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Sabato 4 gennaio: Scholss Herrenchiemsee – Casa

10 luglio, 2014 in Viaggi. Commenti: nessuno

Ultima colazione al nostro Motel One, purtroppo. Un po’ mi dispiace partire, devo dire che la città mi è piaciuta e avrei voluto vedere altre cose e viverla un po’ di più. In effetti Monaco non è grandissima, non tanto da diventare invivibile, e allo stesso tempo non è un centro troppo piccolo da esser tagliato fuori da eventi culturali e modernità. In un certo senso somiglia a certe città del Tirolo, con le loro architetture particolari e quello stile genuino da vita di montagna, ma con un tocco in più di cosmopolitismo che la rende interessante senza essere snob. Di certo qui non sono esosi come a Vienna, dove sono geneticamente imperiali……
Non so se si possa definire una città tipicamente tedesca, gli stessi tedeschi lo negano perché nel sud si vive in modo diverso dal resto del Paese, ma è questo che la rende familiare e accogliente per noi italiani. In fondo, se Monaco per molti tedeschi è al sud, per noi è comunque al nord, e ne ha tutte le caratteristiche. Efficienza, pulizia, organizzazione, servizi, solo che sono forniti in maniera più vivace di quanto forse non accada nel loro nord. Comunque, mi è sembrata una bella città, accogliente e vivibile. Un posto dove ritornare.

4.1

L’ultimo castello che visitiamo, situato a circa 90 km a sud di Monaco, è lo Schloss Herrenchiemsee (ultima occasione per sfruttare il nostro ticket Partner), che è forse la follia più grande di Ludwig II per sfarzosità e costo, tanto che non fu mai completato per mancanza di fondi e ancora oggi ha oltre 50 stanze da finire. Si trova a Prien, una tranquilla località nota per il bel lago Chiemsee. Nel lago ci sono alcune isole, e su una di esse, la Herren Insel, l’isola degli Uomini, così chiamata per via della presenza di un convento di monaci agostiniani (un’altra delle isole si chiama Fraueninsel, isola delle donne, sulla quale si trova un convento di monache benedettine) c’è un palazzo molto elegante circondato di giardini e fontane: lo Schloss Herrenchiemsee. Lasciamo l’auto nel parcheggio a pagamento e ci avviamo alla biglietteria dei battelli.

4.2

Il passaggio fino all’isola di Herren costa 7,20€ a persona A/R e il battello impiega circa un quarto d’ora per raggiungere la riva opposta, navigando su acque immobili e lucide come specchi, tra boschi e montagne, in mezzo a una natura silenziosa e possente che sembra quella Romantica per antonomasia rimasta intatta dall’Ottocento.

4.3

Una volta sbarcati, percorriamo un lungo sentiero che si snoda nel bosco, tra alberi scuri e rigidi come scheletri e tappeti di foglie rosse, e alla fine della passeggiata cominciamo a intravedere una sagoma chiara, dalla forma inconfondibile.

4.4

Il castello è veramente bellissimo, con una facciata in pietra lunga un centinaio di metri, tre ordini di finestre di grande eleganza e grandiose fontane lungo il viale d’ingresso decorate da Nettuni, tritoni e delfini di bronzo, che purtroppo sono vuote e spente per via del clima invernale. Sembra un luna-park dopo la fine della festa. Però c’è un bel silenzio. Dalla cima del viale si apre una vista straordinaria che arriva fino giù al lago, diverse centinaia di metri più a valle.

4.5

Visto che l’ingresso è a orario fisso con visita guidata obbligatoria (e niente foto), abbiamo tempo di fermarci al self service a mangiare qualcosa e allo shop a prendere qualche cartolina prima di cominciare il giro. La cosa più incredibile è che questo palazzo è praticamente una copia ridotta della reggia di Versailles, il palazzo del Re Sole Luigi XIV di Francia, del quale Ludwig era un grande ammiratore. Qui, infatti, non sono presenti gli stemmi reali di Baviera né i ritratti dei Wittelsbach, e neppure il ritratto dello stesso Ludwig. Ci sono solo ritratti del Re Sole e di altri grandi imperatori francesi, affreschi che celebrano grandi battaglie vinte dall’esercito francese e riproduzioni esatte di oggetti presenti alla reggia di Versailles: statue di marmo, scrittoi favolosamente cesellati, tappezzerie coi gigli dorati, ritratti di nobili dame e cavalieri della corte di Francia, e sfarzosissime camere da letto reali identiche a quelle originali. La raffinatezza dei dettagli raggiunge livelli straordinari in ogni stanza. In una camera scopriamo una lampada a globo di vetro di Murano blu nella quale si potevano accendere 3 candele per ottenere una luce argentata che somigliava al chiarore lunare, tanto caro all’ombroso Ludwig. Vicino a questa stanza troviamo una vasca rotonda che può contenere 60.000 litri d’acqua, praticamente una piscina privata. Ci sono lampadari di cristallo di Boemia e lampadari in porcellana Meissen stracolmi di fiori colorati che sono veri capolavori d’arte. C’è anche qui un tavolo magico, come a Neuschwanstein, che sparisce nel pavimento e torna su apparecchiato e colmo di cibi, e un cabinet dove venivano conservati gli abiti del re decorato come una sala del trono. Ma il pezzo forte è la galleria degli specchi, nella quale Ludwig ha voluto proprio esagerare progettandola addirittura più lunga di quella originale di Versailles: 98 metri! Oltre alle meravigliose specchiere e ai fregi dorati, lungo il salone ci sono ben 44 lampadari di cristallo che reggevano un totale di 2200 candele. Che spettacolo doveva essere, quando erano tutte accese e moltiplicate all’infinito dalle decine di specchi della galleria! Una vera atmosfera da fiaba…..
Un intero mondo è stato ricostruito alla perfezione nello stile architettonico tipico di almeno un secolo prima, per far rivivere l’epoca fastosa di un regno grandioso e di un Re vissuto solo di eccessi. Fa uno strano effetto, a dire la verità. Sostituire la propria realtà con un altro mondo, e un altro tempo. A un costo altissimo, e quasi inutilmente. Ludwig, infatti, passò qui solo un paio di settimane della sua vita, e non vide mai il castello finito perché fu interdetto e imprigionato per aver trascurato il suo dovere di re e aver dilapidato tutti i soldi delle casse dello stato.
Nel palazzo c’è anche il Ludwig Museum, dove sono conservati oggetti personali, mobili, progetti dei vari castelli e teatri e ritratti fotografici del Re, comprese le foto con la fidanzata Sofia che non sposò mai, di sua cugina Sissi, dei suoi genitori, e di Wagner, del quale era un fervente ammiratore.

4.6
4.7
4.8

C’è il suo abitino di battesimo, un mantello reale color porpora, un statua in abiti da Re Sole, un busto di marmo, e perfino la sua maschera funebre, che conserva il mistero della sua morte al di là di quello della sua vita inconsueta.

4.9

Davvero un personaggio controverso questo Re, amato e odiato, ammirato e deriso come un povero pazzo, e che in una ventina d’anni di regno ha segnato profondamente la storia della Baviera diventando un vero mito della sua terra. Comunque lo si giudichi, le persone che ancora oggi arrivano fin quassù da ogni paese del mondo vengono soprattutto per ammirare i sogni folli e fiabeschi di Ludwig II.

4.10

Riprendiamo il battello che scivola sulle acque argentate circondate da montagne salutando anche l’ultimo castello, e ci rimettiamo in auto per raggiungere i nostri amici che ci aspettano a Padova. Nella tristezza della fine della vacanza, almeno questa è una cosa buona. Arrivederci Baviera, alla prossima volta.

4.11

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Venerdì 3 gennaio: Englischer Garten – Schatzkammer – St Michaelkirche – Viktualienmarkt – Asamkirche – Altstadt

3 luglio, 2014 in Viaggi. Commenti: nessuno

3.17

Il clima è migliorato stamattina, non fa più tanto freddo e l’aria sembra meno umida. In queste condizioni è piacevole girare per la città alla scoperta dei luoghi più caratteristici. Dopo colazione andiamo alla fermata della U-bahn per raggiungere il centro. La nostra linea di metro è la U1 e i treni di questa linea sono bianchi e celesti e hanno un’aria decisamente vecchiotta, con gli interni in formica zebrata, i sedili in similpelle color carta da zucchero e le maniglie di metallo a scatto per aprire le porte, con un look un po’ anni 70. Comunque è puntualissima e, anche se fa strani rumori, viaggia regolarmente e ci porta dove dobbiamo andare.

3.1

La prima tappa di stamani è un must assoluto per chi viene in città, l’Englischer Garten. Si tratta del parco cittadino più grande d’Europa per estensione, più di Hyde Park (e persino più di Central Park), lungo oltre 5 km e completo di boschi, laghetti, ruscelli e sentieri che collegano le varie zone e gli edifici più interessanti.

3.1bis

Entriamo più o meno all’altezza di metà parco e procediamo tranquillamente verso sud fino allo Hofgarten, che è dietro alla Residenz. Incontriamo fin da subito corvi, anatre, papere e germani, e anche uno scoiattolo rosso che saltella da un ramo a un altro con una leggerezza e una grazia ineguagliabili.

3.2

Il laghetto principale è molto grande, ha delle isolette con alberi sparse qua e là dove stanno le papere, ed è circondato da boschi di larici e querce bellissimi. Purtroppo, per via della stagione, il verde in giro e’ poco e gli alberi sono spogli, ma il tappeto di foglie rosse crea un bel contrasto con le zone candide dei prati in cui la brina notturna ancora resiste.

3.3

Una parte del lago e’ ancora ghiacciata, uno strato di ghiaccio di oltre un centimetro ricopre la superficie immobile, e restiamo un po’ a guardare le grosse anatre che arrivano in volo e cercano di atterrare sull’acqua, che invece e’ solida, e finiscono per scivolare con le zampe tese come pattinatori maldestri, strillando e sbraitando.

3.4

Uno degli edifici più noti del parco è la Chinesischer Turm, una pagoda cinese in legno costruita alla fine del ‘700 che ospita al suo interno una delle più antiche birrerie della città, con un biergarten esterno dove si possono accomodare oltre 7000 persone. Purtroppo oggi è chiusa e non possiamo entrare, e notiamo che anche altri italiani arrivati fin qui restano delusi. Ci sono davvero moltissimi italiani in città in questi giorni, il 90% dei non tedeschi qui parla italiano.

3.5

Dalla pagoda raggiungiamo il Monopteros, un tempietto a colonne rotondo piazzato su una piccola altura erbosa dalla quale si vede la Skyline della città, con le guglie delle chiese principali, la Residenz e la Neues Rathaus.

3.6

Il parco è davvero molto bello e offre scorci incantevoli, regalando alla città un fascino tutto suo anche fuori stagione. Più avanti incrociamo di nuovo il ruscello, che si allarga e forma una bellissima cascata d’acqua che scroscia e corre veloce sotto al ponte.

3.7

Lì vicino troviamo qualcosa che pensavo proprio non avremmo visto: i surfisti. In questo tratto dove l’acqua corre veloce è stato creato un gradino artificiale che causa una grossa onda continua e molti appassionati vengono qui ad allenarsi, ma credevo che accadesse solo in estate. Invece eccoli qua, con questo clima invernale, a surfare beati in questa corrente gelida. Hanno la muta da sub comprensiva di cuffia e guanti, ma insomma… è pur sempre gennaio! Si lanciano al volo sui loro surf in mezzo all’onda e la cavalcano, alcuni molto bene altri più incerti, e dopo qualche decina di secondi finiscono a tuffo nell’acqua gelata, allegri e soddisfatti come fosse quella dei Caraibi. Restiamo a guardarli insieme a un pubblico di gente incredula e divertita, ma i più divertiti di tutti sono loro, che sembrano davvero spassarsela un mondo.

3.8
3.9

Camminando ancora arriviamo vicino allo Hofgarten, dove lungo un vialetto notiamo un cubo di marmo nero con delle incisioni su una delle facce. E’ il monumento che ricorda il gruppo della Rosa Bianca, e in particolare i fratelli Sophie e Hans Scholl, studenti all’Università di Monaco, che ebbero il coraggio di organizzare una specie di resistenza passiva al regime del Reich stampando e distribuendo volantini politici nei quali si illustravano i veri scopi del nazional-socialismo. In pochi mesi i membri della Rosa Bianca furono individuati dalle SS e ghigliottinati in pubblico, dopo un processo farsa durato mezza giornata. In tutta la Germania, solo questi giovani studenti osarono mettere in atto un tentativo di ribellione aperta alla dittatura nazista, pagando il loro coraggio civile a carissimo prezzo.

3.10

Dopo la visita al parco, e visto che ci troviamo di nuovo alla Residenz, facciamo un salto nella chiesa color senape dove sono sepolti alcuni membri della famiglia Wittelsbach.

3.11

Quindi sfruttiamo ancora il nostro ticket Partner per visitare la Schatzkammer, la camera dei tesori reali. A parte corona, scettro, globo e insegne reali, mai usati davvero ma rappresentativi dell’antico potere della famiglia reale, ammiriamo corone del ‘500, spade, calici, crocifissi tempestati di pietre e perle, avorio, tartaruga, corallo, agata, ambra, oro.

3.12
3.13

Della collezione reale fanno parte anche numerosi vasi d’argento, coppe, piatti sbalzati e scolpiti come vere opere d’arte, cofanetti ricoperti di gemme e cristalli di rocca, spille, collane, tiare, anelli, tabernacoli, cammei, candelabri, e un’incredibile scultura di San Giorgio a cavallo che uccide il drago tutta tempestata di diamanti e rubini e cesellata nei minimi dettagli, davvero stupenda.

3.14
3.15

Dopo la visita alla camera dei tesori facciamo una passeggiata fino in centro ed entriamo di nuovo nella St. Michaelskirche, con la sua notevole navata rinascimentale ampia e luminosa, e scendiamo nella cripta per vedere la tomba di Ludwig II. Un luogo impressionante, sotto diversi punti di vista. Uno spazio non molto grande, basso, con arcate e colonne, e sparsi in giro, quasi come fossero sistemati a caso, una serie di sarcofagi di metallo nero decorati di leoni, corone e croci, alcuni molto grandi, altri piccoli da bambini, con targhette sulle pareti che indicano il nome del principe o della principessa che riposano in quella certa bara. Niente marmo, niente pietra, né statue o angeli, solo piombo e metallo scuro, anche bozzato e ammaccato a volte, e sistemazioni che si potrebbero tranquillamente definire ‘alla rinfusa’.

3.16

Sulla sinistra, unica bara circondata da una ringhiera nera, appare la tomba di Ludwig II, con il suo ritratto alla parete, lo stemma reale, la corona e molte più decorazioni delle altre sepolture. Questa è anche l’unica tomba decorata da fiori, piccoli oggetti portati in dono, rosari e un semplice cuore di paglia. Niente a che vedere con lo sfarzo raffinatissimo di cui il Re Folle si è circondato in vita. Non credo che questa tomba spoglia e cupa gli sarebbe piaciuta. Di certo, questa è la cripta più triste che io abbia mai visto.

3.17

Usciamo dalla chiesa e passiamo di nuovo per il centro città diretti verso Viktualienmarkt, il mercatino della frutta e dei chioschetti di cibo, che finalmente troviamo aperto.

3.18

Molta gente sosta qui per mangiare e riposare, e lo facciamo anche noi, in un piccolo locale sulla piazza con le sedie sistemate sotto un tendone di plastica come in estate, i decori natalizi sui tavoli, le stufe accese e le copertine rosse sulle sedie per stare al caldo. Non fa troppo freddo, ma io me la sistemo subito sulle gambe.

3.19

Mangiamo un’ottima Kartoffelnsuppe, e poi würstel rosso e patate io, würstel viennesi e crauti Luca, tutto buono e caldo. I tavoli sono apparecchiati per 4 e il posto è poco, così dopo un po’ si siede vicino a noi una coppia di americani, e chiacchieriamo un po’ con loro. Sono del Colorado, in vacanza a Brema da un cugino e in viaggio a Monaco per curiosità. Sono molto simpatici e gentili, e ci confermano che presto verranno anche in Toscana a fare un giro. Il marito racconta che a Brema e a Berlino i luoghi e le persone sono diversi da qui, e che suo cugino non ama affatto venire al sud perché il modo di vivere qua è troppo diverso rispetto alle abitudini del nord. Questo mi conferma che la mia scelta di Monaco come primo approccio alla cultura tedesca è stata giusta…

3.20

Dal mercato continuiamo la passeggiata lungo Sendlingerstrasse e visitiamo Asamkirche, la chiesa in stile Rococò più ricca ed elaborata della città. In effetti era nata come cappella privata, creata dai fratelli Asam in onore di San Giovanni Nepomuceno a metà del 1700, ma alla fine venne fuori una chiesa così bella che i cittadini di Monaco li convinsero ad aprirla al pubblico perché tutti potessero ammirarla e andarci a pregare. E’ davvero molto piccola, sarà larga 8 metri e lunga 20 al massimo, ma è fittamente decorata di stucchi, marmi, gessi, dipinti, fregi, angeli, fiori, tralci, statue… non c’è un centimetro libero in tutta la chiesa. Tra gli elementi da notare c’è sicuramente il soffitto affrescato a trompe-l’oeil, che da un’impressione di uno spazio moltiplicato. Un vero gioiellino.

3.21
3.22

Torniamo verso Marienplatz e continuiamo a gironzolare per goderci un po’ il centro storico abbellito dalle luci natalizie, e scoviamo anche un negozio speciale dove mi regalo alcuni gomitoli di lana merino per fare uno scialle. Non so se il color senape che ho scelto mi ricorderà di più il giallo preferito del Re Sole bavarese o quello del condimento dei würstel! All’ora di cena non abbiamo fame, ancora sazi della merenda fatta al Viktualienmarkt, così entriamo nella splendida Rathaus Keller, come ci eravamo ripromessi, solo per un dolce e un tè. Il locale, proprio sotto le fondamenta della Rathaus, è un luogo storico di Monaco ed è un posto assolutamente da non perdere quando si capita da queste parti. È tutto decorato e arredato secondo lo stile bavarese classico, con legno, ferro battuto e dipinti alle pareti, ed è immenso, labirintico, tanto che non si sa dove comincia e dove finisce. C’è molta gente e una giusta confusione ma il servizio è impeccabile, e passiamo una bella serata a mangiare ottima torta e chiacchierare in quell’atmosfera confortevole e allegra.

3.23

Alla fine, sulla piazza davanti alla Neues Rathaus col suo splendido Glockspiel ornato di mille guglie, devo capitolare, e finisce che mi compro anche una bandiera. Una piccola, della Baviera, non della Germania, ma la compro convinta. Questa città mi è piaciuta, sto cominciando a orientarmici e a riconoscere edifici e zone, e credo che prima o poi dovremo tornarci per vedere tutto quello che purtroppo non riusciremo a vedere questa volta. In fondo, sono contenta che sia andata così.

3.24

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Giovedì 2 gennaio: Schloss Nymphenburg – Residenz – Concerto in Alte Hofkapelle

29 giugno, 2014 in Viaggi. Commenti: nessuno

Giornata di castelli oggi, ai quali ci dedichiamo dopo una buona colazione in hotel. Usiamo U-bahn e tram per raggiungere il famoso Schloss Nymphenburg, il castello delle Ninfe, una delle attrazioni più note della capitale della Baviera, e ci arriviamo in pochi minuti. Fa freddo ma non troppo, il cielo e’ un telo bianco uniforme e teso.

2.1

Nella notte la temperatura deve essersi abbassata parecchio perché scopriamo che molti dei laghetti e delle fontane che si trovano davanti al castello sono completamente ghiacciati. Sulla superficie resa solida dal gelo si vedono solo uccelli “miracolosi” che camminano sull’acqua e resti sparsi di botti e fuochi d’artificio sparati per i festeggiamenti di ieri sera.

2.2

Il castello si trova praticamente in città, perché nel tempo sono state via via aggiunte cerchie di nuovi quartieri al vecchio centro storico, ma era stato edificato in campagna come residenza estiva della famiglia reale Wittelsbach. Fu costruito nel 1664 come dono del Re Ferdinando di Baviera alla moglie Enrichetta (una Savoia) per avergli dato un figlio maschio, Massimiliano Emanuele.

2.3

L’impatto è con un bel palazzo in stile barocco, con una facciata dall’estensione enorme (oltre 700 metri) e molto elegante, fontane e vasche di cigni lungo il viale d’ingresso e un grande giardino sul retro, che oggi è uno dei parchi più amati della città.

2.4
2.5

Entriamo gratis grazie al nostro ticket Partner dei castelli di Ludwig, e restiamo subito colpiti dal primo salone al piano superiore, la Sala di Pietra. E’ un ambiente imponente con un ampio loggiato a colonne, un soffitto alto tre piani affrescato in maniera grandiosa, specchi, stucchi e dipinti ovunque, e delle finestre così ampie che mostrano tutto il parco illuminando la stanza in maniera fantastica.

2.6
2.7

Oltre alla magnificenza artistica, che è certo rilevante, questo salone ha anche una notevole importanza storica, perché qui si svolsero moltissime feste e cerimonie reali lungo diversi secoli, e fu qui che suonò per il Re un piccolo Mozart di soli 6 anni nel suo primo tour musicale a Monaco. Inoltre, fu proprio in questo salone che venne battezzato il piccolo principe Ludwig II. Un vero battesimo di bellezza, che segnerà tutto il resto della sua vita dedicata all’arte.

2.7bis

Nella sequenza di sale che visitiamo è da notare la Galleria delle Bellezze, in cui sono sistemati i ritratti di 36 bellissime ragazze del tempo, scelte tra nobili e non, che il re Ludwig I commissionò al pittore di corte per sistemarle in una sala del palazzo aperta al pubblico, per mostrare a tutti come la bellezza esterna fosse segno inequivocabile di bellezza morale. Tra i ritratti di queste ragazze, esempi di bellezza e di virtù, c’è anche quello di Lola Montez, un’attrice irlandese divenuta famosa per essere l’amante del re.

2.8

Passiamo anche dalla camera da letto verde, quella della Regina Maria Federica moglie di Massimiliano II, in cui nel 1845 nacque Ludwig II.

2.9

Le sale che attraversiamo sono belle, non grandissime ma molto decorate, di un barocco elegante non troppo sfarzoso e certo più vivibile di quello dei castelli già visti, e infatti i reali hanno abitato a lungo e volentieri in questo palazzo.

2.10
2.11

Dal corpo principale passiamo nell’ala sinistra dell’edificio, che conserva il museo delle carrozze (ingresso ancora incluso nel ticket Partner) e qui scopriamo tesori veramente preziosi. In queste sale basse e lunghe sono conservate carrozze di ogni tipo, da passeggio, da viaggio, da parata, da caccia, tutte in legno, cuoio e oro, rifinite in ogni minimo particolare e rese confortevoli e splendide allo stesso tempo da artigiani che erano veri maestri in questo particolare settore.

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Qui troviamo anche alcuni esempi di mezzi di trasporto per noi piuttosto inusuali, le slitte da neve. Meravigliose! Decorate in maniera incredibile con putti, ninfe, Diane cacciatrici, animali del bosco, tralci di fiori e lanterne, rappresentano una collezione di veri capolavori.

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Una in particolare, abbellita da una scultura di Ercole che lotta con l’Idra, è un vero e proprio pezzo d’arte.

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Qui è conservata anche la carrozza straordinaria che avrebbe dovuto essere utilizzata in occasione del matrimonio di Ludwig II con Sofia, la sorella maggiore di Sissi d’Austria, che però non ebbe mai luogo poiché Ludwig ruppe il fidanzamento poco prima della data delle nozze. Mai visto un oggetto tanto decorato! La carrozza, enorme e imponente visto lo scopo speciale per il quale era stata preparata, è tutta dorata e scolpita, dal tetto ai fianchi, dalle porte ai mozzi delle ruote, dalle lanterne agli agganci per i cavalli, ed è perfino sormontata da ciuffi di vere piume di struzzo soffici come nuvole. Va davvero al di là di qualunque mondo di fiaba…..

2.15
2.16

Lungo le pareti delle sale sono appesi diversi ritratti a olio dei cavalli preferiti di Ludwig II, che era un abile cavallerizzo, e uno addirittura è presente fisicamente, impagliato dopo la morte per essere ricordato per sempre, atletico e imponente, era il suo cavallo preferito in assoluto. Aveva un nome bellissimo: Cosa Rara.

2.17

Al piano superiore del museo delle carrozze si trova il museo delle porcellane Nymphenburg, produzione locale antica e rinomata, con una collezione esclusiva di pezzi notevoli. Forse mi aspettavo di più, dato che ho un debole per le porcellane e quelle di Sissi allo Hofburg di Vienna mi avevano stregata, ma è comunque una bella raccolta.

2.18
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Alcuni serviti da te’ in stile neoclassico hanno un’eleganza davvero incantevole.

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Dopo la visita alla collezione di porcellane facciamo un giro fuori, nel grande parco privato, ma purtroppo in inverno gli edifici principali sparsi in giro non si possono visitare ed è un peccato, perché pare siano molto interessanti. Tra questi c’è Amalienburg, un padiglione delizioso che ha ospitato perfino la Regina Maria Antonietta di Francia, e poi Pagodenburg e altri, ma è tutto chiuso.

2.22

Il parco è spoglio e secco, non c’è erba verde ne’ foglie, la fontana e’ vuota per evitare i possibili danni del ghiaccio, e le statue lungo i viali sono protette da capsule di legno che le isolano dal gelo rendendole invisibili, per cui l’effetto reale del luogo è parzialmente alterato, ma si intuisce che in estate deve essere molto piacevole passeggiare lungo questi viali. Oggi ci sono solo cigni, anatre e papere, molto simpatiche e molto grosse, che non hanno nessuna paura dei turisti imbacuccati nelle loro giacche colorate che passeggiano in giro.

2.23

Da Nymphenburg riprendiamo il tram e torniamo in centro per visitare la Residenz, cioè la residenza ufficiale cittadina dei Wittelsbach. Per arrivarci andiamo a passare per Viscardigasse, di cui abbiamo letto la storia nella guida. Al tempo del Terzo Reich fu costruito in Residenzstrasse, la via che porta al palazzo reale, un monumento per ricordare i soldati tedeschi morti nel fallito attentato al Führer, e i cittadini che passavano da lì dovevano obbligatoriamente rivolgere il saluto nazista verso il  memoriale quando ci arrivavano di fronte, o venivano puniti dalle guardie. Per evitare questo sgradevole obbligo, alcuni cittadini meno “ferventi” cominciarono a tagliare per Viscardigasse, una piccola traversa che arriva dritta al palazzo reale senza passare per Residenzstrasse, commettendo così una piccola disobbedienza civile. Non potevamo scegliere un itinerario diverso, naturalmente.

2.24

Prima di arrivare al palazzo principale passiamo dal teatro Cuvillier (ingresso incluso nel ticket Partner), un teatro reale che è un piccolo gioiello rococò, tutto stucchi, ori e broccati rossi, minuscolo e infiocchettato come una bomboniera, davvero meraviglioso. Qui su questo palcoscenico Mozart presentò e diresse la prima assoluta di Idomeneo, che aveva composto proprio per il Re.

2.25

La Residenz (ancora ticket Partner) è grandiosa sia nelle dimensioni che nell’aspetto, con tre facciate importanti di cui una in stile fiorentino, e davanti a quella dalla quale entriamo noi c’è una riproduzione nientemeno che della Loggia Lanzi.

2.26

Il palazzo comprende sezioni realizzate in stili architettonici diversi perché è stato ampliato nel tempo, ma ha alcune zone davvero originali, come il Grottenhof iniziale, una falsa grotta con fontana in stile rocailles ricoperta di conchiglie sormontata da una statua di Mercurio, il tutto decorato con uno sfarzo quasi esagerato.

2.27

Stupenda è la sala detta Antiquarium, poiché il re ci teneva la sua collezione di statue antiche. Una galleria lunghissima, la più grande sala rinascimentale a nord delle Alpi, lunga come tutta l’ala del palazzo, col soffitto basso affrescato e le pareti completamente dipinte a grottesche, e nicchie laterali in cui sono sistemate le statue illuminate in maniera suggestiva. Una sala estremamente elegante che servì anche come salone di ricevimento e festa.

2.28
2.29

Dall’Antiquarium attraversiamo poi tutta una sequenza di sale, salette e salottini, di rappresentanza, di udienza, per il tè, per la musica, per la scrittura, per il gioco, le camere da letto, tutta la teoria di stanze che si visitano tipicamente nei palazzi reali, incredibilmente ricche di ornamenti preziosi.

2.30
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2.32

Da notare in particolare la Galleria degli Antenati, con i ritratti dei re della famiglia delle epoche passate, le camere del re, dai toni rossi e oro di grande effetto, e quelle create per raccogliere le collezioni di porcellane e di quadri, progettate da Cuvillier con grande abbondanza di specchi e stucchi.

2.33

Tra le porcellane, bellissimi sono alcuni vasi e piatti Ming originali, e statuine raffinatissime e minimali che non hanno bisogno dello stracarico barocco per splendere.

2.34

Quando usciamo è buio e purtroppo lo Hofgarten si vede poco, e comunque anche qui in inverno molte parti non sono accessibili al pubblico, e tutto è protetto e poco visibile. Visto che siamo affamati andiamo a mangiare qualcosa alla Residenz Weinstube, di fianco al palazzo, che abbiamo notato arrivando e che dentro è molto carina. Un ambiente grande e chiassoso, caratteristico della Baviera, con grandi colonne decorate di ghirlande natalizie e nastri rossi, e molti tavoli attaccati tra loro, senza tovaglie ma pieni di cibo, dove tutti mangiano e parlano insieme.

2.35

E’ davvero bella questa Weinstube e ci sediamo volentieri, anche se abbiamo trovato forse uno dei pochi locali di Monaco dove non si beve birra! Qui servono solo vino. Mangiamo zuppa di patate (riescono a mettere i würstel anche nella minestra….) e polpette di carne in due versioni, con purè e crauti e con patate lesse e panna. È tutto buonissimo, compreso il Bretzel morbido e leggermente salato, e la signora che ci serve è davvero gentile. L’atmosfera è simpatica e piacevole e si sta bene al calduccio a riposarsi un po’.

2.36

Quando usciamo ritroviamo un cartello pubblicitario che avevamo già visto con l’annuncio di un concerto nella Alte Hofkapelle, dal titolo “Residenz Serenade”, e cerchiamo maggiori informazioni. La cappella è a 20 metri da noi, in uno dei tanti cortili del palazzo reale, e il concerto comincia entro pochi minuti, alle 19 in punto, quindi facciamo il biglietto e andiamo. Sono molto contenta di questa occasione, ci tenevo a partecipare a un concerto di inizio anno anche qui, dopo Vienna e Salisburgo , e pare che ci riusciremo. La cappella è piccola ma elegante, e leggiamo che Mozart in persona ha suonato qui per i reali. Il trio di musicisti di stasera, i Residenz-Solisten, ha in programma brani di Haydn, Bach, Mozart e Vivaldi con violino, violoncello e clavicembalo e sono tutti molto bravi.

2.39

Non so resistere a Bach, a ogni modo. E comunque, le Variazioni Goldberg e Aria suonate sul clavicembalo sono bellissime, non avevo mai sentito suonare questo antico strumento dal vivo e devo ammettere che, sarà l’atmosfera dell’antica cappella, sarà la bravura dell’esecutore, sarà l’idea del primo concerto dell’anno, sarà Bach….di fatto, l’effetto finale è veramente stupendo. Con Vivaldi il violinista si scatena letteralmente, e come bis fanno un rondò di Mozart molto apprezzato dal pubblico presente. Fa un effetto strano pensare che lui ha suonato personalmente in questa cappella, mentre ascoltiamo librarsi nell’aria le note della sua musica immortale. Un buon modo per terminare questa lunga giornata di scoperte.

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Martedì 31: Dinkelsbühl e Monaco di Baviera

6 marzo, 2014 in Viaggi. Commenti: nessuno

Stamani il cielo è bianco e fa molto freddo, ma prima di uscire ci conforta un’ottima colazione alla nostra locanda in una saletta che somiglia a una baita di montagna, con addobbi natalizi, fiori, candele accese e porcellane candide, una gioia per gli occhi. Il buffet è sia salato che dolce, con qualche torta ma soprattutto pane con burro artigianale, marmellate fatte in casa, yogurt, cereali e succo. Tutto delizioso.

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A un tavolo vicino al nostro siedono dei francesi di mezza età che parlano con una coppia di italiani seduta lì accanto, e la ragazza specifica che abita vicino a Siena. Allora il signore francese comincia a fare grandi elogi dell’Italia e della Toscana in particolare, e ad elencare una serie di città che ha visitato e che gli sono molto piaciute, in particolare Siena, Firenze, e poi Lucca, che proprio gli piace tanto, e Pisa… a quel punto non resisto e gli faccio un cenno: eccoci! Noi siamo di Pisa! Passiamo subito a uno scambio di saluti e presentazioni a 6, e ci raccontiamo i nostri itinerari tedeschi. A tutti Rothenburg e’ piaciuta moltissimo, e quando la ragazza italiana chiede “ma voi siete riusciti a non comprare nulla?” scoppiamo a ridere. Qui? Scherzi?! Dopo il check out salutiamo e torniamo al parcheggio fuori le mura a recuperare la macchina, mentre il termometro segna -2. Questa volta ci muoviamo in direzione sud, verso Dinkelsbühl, un altro paesino lungo la Strada Romantica. Ci arriviamo poco prima di mezzogiorno, e parcheggiamo proprio nel centro storico.

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Il rilevatore in macchina segna ancora -1 quando scendiamo a fare un giro per il borgo di casette col tetto a punta, che, a differenza di quelle già viste, qui sono tutte colorate. Non bianche coi graticci marroni, ma dipinte a colori pastello, rosa, giallo, verdino, celeste, rosso, ocra, arancio…. tutte una differente dall’altra, con le tendine di pizzo alle finestre e i decori di Natale sulle porte.

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Il paese ha una cinta muraria ancora ben conservata che comprende molte torri di avvistamento in perfette condizioni, tanto che alcune sono ancora abitate. Mentre percorriamo la passeggiata lungo le mura, dalla salita ci viene incontro una bici guidata da un ragazzo robusto che pedala ansimante indossando pantaloni tecnici, un giubbotto nero e giallo, guanti e una fascia di lana in testa. La bici ha una specie di grosso cesto nero, dietro. Appena ci passa davanti, comprendiamo: è il postino! Consegna la posta pedalando nel gelo invernale, in salita e in discesa, sole o neve che sia, portando le sue lettere nel cesto dietro al sellino. Mi domando che stipendio riceva, per questo lavoro.

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Visitiamo il centro storico e la chiesa gotica di San Georg, fredda come un igloo, altissima, e con un bell’altare laterale del ‘500 con un San Sebastiano dipinto.

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La cosa più bella però è il Presepe, che non solo è enorme, ma mette in scena praticamente l’Antico Testamento, con il paradiso degli animali, la Cacciata con l’Angelo e Adamo ed Eva, e poi Maria da giovane, l’Annunciazione, la natività nella stalla con angeli e pastori, la Fuga in Egitto, e il Tempio con l’Hanukkah.

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Il tutto è fatto di bellissime statuette di legno intagliate sistemate in mezzo a riproduzioni giganti delle casette a graticcio del paese, alte almeno un metro e compete di luci, alberi, montagne e musica natalizia. Un presepe originalissimo, un’opera di alto artigianato molto bella e tipica che tutti vengono a vedere.

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Il paese è veramente carino, con le mura, le torri, le porte d’ingresso e le case colorate. Pare che di sera, col buio, sia ancora più incantevole, e non è difficile immaginarlo.

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Uscire dalla chiesa e ritrovarsi nelle antiche vie fa uno strano effetto. Per un attimo, è come sentirsi di colpo rimpiccioliti, a passeggio tra le casette di legno del Presepe appena ammirate.

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Dopo un giro di circa un’ora ripartiamo, finalmente in direzione Monaco. Sono circa 220 km di strada, la maggior parte autostrada, ma anche se andiamo a sud e il cielo si apre, la temperatura resta ostinatamente sotto lo zero anche nel primo pomeriggio. Troviamo l’hotel facilmente e sistemiamo la macchina nel parking sotterraneo, al sicuro e al riparo dal gelo notturno. La stanza che ci danno è al quarto piano, molto confortevole anche se non enorme. Sistemiamo le nostre cose e usciamo per andare a visitare un po’ il centro, che è a sole 5 fermate di metro da noi. Camminiamo dalla stazione centrale a Marienplatz e subito notiamo che c’è molto movimento, e tantissimi italiani in giro. L’atmosfera è bella e luccicante, c’è gente a passeggio e tutti i palazzi sono decorati di stelle e luci.

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Visitiamo 3 diverse chiese, tutte con la messa in corso e tutte piene di gente. La più interessante è anche la preferita dei tedeschi locali, la Frauen Kirche, con le due torri laterali  dal tetto a cipolla. Da fuori è imponente ma dentro è molto sobria, quasi spoglia, e non particolarmente accogliente. C’è addirittura un cardinale che dice messa, ma oggi è davvero una giornata speciale e i fedeli sono qui per ricevere la benedizione di fine anno. La Sankt Peters Kirche invece è molto bella, è la chiesa più antica di Monaco, di origini gotiche ma piena di barocco, con dipinti, colonne, altari affrescati, pulpiti scolpiti, e due grandi alberi di Natale pieni di luci che si allargano fino all’altare principale. C’è un organo che suona, con una piccola orchestra di musicisti e un coro, e ad un certo punto, mentre aspettiamo la fine della funzione per poter fare un giro di visita, succede qualcosa di inaspettato. Lentamente si spengono tutte le luci intorno, restano accese solo le lucine degli alberi di Natale e dell’altare, e il coro dei fedeli comincia a cantare una dolce Stille Nacht. Un momento molto suggestivo e intenso, un modo commovente di salutare questo anno che sta finendo.

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L’ultima chiesa che vediamo è la St. Michael, ancora diversa dalle altre due. Questa è elegantissima, rinascimentale, a navata unica con un soffitto dalla volta a botte di larghezza notevolissima e senza pilastri centrali di sostegno, davvero spettacolare. Anche qui c’è la messa e c’è molta gente, non si può andare in giro liberamente, ma in ogni caso quello che volevamo vedere a quest’ora è chiuso. Nella cripta di questa chiesa, infatti, c’è la tomba di Ludwig II di Baviera, il re folle dei castelli fiabeschi visitati nei giorni scorsi, e se troveremo un momento torneremo certo a fargli visita.
Ma la cosa più bella della città vecchia è, ovviamente, la Neues Rathaus, l’imponente  palazzo del Municipio con la sua spettacolare facciata in stile neogotico dalle mille guglie arricchita dalla Glockenspiel, la torre dell’orologio sormontata da uno dei carillon più grandi del mondo, che si innalza al centro di Marienplatz. Splendida. Il buio nasconde in parte i suoi ricchissimi dettagli, ma l’impatto è decisamente impressionante.

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Il vecchio Municipio si erge, bianco e semplice con il classico tetto rosso a punta, sul lato destro di Marienplatz, in direzione del Viktualienmarkt. La sua torre e l’edificio adiacente risalgono al 1200 e conservano ancora gli elementi architettonici originali, insieme a momenti di storia della città e del paese difficili da dimenticare. Fu in queste sale, nel novembre del 1938, che i nazisti proclamarono l’inizio della Notte dei Cristalli, causa di centinaia di morti e deportazioni, e di gravi devastazioni a negozi e abitazioni di proprietà della comunità ebraica. Qui, sotto queste volte dove adesso si trova l’innocua e nostalgica sede del Museo dei Giocattoli, risuonarono le voci più terribili della storia tedesca in una delle notti più cupe e buie che l’Europa si sia trovata a dover superare.

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Ormai è sera, fa molto freddo e cominciamo ad avere fame, così dopo un ultimo giro della piazza affollata di gente che si prepara a festeggiare l’ultima notte del 2013, andiamo a cena al famoso Augustiner, uno dei locali più antichi della città, fondato addirittura nel ‘300. Dentro fa caldo e c’è una folla, ma quasi miracolosamente il cameriere ci trova un tavolo nel salone grande, e finalmente ci sediamo. C’è movimento ma l’atmosfera è bella, con un gran via vai di persone che vanno e vengono salutandosi in tutte le lingue. Mangiamo bene nonostante questa non sia proprio la serata ideale per una cena senza prenotazione, e ci gustiamo anche un’ottima fetta di torta al cioccolato, per chiudere l’anno in dolcezza.

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Quando usciamo la folla in giro per le vie del centro se possibile è ancora aumentata, e fa molto freddo. Mancano sempre un paio d’ore alla mezzanotte e siamo stanchi, quindi decidiamo di tornare al nostro hotel e di vedere lo spettacolo dei fuochi d’artificio dalla finestra, restandocene tranquilli al caldo. Saranno bellissimi lo stesso, ne siamo certi. E speriamo che lo sarà per tutti anche questo nuovo 2014 che sta arrivando. Auguri.

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Lunedì 30: Nördlingen e Rothenburg ob der Tauber

16 febbraio, 2014 in Viaggi. Commenti: nessuno

La colazione non è inclusa nel nostro soggiorno all’hotel NH Klösterle, così usciamo prima del solito per fare un giro del paese, che conta meno di 20.000 abitanti ed è situato lungo la Romantische Strasse bavarese. Tutte le case sono a graticcio, con il tetto a punta e belle decorazioni sui portoni, sembra proprio un paesino da fiaba. Quando nevica, qui, dev’essere uno spettacolo.

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Arriviamo fino alla torre Daniel, un bellissimo campanile che si innalza a fianco della chiesa, e decidiamo di seguire il consiglio della LP e salire su per godere del panorama di questo borgo dall’alto, e per riconoscere meglio anche la sua principale caratteristica, che è quella che lo rende unico.

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Nördlingen infatti, la cui pianta è perfettamente rotonda, è stato costruito nel cratere del diametro di una ventina di chilometri lasciato sul terreno da un enorme meteorite precipitato sulla terra 15 milioni di anni fa. Gli scienziati hanno ormai definitivamente escluso che possa trattarsi del cratere di un vulcano, dimostrando che siamo veramente di fronte alla traccia di un antichissimo meteorite. Questo fatto lo rende un posto particolarmente interessante dal punto di vista geologico, tanto che perfino gli astronauti americani che andarono sulla Luna con le missioni Apollo vennero qua, durante gli anni ‘60, per un periodo di studio e di preparazione. Oggi si può visitare, in quello che era un vecchio granaio, un museo di geologia dove sono mostrate nei dettagli le particolari caratteristiche delle rocce di quest’area, e dove è esposto un frammento di vera roccia lunare raccolto dagli astronauti dell’Apollo 16 e donato alla città come ringraziamento per l’ospitalità durante gli addestramenti. La porta d’ingresso della torre è aperta ma non c’è nessuno, solo l’indicazione della tariffa di 3,00€ a persona per la visita. Proviamo a entrare.

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Cominciamo a salire lungo la stretta scala a chiocciola, e poco dopo avverto i segni della fatica avvinghiarmisi alle gambe, mentre Luca, come al solito, sale su come se niente fosse. L’ambiente è bellissimo, tutto in pietra con finestre a bifore e trifore, c’è perfino un albero di Natale su uno dei ballatoi, ma non c’è nessuno, non si sente alcun suono intorno a noi.

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Dopo un po’ ci fermiamo a riprendere fiato, e un cartello sul muro ci informa che non siamo neppure a metà dei 350 gradini previsti. Mi prende un principio di sconforto, non tanto per il resto degli scalini ancora da fare, quanto piuttosto per la possibilità che arriviamo in cima solo per scoprire che è chiuso…!

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Nella seconda parte della salita l’atmosfera si fa diversa, e l’ambiente cambia anche visivamente. Finisce la scala a chiocciola di pietra e comincia una serie di rampe di legno, molto belle e molto strette, ma non pericolose. Siamo ancora soli lungo la scala, e non si vede nessuno fino in cima, a oltre 70 metri di altezza. L’ultima piccola rampa finisce contro una porticina di legno bassa con una carrucola di corda e una campanella collegata alla maniglia. Abbassandola per aprire si tira il filo, e la campanella suona. Proviamo, e pochi istanti dopo, quasi miracolosamente, un omino esce da una stanzetta nascosta e ci viene incontro, facendoci entrare nella biglietteria vera e propria. Meno male! Non siamo saliti invano lungo tutte quelle rampe.

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Il guardiano ci accoglie molto gentilmente, ci fa il biglietto e ci fornisce un opuscolo informativo sulla torre Daniel e sulla storia della città di Nördlingen. È un signore simpatico e molto mite, semplice. Da l’impressione di vivere tutto solo arroccato in cima al campanile senza scendere mai giù, e che aspetti che siano gli altri a salire da lui.

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Facciamo gli ultimi 18 gradini autorizzati dal nostro biglietto, e arriviamo al piccolo varco di legno che porta sulla terrazza panoramica.

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La terrazza è in realtà una specie di strapuntino che gira tutto intorno alla torre, con un pavimento di grata metallica larga si e no mezzo metro che farebbe venire le vertigini anche a un astronauta e un parapetto di pietra alto poco più di un metro, ma il panorama che si gode da quassù è veramente spaziale.

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Dall’alto, nella luce piena del sole e del cielo finalmente limpido, si vede tutto il paese con i suoi tetti rossi a punta, le stradine, la chiesa, la piazza del mercatino di Natale, il municipio, ma soprattutto si vedono le mura di cinta, che girano tutto intorno al paese circondandolo come un abbraccio totale, a formare un cerchio perfetto dentro al quale si sviluppa la vita di questo antico villaggio. È davvero una vista incantevole.

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Facciamo un po’ di foto dello spettacolare panorama godendoci l’aria fredda e lucida che illumina la piana bavarese distesa tutto intorno, poi salutiamo l’omino e torniamo verso le scale, mentre altri coraggiosi visitatori si stanno avventurando fin quassù ansimanti e lenti.

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Ripercorriamo al contrario la lunga scala ritrovando i pianerottoli pieni di atmosfera e le bellissime finestre in pietra, e prima di uscire riusciamo a vedere anche la campana che suona i rintocchi delle ore per gli abitanti del villaggio, ancora oggi come un secolo fa.

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Proprio davanti all’ingresso della torre Daniel scopriamo una magnifica pasticceria, e noi non abbiamo ancora fatto colazione…. Entriamo con l’idea di prendere solo una pastarella, e invece poi ci sediamo e ci regaliamo un breakfast completo di croissant, pane burro e marmellata e cappuccino, tutto molto buono e niente affatto caro. Ci voleva proprio!

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Dopo colazione torniamo alla macchina e ripartiamo in direzione nord, verso Rothenburg ob der Tauber. Sognavo da tanto di vedere questo posto, conosciuto come il paese dove è Natale tutto l’anno. Qui c’è addirittura il museo del Natale, e poi c’è Käthe Wolfhart, uno dei negozi di addobbi e decorazioni natalizie più famoso della Germania. Figurarsi se me lo potevo perdere. Ci arriviamo in circa un’ora, e lasciamo la macchina fuori dalla cinta muraria per andare a vedere dove si trova il nostro hotel di stasera. Che è una Gasthaus in realtà, e che Gasthaus! La più famosa e caratteristica di tutto il paese. La troviamo poco dopo, in una traversa della via principale, ed è bellissima! Una casetta tradizionale in pietra con la facciata ricoperta di piante, decorata con oggetti natalizi in legno e ferro battuto in stile rustico, davvero originalissima.

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Entriamo, e l’interno è ancora più spettacolare dell’esterno. C’è un pianoforte verticale, sedili di legno scolpiti stile coro di chiesa, un tavolo decorato di lucine e renne, fiori e ghirlande, ci sono cuscini ricamati e animali sparsi in giro, vasi con piante e babbi natali, tappeti e portacandele, bottiglie di champagne e lanterne…. un bric-a-brac fantastico, che crea la più incredibile atmosfera natalizia da cui si possa essere accolti durante un viaggio.

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Non c’è nessuno, ma su una lavagnetta c’è un numero di cellulare da chiamare per fare il check-in, così chiamo e lascio un messaggio. Dopo 5 minuti Paul mi richiama dicendo che arriverà entro 10 minuti per darci la stanza, e infatti è così. La camera numero 4 al secondo piano è davvero bella, c’è un letto di legno scolpito con le sponde in stile tirolese uguale all’armadio, un tavolino con due poltroncine, tv, lampadario e lampade sui comodini vestiti di tessuto abbinato, e un bagno grande e nuovissimo. La finestra ha le tendine fiorite e sul soffitto passano travi a vista che rendono l’atmosfera veramente romantica. Sistemiamo le nostre cose e usciamo di nuovo, alla scoperta del centro storico. Che è assolutamente all’altezza delle nostre aspettative.

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Tutte le case sono a graticcio, e decorate con addobbi natalizi e luci. La piazza del mercato, la principale, è uno spazio ampio su cui si affacciano bellissimi edifici storici, il più imponente e interessante dei quali è la Rathaus, con la sua architettura per metà classica e per metà gotica, completa di torri e guglie.

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La chiesa principale del paese è quella di San Jakob, una chiesa Evangelista-Luterana costruita in stile tardo gotico situata nei pressi della piazza del mercato. Di fronte all’ingresso incontriamo con piacere una statua in bronzo di San Giacomo, l’Apostolo pellegrino con tanto di conchiglia, poiché anche questa chiesa è una delle innumerevoli tappe europee del Cammino di Santiago di Compostela. Questa statua è semplice, ma basta a richiamare i ricordi del nostro viaggio spagnolo fino al bordo occidentale del continente, e delle emozioni vissute in quella meravigliosa cattedrale dalla facciata del colore dei fondali marini.

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L’entrata nella chiesa è a pagamento, ma la visita vale certo i 2,00€ richiesti. La navata è ampia, le volte sono altissime, ma è soprattutto l’altare principale in legno scolpito di Friedrich Herlin ad attirare l’attenzione, un vero gioiello di alta manifattura tedesca raffigurante l’Ultima Cena, nella quale il Giuda, seduto tradizionalmente dal lato opposto del tavolo rispetto agli altri apostoli, è una figura mobile che viene rimossa dalla scena nel periodo della Pasqua.

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Sul lato sinistro della navata centrale, di fianco alle panche di fondo, ci sorprende la presenza di una straordinaria scultura in legno d’ebano, scura e lucida, elegantissima, in perfetto stile africano, testimonianza della collaborazione di questa parrocchia con alcune missioni in Tanzania. In quella che somiglia a una sorta di imbarcazione primordiale sono rappresentati i 12 apostoli, con fattezze e tratti africani, in adorazione della Sacra Famiglia: un Giuseppe umile dallo sguardo rivolto verso il basso, una Maria essenziale, seduta con gli occhi chini su suo figlio, e un Bambino addormentato sulle ginocchia della madre, più innocente di chiunque altro al mondo. Mai ho visto tanta dignità e umiltà in una Sacra Famiglia, mai il Padre e la Madre mi sono parsi così immediatamente i genitori dell’Umanità china ai loro piedi rappresentata dagli Apostoli, uomini fatta quasi solo di occhi e sguardi, che li cercano come l’unica luce nel buio del mistero dell’esistenza.

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Ma il vero pezzo forte di questa chiesa si trova al piano superiore, in un grande spazio luminoso proprio dietro l’enorme organo, che è uno dei più grandi d’Europa. Qui è esposto l’Altare del Preziosissimo Sangue, uno straordinario altare in legno di tiglio scolpito dall’artista locale Tilman Riemenschneider ai primi del ‘500, che all’interno della Croce dorata racchiude una capsula di cristallo di rocca che contiene tre gocce del sangue di Cristo. Un’opera spettacolare e raffinatissima, con pannelli di legno incredibilmente cesellati nei quali figurano decine di statue ognuna con un volto, un’espressione, un’emozione, una posa, e in cui uno degli Apostoli, Paolo, indossa addirittura gli occhiali. Un vero capolavoro di scultura risalente a oltre 500 anni fa.

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Dopo la visita alla chiesa giriamo ancora per le vie del paese e troviamo finalmente il negozio di Käthe Wohlfahrt, attaccato al Museo del Natale, con la sua insegna decorata di ghirlande rosse e luci, un gigantesco principe schiaccianoci sulla porta e il furgoncino dei doni parcheggiato fuori e pronto alla partenza: una vera meraviglia.

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Avevamo visto anche altri negozi di Natale, a Vienna, a Salisburgo, a Innsbruck, a Dublino, a Edimburgo… ma questo veramente li batte tutti. Non solo per la sua dimensione – enorme! – ma per l’atmosfera che c’è dentro, per le migliaia e migliaia di decorazioni di ogni genere esposte ai vari piani del locale in mobiletti di legno stile casa di Santa Claus, le bambole, i pupazzi, gli orsacchiotti, le slitte, i centrini, i calendari dell’Avvento, e le decine di alberi di Natale completamente addobbati di ninnoli di ogni tipo, da quelli super luccicanti a quelli di stoffa, da quelli più tipicamente tirolesi di paglia e rafia a quelli di latta dorata, e di vetro, di metallo, di legno, di piume… roba da far girare la testa a un appassionato del genere.

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Troppe sono le cose viste e adorate in questo negozio, che in meno di due ore scala la classifica fino a diventare il mio preferito di sempre. Vorrei poter portare via di tutto… Ovviamente, la nota dolente di questi posti è che i prezzi non sono mai bassi, specialmente degli oggetti più belli, quindi ci dobbiamo limitare, però un piccolo cestino lo facciamo anche noi, da portare a casa come ricordo di questo luogo magico.

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Non lontano da Käthe Wohlfahrt c’è un altro negozio magnifico, quello degli orsetti originali Steiff, ed entriamo a fare un giro per ammirare dal vivo queste creature deliziose. Purtroppo, questa volta possiamo davvero solo guardare, non osiamo neppure sfiorare questi capolavori artigianali di peluche dagli occhi lucidi e dai musetti irresistibili che costano quanto piccoli gioielli, ma è comunque piacevole scoprire quante versioni e quanti modelli ne fanno.

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Un regalino ce lo facciamo, comunque. Vediamo delle casette di porcellana in un negozietto lungo la via centrale del paese, casette che in realtà sono lanterne per candele. Il negozio si chiama Leyk ed è una vera chicca nel suo genere. Le casette sono di ceramica dipinta a mano, prodotte in un laboratorio artigianale poco fuori Rothenburg e vendute solo in tre o quattro negozi in Germania, e riproducono gli edifici più famosi del centro storico, come la chiesa, il municipio, il forno, le case a graticcio a più piani e tutto quello che è tipico di questo paesino.

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Sono bellissime, con le finestrelle aperte attraverso le quali passa la luce morbida della candela, e a farne un gruppetto stile piccolo villaggio si ottiene un effetto davvero magico. Questo è il tipo di oggetto a cui non so proprio resistere, così ne prendiamo una, tanto per cominciare quella che spero potrà un giorno diventare una piccola collezione.

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Passeggiare per il paese con questa atmosfera è davvero come passeggiare in un luogo fatato. Le vetrine cariche di oggetti sembrano cornucopie natalizie traboccanti di colori e sapori: pagnotte di pane, dolciumi, ninnoli, cioccolato, pizzi, merletti, stelle, pupazzetti, boccali di birra dipinti in stile bavarese, davvero una gioia per gli occhi.

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Il centro storico di sera risplende di tutta la sua bellezza, con le torri, le mura, gli edifici più antichi con i dettagli dei graticci illuminati, la fontana, e quell’atmosfera incantata che capita di sperimentare solo in quei luoghi che riescono magicamente a ritagliarsi uno spazio fuori dal tempo. Non c’era neve qui oggi, ma so che nei miei ricordi questo posto sarà sempre ricoperto da una soffice coltre candida.

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Dopo la passeggiata in centro rientriamo alla nostra Gasthaus, giusto in tempo per la cena. La sala è bella come il resto, con un fuoco scoppiettante che danza nel caminetto, le candele bianche accese sui tavoli e pochissima luce elettrica. Tutto l’arredo è di legno, caldo e intimo, il cibo è ottimo e presentato in maniera degna del posto. Il modo perfetto per concludere una delle giornate più piacevoli del nostro giro in Baviera.

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