Mercoledì 29 dicembre 2010: Schloss Ambras – Maximilianeum – St Jakob Dom – Hofkirche

Stamattina un sole splendente fa brillare tutta la neve caduta ieri, e rende l’aria scintillante. Facciamo colazione al buffet della sala del Sailer, dove un bellissimo thermos in stile ottocento tutto riccioli e bombature tiene in caldo un caffè dal gusto migliore del previsto,

poi usciamo e raggiungiamo a piedi la vicina stazione, dove prendiamo un autobus che ci porta allo Schloss Ambras. Sono solo 3 fermate, ci si arriva in pochi minuti attraverso le vie che escono dal centro, oltre il ponte sull’Inn e su sulla collina accovacciata a fianco della città, il luogo ideale per sistemare la fortezza che aveva sede qui prima di essere trasformata in un castello residenziale. Attraversiamo l’arco d’ingresso e ci ritroviamo nel parco, e tanto già basta per conquistarci.

Il cielo è di un azzurro carico, il viale e i giardini sono completamente ricoperti da una coltre candida che ne ridisegna i profili con dolcezza, la superficie del laghetto è in parte gelata e luccica al sole mentre cigni, papere e coloratissimi uccelli d’acqua vengono a frotte a mangiare i semi presi alla macchinetta che Luca getta in acqua.

Tutto brilla, l’aria è fresca e il cielo è limpido, è una giornata ideale per andare in giro ad ammirare cose belle. Dopo aver salutato le anatre che si godono il bagno nell’acqua gelata continuiamo a seguire il sentiero in direzione del castello, e assistiamo a una scena davvero insolita. Un inserviente sta lavorando nel giardino, indossa una tuta e un cappello di lana, e regge in mano una specie di lungo spazzolone col quale pettina via la neve da sopra alle siepi che disegnano i bordi del viale. Lo fa con tutta calma e con grande precisione, spazzola e ritocca e aggiusta, e quando ha finito con una passa alla successiva, metodico, lento, esatto, lasciando dietro di sé una geometria di foglie verdissime che respirano di nuovo. Incantevole. Potrei restare a guardarlo per ore. Invece dobbiamo andare, il castello ci aspetta. Il biglietto (7,00€ a testa) da accesso ai diversi edifici che compongono l’area originaria dello Schloss, che era la dimora dell’Arciduca d’Austria Ferdinando II nel XVI secolo.

Il primo edificio che visitiamo è l’Armeria, una spettacolare serie di saloni perfettamente restaurati dove sono conservate armature e armi originali risalenti al XV e XVI secolo, esposte in maniera così bella e curata da lasciare incantati. Le armature di metallo scintillano sui manichini di velluto come appena forgiate, gli elmi hanno le visiere calate, le lance sono in posizione, i cavalli perfettamente bardati, tutto sembra pronto per cominciare la battaglia.

Cavalieri splendenti stanno per sfidare la morte vestiti di tutto punto e ornati in ogni dettaglio, mentre fedeli soldati di fanteria formano file compatte di uomini votati alla difesa del loro signore. Se ne stanno tutti lì, immobili e silenziosi, in un’attesa lunga secoli.

L’allestimento è davvero scenografico, e nonostante nelle sale faccia parecchio freddo ce lo godiamo con calma e con grande piacere. Usciti dall’armeria saliamo una scala esterna fino ad un porticato di legno che offre una bellissima vista ed entriamo in un’altra ala del castello, quella delle Curiosità, che contiene oggetti molto stravaganti appartenuti all’imperatore Massimiliano I, tra le quali ci sono incredibili cabinet di corallo e madreperla scolpiti, porcellane decorate, quadri che ritraggono esseri deformi o spaventosi, animali rari impagliati, abiti di seta, strumenti scientifici, collezioni di armi e di statue in marmo e gesso, scene religiose realizzate interamente in vetro colorato, e divise da samurai giapponesi del XVII secolo.

Un bric-à-brac stravagante e curioso che sconfina spesso nel kitsch, ma che rende l’idea di cosa potesse ricevere in dono un imperatore in quei tempi. Dopo le curiosità è la volta del corpo centrale del castello, dove si trova la famosissima – e spettacolare – Sala Spagnola, un salone d’udienza lungo oltre 30 metri con grandi finestre che si aprono sul lato sinistro, mentre la parete a destra dell’entrata è completamente ricoperta di enormi affreschi raffiguranti i ritratti degli uomini più importanti della dinastia degli Asburgo. Il soffitto è in legno a cassettoni finemente decorati, mentre il pavimento è una geometria di piastrelle di marmo che fanno risaltare splendidamente le pareti affrescate. Le finestre hanno gli sguanci decorati da grottesche e sono tutte sovrastate da grandi corna di animali di specie diverse.

Ma la cosa che colpisce di più, insieme alla luminosità e ai colori vivaci e intensi della sala, è la sua dimensione, l’estensione, e l’impressione di ampiezza che suscita immediatamente nel momento stesso in cui ci si affaccia dai battenti della grande porta di legno scolpito. Davvero una sala spettacolare, che a modo suo regge il confronto con molti dei grandi saloni di rappresentanza dei maggiori castelli reali europei. Dopo la visita alla Sala Spagnola ridiscendiamo la scala di accesso e usciamo all’esterno, nel piccolo spazio dell’orto delle piante officinali, che oggi è completamente ricoperto da uno strato spesso di neve che le rende tutte uguali e tutte ugualmente inutilizzabili, e però bellissime. L’orto si trova in alto, sulla cima di una piccola collina dalla quale la vista sui giardini bassi del castello è la visione candida e incantata di un paesaggio di fiaba.

All’interno dell’edificio successivo visitiamo la famosa sala da bagno di Philippine Welser, la moglie dell’Arciduca d’Austria Ferdinando II per la quale l’antica fortezza era stata trasformata in residenza di lusso, che aveva fatto costruire questa sala da bagno rivestita di pannelli di legno e dotata di una vasca di zinco sistemata a livello del suolo profonda oltre un metro e mezzo per fare qui i suoi bagni termali alla maniera degli imperatori romani. Di certo, Philippine sapeva quali sono le cose piacevoli della vita…

Purtroppo la parte superiore del castello dove è sistemata una notevole collezione dei ritratti è chiusa, così visitiamo la Cappella di St Georges voluta da Maximilian I, che contiene sculture in legno notevoli e una bella galleria di dipinti, quindi usciamo fuori e ci avviamo verso il parco. In estate il giardino è pieno di fiori, e file di aiuole colorate abbelliscono l’ambiente tutto intorno, mentre adesso ogni centimetro di terreno è sepolto sotto una soffice coltre bianca che nasconde tutto. Niente colori per noi ma uno spettacolo uniformemente candido invece, che personalmente preferiamo di gran lunga. Facciamo un giro nel bosco intorno, lungo i sentieri e i vialetti seminascosti sotto la neve, e ogni angolo ci appare straordinario.
Ma come fa, la neve, a fare tutto così bello?

Per scendere in città prendiamo di nuovo l’autobus e in pochi minuti siamo in centro, lontano da tutta quella magia silenziosa. Entriamo a dare un’occhiata alla Servum Kirche e ci accoglie la musica solenne e potente del grande organo, che scende dall’alto come una luce. Ma le navate sono vuote, il talento e la passione dell’organista oggi sono solo per Dio. Quando usciamo torniamo verso Marie Theresien Strasse, al mercatino di Natale, e mangiamo pane e salsiccia e Gröstl all’aperto, nell’aria fredda e soleggiata delle 2. Poi proseguiamo verso il Goldenes Dachl per fare qualche foto della città alla luce del giorno, e ci appare molto più colorata e vivace di ieri sera.

Entriamo nel Maximilianeum (4,00€ a testa, audioguida compresa) per saperne di più di questo strano bovindo e della storia del suo proprietario, e la visita è interessante e dettagliata. C’è poca gente all’interno, e riusciamo a vedere il balconcino anche dalla parte di qua. Curioso.

Poco dietro al palazzo del Maximilianeum c’è la Cattedrale di San Giacomo, che è il Duomo cittadino, con la facciata romanica e l’interno barocco riccamente decorato. E’ una chiesa spaziosa, luminosa, piena di marmi e stucchi dorati, arcate e cupole affrescate, con un imponente organo al di sopra del portale d’ingresso e un bel dipinto di Cranach il Vecchio raffigurante una Madonna con Bambino come pala d’altare.

Dal Duomo andiamo direttamente alla Hofkirche, forse la chiesa più famosa della città, per la quale è necessario dotarsi di un biglietto d’ingresso (4,00€ a testa). Mi da sempre fastidio dover pagare questo tipo di biglietti, perché credo che se c’è un luogo che deve essere sempre e comunque aperto a tutti questo è proprio una chiesa, e far pagare l’ingresso non è né giusto né simpatico. Però questa ero proprio curiosa di vederla, perché non riuscivo a immaginarmi l’effetto che potevano fare le 28 statue di bronzo a grandezza naturale messe a guardia del cenotafio di Maximilian I, e quando finalmente me le ritrovo di fronte ho la prova che ci sono modi decisamente peggiori di spendere 4,00€. La chiesa è ampia e ricca, colonne sottili di marmo salgono alte fino a unirsi in archi acuti e volte a vela al di sopra della navata centrale, che è lo spazio principale della chiesa, totalmente sgombro da panche o sedute di qualunque tipo e invece quasi completamente occupato dal monumento funebre dedicato Maximilian I (che alla fine fu sepolto da un’altra parte, per sua volontà), composto da un’enorme tomba scolpita con scene della vita dell’Imperatore racchiusa all’interno di una cancellata di ferro battuto nero e dorato lavorato finissimamente, tutto volute e riccioli, foglie e angeli, fiori e arabeschi eleganti, e sormontata da una statua dello stesso Maximilian in ginocchio tra due angeli. Ma soprattutto, ai lati della navata, in due straordinarie file di testimoni eterni e muti, stanno 28 meravigliose statue di bronzo raffiguranti alcuni dei suoi familiari più illustri, mogli e figli, padre e sorella, imperatori e regine della famiglia insieme a cavalieri famosi per il loro eroismo, in una sequenza che lascia stupefatti per l’impressione di grazia e potenza insieme che trasmette al primo sguardo. Ogni statua è perfetta in ogni più minuto dettaglio, dalle elaborate acconciature e merletti delle dame alle ricche armature dei re, ma senz’altro una delle più belle è quella che rappresenta Re Artù, che Maximilian ammirava molto, raffigurato in un cavaliere alto e sottile, elegantissimo nella posa, con l’elmo in testa e lo scudo al fianco, davvero bellissimo. Un monumento funebre straordinario, creato intorno a una tomba vuota.

In questa stessa chiesa, nella Cappella d’Argento, si trovano anche le tombe dell’Arciduca Ferdinando II e di sua moglie Philippine Welser, mentre vicino all’entrata si trova quella del patriota tirolese Andreas Hofer. Un luogo davvero particolare, che siamo contenti di aver visto. All’uscita dalla chiesa passiamo attraverso un’installazione moderna un po’ stravagante che, con l’aiuto di proiezioni video, macchine meccaniche e giochi di luce e buio ricostruisce in maniera suggestiva la storia della Hofkirche, che seguiamo insieme a una coppia di tedeschi dall’aria molto divertita. In fondo alla hall d’ingresso della chiesa, che fa anche da entrata per il museo dell’artigianato tirolese, si apre un piccolo vano che da accesso ad un paio di grandi stanze dove sono state sistemate una ventina di teche di svariate misure nelle quali sono allestiti presepi di ogni genere. Un panorama multicolore di montagne, casette, grotte, boschi, ruscelli, pastori che pascolano greggi numerosi e miti, e sacre famiglie di tutte le dimensioni e le espressioni, e sopra a tutto, appesi a invisibili sottilissimi fili, schiere di angeli e cherubini con ali variopinte, vesti svolazzanti e braccia spalancate ad accogliere il Bambinello. Alcune teche sono molto grandi, e nello spazio a disposizione l’allestitore si è divertito ad aggiungere decine di personaggi a piedi e a cavallo, piante, soldati, artigiani, bimbi, animali esotici, ricreando il film di un’umanità colorata e varia testimone di questa venuta speciale. Sono tutti presepi interessanti, è evidente che sono stati fatti con grande cura nonostante i materiali siano per lo più poveri come plastica, cartapesta e stoffa. Insomma, niente a che vedere coi presepi napoletani tradizionali, ma è una mostra piacevole da visitare. Ci sono anche alcune piccole sculture in legno, e un intero presepe di terracotta in stile peruviano sistemato in un condominio di nicchiette dalle quali si affacciano minuscoli, deliziosi personaggi.

Tra i tanti che vediamo, ne scelgo uno a mio preferito. Non è molto grande e non ha nulla di speciale rispetto agli altri in effetti, ma rappresenta la Natività in un modo che vedo qui per la prima volta. Montagne e cielo al loro posto, pastori sparsi come d’ordinanza ma agitati e con lo sguardo rivolto in alto, una specie di inconsueta stalla scoperchiata al centro della scena, dove Maria è sola in piedi sui gradini di una scala e regge il capo finale di un drappo candido nel quale è avvolto Gesù Bambino, che viene calato dal cielo da Dio Padre per mezzo di un Angelo annunciante. Fa uno strano effetto quel piccolo Bambinello a mezz’aria tra cielo e terra, che porta luce e anche spavento tra gli uomini che assistono a quest’Evento straordinario. Non avevo mai visto una Natività rappresentata in questo modo, mi colpisce e mi piace questa visione così ingenua ed efficace.

Quando usciamo di nuovo fuori l’aria è scura e fredda, ma ci sono molte persone in giro a passeggio. Arriviamo di nuovo in centro, e qui troviamo un posto spettacolare che è proprio il pane giusto per i miei denti di fan dell’albero di Natale: il Christmas Shop, il negozio di palline di Natale più grande che abbiamo mai visto. Un negozio formato da diversi stanzoni collegati tra loro che spalancano le porte per una passeggiata nel paradiso degli amanti delle decorazioni natalizie. L’unico arredamento presente è costituito da tavoli, scafali e ceste stracolme di palline di ogni colore e dimensione, luccicanti, tonde, lunghe, a goccia, ad angelo, a campana, ad albero, di paglia, di vetro soffiato, di cartapesta, di metallo dorato… Ma soprattutto dominano incontrastate le tipiche uova decorate, vere uova di gallina svuotate e dipinte con soggetti natalizi nelle quali viene inserito un nastrino colorato per poterle appendere all’albero. Ci sono montagne di ceste di queste uova colorate, bellissime, tutte sistemate nei veri cartoni da una dozzina che si trovano al supermercato, e che fanno un effetto straordinario in una quantità così impressionante. Resto letteralmente incantata, vago per il negozio confusa e rapita come un’ape che si ritrovi ad un tratto in un immenso campo fiorito, mi pare di non avere abbastanza occhi per vedere tutto. Dopo un po’ cedo, e tiro fuori la mia fedele P100 per un aiuto che stavolta mi pare assolutamente necessario.

Alla fine scegliamo l’ovetto di Innsbruck con dipinto sopra il Goldenes Dachl per il nostro albero, ed usciamo soddisfatti. E affamati. Si è fatta una certa ora, così passeggiamo verso la Hofburg per cercare un posto nuovo dove cenare. Ieri sera, passando, avevamo intravisto un locale che pareva interessante, e lo ritroviamo con facilità dato che il centro è veramente piccolo. E’ lo Stiftskeller, un locale tradizionale che all’interno è ancora più piacevole di quanto già non sembrasse da fuori. L’edificio è di quelli storici, su più piani con balconata a vista, parteti decorate e arredi in legno e ferro in stile tradizionale, ci sono addirittura delle statue fissate alle pareti e grandi lampadari di metallo, che per l’occasione del Natale sono stati decorati con abete, fiocchi e luci, molto accogliente.

C’è molta gente ma il servizio è veloce, dividiamo anche qui un grande tavolo con una coppia tedesca di mezza età che si gusta dolci e bevande calde, mentre noi scegliamo una cena completa di zuppa e carne accompagnata da ottima birra, e alla fine ci concediamo anche un dolce al cioccolato.

Restiamo al caldo del locale per un po’ a chiacchierare, e ci riposiamo dopo tanti passi e tante belle emozioni da elaborare. Quando usciamo fa freddo ma non nevica, e arriviamo al nostro Sailer in pochi minuti. Già ci dispiace che domani dovremo ripartire.

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