Mercoledì 20 agosto 2014: Kelmscott Manor – Oxford – Cambridge

Splende il sole stamani a Bourton, anche se l’aria è fresca. Visto che è l’ultima colazione che facciamo qui, ieri abbiamo ordinato a Bob uno special e lui ci porta un piatto con uova scrambled e ottimo salmone affumicato, insieme a tutto il solito ben di Dio: frutta fresca, cereali, yogurt, pane tostato con la marmellata, torta… un vero banchetto. Alla fine raccogliamo le nostre cose e salutiamo, è già ora di ripartire.

Questi giorni nelle Cotswolds sono volati, ma non sono troppo triste all’idea di spostarmi perché la prima tappa di oggi è un posto di quelli davvero speciali, che sogno di visitare da moltissimo tempo. Si tratta del magnifico Kelmscott Manor, a Lechlade, a poco più di una ventina di miglia di distanza da Bourton. Questa stupenda proprietà era nientemeno che la casa di campagna di William Morris, mitico fondatore del movimento Arts & Crafts, in cui l’artista scelse di vivere con la sua famiglia nel 1871 per allontanarsi dal già notevole caos metropolitano di Londra. Qui studiò e lavorò insieme alla moglie, alle figlie e agli amici Burne-Jones e Dante Gabriel Rossetti, cercando la sua ispirazione di disegnatore e poeta nella magnificenza della natura circostante. Non riesco a credere che entreremo davvero in casa sua.

Già arrivare nelle vicinanze del cottage è sufficiente per capire che aveva scelto un angolo di campagna davvero speciale. Il posto è incantevole, immerso nel verde, circondato di frutteti e fiori. La casa, che risale circa al 1600, è bellissima, rigorosamente in pietra locale, strutturata su tre piani con una stupenda facciata coperta di edera.

Il giardino non è molto grande ma è ben coltivato: rose, peonie e grandi fiori bianchi delicati ed eleganti, tanti alberi da frutto e, naturalmente, uno spettacolare melo carico di frutti rossi che sembra uscito direttamente da una delle classiche carte da parati di Morris.

Lungo il vialetto troviamo la siepe più originale che abbiamo visto fino ad ora, potata in modo da assomigliare a una grande balena verde con la coda sollevata che saluta i visitatori arrivati fin qui, adoranti come pellegrini giunti finalmente alla meta del loro cammino spirituale.

Facciamo il biglietto e, mentre aspettiamo l’orario d’ingresso, visitiamo brevemente lo shop dove, ad avere in tasca parecchi soldi e un biglietto aereo che comprende il trasporto di svariati bagagli da stiva, si possono acquistare manufatti molto particolari ispirati al lavoro di Morris. Devo fingere – con grande difficoltà – di non vedere almeno la metà delle cose esposte, per non cadere in tentazione, ma è una di quelle volte in cui questa ormai consueta operazione tattica mi risulta particolarmente difficile. Alla fine mi concedo un paio di sottobicchieri dipinti con il classico ‘Strawberry Thief’ e una mattonella di maiolica blu con un tralcio di fiori e una citazione poetica, da aggiungere alla collezione che decora la parete del nostro terrazzo. Ci starà perfettamente, già lo so.

Alla fine entriamo in casa (dove purtroppo è vietato fare foto), ed è come entrare in un mondo magico sul quale avevo sempre fantasticato ma che quasi non credevo potesse esistere davvero. Gli ambienti interni sono luminosi e spaziosi, e incredibilmente insoliti. Ovunque ci sono oggetti o tappezzerie disegnate da Morris in persona o da una delle sue figlie e poi realizzate a mano dalla moglie Jane o, in seguito, prodotte direttamente dalla ditta artigiana Morris&Co. Arazzi con scene in perfetto stile gotico, coperture di sedie e poltrone con meravigliose fiorature, pannelli ricamati con eteree dame medievali e boschi fatati, rivestimenti di caminetti in maioliche azzurre o ricoperte di disegni ispirati al mondo naturale. Siamo circondati da magnifici tessuti da parati dipinti a ramage e tralci con fiori e uccellini che creano atmosfere incantate, mobili scolpiti e scale in legno dal design così equilibrato e perfetto da essere vere opere d’arte in sé. Un universo lontano nel tempo rievocato con grandissima raffinatezza ed eleganza, e quel tocco personale d’artista che lo faceva vivo e nuovo per il XIX secolo.
Una delle stanze più belle è la camera da letto di Morris, con un grande letto a baldacchino in legno scolpito intorno alla cui sommità gira un pannello di tessuto alto circa 50cm sul quale è ricamata a caratteri gotici una poesia che lui aveva scritto proprio per questa stanza, che sua moglie Jane ricamò a mano personalmente per poterla poi sistemare qui. Sul letto c’è una coperta di seta ricamata con delicati tralci di fiori dai colori tenui, realizzata per lui da un disegno della figlia minore May, un altro elemento cardine di questa famiglia così piena di talento artistico.
Di fronte al letto ci sono alcuni gradini che portano a una grande stanza molto luminosa, che è quella che più di tutte desideravo vedere. Eccoci qua finalmente, proprio dentro al suo studio. C’è ancora il grande tavolo di legno sul quale lavorava, con sopra alcuni oggetti che usava al tempo in cui viveva qui, pennini, carta, una piccola tavolozza per i colori, e un intero piano di legno grezzo da poter utilizzare per mescolare direttamente le tinte e procedere a dipingere le sue incredibili creazioni. C’è anche un bel caminetto nella stanza, decorato con due grandi pavoni in ottone di provenienza orientale portati direttamente dalla casa di Londra, sulla cui superficie si notano ancora i forellini che venivano utilizzati per reggere i bastoncini di incenso da bruciare per profumare la stanza. Originali in una maniera che più esotica non si può.
Ma l’effetto maggiore lo regalano gli enormi arazzi che ricoprono buona parte delle pareti, ricamati sui toni del blu e del verde scuro, che raccontano scene della vita di Ercole. I colori sono un po’ alterati dalla carezza di quasi un secolo e mezzo di luce che ci si strofina contro quotidianamente, ma l’impatto visivo resta comunque molto forte.
Dunque, era qui che Morris lavorava. Qui, chino su questo grande tavolo grezzo, passava le ore a scrivere e a disegnare quelle trame fantastiche e delicatissime che neppure il tempo ha saputo più cancellare, in questo luogo raffinato e meraviglioso in cui doveva essere facile trovare ispirazione ed esprimere creatività e originalità. Da questa stanza, in cui passeggiamo muti e ammirati, partì una rivoluzione estetica e ideologica che non si sarebbe più fermata.
Anche il resto della casa è decorato in questo stile fantastico. La camera di Jane e i salottini destinati alle varie attività sono stati resi unici da oggetti e tessuti pieni di fascino legati alla professione di artigiani del bello di questa incredibile, talentuosa famiglia. Notevoli sono alcune sedie in legno con la spalliera scolpita, dalla linea così elegante da sembrare già Art Nouveau con diversi decenni di anticipo, e naturalmente le incredibili tappezzerie decorate a fiori e soggetti naturali, dai colori così vividi da sembrare appena tessute. E fantastica è anche la piccola scala in legno che porta al sottotetto, un raro esempio di rampa con i gradini divisi a metà e sfalsati, per cui per salire si appoggia un piede dopo l’altro ritrovandosi sempre a procedere su livelli differenti. Un design assolutamente moderno e primario al tempo stesso, bellissima. Fa immediatamente venire voglia di averne una in casa.
Tra i dipinti alle pareti, due spiccano su tutti gli altri: il famoso ritratto di Jane con indosso un abito di seta blu, eseguito da Rossetti, in cui lei appare come una meravigliosa creatura appartenente a un mondo magico, con i capelli scuri morbidamente ondulati, gli occhi languidi ed enigmatici e la bocca rossa e carnosa come una ciliegia matura. Morris diventerà geloso del modo estremamente sensuale in cui l’amico ritrae sempre sua moglie, e più di un pettegolezzo piccante sulla strana relazione tra questi tre artisti circolò sottovoce nei salotti vittoriani frequentati dalla buona società impegnata nel rito del tè pomeridiano…. Altri due disegni di Rossetti ritraggono le figlie dei Morris, May e Jenny, tramandandoci la loro incredibile somiglianza con la bellissima madre che posò per tutti i maggiori pittori della Confraternita dei Pre-Raffaelliti divenendone la vera musa ispiratrice.
In uno dei salotti scopriamo persino un gioiello inaspettato, un piccolo quadro appeso con nonchalance sopra al caminetto, così come se niente fosse, è che non sapevamo dove metterlo e lo abbiamo piazzato qui, ci sembrava un buon posto. Solo che non si tratta di un quadro qualsiasi, e non per la sua cornice dorata completamente fuori stile rispetto a tutto il resto, o per i soggetti raffigurati in maniera quasi naif: uomini e donne in abiti semplici, con attrezzi vari in mano, tutti al lavoro in un giardino dove piantano, seminano, puliscono, potano. L’atmosfera è tranquilla e dolce, quasi consolante, e la bellezza si spande nell’aria a ogni respiro. Gli abiti che questi personaggi indossano non sono ottocenteschi, e neppure medievali, e i tratti sono nientemeno che quelli inconfondibili di Bruegel il Giovane. Un universo incantato dentro un altro universo incantato, magicamente incastrati tra loro come scatole cinesi dentro le quali saltare trattenendo il respiro, per lasciarsi trascinare giù in una vertiginosa matriosca di emozioni.
Il giro si conclude, contrariamente al percorso consueto, nella parte più alta della casa, il sottotetto, un ambiente grande e arioso dove possenti travi di legno a vista delimitano in maniera spettacolare le altezze e i volumi di quest’ultimo piano, nel quale erano state ricavate le camerette delle due figlie. Piccoli letti di legno dipinto di verde, semplici arredi di uso quotidiano come librerie, cassapanche e specchi, mobiletti dal design lineare ed essenziale si armonizzano perfettamente ad un magnifico pavimento di assi grezze che richiama le travi portanti della struttura, creando un insieme così genuinamente bello da farci desiderare di non voler più andare via.
Alla fine usciamo passando attraverso una piccola porticina di forma irregolare, che fa tanto Alice nel Paese delle Meraviglie, e ci fermiamo nell’ultimo spazio da visitare dedicato alla storia delle tappezzerie e ai cataloghi dei disegni di tessuti e carte da parati ancora oggi prodotti dalla Morris&Co e disponibili alla vendita. Sono uno più bello dell’altro, ma certo danno veramente il meglio di sé quando vengono utilizzati per abbellire una casa già straordinariamente piena di fascino come questo Kelmscott Manor. L’uscita è attraverso una cupa scala interna (che ha tutta l’aria di essere un’aggiunta recente) che ci riporta fino all’ingresso iniziale. La visita è completata, dobbiamo proprio uscire e lasciare questo mondo magico dietro di noi. Un peccato. Anche se in realtà sento che un po’ di questa atmosfera incantata la porterò via con me, insieme al ricordo di questa visita che desideravo così tanto fare dopo aver letto pile di libri e biografie su questo luogo quasi mitologico. Questa è un’altra delle magie che i viaggi sanno fare. E che sa fare Luca, il mio dreamcatcher. Non lo ringrazierò mai abbastanza per avermi portata – anche – fino a qui.

Da Lechlade-on-Thames ci spostiamo a una mezz’ora di distanza per visitare un altro luogo assolutamente speciale: Oxford! Oh my God! Se non mi viene un attacco di cuore oggi… non mi viene più!

Lasciamo la macchina in un Parking sotterraneo dopo aver raggiunto il centro cittadino intasato di traffico e andiamo subito alla ricerca del primo College da visitare, il famosissimo Christ Church College, con la sua torre a cupola che svetta sulla città ed è ormai diventata il simbolo di questa istituzione culturale di fama internazionale. Ho già il cuore che corre a mille.

Facciamo il biglietto da una signora molto gentile e cominciamo il giro seguendo una specie di mappa stilizzata fornitaci insieme ai ticket, che è assai semplice da leggere. E ci ritroviamo subito nel famosissimo cortile quadrato, racchiuso in un giro di edifici eleganti di grande fascino. Siamo circondati dalla storia, e da un’atmosfera così tipicamente Old British da sentirci di colpo catapultati in uno spazio ritagliato fuori dal tempo, in un luogo fisso come una roccia e immutabile nel passare dei secoli. Un’emozione molto forte.

In effetti questo College esiste, sotto vari nomi, fin dalla fine del 1300, e ha preso il suo nome e la sua forma definitivi nel 1546 per volere di Enrico VIII. Il Re stesso innalzò la Cappella del Christ Church College a Cattedrale di Oxford, creando di fatto la più piccola cattedrale d’Inghilterra.

Magari è piccola, ma è davvero molto bella. La visitiamo con una guida locale, un volontario che ogni giorno accompagna i visitatori gratuitamente solo per il piacere di fornire un servizio ad un luogo a lui caro e rendere il giro più proficuo per chi arriva fino qui assetato di scoperte. E’ un signore simpatico e preparato che ci rivela molti dettagli sulla storia e l’architettura del luogo, ma anche molti aneddoti sulle tradizioni e sui personaggi che hanno studiato e lavorato qui nei vari secoli della sua esistenza.

Una storia in particolare è curiosa, e assolutamente affascinante. Su una parete di una navata laterale, in mezzo alle elegantissime vetrate istoriate create apposta per questa chiesa dai preraffaelliti, c’è un bel busto in marmo del giovane Leopold, uno dei figli della Regina Vittoria, anche lui studente del Christ Church College. Quando studiava qui cominciò a frequentare una giovane ragazza di nome Alice, che era la figlia minore del diacono del collegio, e i due si innamorarono perdutamente. Purtroppo però lui era un membro della famiglia reale mentre lei non era di estrazione nobile, quindi i due giovani non poterono sposarsi, e anzi Leopold fu allontanato dal collegio dietro vaghi pretesti di necessità politiche per interrompere questa relazione scomoda . Ma anche se furono tristemente separati da ragioni superiori, l’amore dei due giovani non fu mai cancellato. Quando Leopold, in seguito, si sposò ed ebbe una figlia la chiamò Alice, e quando lei si sposò ed ebbe un figlio lo chiamò Leopold. Sarebbe solo un curioso aneddoto amoroso come tanti, se non fosse che lei altri non era che Alice Liddell, la ragazza che, da bambina, aveva ispirato a Lewis Carroll (nome de plume di Charles Dodgson, docente di matematica qui a Oxford) la straordinaria storia di Alice nel Paese delle Meraviglie. “I found myself in Wonderland…”

Facciamo anche un immancabile giro alla Hall, affollata di giovani visitatori non solo perché è un refettorio medievale bellissimo e perfettamente conservato presieduto da un imponente ritratto di Enrico VIII, ma anche perché è l’originale che ha ispirato il refettorio scolastico inglese più famoso al mondo, quello di Hogwarts. Nei film della saga di ‘Harry Potter’ infatti, le scene in cui gli studenti dell’Accademia di Magia sono tutti riuniti per cena sono state girate in gran parte proprio qui. È’ più piccolo di quanto pensassi, ma ha un fascino straordinario: i vetri colorati delle bifore lasciano filtrare la luce morbida del pomeriggio inoltrato, una bellissima boiserie in legno di quercia gira tutto intorno al salone rivestendo le pareti, come a conferire solidità e perpetuità al luogo stesso, e una serie di ritratti di Decani e Presidi che hanno fatto la storia di questa istituzione scrutano dall’alto della loro posizione privilegiata i Dottori e gli Scienziati di domani.

I lunghissimi tavoli di legno scuro sono già pronti per la cena, apparecchiati con semplici stoviglie di vetro e porcellana bianca, illuminati da discrete abat-jour con lampade gemelle che rendono l’ambiente confortevole e calmo, una sorta di nicchia a sé stante ritagliata fuori dal resto del mondo. Qui si respira solidità, ci si nutre di cibo, cultura e tradizione. Si ha l’impressione che frequentare un posto così nei propri anni di formazione porti a credere di poter arrivare a fare qualunque cosa, realizzare qualunque potenzialità.

A poterci guardare, secondo me, si scoprirebbe che il destino di immortalità di questo Paese millenario è inciso direttamente nel DNA degli studenti passati di qui. Questo College ha dato all’Inghilterra 13 primi ministri, più di tutti gli altri collegi della città messi insieme (e sono quasi 40 in tutto….) e al mondo ben 9 premi Nobel, senza tralasciare artisti, scienziati e politici di grande fama che hanno contribuito a dare alla storia e al mondo la forma che hanno oggi. Essere studente in un posto come questo deve essere uno dei privilegi e delle soddisfazioni maggiori che possano capitare nella vita di un giovane essere umano.

Dal Christ Church passiamo nel cortile della vicina Bodleian Library, una delle maggiori biblioteche del mondo e la più grande di Oxford, con 188km di scaffali per oltre 7 milioni di volumi in archivio. Seconda solo alla British Library per quantità di opere possedute, custodisce tesori eccezionali che sono pietre miliari della storia dell’evoluzione della cultura umana: dai Codici Medievali ai Vangeli in copto, dalla Magna Charta alla Chanson de Roland, dai più antichi testi in Middle English miniati e dipinti a mano alla Bibbia di Gutenberg, dal Milione di marco Polo in antico francese a un rarissimo First Folio di Shakespeare, il tutto incastonato in un’architettura così raffinata e magnifica da lasciare senza fiato. Un paradiso di carta in terra.

Vicino c’è la Radcliffe Camera, che è parte della Bodleian, con la sua famosa struttura neoclassica a base rotonda e il tetto a cupola, un vero tempio della conoscenza.

Dopo il Christ Church visitiamo il secondo college più famoso della città, il Magdalen College, quello dove studiò anche Oscar Wilde e dove il suo talento per la poesia e la scrittura ricevettero i primi importanti riconoscimenti ufficiali – a dispetto del risentimento di molti insegnanti più strettamente tradizionalisti. Non è grande come il Christ Church, ma è bellissimo anche questo, forse anche più elegante, con palazzi in pietra color dell’oro, una torre merlata possente, un chiostro incantevole con un loggiato che affaccia direttamente su un prato verdissimo. Visitiamo la chiesa con belle finestre istoriate, che contiene un’importante copia del ‘700 dell’Ultima cena di Leonardo, un refettorio rivestito di legno di quercia, un parco dove, tra gli altri, venivano a passeggiare CS Lewis e Tolkien nelle ore libere dallo studio, e un prato dove pascola liberamente un branco di bellissimi daini.

Alla fine, stanchi e soddisfatti, ci fermiamo alla caffetteria a prendere un tè con due muffin enormi e buonissimi, e ci riposiamo seduti lungo un canale, lasciando sedimentare piano piano le tante emozioni di questa visita così intensa. Eppure, nonostante la grandezza simbolica di questo posto, qui le dimensioni sono relative, gli spazi vivibili, e l’atmosfera è austera senza essere intimidatoria. Un luogo ideale.

Dopo un ultimo giro per le antiche stradine acciottolate torniamo in centro e passeggiamo fino alla macchina, paghiamo un (salato) parcheggio e ripartiamo in direzione di Cambridge, verso est, dove abbiamo la stanza per la notte.

Impieghiamo circa 2 ore per arrivare, e la signora del B&B è un po’ meno carina delle precedenti, ma la stanza è pulita e comoda e la casa sembra bellissima. Usciamo a cercare qualcosa per cena, ma siamo in una zona un po’ isolata e gli unici due pub aperti ormai non danno più cibo (sono già le 20,30) così ci adattiamo alle circostanze e prendiamo una pizza a un Domino’s, e devo ammettere che tutto sommato è buona, sottile e con un buon condimento. Ma ad essere onesta, anche se fosse di cartone non me ne accorgerei stasera, la testa ancora completamente immersa in tutte le meraviglie in mezzo alle quali abbiamo camminato oggi.

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