Martedì 15 maggio 2012: Tomar e il Convento do Cristo

Ripartiamo da Coimbra prima delle 10 dopo una sostanziosa colazione, riposati e pronti a una nuova giornata di scoperte. La meta di oggi, la piccola cittadina di Tomar, non è molto distante, circa 87 km, che percorriamo in tranquillità evitando le autostrade per goderci il paesaggio rurale della zona. Arriviamo al nostro hotel verso le 11,15 e per fortuna lo troviamo subito senza particolari difficoltà. Le stanze sono semplici e pulite, con un piccolo balconcino, il quartiere è leggermente decentrato e possiamo lasciare la macchina in uno spazio vicino all’entrata senza dover pagare nessun costo extra per il parcheggio. I piccoli centri regalano piccoli, piacevolissimi privilegi. Ci sistemiamo in fretta e usciamo subito con la nostra mappa in mano, alla ricerca della cosa più bella che c’è da visitare qui, il Convento do Cristo.

Nata nel XII secolo come fortezza dei Cavalieri Templari completa di chiesa per officiare le liturgie sacre, fu trasformata nel Convento do Cristo dopo la metà del 1300, quando l’ordine templare fu abolito, per conservarne i tesori e le ricchezze. Per raggiungere il castello si entra in un bellissimo giardino decorato di siepi fiorite e vialetti, e ci si sposta sulla destra, dove si comincia la scalata della collina lungo un sentiero ripido che sale su attraverso un bosco, che magari col fresco sarà anche una piacevole passeggiata, ma con queste temperature estive e sul mezzogiorno mette duramente alla prova le nostre energie. Ma per fortuna il morale è alto, e la voglia di scoprire tutto prevale sulla fatica.

Comunque, alla fine arriviamo fino in cima e ci mettiamo in coda all’ingresso, dove facciamo un biglietto combinato che vale sia per questo convento che per altri due che vedremo domani, così eviteremo le file e avremo anche un piccolo sconto di 3 euro a persona sul totale da pagare. La fortezza è massiccia e imponente, con grosse mura di pietra e torri merlate che hanno saputo difenderla dagli attacchi dei mori e dei nemici dei cristiani per secoli.

Tutto il complesso appare subito imponente e molto interessante, composto da vari edifici costruiti in diverse epoche, una serie di chiostri e la grande chiesa templare.

I primi chiostri che visitiamo sono semplici e lineari, arcate pulite, colonnine sottili, Azulejos alle pareti. Nel Chiostro dei Cimiteri troviamo anche alcune tombe importanti incastonate in eleganti nicchie come pietre preziose. Una di queste è addirittura del fratello del grande navigatore Vasco de Gama, poiché dopo che fu dichiarata la fine dell’Ordine dei Templari nel 1311 il Convento fu dedicato al nuovo Ordine dei Cavalieri di Cristo, di cui uno dei Maestri fu Enrico il Navigatore, che dette notevole impulso alle grandi spedizioni marittime e alle scoperte geografiche vanto dei migliori navigatori portoghesi. Anche sulle vele delle Caravelle dei grandi esploratori, infatti, era sempre presente la croce rossa in campo bianco, simbolo dei Cavalieri Templari e dell’Ordine di Cristo.

Notevole è una minuscola cappella laterale in uno dei chiostri, stretta e lunga con la volta a botte dalle sezioni riquadrate in legno, completamente rivestita di meravigliosi Azulejos che illustrano varie scene della vita di Gesù. I disegni raffigurati sulle piastrelle azzurre sono splendidi, di grande eleganza e raffinatezza, resi ancora più intensamente spirituali dalla sfumatura delicata di blu scelta per realizzarli. E bellissime sono anche le decorazioni geometriche sui lati più bassi delle paretii all’ingresso della cappella, lievemente sfumate di giallo, composte di linee così originali da risultare modernissime.

L’elemento più spettacolare di tutto il complesso è senz’altro la Chiesa dei Templari con la tradizionale Charola, la rotonda romana originale del medioevo che riprende quella del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Otto magnifiche colonne, alte e slanciate, si collegano tra loro tramite archi gotici a formare un deambulatorio particolarissimo di grande eleganza e sofisticatezza, completamente decorato da dipinti e statue policrome, che racchiude e preserva il Crocifisso. Una visione inattesa e affascinante, decisamente diversa da qualunque altro altare di chiesa ci sia capitato di vedere in precedenza.

Secondo la leggenda templare, la forma circolare della chiesa e le sue dimensioni così imponenti permettevano ai cavalieri difensori del Tempio di Cristo di assistere alla messa direttamente a cavallo, così da essere pronti a partire all’istante in qualunque momento ci fosse stato bisogno del loro intervento in aiuto della causa cristiana. Leggende a parte, la Charola è veramente impressionante, un altare dal fascino unico e misterioso capace di catalizzare immediatamente l’attenzione e l’energia di chiunque entri nella chiesa dei Cavalieri di Cristo.

Il complesso, grande e vario, è interessante all’esterno quanto lo è all’interno, dove prevale con prepotenza lo stile architettonico manuelino aggiunto durante le ristrutturazioni del Convento alla fine del 1400 per volere del Re Manuel I. Sontuose decorazioni smerlate, rosoni, archi, guglie, statue in pietra di una magnifica sfumatura dorata e strutture imponenti e regali, fino alla sorpresa inattesa di un elegantissimo chiostro a due livelli completamente diverso da tutto il resto, progettato alla fine del 500 in perfetto stile rinascimentale, con archi, colonnine e fontane, e magnifiche scalinate a chiocciola sistemate a vista nei quattro angoli.

Tra gli elementi più preziosi del Convento, e certo il più famoso, c’è l’enorme finestra della casa capitolare, considerata una delle massime espressioni dello stile manuelino portoghese per la sovrabbondanza e la ricchezza esagerata delle sue decorazioni caratterizzate da elementi marini, corde, alghe, conchiglie e riccioli. Una formazione straordinaria che sembra originare direttamente dalla parete di pietra, un’incrostazione marina preziosa come un gioiello, cesellato dal lavorio incessante delle onde invisibili del tempo. E sopra a tutto, la croce templare. Decisamente originale.

Visitiamo anche la parte del convento in cui risiedevano i Cavalieri di Cristo, con lunghi corridoi silenziosi sui quali si aprivano le piccole semplici celle. Ci sono le cucine comuni, la cappella, la sala delle riunioni, e piccoli chiostri interni nei quali domina un’atmosfera di pace e tranquillità.

La visita del complesso templare è lunga ma molto interessante, e ce la prediamo comoda nel girovagare per questo edificio un po’ mistico un po’ guerriero che è l’attrazione principale della piccola cittadina di Tomar. All’uscita ci accorgiamo che si è fatto abbastanza tardi, e cominciamo a cercare un posto dove poter mangiare qualcosa. Non lontano dal giardino dal quale siamo entrati, in fondo al bosco, c’è uno dei locali consigliati dalla LP, così ci avviamo verso il piccolo ristorante intenzionati a verificare se anche questa volta la segnalazione è affidabile. E lo è, decisamente. I cibi sono gustosi, il locale è carino e accogliente, ma soprattutto la signora è fenomenale, e va ad allungare la nostra lista di signore adorabili dei ristoranti che stiamo incontrando qui. Il tutto per l’incredibile costo finale di 28,00€ in 4. Una sosta davvero gradevole.

Dopo pranzo rientriamo in albergo per riposarci un po’, provati dalla fatica della lunga camminata e dal caldo intenso, e usciamo di nuovo solo dopo le 5. Volevamo vedere un piccolo museo un po’ particolare in una piazzetta non lontana dal nostro hotel, il Museu du Fosforos, che vanta la collezione di fiammiferi più grande d’Europa con oltre 40.000 diverse scatole decorate in ogni modo, ma purtroppo quando arriviamo lì lo troviamo chiuso, nonostante la nostra guida indichi le 19 come orario di chiusura. Così proseguiamo fino in centro gironzolando per stradine e piazzette circondate di edifici rivestiti di Azulejos bellissimi, fino a un piccolo parco con le panchine sistemate lungo un corso d’acqua dove ci sediamo a chiacchierare al fresco.

Visitiamo anche la sinagoga, una delle sole 4 chiese ebraiche presenti in tutto il Portogallo, e anche qui una signora gentilissima ci fornisce spiegazioni dettagliate sulla storia dell’edificio, degli oggetti esposti, delle famiglie ebraiche locali (solo 2 a Tomar) e delle loro tradizioni. Parla solo portoghese e capisce che noi comprendiamo solo in parte le sue parole e non siamo in grado di comunicare con lei se non in un misto di spagnolo e italiano accompagnato da gesti vaghi, ma ci tiene tanto a farci vedere tutto e a condividere con noi quei piccoli tesori, e noi restiamo ad ascoltare i suoi racconti incantati dalla sua cortesia e dalla sua affabilità.

Nella bella Praca da Republica visitiamo anche la Chiesa del paese, e passeggiamo lungo il corso principale dove si concentrano i negozi e i ristoranti. Alla fine ne scegliamo uno con i tavolini all’aperto, dove un cameriere molto gentile ci spiega tutti i piatti del menu e ci consiglia come abbinare sapori e vini. Dopo un po’ di consultazioni e dell’ottimo formaggio locale che nel frattempo gustiamo per antipasto, scegliamo delle terrine di baccalà tritato e mescolato con pure’ di patate e panna gratinato al forno, e lo accompagniamo con vino bianco portoghese. E’ tutto buonissimo e servito con grande cortesia, e nonostante aggiungiamo anche 4 caffè finali spendiamo solo 43,00€ in totale. E il cameriere, alla fine, ci regala perfino 4 bicchierini di Porto bianco! Evviva il Portogallo!

Rientriamo in stanza col fresco della sera, decisi a riposarci un po’ in vista delle esplorazioni che ci aspettano domani. Chissà se saranno interessanti come quella di oggi.

Lunedì 14 Maggio 2012

Anche la colazione è buona nel bell’hotel di Aveiro, dove la notte scivola via tranquilla e silenziosa come l’acqua dei canali. Salutiamo e ringraziamo il ragazzo della reception, e quando gli dico che siamo diretti a Coimbra lui mi guarda e dice una sola parola: Fado!
Ma prima di rivolgere la nostra attenzione alla prossima città passiamo per la vicina Praja da Barra, dove siamo accolti da un classico Farol cilindrico a righe colorate sormontato da una piccola lanterna che ci conferma che abbiamo finalmente trovato quello che stavamo cercando: l’Oceano.

E’ spettacolare, come al solito, e il cielo grigio e nuvoloso gli regala quel fascino nordico che lo differenzia immediatamente dal nostro Mediterraneo azzurro. L’aria e’ salmastra e libera, lo spazio vastissimo, la spiaggia chiara si estende sui due lati della costa a perdita d’occhio. Moli di pietra si protendono qua e là verso il mare, sui quali rari pescatori si avviano con le loro canne a spalle a provare a tirar su pesci da quell’acquario infinito.


Non c’è nessuno in giro, la calma e’ assoluta e il vento e’ lieve, più un profumo vago che una vera carezza, l’unico suono che si sente tutto intorno e’ il piccolo sciacquio delle onde che si rovesciano sulla riva in una soffice spuma bianca. Uno spettacolo uniforme di grigio e spazio dove non si riesce più a distinguere dove finisce il cielo e comincia il mare. Potrei restare a guardarlo per sempre.

La voce di Luca è l’unico suono che mi raggiunge in questa pace immobile. “Vuoi scendere a toccare l’acqua?” Of course. Non posso arrivare a pochi metri dall’Oceano e non andare a toccarlo, lo sa benissimo. Ci incamminiamo verso la riva mentre i nostri amici vanno a cercare delle cartoline, e io prometto che farò presto – lo prometto sempre, i loro sorrisi rassegnati annuiscono e mi lasciano andare, pazienti. E finalmente, su questo tratto di spiaggia liscia e chiara rinnovo la mia amicizia col Grande Mare, stringendogli ancora una volta le dita lievi di schiuma. L’ho già fatto diverse volte ormai, me ne rendo conto mentre lo tocco, e il pensiero mi fa sentire meglio. Lui sarà sempre lì, e io tornerò a trovarlo ogni volta che mi sarà possibile, e’ una promessa che cercherò di mantenere finché avrò occhi per vederlo e mani per sfiorarlo. E lui si lascia accarezzare piano, placido come un animale addormentato, tranquillo ma non indifferente, morbido, immerso nel suo respiro infinito profumato di salmastro. Alla fine mi regala alcune piccole conchiglie lucide, ossa di schiuma cave e perfette, ventagli di polvere rosa modellati con pazienza inesauribile dalle dita lievi delle onde. Le sento suonare nella tasca della mia giacca mentre mi allontano risalendo la spiaggia, e mi pare che non ci sia modo migliore per salutare l’Oceano che portarmene via un pezzetto. Alla prossima volta, grande mare. Obrigada.

Non lontano della spiaggia visitiamo il paesino di Costa Nova, una minuscola stazione balneare assolutamente da vedere per le sue casette caratteristiche, conosciute come Palheiros, un tempo tipiche case di pescatori ormai diventate alloggi per le vacanze. Il tempo di parcheggiare l’auto, e ci scopriamo a passeggiare lungo un’incredibile fila di casine di legno tutte rivolte verso il mare, con i tetti a punta e le facciate dipinte a righe verticali colorate, rosse, blu, verdi, gialle, sistemate una accanto all’altra come teli da bagno stesi sul filo ad asciugare, deliziose come casine di Candycanes, surreali come il set di un film di fiabe.


Un’atmosfera che più marina non si può, completata dal bellissimo viale pavimentato di pietre bianche e nere decorato con disegni in tema marinaro. Una meraviglia.

Ci fermiamo in un bar del lungomare a prendere un caffè e degli “ovos moles”, dolcetti tipici di questa zona che non eravamo riusciti a gustare ad Aveiro. Sono buoni in fondo, forse troppo dolci e un po’ pesanti per i miei gusti, ma siamo contenti di essere riusciti finalmente ad assaggiarli.

Dopo la breve sosta ripartiamo in direzione Coimbra, dove arriviamo quasi a mezzogiorno. La signora Lourdes della reception dell’Hotel Oslo e’ molto simpatica e affabile, e dopo averci fatti sistemare nelle nostre stanze ci fornisce una mappa con un itinerario consigliato per visitare tutti i posti migliori della città. Non è ancora l’ora di pranzo quando usciamo tutti insieme, pianta alla mano, alla scoperta del centro storico di questa città di origini romane la quale, oltre ad essere famosa per la sua antichissima Università, ha dato i natali a ben 6 Re del Portogallo.

Non ci mettiamo molto a capire come mai la zona dell’Università si chiama Città Alta – per raggiungerla dobbiamo scarpinare su per salite ripidissime pavimentate di ciottoli e fare diverse rampe di scale, il tutto reso ancora più faticoso da un sole inatteso e caldissimo che ormai e’ alla sua massima altezza. Per entrare nel vecchio centro storico passiamo sotto l’Arco dell’Almedina, restaurato da poco, che testimonia ancora oggi la funzione difensiva della fortezza araba che si trovava quassù prima della nascita della nazione portoghese vera e propria, e dello sviluppo culturale di questa città che ha avuto un ruolo chiave nella storia del Portogallo. La Cattedrale vecchia e’ il regalo a sorpresa che riceviamo per aver scalato la collina, un’apparizione che impressiona subito a prima vista. La Sé Velha, così chiamata per distinguerla dalla cattedrale nuova di epoca barocca, è una grossa chiesa romanica del XII secolo con una possente facciata in pietra orlata di merlature che la fa somigliare a una fortezza, e che si è mantenuta praticamente inalterata nel tempo. Unica evidente aggiunta architettonica alla struttura originaria è il portale nord, la Porta Especiosa, di fattura rinascimentale che, nonostante la sua presenza importante e certo non discreta, non riesce ad alterare radicalmente lo spirito essenzialmente romanico di questa chiesa, che è una delle più importanti di tutto il Portogallo.

Peccato solo che la sua collocazione non sia delle migliori, e che davanti alla sua scalinata invece di un bel sagrato ci sia un orrendo parcheggio. Ma il suo fascino resta davvero notevole. Più su ancora troviamo la Cattedrale Nuova, in stile rinascimentale un po’ barocchizzante, di una bellezza decisamente inferiore alla chiesa precedente ma con interni interessanti. Paghiamo 1€ a testa per percorrere tutta la navata che porta all’altare maggiore, lungo la quale si aprono cappelle laterali incredibilmente grandi e decorate con sfarzo, tra legni scolpiti e colonne tortili, madonne infilzate e angeli enormi, santi volanti e scintillii di nuvole d’oro, un po’ alla maniera del barocco spagnolo.

Anche davanti a questa chiesa c’è praticamente un parcheggio, mentre comprendiamo a poco a poco che gli edifici che vediamo tutt’intorno sono le varie facoltà moderne dell’Università di Coimbra. Le strutture sono bruttine a dire il vero, grossi parallelepipedi di cemento dalla linea piatta e anonima di un colore chiaro un po’ macchiato dal tempo, con solo un gruppo scultoreo di grandi proporzioni a decorare uno dei lati, in uno stile tipicamente razionalista da ventennio. L’effetto finale e’ decisamente triste e poco stimolante, sembrano più ospedali che luoghi di studio, ma ci auguriamo che all’interno siano più belli di quanto non appaiano esternamente. Comunque questa e’ solo la parte nuova dell’Università, e noi siamo diretti alla scoperta di quella antica. Prima pero’ decidiamo di mangiare qualcosa, e riscendiamo fino a un piccolo caffè lungo una vietta interna che ha dei tavolini all’aperto. I prezzi sono incredibilmente bassi anche qui, e per soli 6,50€ a persona mangiamo crocchette di carne con patatine e verdure, dolce e birra, e prendiamo pure un ottimo caffè. La signora che ci serve e’ simpaticissima, si fa capire in qualche modo anche se non parla né italiano né inglese e ci consiglia sui cibi da scegliere, e’ davvero amichevole, cosa che sembra accomunare tutti i portoghesi che abbiamo incontrato fin qui. Questo posto mi piace, ma soprattutto mi piace questo popolo gentile.

Dopo pranzo facciamo finalmente il giro della vecchia Università (7,00€ a testa il biglietto cumulativo per i diversi edifici), un prestigioso polo culturale tra i più antichi d’Europa, fondato alla fine del 1200 e ancora attivo ad altissimo livello per gli oltre 20.000 studenti iscritti. I vari edifici, compresa la chiesa, sono riuniti attorno ad un grande cortile centrale a pianta quadrata che da una magnifica impressione di armonia e compattezza architettonica, mentre sul lato opposto al blocco principale in cui ha sede la Facoltà di Giurisprudenza lo scenario si apre su un bel panorama della città vista dall’alto. L’edificio principale, con una scalinata esterna e un porticato ad archi aggiunto successivamente alla sua costruzione, ospita soprattutto la magnifica Aula Magna, un salone che un tempo faceva parte del palazzo reale che e’ stato trasformato in luogo dedicato alle cerimonie speciali, come l’apertura dell’anno accademico, l’insediamento del Rettore e alcune sessioni di esami pubblici. Dominata dalla cattedra del Rettore, presenta una serie di seggi per i docenti, le panche per il pubblico e il tavolo riservato all’esaminando, ma soprattutto spicca il bellissimo soffitto decorato di grande raffinatezza. Una serie di balconi che si affacciano sulla sala all’altezza del piano più alto permette una vista spettacolare dell’aula, dal fascino davvero regale. Una piccola porta oltre la sala dei ritratti dei Rettori del passato da accesso a un balconcino stretto che gira intorno a due lati dell’edificio, dal quale si gode una vista sulla città e sul fiume Mondego davvero notevole.

La visita più interessante pero’ e’ certamente quella della Biblioteca Joanina, una delle biblioteche universitarie più belle del mondo. Non e’ grandissima, solo tre saloni a pianta quadrata collegati insieme da archi in legno finemente scolpiti, ma e’ sicuramente impressionante, oltre che per i tesori che custodisce, per la ricchezza delle decorazioni delle librerie e dei tavoli, del soffitto e degli archi ornati dagli stemmi reali, dei cornicioni e dei capitelli ionici. Uno spettacolo meraviglioso per un luogo di antica tradizione e di grandissimo fascino. In questo ambiente prezioso sono conservati gioielli rari della storia della cultura portoghese, tra i quali una delle prime Bibbie stampate in spagnolo del ‘600, un’interpretazione rinascimentale del Cantico dei Cantici, gli antichi Statuti reali dell’Università e le cronache del regno del primo re portoghese Dom Alfonso Henriques. Probabilmente gli studenti di oggi non utilizzano nessuno dei 250.000 volumi conservati con enorme cura in questo scrigno, ma sanno che il loro sapere attuale poggia anche su quelli. Una guida francese alla quale rubiamo un po’ di informazioni racconta al suo gruppo che in alto, dietro alle tende di velluto rosso che coprono le finestre per proteggere i volumi antichi dalla luce troppo intensa, vive una piccola colonia di pipistrelli di una sessantina di individui, che sono ormai chiamati i guardiani dell’Università. La notte escono fuori attraverso una fessura per andare in cerca di cibo, e il giorno si rifugiano dentro la biblioteca, proteggendo i preziosi volumi dall’attacco di piccoli insetti e ricambiando così l’ospitalità assolutamente esclusiva della quale godono in queste magnifiche sale. Dopo tutto, anche loro indossano il lungo mantello nero d’ordinanza che contraddistingue tutti gli universitari di Coimbra.

Dopo la visita dell’Università torniamo in centro, e raggiungiamo la vivace Plaza 8 de Mayo dove si trova il Mosteiro de Santa Cruz, dichiarato monumento nazionale in quanto qui sono sepolti i primi 2 Re del Portogallo. Si tratta di una chiesa imponente, di una bellezza folgorante. Al romanico iniziale si è sovrapposto il manuelino della metà del ‘500, per un risultato finale davvero sontuoso: sulla facciata di pietra bionda si staglia un magnifico portale chiaro riccamente scolpito nel tipico stile manuelino, con un effetto finale di mix tra potenza e raffinatezza molto pregevole. Anche l’interno è all’altezza della particolarità del portale. Bellissimi Azulejos blu intenso decorano con scene grandiose le pareti lungo la navata centrale, fino alle tombe monumentali dei 2 Re scolpite da Chanterène in maniera grandiosa nella cappella dietro all’altare maggiore. Un complesso magnifico, una delle bellezze di Coimbra assolutamente da non perdere.

Dopo un ultimo giro del centro scendiamo di nuovo per le stradine e le scalinate dell’Almedina tornando nella Città Bassa, e andiamo in albergo a riposarci un po’. Solo dopo che il caldo più intenso ha mollato la presa sulla città usciamo di nuovo e raggiungiamo il Parco del Mondego, una zona tranquilla fuori dalla confusione del centro, per fare una passeggiata. Il percorso nel Parco comprende giardini e viali ridisegnati di recente per regalare ai cittadini una zona verde dove rilassarsi e godersi il fresco. Ci sono bar, locali, aree per bambini, spazi per chi vuole allenarsi e zone dove starsene semplicemente a riposare leggendo un libro distesi all’ombra sulla sponda del fiume. C’è perfino una zona gioco dove incontriamo un enorme orso fatto di erba sintetica che attira immancabilmente grandi e bambini, molto divertente.

Per cena ci lasciamo consigliare ancora una volta dalla LP e andiamo da Ze Neto, un piccolo ristorante in una vietta del centro, dove troviamo un tavolo libero giusto poco prima che il locale si riempia. Il cibo è semplice ma buono, cucinato alla maniera tradizionale, deciso e preparato direttamente dal titolare del locale che compila quotidianamente il suo menu su una vecchia macchina per scrivere, per appenderlo ogni mattina in una bacheca vicino alla porta d’ingresso. La signora che serve ai tavoli è gentilissima e molto simpatica e cerca di darci spiegazioni sui piatti e consigli in ogni modo, anche se parla solo portoghese. Una buona bottiglia di Vinho Verde ben fresco completa una serata molto piacevole.

Mi aspettavo molto da questa città dal nome bellissimo e musicale, il cui solo suono basta a evocare sapienza antichissima e tradizioni secolari, e non sono rimasta delusa.

Domenica 13 maggio 2012: Guimaraes – Penha – Aveiro

Dopo una notte di riposo e un’ottima colazione salutiamo Braga e ci spostiamo nella vicina Guimaraes, una piccola cittadina del Minho di fondamentale importanza nella storia del Portogallo. Il suo centro storico fa parte del Patrimonio dell’UNESCO, e per il 2012 e’ stata addirittura dichiarata capitale europea della cultura. Poco fuori città, sulla collina dove sorge il Castello medievale, nel XII secolo avvennero le battaglie che dettero inizio all’indipendenza di queste terre sia dalla Castiglia-Leon che dai mori, e che portarono alla nascita del primo vero nucleo del regno indipendente del Portogallo, il che la rende particolarmente cara ai portoghesi. In meno di mezz’ora la raggiungiamo, e dopo aver lasciato l’auto ci incamminiamo alla sua scoperta. La prima chiesa che visitiamo è davvero particolare, si tratta di Nossa Senhora da Consolaçao e Santos Passos, una bella chiesa barocca posta subito fuori dal centro storico della città. La facciata tondeggiante, fiancheggiata da due torri appuntite, è in pietra e intonaco ed è completata da una bella scalinata che, a giudicare dal tappeto di petali di rose sparsi a terra, oggi deve aver fatto da degno piedistallo a una nuova coppia di sposi. La facciata neo-barocca è molto elegante, ma notevoli sono anche i giardini di aiuole e siepi fiorite che si srotolano di fronte alla chiesa, regalandole un’ambientazione quasi fiabesca. Anche l’interno è molto bello, a navata unica lunga e stretta e arricchito da altari dorati e statue, e presenta un particolarissimo motivo disegnato con una scala e degli attrezzi da lavoro negli azulejos blu scuri della zona dell’ingresso.

Dalla chiesa ci inoltriamo verso il centro storico, poco distante e davvero bellissimo. Bastano pochi minuti di passeggiata per renderci conto di essere in un luogo speciale, come non se ne incontrano molti. La piazza principale, sulla quale si trova la Cattedrale con la sua specialissima edicola gotica, è uno spazio armonico su cui si affacciano palazzi antichi, locali caratteristici, porticati e perfino una Pousada ricavata da una vecchia Collegiata. Tutto intorno alla piazza si diramano piccole viette in pietra di grande fascino che costeggiano edifici storici perfettamente mantenuti e si riaprono via via in nuove, deliziose piazzette. Sembra di camminare nel bel mezzo del set di un film, tanto tutto è perfetto, curato e sistemato nel posto giusto. C’è il sole e fa caldo, ma non c’è ancora troppa gente nonostante sia domenica, e passeggiare nell’atmosfera calma e rilassante di queste bellissime vie è un piacere che accade di gustare raramente.

Uno dei Palazzi più importanti della città è il Paço dos Duques de Bragança, costruito ai primi del XV secolo su ispirazione dei grandi palazzi gotico Normanni. Voluto dal primo Duca di Bragança Dom Alfonso de Barcelos, padre del futuro re Don Joao I, il Palazzo Ducale perfettamente restaurato si erge imponente come una fortezza, e inaspettato come un impermeabile al mare. Tetti a punta in ardesia, colonnati, e una incredibile quantità di alti comignoli cilindrici di mattoni rossi lasciano sorpresi per l’originalità dello stile, una tipica struttura francese con tanto di materiali dai colori cupi e dalle forme nordiche per un palazzo signorile che doveva rappresentare la grandezza della radice della stirpe portoghese.

Assolutamente sorprendente, nella piccola cappella che si apre al piano superiore del colonnato interno del Palazzo troviamo un’installazione curiosa che lascia stupito chiunque entri: di fronte alle vetrate istoriate della cappella, decorata in legno scolpito, siede un enorme neonato, candido e paffuto, perfetto in ogni dettaglio, dalle pieghe delle manine alle guance tonde, dalla testa grossa ai piedini con le piccole dita cicciottelle. Solo che non è una statua, né un gesso o un pupazzo di cartapesta. Avvicinandosi un po’ si scopre che il bimbo gigante è fatto nientemeno che di filtri da sigaretta! Piccoli, bianchi, vicinissimi, una quantità incredibile di filtrini di spugna incollati insieme a formare questo straordinario super neonato perfetto in ogni minimo dettaglio. Non me l’aspettavo proprio, questo mega giocattolo fatto di un materiale di origine così familiare.

Il giro nel Palazzo Ducale è molto interessante. L’interno, che oggi si visita gratuitamente poiché è domenica, è ricco di arredi originali del XVII secolo, collezioni di armi antiche, porcellane cinesi, e alcune installazioni moderne con scritte al neon ed elementi meccanici mescolati agli arredi antichi. Ma soprattutto sono da notare i 4 enormi arazzi appesi nei saloni principali dell’edificio, nei quali vengono illustrati episodi chiave della guerra dell’esercito portoghese nelle terre nordafricane.

Sulla stessa collinetta fuori dal centro, detta Sagrada, si trova anche il secondo edificio storicamente importante di Guimaraes, il Castello. Costruito nel X secolo, è uno dei castelli più antichi e importanti del Portogallo in quanto qui nacque Alfonso I Henriques, primo re di questa nazione, e qui, nella piccola chiesetta ora in restauro, pare sia stato anche battezzato. Il castello è molto bello, un mastio fortificato con mura alte e possenti orlate di merli, diverse torri ancora intatte e camminamenti perimetrali dai quali si può godere di una vista privilegiata sulla città.

L’impatto esterno è notevole, ma anche l’interno, benché resti in piedi solo la struttura muraria, è molto interessante da visitare. Arrampicarsi fino in cima alle mura per godersi il panorama non è troppo faticoso, basta solo seguire una serie di scale che girano intorno ai camminamenti facendo attenzione a non cadere, visto che non ci sono barriere neppure nelle zone più alte. Ma la parte migliore è salire in cima alla torre grande, su per diverse rampe in pietra, e poi scalare un’ultima minuscola scalettina di legno, stretta e tanto ripida che sembra di arrampicarsi su un albero, sbucare da una porticina che somiglia a quella della casetta dei 7 nani, e uscire fuori, all’aria aperta, nel sole forte di questa giornata di primavera per godersi finalmente lo spettacolo del castello dall’alto. E di tutta la città, del Palazzo dei Duchi, della campagna del Minho, e di questa terra semplice e bellissima.

Dopo la visita al Castello torniamo verso il centro, e visto che si è fatto tardi e fa molto caldo decidiamo di fermarci sulla piazza principale a un piccolo bistrot, dove pranziamo all’aperto, al fresco di un ombrellone, con insalate miste e hamburger. Una sosta rinfrancante è proprio quello che ci serve, dopo tanto camminare.

Dal centro arriviamo facilmente in Praça Toural, una bella piazza grande con una fontana, dove si trova l’edificio antico sul quale è stata posta l’insegna che ricorda il luogo in cui ebbe origine questa nazione.

Sul lato opposto della piazza si trova la Pasteleria Clarinha, la più famosa pasticceria di Guimaraes indicata dalle nostre guide come la migliore della città, così decidiamo di verificare l’informazione acquistando per soli 3,50€ cinque paste enormi e profumate, che ci gustiamo al fresco degli alberi del giardino di fianco alla piazza prima di tornare verso il parcheggio. L’informazione delle guide era decisamente esatta, lo possiamo confermare con soddisfazione.

Dopo il giro dl centro storico raggiungiamo la base del Teleferico, una funivia di ovetti dondolanti appesi in alto sopra i boschi, e per 4,30€ a persona facciamo i biglietti per salire in vetta alla collina della Penha, dalla quale si può godere dello spettacolo panoramico sull’intera valle. La salita lenta e incerta dentro a quelle piccole bolle volanti mette un po’ di agitazione, ma vale la pena salire fino in cima per regalarsi la vista mozzafiato che si spalanca di fronte alla terrazza distesa ai piedi della chiesa che si trova sulla sommità della collina.

Quando ridiscendiamo giù prendiamo l’auto e ci dirigiamo verso Aveiro, dove abbiamo la prenotazione per le camere di stasera. E’ una delle tappe più lunghe che abbiamo in programma, circa 130 km prima in direzione Porto e poi giù verso sud, fino a questa piccola cittadina conosciuta anche come la Venezia del Portogallo. Approfittiamo delle autostrade per questo trasferimento, ora che abbiamo capito come funzionano e soprattutto dopo aver verificato che in questo tratto si ritira semplicemente il tagliando e si paga quanto dovuto al casello di uscita, alla maniera classica. Raggiungiamo Aveiro in circa un’ora, e scopriamo che l’hotel è in un bel palazzo liberty in posizione centralissima, molto comodo e con un parcheggio convenzionato proprio dall’altro lato della strada. Dopo aver sistemato le nostre cose usciamo alla scoperta di questo centro famoso per i suoi antichi canali, sui quali navigano coloratissime barche in legno dette Moliceiros dalla forma stretta e lunga somigliante a quella delle gondole, che un tempo erano utilizzate per il trasporto delle alghe e che oggi portano i turisti in giro per i canali fino alle saline.

Ma una delle bellezze di questa piccola cittadina è certamente la stazione ferroviaria, un gioiello appena fuori dal centro il cui edificio principale ha i muri esterni decorati da bellissimi Azulejos che riproducono grandi scene raffiguranti la storia della città.

Passeggiando in giro scopriamo che la stazione non è l’unico edificio a essere decorato in maniera minuziosa. Molte facciate di edifici pubblici, chiese o abitazioni eleganti presentano bellissime decorazioni di Azulejos in maiolica, sia geometriche che pittoriche, capaci di rendere ogni palazzo unico e di creare tutto intorno un’atmosfera d’incanto.

Ma l’elemento più interessante e particolare di questa piccola cittadina, oltre ai canali lucidi dove galleggiano queste strane barche coloratissime, sono le pavimentazioni delle vie, dei marciapiedi, delle piazze. Stupende decorazioni in pietra bianca e nera a soggetto marinaro ma anche geometrico abbelliscono ogni strada, ogni angolo, ogni passaggio, tatuando percorsi di simboli magici sulla pelle tesa e immobile della città.

Ceniamo in un piccolo ristorante vicino all’albergo, la Pensao Ferro, dove mangiamo zuppa di mare, una quantità esagerata di pesce alla griglia con patate e verdure e ottimi dolci in coppetta accompagnati da Vinho Verde per soli 75,00€ in 4. E per 2 caffè serviti al tavolo paghiamo solo 1,20€ – incredibile. Il cameriere e’ gentilissimo e il locale gradevole, e’ stata davvero una bella scoperta. Dopo cena facciamo un giretto in centro, ma nonostante sia domenica non c’e’ molto movimento, diversi locali e ristoranti chiudono proprio la domenica, così torniamo presto in albergo a riposare dopo le lunghe camminate di oggi.

Dopo la bellezza antica e fascinosa di Guimaraes è stato piacevole scoprire anche questo piccolo paese di canali, che magari con Venezia non ha davvero troppo a che fare, ma che regala angoli suggestivi che non dimenticheremo.