Sabato 12 maggio 2012: Viana do Castelo – Bom Jesus do Monte – Braga

Dopo una notte tranquillissima e una buona colazione lasciamo l’hotel e raggiungiamo a piedi il non lontano ufficio Hertz, presso il quale abbiamo prenotato l’auto per il nostro giro. Ci assegnano una Hunday I 30 nera, nuova e in perfetto stato, capiente a sufficienza per tutte le valige e adattissima alle nostre esigenze di viaggio. Attiviamo il nostro TomTom (la Signorina) e in pochi minuti siamo per strada, in direzione Viana do Castelo. Non è molto distante ma ad un certo punto ci ritroviamo in un tratto di autostrada senza avere ritirato nessun biglietto, il che ci pare assai strano. Visto che di fatto non sappiamo bene come funziona qui con i pedaggi e non riusciamo a trovare nessuna informazione né sulle nostre guide né sui cartelli stradali, decidiamo momentaneamente di escluderle dall’itinerario, per evitare involontarie infrazioni. La cittadina che cerchiamo è abbastanza vicina, e la raggiungiamo velocemente. Lasciamo l’auto in una zona di parcheggi liberi vicino al fiume, e ci incamminiamo alla sua scoperta.

Viana do Castelo è un piccolo centro a nord di Porto, sulla foce del fiume Lima, conosciuta fin dal tempo dei romani e particolarmente apprezzata per la sua costa e la sua architettura, oltre che per i suoi vini del Minho e per la cucina tradizionale. E poi, qui vicino c’è l’Oceano. Molte spedizioni portoghesi di navigatori alla ricerca di nuovi mondi e nuove avventure partirono proprio da queste coste, ancora molto attive per traffici commerciali e pesca. Il centro storico, molto piccolo, è molto caratteristico. La piazza principale si chiama Praca da Republica e ha al centro una bellissima fontana del 1550 circa. Intorno, palazzi nobiliari e istituzionali rinascimentali perfettamente conservati, come il Palazzo della Misericordia e il Palazzo del Consiglio, e la chiesa della Misericordia, che pare abbia all’interno decorazioni di Azulejos di notevole qualità, ma che purtroppo è chiusa per restauri.

All’arrivo nella piazza scopriamo con piacere che proprio oggi è in atto una qualche celebrazione storica, per cui in giro sono state montate bancarelle di cibi tradizionali, pesce, salumi, frutta, verdura e dolci tipici, e a ogni banchetto ci sono ragazze e signore vestite in costumi antichi, con lunghe sottane, grembiuli e fazzoletti colorati in testa, a creare una bella atmosfera di festa paesana.

Dalla piazza principale raggiungiamo la vicina Igreja Matriz, la chiesa parrocchiale della città che si affaccia su una piccola piazzetta decorata da fioriere. Se l’esterno è sobrio, con la facciata romanica e le due torri alte e rigide come sentinelle di pietra orlate di merli, l’interno è molto più ricco, in stile baroccheggiante, con un grande altare dorato carico di figure, colonne tortili, riccioli e stucchi, altari laterali dedicati a santi e madonne, e un grande organo a canne sulla parete della navata centrale. Nel transetto c’è perfino una teca in vetro dove è esposto un grande modello di veliero in legno, sistemato lì in onore e in memoria di tutti coloro che ebbero il coraggio e il destino di partire da questa costa per andare incontro alla vastità immensa dell’Oceano. Naturalmente, non mancano le pareti rivestite di splendidi Azulejos, geometrici qui, di una bellissima sfumatura di blu.

Dopo la visita alla chiesa, anche più bella di quanto ci aspettassimo in una cittadina così piccola, cominciamo un giro del centro storico inoltrandoci per le viette più caratteristiche, seguendo un itinerario che ci porta a passeggiare tra eleganti palazzi foderati di Azulejos di vari colori e disegni, balconi in ferro battuto, finestre e portoni abbelliti da decori manuelini, e negozietti rimasti uguali a 50 anni fa, in un’atmosfera di tranquillità come non ritrovavamo da tempo. Fa caldo ma le vie non sono affollate, e il giro si rivela davvero piacevole.

Arriviamo fino alla chiesa del 1500 di Sao Domingos, che si affaccia su una piazza stretta e lunga al limite del centro storico, e anche qui l’interno ci sorprende per la sua ricchezza sfarzosa. Gli altari presenti sono enormi e riccamente dorati, tutta la zona del coro è completamente rivestita di Azulejos che al centro delle pareti formano scene della vita di Gesù perfette in ogni minimo dettaglio, mentre madonne dolenti e santi vestiti di porpora e nero troneggiano dalle cappelle laterali. Un’atmosfera un po’ cupa, illuminata in parte dalla luce che piove dall’esterno.

Dopo una breve sosta per un panino e un po’ di riparo dal caldo imprevisto che ci accompagna da stamattina, riprendiamo l’auto e raggiungiamo la piccola stazione della teleferica cittadina, per salire fino alla chiesa di Santa Luzia a goderci lo spettacolo del panorama che si vede da lassù. Con i suoi 650 metri di tragitto in mezzo al bosco, l’antica Funicolare di Santa Luzia è la più lunga di tutto il Portogallo, e anche quella che supera il dislivello maggiore (160m). Il funzionamento idraulico è integrato da un motore elettrico, e consiste in 2 carrozze su binario che si muovono contemporaneamente in direzioni opposte, incrociandosi e scambiandosi esattamente a metà del percorso. Occorrono circa 7 minuti di viaggio in ripida salita e 2,00€ a testa (ida e volta) per arrivare in cima, ma il divertimento è assicurato.

Una volta in cima, si capisce immediatamente perché, oltre cento anni fa, ingegneri e tecnici si dettero tanto da fare per costruire questo strano marchingegno meccanico, strappando via un’intera striscia di bosco e trasformando la china rocciosa della collina in una strada liscia e diritta solo per portare più gente possibile fin quassù. La vista dall’alto di questa collina è talmente spettacolare e vasta da lasciare senza parole, ancora più della bella Chiesa di Santa Luzia che con le sue cupole e i suoi rosoni coglie di sorpresa chiunque esca dalla stazione della Funicolare.

Il panorama spazia sulla costa dell’Oceano e sulla foce del fiume Lima, molto al di là di Viana, regalando scorci bellissimi nella luce intensa di questa giornata quasi afosa. Visitiamo anche la chiesa di Santa Luzia, una costruzione a base quadrata di una certa imponenza alleggerita da rosoni di vetro colorati, che all’interno creano un ambiente dall’atmosfera delicata. La decorazione è semplice ma gradevole, anche se la parte migliore della chiesa è sicuramente quella esterna.

Facciamo qualche foto e ci godiamo la vista per un po’, quindi scendiamo di nuovo con la funicolare e ci fermiamo in un piccolo supermarket a prendere dell’acqua prima di ripartire, restando piacevolmente sorpresi dai prezzi portoghesi: per 4 bottigliette d’acqua da mezzo litro paghiamo solo 1,28€ ! Riprendiamo l’auto e ci dirigiamo verso la seconda tappa di oggi, che è anche una delle mete di questo viaggio nelle quali ripongo le maggiori aspettative, il Bom Jesus do Monte. Una volta raggiunto il posto, 5 km fuori dalla città di Braga, prendiamo l’Elevador do Bom Jesus do Monte, la più antica funicolare del Portogallo, caratteristica per il suo azionamento solo idraulico ancora perfettamente funzionante, e saliamo in cima alla collina che ospita questo santuario, famoso soprattutto per la sua monumentale scalinata barocca.

La chiesa si staglia dritta ed elegante sulla sommità della collina, in mezzo ad una zona verde curatissima, con una bella facciata neoclassica decorata in pietra grigia e calce bianca, elementi che si ripetono nelle due torri laterali coronate da lanterne campanarie rifinite da cupolette e pigne. Ma la parte più sorprendente e affascinante è certo la scalinata in stile barocco che scende dal santuario verso le pendici della collina, un’opera straordinaria nella sua geometrica perfezione di forme e di colori.

Una scalinata monumentale a doppia via scavata nel granito grigio con le pareti verticali imbiancate a calce e abbellita da statue e fontane, per un effetto finale di incredibile impatto visivo. E’ già stupefacente vista così, da su in cima, con quei colori e quelle linee sorprendenti che non ci si aspetta, ma bisogna discenderla tutta, percorrere quelle serpentine di pietra incanalate tra i muri bianchi come tunnel senza volte, arrivare fino in fondo e voltarsi a guardarla da lì, per comprenderne davvero l’unicità, e percepire la grandezza totale di questo straordinario progetto. Fiume che scivola giù dalla sorgente, magico pesce dalle squame candide che risale la corrente, via diretta per il Paradiso.

La lunghissima scalinata che risale la collina rappresenta la Via Sacra, simbolo del percorso spirituale dei fedeli verso la Chiesa e verso Dio, che in passato alcuni pellegrini sceglievano di percorrere addirittura in ginocchio. Si divide di fatto in due sezioni, quella dei Cinque Sensi, che i fedeli devono imparare a dominare per elevare il proprio spirito, e quella superiore, delle 3 Virtù Cardinali, raggiungendo le quali si può sperare di ottenere la Salvezza. Lungo il percorso, piccole cappelle laterali racchiudono statue lignee cha raffigurano le varie scene della Passione di Gesù. Nella parte bassa, a ogni diverso livello raggiunto tramite una rampa si trova una fontana, che simboleggia uno dei Sensi e nella quale l’acqua sgorga dalla parte del corpo che lo rappresenta, quindi gli occhi per la Vista, la bocca per il Gusto, le orecchie per l’Udito e così via. Una volta completata la sezione dei Sensi si arriva a quella delle Virtù, in cui le fontane dei diversi livelli rappresentano le allegorie della Fede, della Speranza e della Carità, e in cui le balconate sono decorate da statue di Profeti e Santi.

In cima, alla fine del percorso spirituale, si erge il Santuario, dal quale si spalanca una vista spettacolare sulla valle, su Braga, sulle montagne circostanti, e su un orizzonte infinito che sfuma nell’azzurro leggero del cielo. Sembra davvero di essere arrivati in cima al mondo, ad affacciarsi da quassù. Visitiamo l’interno della chiesa, molto ricco e interessante in cui spicca, all’interno dell’abside, un gruppo di figure in legno che rappresentano la Crocifissione di una bellezza straordinaria. Scopriamo che è stato appena celebrato un matrimonio, e gli sposi si stanno ancora facendo delle foto vicino all’altare principale. Sono giovani, e hanno negli occhi quella luce un po’ tremante di emozione che li fa brillare così solo in questo giorno. E chissà che questo luogo speciale che hanno scelto per celebrare la loro unione non funzioni da portafortuna. Auguri.

Dopo un giro all’interno della chiesa e un’ultima sosta dalla balconata della scalinata, dalla quale si percepisce esattamente come l’azione discreta del tempo stia stendendo su questa pietra grigia un velo che somiglia più al fascino che alla rovina, decidiamo di salutare questo posto che ci ha incantati con la sua bellezza elegante, e riprendiamo l’Elevador per scendere al parcheggio dove abbiamo lasciato l’auto.

Arriviamo a Braga in pochi minuti, l’hotel Dona Sofia dove abbiamo le stanze per stasera è centrale con parcheggio gratuito incluso, e facciamo in tempo a sistemare le nostre cose e fare un giro in centro prima di andare a cena. La città non è molto grande ed è interessante, ma la cosa più bella è la Sé, una delle più antiche e importanti cattedrali cattoliche di tutto il Portogallo. Cominciata poco dopo l’anno mille, mostra parti romaniche cui si sono sovrapposte sezioni gotiche, manueline e poi barocche. Proprio al barocco risale l’aggiunta di due enormi organi gemelli sistemati lungo la navata principale, dalla decorazione dorata talmente ricca e sfarzosa da lasciare a bocca aperta. Se in paradiso hanno degli organi che suonano, devono essere come questi.

Il centro storico si visita comodamente a piedi, tra giardini, palazzi decorati di Azulejos e vie di negozi belle senza essere particolarmente sfarzose. L’ora più calda è passata, e passeggiare tra la gente è piacevole e rilassante.

Piccole e belle sono anche le numerose piazzette della città, e in una di queste scegliamo il ristorante per la cena, in un delizioso angolo all’aperto. Ci sediamo a un tavolino sotto un ombrellone bianco, a goderci finalmente un po’ di fresco dopo una giornata molto calda e faticosa. Il bacalao che ordiniamo e’ ottimo e anche il vino è perfetto, le signore del ristorante sono gentilissime con noi, e il conto alla fine è uno dei più bassi che ci sia capitato di pagare durante i nostri viaggi insieme.

Ma al di là dei prezzi economici, quella della cortesia della gente e’ una cosa che stiamo riscontrando regolarmente qui, e che stiamo imparando ad apprezzare in maniera particolare. Abbiamo tutti l’impressione che sarà il valore aggiunto di questo viaggio in terra di Portogallo.

Portogallo Venerdì 11 maggio 2012: Pisa – Porto

Finalmente è arrivato anche il giorno del Portogallo, dopo tanti mesi di attesa. Anticipiamo volentieri il viaggio dell’anniversario di un mese per poter partire insieme ai nostri amici, perché quando è quella giusta, la condivisione moltiplica l’entusiasmo. Il volo Ryanair da Pisa a Porto è previsto per le 7 ma alla fine la nostra levataccia si rivela inutile, e decolliamo solo alle 8,30 a causa di uno sciopero dei controllori di volo portoghesi. Partire di venerdì non è mai una buona idea, ormai lo sappiamo. Ma volare è sempre un’emozione, e nonostante una voce sconosciuta e straordinaria stia inaspettatamente catturando tutta la mia attenzione con il suo magico potere, non riesco a non gettare per un momento lo sguardo sull’azzurro immenso che si spalanca oltre il piccolo oblò dell’aereo, per spiare il mondo che rotola di corsa sotto di noi, vastissimo, di una precisione disegnata a matita, a mollo nel silenzio di questo acquario d’aria. La meraviglia ha questa abilità stupefacente, di sfilare via alla paura istanti lunghissimi e trasformarli in bagliori di luce.

Atterriamo a Porto solo alle 11,15 e troviamo ad attenderci i nostri amici, arrivati da Parigi oltre un’ora e mezzo prima. L’importante è che siamo finalmente tutti qui. Andiamo subito verso la stazione della metropolitana dove facciamo la “Cartão Andante”, una carta abbonamento simile alla Oyster card londinese che si può ricaricare ogni volta che finisce il credito di viaggio, e prendiamo la metro verso il centro. Le linee sono solo 6 e le fermate non sono moltissime, e impieghiamo circa mezz’ora per percorrere il tratto dall’aeroporto a Praça dos Aliados, in una traversa della quale si trova il Residencial Pão de Azuçar dove abbiamo le stanze prenotate per stasera. Un edicolante gentilissimo mi indica in inglese l’esatta posizione del residence, ma quando arriviamo è presto per avere le stanze. Così lasciamo i bagagli a una signora molto cortese che parla un ottimo francese e ce ne andiamo in centro a passeggiare un po’ e a cercare qualcosa da mangiare, in attesa di poter prendere possesso delle nostre camere dopo le 14,00. La temperatura è buona, fa anche più caldo di quanto ci aspettassimo, la luce è intensa e fa sembrare la Praça dos Aliados ancora più grande di quanto effettivamente non sia. Uno spazio rettangolare molto esteso, stretto e lungo, fiancheggiato da begli edifici e con una piacevole presenza di verde.

Pranziamo all’aperto, sotto l’ombrellone di un locale turistico dove i prezzi sono bassi e il cibo sembra genuino. Proviamo subito una delle pietanze portoghesi più note, la Francesiña, una sorta di croque-monsieur in versione locale che si rivela un sandwich ripieno di carne, chorizo e uova ricoperto di formaggio fuso e affogato nella salsa alla birra, accompagnato da patatine fritte, saggiamente consigliato solo a pranzo a causa dell’elevato tasso calorico del suo contenuto… Alla fine si rivela buono, come le altre cose tipiche che decidiamo di assaggiare.

Dopo pranzo torniamo all’hotel e ci sistemiamo finalmente nelle nostre stanze, dopo aver ammirato l’originale raccolta di oggetti anni 60 che decora le zone comuni e i vari ballatoi dei diversi piani del residence. Mobili, complementi d’arredo, giocattoli, lampade, soprammobili, tutto un simpatico bric-à-brac di oggetti originali e divertenti che non ci aspettavamo di trovare qui.

Ma la cosa che preferisco è sicuramente la grande scala centrale che porta ai piani, una bellissima spirale morbida che sale su danzando, con il corrimano in legno che svolazza come un nastro di seta tirato a lucido donando al palazzo dalla struttura abbastanza anonima un tocco di leggerezza Liberty incantevole.

Sistemiamo le nostre cose e, dopo un breve riposino, ci incamminiamo tutti insieme alla scoperta della città, dopo aver avuto un mappa e diversi consigli molto utili sui luoghi da non perdere dalla gentilissima signora della Reception. Attraversiamo i quartieri che portano in centro e in breve tempo cominciamo a familiarizzare con i palazzi storici e le vetrine dipinte delle vecchie caffetterie e delle pasticcerie che espongono ovunque la Pastel de Nata, il dolcetto di crema tipico del paese, che in effetti ha un’aria parecchio invitante.

Le strade sono tranquille, ma l’atmosfera si rivela subito particolare, di una semplicità dal sapore antico. Saranno le lunghe salite percorse dai vecchi tram di legno, i quartieri di case colorate affastellate le une sulle altre nei quali intere zone sono in completo stato di abbandono, segno evidente che la crisi sta colpendo duro anche qui, o i vicoli stretti che diventano scalinate ripide da scendere e salire arrancando in mezzo ai panni stesi. O forse sono le facciate barocche delle chiese che spuntano qua e là a dare questa impressione, sulle quali il grigio rigido delle vecchie pietre si imbelletta frivolo di delicate maioliche azzurre, creando un effetto di bellezza commovente, come quelle signore avanti negli anni che non rinuncerebbero mai a ombretto e rossetto, perché è ovvio che essere vecchie non c’entra nulla con essere donne.


Arriviamo inevitabilmente fino al Terreiro da Sé, la piazza in cima alla collina dove sorge la Sé di Porto che domina buona parte della città vecchia e del quartiere storico della Ribeira. Una cattedrale imponente risalente al XIII secolo dalla struttura quasi fortificata, fiancheggiata da due alte torri quadrate e abbellita sulla facciata da un elegante rosone centrale. Sul lato esterno, una loggia barocca aggiunta da un architetto italiano rivela palesemente uno dei molti rimaneggiamenti ai quali questa cattedrale è stata sottoposta nei secoli, mentre l’interno con soffitti a volta e colonne altissime rimane testimone del tratto tardo medievale della sua storia.

La parte che colpisce di più è comunque il chiostro di fine XIV secolo, uno spazio elegante stile gotico con colonne e archi a sesto acuto che si aprono su un cortile quadrato, e che ha le pareti completamente decorate da bellissimi Azulejos settecenteschi che raffigurano scene della vita di Maria e illustrazioni delle Metamorfosi di Ovidio.

Dal chiostro si accede alla terrazza superiore dalla quale si può godere di una vista privilegiata sul cortile sottostante, con la sua armonia di forme quadrate e curve perfettamente equilibrate, e sulla quale si ritrovano nuovi magnifici Azulejos di una splendida sfumatura di blu, con altre scene grandiose curate in ogni più piccolo dettaglio. E’ un’impressione particolare quella che regala questo chiostro, un classico luogo riservato alla meditazione spirituale nel quale un’architettura familiare ai nostri occhi è stata calata in un ambiente rigido di sola pietra, senza zone verdi né piante, e decorata di lucide piastrelle di porcellana bianca e azzurra che raccontano storie con infinita eleganza e lentezza.

Un altro dei gioielli di questa città è certamente la Stazione di San Bento, una delle più belle stazioni ferroviarie d’Europa. Costruita sui resti di un antico convento riadattato per le nuove necessità ai primi del 1900, regala uno strano impatto a chi la raggiunge, con l’eleganza sobria e un po’ rigida dell’edifico esterno che sembra sciogliersi e alleggerirsi infinitamente nei grandi spazi interni, nelle vetrate colorate ad ampie arcate, nella luce che entra a fiotti dalle finestre alte, e soprattutto nei bellissimi mosaici composti da migliaia di Azulejos che tappezzano le pareti da cima a fondo, disegnando sui muri la storia dei trasporti portoghesi, la storia della città e alcuni degli eventi più importanti che sono accaduti qui, in uno scorrere vivace di scene piene di dettagli che si armonizza perfettamente con il viavai di gente che passa continuamente in questo grande atrio di porcellana decorata.

Gironzoliamo ancora un po’ nel quartiere della Ribeira, affascinante e suggestivo come solo i luoghi vecchi sanno essere, procedendo comunque in direzione della meta imperdibile per tutti coloro che si ritrovano a visitare questa città, il fiume.

Mi piacciono particolarmente le città col fiume, hanno sempre un appeal speciale su di me. Forse perché noi ce l‘abbiamo e ci sono abituata, chissà. Percepisco il fiume come l’arteria vitale della città, il nastro di energia naturale che fluisce in mezzo alle costruzioni umane dando forza e ragione e direzione, via di ingresso e di uscita insieme, che scivola fluido e libero ma che diventa davvero vivo solo lì dove si mescola con la pietra e il cemento. Finisce quasi sempre che, poi, il lungofiume e i ponti sono le parti che più ricordo e più amo delle città che sono venute su nei secoli accovacciate lungo un corso d’acqua. Come Parigi. O Firenze, Dublino, Londra, impensabili senza i loro fiumi a tagliarne i quartieri, e a costringere gli uomini a inventarsi quelle cose straordinarie che sono i ponti, terra di nessuno magicamente sospesa sull’acqua a ricucire i bordi di due lembi inconciliabili, per risolvere definitivamente il problema terreno di arrivare di là. Non sono ancora mare, i fiumi, ma ci stanno andando. Da questo nasce la mia impazienza di vedere il Douro, e il fondato sospetto che Porto mi piacerà. Non rimango delusa, naturalmente.

Il nastro del Douro taglia in due la città come una lama piatta e lucida, da un lato la collina con la parte vecchia dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, con le case ammonticchiate, i profili delle chiese, la striscia della passeggiata lungo il bordo dell’acqua, dall’altro il comune di Vila Nova de Gaia, dove sorgono le cantine nelle quali avviene la produzione dei famosi vini Porto.

L’impatto visivo è magnifico, e quasi sorprendente per la sua grandiosità. Perché per andare di là, questa volta è stato scomodato nientemeno che un allievo diretto del grande Gustave Eiffel che, per scavalcare le acque del Douro, ha preso a modello il vicino ponte ferroviario Maria Pia disegnato dal suo Maestro per progettare il Ponte Dom Luis I, un’elegante arcata di ferro a due piani traforata come un merletto che collega le parti alte della città.

Il piano superiore del grande ponte di ferro, riservato alla linea della metropolitana, offre ai visitatori un comodo – e spettacolare – passaggio pedonale sopraelevato, che regala la più bella vista panoramica sulla città che si possa desiderare.

Anche vista dal lato di Vila Nova de Gaia, la Ribeira mantiene inalterato il suo fascino incredibile, affacciata sul nastro grigio del Douro che scivola via sinuoso verso l’Oceano.

Dal lato alto di Vila Nova de Gaia c’è persino una funivia che, al costo di 5,00€ a testa, porta giù sulla sponda destra del fiume, davanti alla sede della produzione del Porto Sandeman, che purtroppo non abbiamo il tempo di visitare. Preferiamo riprendere il ponte di ferro e ripercorrerlo all’indietro godendoci nuovamente quello spettacolo esclusivo, per raggiungere la passeggiata lungofiume dalla parte della Ribeira, dalla quale si possono vedere da vicino le antiche barche di legno attraccate ai piccoli moli cariche di botticelle di Porto, i locali che restano aperti fino a tarda notte, e le bancarelle di souvenir, dove tutto è decorato con i tipici galletti colorati di Barcelos.

Dalla Ribeira risaliamo su lungo le vie che scalano la collina, superando chiese e vecchi edifici pieni di fascino, e arriviamo fino alla Torre de los Clérigos, che con i suoi 76 metri di altezza è la torre campanaria più alta di tutto il Portogallo. Sottile ed elegante, in stile barocco, è la torre della chiesa omonima, ma purtroppo sono entrambe già chiuse e non è possibile entrare.

Ridiscendiamo verso il centro, e decidiamo di seguire il consiglio della signora della Reception svoltando in direzione della via dove si trova la libreria “Lello e Irmao”, che lei ci ha indicato addirittura come la terza libreria più bella d’Europa. Non l’abbiamo presa troppo sul serio quando l’ha detto, anzi ci è parsa la classica esagerazione di chi tende ad esaltare in maniera eccessiva le bellezze locali di fronte a chi viene da fuori, ma ci passiamo per curiosità, in fondo è comunque una libreria e ci piace l’idea di darci un’occhiata. Ci dobbiamo ricredere, ovviamente. Già dall’esterno si presenta in maniera splendida, con una facciata candida in stile Liberty e piccoli richiami neogotici (è stata costruita nel 1906) di una raffinatezza squisita. Colonnine, riccioli, ragazze dipinte, tralci fioriti e svolazzi staccano la facciata, mantenuta in condizioni perfette, dal resto degli edifici adiacenti, rendendola unica in una maniera singolare e incantevole.

Ma la vera sorpresa l’abbiamo nel momento in cui entriamo dalla porta principale. Oltrepassare la soglia è come entrare in una macchina del tempo, pochi passi e ci si ritrova di colpo a camminare in un passato lontano che avremmo sempre voluto vedere ma che non è mai stato possibile visitare. Finora. Pareti ricoperte dalle più meravigliose scaffalature di legno che abbia mai visto, sinuose e lucide, fittamente cesellate lungo i montanti e sui bordi fino al soffitto, stracolme di libri di ogni genere e disegnate com un’unica linea fluida che attraversa tutto lo spazio del locale, ricoprendo ogni centimetro disponibile di bellezza pura. Di fonte a noi, la più spettacolare scalinata che possa capitare di salire, con magnifici gradini a mezza luna rosso lacca che salgono verso il piano superiore come una fiamma, e poi si dividono, si sdoppiano e si allontanano in due curve identiche e speculari, per ritrovarsi e riunirsi pochi metri più in alto in una straordinaria balconata dal pavimento a gradini che è un vero gioiello, dal quale è possibile ammirare la bellezza della libreria da un punto di vista nuovo e ancora più sorprendente prima di raggiungere il soppalco del piano superiore. Qui ci sono altri scaffali, piccole scrivanie, persino un angolo caffetteria con poltroncine blu e tazze da tè, e soprattutto da qui si può godere della vista ravvicinata del lucernario del soffitto, un bellissimo pannello di vetri colorati decorati in stile Liberty, attraverso i quali la luce piove morbida dentro il locale. Non si possono scattare foto degli interni, dunque mi dovrò accontentare di queste ma la bellezza di questo posto ha conquistato il mio cuore in un attimo, e non mi servirà certo una foto per ricordarmene. Leggo nel libretto che acquisto sulla storia della libreria che qui dentro sono state girate alcune scene di uno dei film della saga di Harry Potter, e non mi stupisco affatto. Se c’è un posto dove si ha veramente l’impressione che con un tocco di bacchetta magica si può ottenere qualunque cosa, è certamente questo.
Dopo il lungo giro in centro decidiamo di tornare in albergo a riposarci un po’, prima di uscire di nuovo per la cena. Seguendo le indicazioni delle nostre guide, scegliamo il ristorante Café Guarany, uno dei locali più antichi di Porto, fondato negli anni ’30 e ancora oggi molto frequentato sia per il suo cibo tradizionale che per le serate musicali offerte agli ospiti quasi ogni sera. L’interno è semplice e accogliente, i camerieri sono molto cortesi, come tutti qui, e ci portano subito i piattini con formaggi, olive e antipasti secondo l’usanza locale. Chi vuole li mangia e poi li trova nel conto, chi non vuole non li tocca e loro li riportano via senza addebitarti nulla, avevamo letto di questa singolare usanza sulle nostre guide e verifichiamo che di fatto accade veramente così. La cena si rivela buona, proviamo la zuppa (alla quale io non resisto mai) e un paio di tipi di carne e pesce, è tutto buono e anche i dolci sono ottimi.

Forse l’atmosfera è più turistica che originale, e i prezzi sono un po’ più alti che in altri ristoranti portoghesi, ma la musica dal vivo non è male, sudamericana molto soft, con solo pianoforte e tastiera ad accompagnare le voci morbide di un paio di ragazze che agitano maracas e sonagliere. Una buona bottiglia di Vinho Verde ben fresco celebra la nostra prima giornata portoghese, che è stata decisamente positiva. Domani prendiamo l’auto e partiamo alla scoperta di questa terra affascinante, che si è già presentata come un prezioso tesoro da scoprire piano piano.

Cyrano de Bergerac

Certo, l’amore, il romanticismo, l’amicizia, la lealtà… tutto bellissimo e raccontato da Dio, nella commedia che ha trasformato per sempre i baci in apostrofi rosa. Ma non è questo che mi ha insegnato questo poetico spadaccino nasuto dall’ingegno più affilato della sua formidabile lama.

Incontrare Cyrano per me è stato imparare cos’è la Libertà, quella vera, quella cha ha la radice dentro e non fuori da sé, l’unica luce da seguire e non tradire mai, se non ci si vuole perdere per sempre.
E anch’io, che penso che tutto sia motivo per vivere, ho compreso per cosa può valere morire.