Dato che anche questo è un bene gestito dal National Trust, mostro fiduciosa le card del FAI alla ragazza della biglietteria, che è situata prima del parcheggio. Lei le guarda stupita come fossero pezzi di meteorite scesi dal cielo, poi me le restituisce e anche se non ha mai visto nulla di simile in vita sua mi dice “ok I trust you”, ci dà i braccialetti di carta da indossare per segnalare che siamo visitatori autorizzati e ci lascia entrare gratis, parking fee inclusa. Lo so che stiamo effettivamente esercitando un nostro diritto e non stiamo truffando nessuno, ma mi piacerebbe che tutte queste biglietterie avessero sottomano l’elenco delle varie associazioni gemellate con il NT, non solo alcune, in modo da riconoscere al volo le tessere dei soci non britannici e far sentire tutti meglio. Anyway.

Una ragazza molto gentile del centro visitatori ci dà una mappa del parco, che è molto grande e comprende un castello in rovina, diversi edifici utili alla gestione della casa padronale, uno stagno, un bosco, un branco di cervi autoctoni e la Newton House, che è la magione principale. Cominciamo proprio da quella, che è giusto dietro l’angolo ed è bellissima.

Si tratta di una elegante villa a più livelli costruita a metà del XVII secolo dalla famiglia Rice e poi molto rimaneggiata a causa di vari danneggiamenti, cui a metà ottocento fu aggiunta addirittura una facciata vittoriana con 4 torrette agli angoli sormontate da tetti a forma di cono. Buona parte delle torri è ricoperta di edera e di fronte all’ingresso c’è una piccola loggia quadrata con archi gotici molto suggestiva, che contribuisce all’atmosfera pittoresca dell’edificio. Di fronte alla casa un piccolo giardino formale di siepi verdi e fiorite contribuisce a conferire alla casa l’aspetto autorevole di piccolo castello nobiliare.

All’interno la solita signora di mezza età bionda e assolutamente gentilissima (sembrano fatte in serie…) ci accoglie e ci spiega un po’ di storia della casa, quindi ci indica il percorso consigliato per la visita e ci lascia liberi di gironzolare a piacere. Scendiamo la scala che porta al seminterrato e ci ritroviamo nei locali riservati alla servitù, così come erano organizzati quando questa era la casa di un Lord. C’è la stanza dove si tenevano in ordine gli abiti, con il vecchio ferro da stiro tutto in ferro, le spazzole e i lucidi da scarpe, gli spazzolini per lucidare i cappelli e le forme per le calzature da uomo e da donna. Si può toccare tutto e provare a fare i mestieri così, mentre io mi prendo cura di camicie e cappelli, Luca si prova una giacca con le code da maggiordomo che è proprio della sua misura, e che gli cade a pennello. Quando si dice le physique du rôle…

C’è la stanza dei bauli da viaggio, quella degli attrezzi sportivi, con mazze da polo e da cricket, racchette da tennis e set da bocce, e più avanti una piccola cantina di vini e una stanza blindata dove è conservata l’argenteria. In fondo c’è la camera del maggiordomo, con un letto, un armadio, una poltrona e un tavolo con un vassoio pronto per la colazione e un piccolo ferro da stiro per lisciare il giornale da portare al Lord di casa alle 8 in punto.

In una saletta con le panchine un filmato su un grande televisore mostra i vari servitori in costume che spiegano i loro compiti quotidiani, i loro diritti e doveri, e le difficoltà di gestire alla perfezione una macchina complicata come una casa di queste dimensioni con padroni di questo livello sociale. Mi viene subito in mente “Quel che resta del giorno”, film bellissimo che ricostruisce questo tipo particolare di microcosmo umano ormai quasi scomparso come meglio non si potrebbe.

Saliamo al piano superiore, che è quello padronale, dove l’atmosfera è assai diversa. Molta luce, grandi finestre che danno sul giardino fiorito, salotti decorati di velluto, una grande sala da pranzo con un tavolo apparecchiato per un banchetto da almeno 30 invitati, con cristalli, argenterie e porcellane raffinate sistemate su una tovaglia bordeaux.

La Drawing Room è molto grande, con un caminetto notevole e poltrone fiorite, e intorno alcuni tavoli da gioco e un pianoforte, che chi vuole può suonare liberamente. Una signora lo fa, non benissimo ma insomma, se la cava.

C’è anche una stanza dedicata alla storia della casa e dei suoi diversi proprietari, una che ricorda il tempo in cui fu trasformata in ospedale militare durante la seconda guerra mondiale, e una in cui si testimonia l’opera e l’influenza di Capability Brown nei giardini della tenuta, dato che il famoso “parrucchiere della natura” ha lavorato qui a lungo, definendo questo parco uno dei più belli e rappresentativi del Galles.

Dopo il giro all’interno usciamo e cominciamo a gironzolare in questo famoso parco, scovando subito il branco dei cervi raggruppati in fondo a un prato vicino a una recinzione. Sono bellissimi, placidi e timidi, di taglia piccola, color nocciola con i pomelli bianchi sul dorso gli adulti, mentre i cuccioli sono color miele scuro.

Prendiamo un sentiero che si addentra proprio nella zona dei cervi, e dopo un lungo giro li ritroviamo prendendoli alle spalle. Mi avvicino piano piano da dietro un albero, mi hanno vista ma non sono scappati, sono almeno una quindicina a neanche dieci metri di distanza. Faccio un po’ di foto ma non mi avvicino troppo perché non li voglio spaventare.


Si sono sistemati in un punto ideale, con la Newton House proprio alle spalle a fare da sfondo perfetto a questa scena inattesa che ci troviamo davanti, così bella da sembrare irreale. Basta un bosco, dei cervi, ed è subito fiaba.

Proseguiamo nel folto del bosco per un sentiero piuttosto faticoso alla ricerca del castello, e naturalmente abbiamo preso la via più lunga per raggiungerlo. Non è la lunghezza il problema ma il fatto che ci sono molti tratti in salita, il mio nemico pubblico numero 2… Luca procede spedito e anzi saltella qua e là per farmi coraggio, cercando di capire in che punto siamo della nostra mappa. Incontriamo un mulino d’acqua per la produzione di energia, piccolo ma ben tenuto, nascosto nel folto del sottobosco, un laghetto, e anche un piccolo percorso di allenamento con attrezzi di legno per chi si vuole mantenere in forma.

Fa caldo e siamo stanchi, ma del castello di Dinefwr ancora nessuna traccia. Quando finalmente passiamo davanti a un piccolo punto di ristoro sperduto nel nulla Luca mi fa “vai…. vai a diritto, non ti fermare… è un miraggio…!” Alla fine ci arriviamo davvero al castello, o a quello che resta di una piccola fortezza medievale con la sua grossa torre di pietra massiccia e una parte di mura possenti ancora intatte.

Il resto è malmesso ma suggestivo, con bei camminamenti, resti di torri e tappeti d’erba. E una vista privilegiata su tutta la tenuta. Bello, e poi vuoi mettere la soddisfazione di averlo trovato, alla fine.

Continuiamo per un’altra via che passa in mezzo al bosco e raggiungiamo il centro visitatori in circa dieci minuti. Non era poi così lontano, a passare dal sentiero più breve! Ci lanciamo sulla caffetteria, dove ora c’è molta più gente di stamani, e ci gustiamo un Cream Tea con aggiunta di succo d’arancia, perché siamo sudati e stanchi. Facciamo un giro allo “Siop” (gallese per Shop) e poi torniamo alla macchina, pronti a partire per la prossima tappa: Rhossili Bay.

Facciamo anche un salto al Carreg Cennen Castle così en passant, per ammirare dal basso le sue rovine romantiche che svettano sulla cima della collina, quindi continuiamo verso sud per circa un’ora fermandoci solo una volta lungo la via a fotografare un branco di piccoli cavalli selvatici che brucano liberi ai bordi della carreggiata insieme a un gruppetto di pecore.

Sono circa le 5,30 quando arriviamo al paese di Rhossili e al promontorio di Worm’s Head, che pare si chiami così perché la sua forma somiglia al corpo di un drago (wurm è drago in antico inglese, leggiamo nella guida). Il sito è gestito dal NT ma non c’è un vero ingresso, solo un parcheggio a pagamento fino alle 18 dal quale siamo esonerati (e comunque è quasi ora in cui tutti parcheggiano gratis). Seguiamo il piccolo sentiero e poco dopo una baia spettacolare si allunga molto più in basso alla nostra destra, incredibilmente grande e selvaggia, con onde lunghe e spumose che sono amatissime dai surfisti locali. Una spiaggia di sabbia lunga circa 5 chilometri, con alle spalle prati e boschi, e di fronte un pezzo del canale di Bristol.

Proseguiamo lungo il sentiero e ci ritroviamo a percorrere una lunga falesia ricoperta di erba verdissima e fitta, morbida sotto i piedi, che contrasta con l’impressione di solidità suscitata dalla roccia degli strapiombi calcarei. Questa è stata classificata come zona di straordinaria bellezza naturalistica, e direi che si merita appieno questo titolo.

La costa procede sinuosa e morbida, con strapiombi rocciosi che si alternano a scivoli erbosi sui quali, incredibilmente, pascolano una dozzina di pecore. Brucano tranquille muovendosi sul costone ripido come fossero in perfetta pianura, e se la loro cena è impegnativa, il panorama le ricompensa per la fatica.

Passeggiamo lungo il promontorio scattando foto e godendoci la vista incredibile che si ha da qui, e i profumi intensi, i colori contrastanti, i suoni, e l’aria salmastra e fresca. La sensazione è la stessa provata altre volte anche in questo Finis Terrae circondato di mare, spazi aperti e vasta bellezza. Non c’è che acqua oltre a questo lembo di roccia erbosa, non si può andare più oltre. Qui finisce questo bellissimo paese: stiamo camminando sul bordo del Galles. E qui ci fermiamo. Siamo in piedi sul drago.

Torniamo indietro lentamente fino al parcheggio, continuando a spiare le pecore che pascolano sul promontorio erboso senza nessuna difficoltà. Ce n’è anche una nera, ovviamente. Non può mai mancare, una pecora nera.

Rientriamo in hotel giusto in tempo per cenare con ottimi piatti locali, prima di ritirarci in camera goderci il meritato riposo.

È stata lunga e faticosa ma molto soddisfacente, questa giornata che siamo venuti a finire quaggiù, sul bordo del Galles

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