Ring doughnut

donut

Se i cupcake di Julie sono deliziosi bisogna dire che queste ciambelle glassate non sono da meno… Le ho trovate in Etsy – un paradiso per gli amanti del fatto a mano – nel bellissimo shop di CakesKnitsandCosies e me ne sono subito innamorata. Lynne, la creatrice dello schema, è cortesissima e quando ho acquistato il suo pattern dei donuts mi ha inviato in più in omaggio anche un altro suo schema di cupcake molto belli e la copia in PDF di una vecchia rivista vintage per realizzare con la lana tutto quello che serve ad un party coi fiocchi, dai dolcetti ai budini, dai sandwich alle salsicce arrosto, dalle paste alla crema ai toast – c’è persino una vera torta di compleanno ! Spettacolare davvero.
Ho realizzato la mia ciambella seguendo le istruzioni dettagliate ed è venuta perfettamente identica a quella del pattern originale. Ho utilizzato lana fine marrone per la base al cioccolato e lana rosa per la glassatura, tutto lavorato con ferri di 3mm. Dopo averla imbottita e cucita l’ho decorata applicando con l’ago corallini in vetro rossi et voilà, eccola qua pronta ad essere assaggiata. O quanto meno ad essere usata come decorazione dell’apparecchiatura per il tè delle 5 o anche questa come puntaspilli, a piacere.
Niente briciole, niente zucchero, niente calorie – cosa si può chiedere di più a una ciambella ?

Cupcake

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Questa cosa di creare dolcetti colorati e muffin morbidosi coi ferri mi ha intrigata immediatamente la prima volta che mi è capitato di vederli sul sito della mitica Julie Williams, e visto che in quel momento questo era l’unico pattern che lei metteva a disposizione non ho esitato ad acquistarlo. Le sue spiegazioni sono molto chiare e dettagliate e corredate da foto dei vari passaggi della lavorazione, per cui realizzare il mio primo cupcake è stato veramente semplice e divertente. Ho utilizzato cotone color ecru e ferri di 2,5mm per fare la base e l’esterno del “contenitore”, scampoli di lana color nocciola per il dolcetto vero e proprio e un po’ di filato rosa chiaro per la parte glassata, sempre con ferri di 2,5mm. Montare il tutto è un po’ laborioso ma non complicato, è soprattutto un lavoro di precisione ma ci si può riuscire senza dannarsi troppo, l’importante è cercare di fare delle cuciture che siano il più possibile invisibili dato che poi resta tutto a vista. La ciliegia in lana rossa si fa in pochissimi giri ed è riempita con pochi fili della stessa lana perché è troppo piccola per poter pensare di imbottirla. La fase dell’imbottitura è importante, l’ovatta deve essere ben distribuita per dare l’idea del “pieno” ma il dolcetto non deve sembrare semplicemente una palla, e va ben pressata in modo da dare l’idea di un oggetto morbido e “sodo” allo stesso tempo. La parte forse più divertente è stata la decorazione finale con l’applicazione delle paillettes e dei corallini, che via via che li disponevo sulla “glassa” di zucchero rendevano il dolcetto sempre più invitante tanto da farmi venire voglia di assaggiarlo… Sono contenta dell’effetto finale, e credo che ne farò altri di altri colori. Possono essere molto carini come decorazione per il tavolo della colazione, ma diventano anche utili come puntaspilli – io ne ho uno dove tengo infilati gli aghi mentre lavoro ed è comodissimo oltre che delizioso da vedere. Ancora una volta, grazie Julie.

L’eleganza del riccio

riccio

Muriel Barbery, Mondadori 2008
Era tanto tempo che non leggevo un romanzo scritto così bene – proprio bello nel senso estetico del termine, bella la prosa, la struttura, la lingua. Opera prima di un’insegnante di filosofia, è diventato un caso letterario in Francia e direi che lo si può decisamente definire un romanzo “francese”. Per l’eleganza, la sofisticatezza, la raffinatezza, e anche per quella piccola punta di snobismo che è il marchio di fabbrica dei francesi, noblesse oblige.
Le protagoniste, Renée e Paloma, sono personaggi straordinari ognuna a modo suo, la prima è una portinaia di mezza età in un elegante palazzo borghese che nutre in segreto la sua grande passione per la letteratura, la filosofia e l’arte, la seconda è una dodicenne dall’intelligenza acutissima che critica con lucidità la mediocrità dell’ambiente in cui vive e che ha deciso di uccidersi nel giorno del suo tredicesimo compleanno per sfuggire alla miseria intellettuale e spirituale del mondo che la circonda. Sono due figure anomale e per questo condannate alla solitudine, in un mondo di volgarità al quale non hanno nessuna intenzione di conformarsi. Mentono per paura, si mostrano per ciò che non sono per ingannare gli altri, fino a che non si incontrano, e si riconoscono. L’amicizia del signor Kakuro Ozu, raffinatissimo e misterioso giapponese capace di individuare immediatamente l’animo reale di Renée e della sua gemella Paloma, le aiuterà a risolvere le loro difficoltà esistenziali e a trovare la giusta dimensione per avere relazioni reali col mondo. Il finale è del tutto inatteso, ma è forse la parte più coinvolgente e toccante dell’intero romanzo.
Mi ricorderò di Renée, portinaia coltissima e di grande sensibilità, anche se non mi è particolarmente piaciuto il dénouement del suo segreto – un po’ banale, avrei preferito continuare a pensare alla sua filosofia di vita come a una personale scelta di difesa, che si scioglie come neve al sole di fronte al calore umano di chi ci accetta per come siamo. E ricorderò certamente Paloma, deliziosa bambina che attraverso i suoi occhiali rosa vede la vita buia di tutta la gente mediocre che incontra. Eppure quanto cuore dimostra non appena riconosce esseri speciali come Renée e Ozu, e quanto generosamente investe le sue emozioni nel momento in cui sente di essere capita e amata per quello che è.
Un romanzo anomalo che spinge alla riflessione, e fa venire voglia di rileggere intere pagine solo per il gusto di sentirle risuonare ancora.
La mia scena preferita: la scena finale di Renée, con le sue riflessioni strazianti e dolci a un tempo, straordinariamente capaci di arrivare al cuore – leggi e sei trascinata e non puoi fare a meno di andare avanti, e intanto vorresti non arrivare mai alla fine.
La frase che ricorderò:
Il bello è ciò che cogliamo mentre sta passando. E’ l’effimera configurazione delle cose nel momento in cui ne vedi insieme la bellezza e la morte.
Ahi ahi ahi, ho pensato, questo significa che è così che dobbiamo vivere ? Sempre in equilibrio tra la bellezza e la morte, tra il movimento e la sua scomparsa ?
Forse essere vivi è proprio questo: andare alla ricerca degli istanti che muoiono.