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Giovedì 14 agosto 2014: Lost Gardens of Heligan – Glendurgan Gardens – Lizard Peninsula

29 ottobre, 2017 in Viaggi. Commenti: nessuno

La colazione comincia alle 9 in questo bellissimo angolo di Cornovaglia, così ce la prendiamo comoda e ci alziamo un po’ più tardi del solito. Fuori piove a dirotto e il cielo sembra molto scuro, ma speriamo che anche questa volta il clima inglese riuscirà a sorprenderci. La sala dove scendiamo a mangiare è piuttosto piccola, ma il nostro tavolo e’ davanti a una finestra a bovindo che si affaccia su un panorama incantevole, talmente bello da sembrare un dipinto. L’apparecchiatura è perfetta, bianca e color tortora, semplice e di gran classe. Dave ci accoglie con gentilezza e ci prepara una full English squisita, senza dubbio la migliore gustata finora, con un bacon arrostito come si deve, uova perfette, un brown toast fragrante, e una ciotola di macedonia di frutta freschissima che ci rallegra la giornata nonostante il brutto tempo. Mentre mangiamo parliamo un po’ con Dave raccontandogli del nostro programma di viaggio e delle cose che vogliamo visitare nei dintorni, e anche se gli confermiamo che ci facciamo aiutare negli spostamenti da una guida turistica e da un GPS, lui ci regala una mappa della Cornovaglia dove sono indicati tutti i luoghi più interessanti da vedere, con informazioni dettagliate su indirizzi e orari. Davvero gentile.

Fuori la pioggia sta diventando un vero diluvio, col vento a folate che trascina immense nuvole d’acqua sbattendole ovunque, una visione inquietante che comincia a crearci qualche preoccupazione. Per fortuna, il tempo di finire di mangiare e andare a raccogliere le nostre cose per portarle alla macchina, e la pioggia scompare. Dave ci porta la valigia fino all’auto e ci indica la direzione giusta da prendere, e mentre ci saluta ci porge un pacchettino di stagnola con la torta di carote fatta in casa del suo buffet che non siamo riusciti a mangiare a colazione, per portarla via per pranzo. Non sappiamo come ringraziarlo per la sua incredibile, gentilissima accoglienza in questo luogo che sembra uscito pari pari da un libro di fiabe. Non dimenticheremo mai questa bellissima casa posata sul bordo del mare con la sua fantastica porta rossa, e il calore dei suoi abitanti.
La prima tappa di oggi sono i Lost Gardens of Heligan, giardini molto antichi che, per varie vicissitudini, stavano andando in rovina e che negli ultimi anni sono stati riportati quasi completamente all’antico splendore grazie a iniziative private. Non fanno parte di nessuna associazione, quindi dobbiamo pagare l’ingresso in quello che è un vero e proprio parco, pieno di piante antichissime e suddiviso in grandi aree a tema.

La prima parte è costituita da un giardino classico all’italiana con aiuole, sentieri, serre, fontane e siepi ben disegnate, compreso un walled garden dove sono allineati fiori di tutti i tipi e di tutti i colori. Da lì passiamo nel Giardino Produttivo, dove si concentrano alberi da frutto e orti pieni di verdure, compresa una serra dove è coltivata la vite.

Per uscire passiamo sotto ad un tunnel creato dai rami di una doppia fila di meli di diverse qualità, davvero originale. In uno dei piccoli giardini, decorato da panchine e con una vasca d’acqua al centro, è stato tagliato un tassello semicircolare da un’alta siepe a formare una sorta di finestra che si affaccia sulla costa, e che offre un panorama bellissimo.

In un’area speciale denominata Jungle ci ritroviamo a passeggiare tra piante esotiche enormi, palme, felci, bambù e vialetti rocciosi che si infilano tra intrighi di arbusti e radici vecchissime, c’è perfino un totem di legno scolpito nello stile Mahui australiano.

Una delle aree più grandi è quella dedicata all’allevamento degli animali da fattoria, galline, papere, mucche, pecore, maiali, c’è perfino una coppia di emù in un bel recinto a ridosso del bosco, non lontano da un immenso campo di camomilla in fiore. Dalla parte opposta scopriamo l’angolo di studio e osservazione dedicato alla salvaguardia degli uccelli del bosco, in cui sono state allestite casette e mangiatoie che attirano e nutrono dozzine di uccelli di ogni tipo, compresi fagiani e civette. Una serie di pannelli e monitor interattivi forniscono tutte le informazioni sulla vita e le abitudini degli uccelli che si sono stabiliti nel boschetto di fronte alla capanna-studio, e ci sono schede a disposizione dei visitatori nelle quali indicare tutti gli avvistamenti fatti. Ci sanno proprio fare, qui, con queste cose.

Le piante intorno a noi sono tutte molto antiche, con tronchi possenti, radici nodose e ricurve che spuntano dal sentiero come mani di vecchie streghe aggrappate alla terra, e rami contorti piegati dal soffio di venti misteriosi. C’è un bel lago pieno di ninfee in mezzo alla zona della Jungle, circondato da viottoli che si snodano nel fitto delle felci, scalette dai gradini fatti con tronchi d’albero e cespugli fioriti cresciuti in maniera selvaggia. Attraversiamo anche un ponte tibetano di corde, non esageratamente alto e dall’aspetto molto sicuro, che mi convince a cimentarmi nell’impresa nonostante la mia attitudine tutt’altro che propensa all’avventura estrema.

Intorno a noi ci sono querce, gelsi, larici, pini, faggi, abeti, moltissime felci, magnolie e perfino alcuni olivi. Ma le piante che ci colpiscono di più sono i cespugli di ortensie, sia classiche che giapponesi, bianche, azzurre e rosa antico, meravigliose ed enormi, alcune alte addirittura più di due metri. Uno spettacolo incantevole.

In uno dei grandi boschi, una coppia di artisti locali ha creato curiose sculture usando proprio le piante, e molti visitatori vengono fin qui attirati da queste opere d’arte naturali. La prima che incrociamo è una grande figura di donna con un tralcio di fiori tra le mani, purtroppo già sfioriti, una specie di grande fantasma vegetale fatto di rami.

Più avanti c’è forse la scultura più nota del giardino, “The Mud Maid”, una fanciulla distesa su un fianco, gli occhi chiusi come una bella addormentata nel bosco, con un braccio ripiegato vicino al corpo e i capelli fluenti distesi sul terreno. E’ stata creata combinando diversi tipi di piante verdi e fiorite per ottenere un effetto il più possibile morbido e realistico, ed è una presenza davvero suggestiva. Una fata dormiente, una driade, uno spirito della Natura disteso a proteggere il cuore più segreto del bosco, il cui tocco lieve è sufficiente a far fiorire la terra tutto intorno. Incantevole.

Vicino all’uscita troviamo l’ultima statua vegetale, una testa di gigante che spunta dal terreno fino al naso, con i capelli arruffati e gli occhi buffi fatti con frammenti di porcellana azzurra, un personaggio molto simpatico. Mi piacerebbe averne uno così in giardino.

Quando usciamo passiamo dallo shop, che è fantastico e ha tutti gli strumenti necessari per il giardinaggio e la decorazione nello stile tipico inglese: sagome di animali di ferro e di legno, piccole sculture, targhette per le piante, casette per gli uccelli, semi e mangiatoie di tutte le dimensioni, sementi per l’orto, annaffiatoi e abbigliamento da giardino, c’è di tutto. Naturalmente c’è anche la zona dove si possono acquistare le piante e i fiori coltivati nelle serre di Heligan, e la cosa non ci sorprende affatto. Dappertutto qui ci sono Garden Centre, Flower Shop, Horticultural Show e simili. Ovunque, sia nei paesini che nei grandi centri cittadini, i negozi di piante e articoli da giardino sono numerosissimi e sempre molto frequentati. Anche i giardini aperti al pubblico come Heligan sono sempre affollati, perché per gli inglesi il gardening è una vera passione, piace a tutti e tutti ne sanno parecchio, a giudicare dai commenti che abbiamo sentito in giro oggi. Tutte le case, anche le più semplici e le più piccole hanno un giardinetto o un vialetto curatissimo, i vasi sono appesi dappertutto, ai muri, ai lampioni, ai portoni, alle finestre, alle verande, e sono stracarichi di fiori ben tenuti. Le case poi sono un incanto, tutte in pietra o di mattoni rossi, non si trova una casa intonaca a pagarla, e sono tutte al massimo strutture di due piani, niente palazzoni o condomini sgraziati, alcune addirittura hanno ancora il tradizionale tetto in paglia. Questi cottage deliziosi, insieme alle colline lavorate come quadri con fazzoletti di campi di vari colori dove pascolano pecore e mucche separati tra loro da siepi, contribuiscono a fare di questo paesaggio uno spettacolo unico.
All’uscita dobbiamo correre, perché improvvisamente comincia a piovere e in tre minuti si scatena un acquazzone violento, ma riusciamo a salire in auto senza troppi danni. Mangiamo la torta alla carota di Dave, squisita davvero, e proseguiamo verso sud diretti alla seconda tappa, i Glendurgan Gardens. Quando ci arriviamo splende di nuovo il sole.

Questi giardini sono curati dal National Trust, quindi entriamo con la tessera del FAI. Sono più piccoli dei precedenti, ma molto belli e ricchi di piante di ogni tipo, comprese enormi camelie che, a maggio, devono dare spettacolo.

Le differenze fondamentali rispetto ai giardini di Heligan sono due: la prima è che da qui, lungo un sentiero che passa attraverso il bosco, si arriva fino giù al mare, in una bella insenatura tranquilla, dove posso toccare di nuovo l’Oceano con le dita. Il sole basso luccica sull’acqua calma, e la costa rocciosa coperta di verde protegge questa piccola baia dalla furia delle tempeste invernali.

La seconda èThe Maze, il labirinto di piante più spettacolare che abbiamo mai visto. È stato disegnato sul fianco inclinato di una collinetta, per poterlo vedere da una piccola postazione affacciata sulla parte più alta del bosco di fronte. La sua particolarità è che il percorso è fatto di sinuose linee curve, morbide e misteriose come un disegno celtico, come un gigantesco cervello verde, o un’enorme pianta sottomarina portata all’aria aperta e poggiata su un prato, con un effetto finale assolutamente straordinario.

Sembra di essere stati catapultati in un posto incantato, in un luogo uscito direttamente da un romanzo fantasy. Ci entriamo attraverso un piccolo cancellino di metallo e lo percorriamo tutto con un po’ di difficoltà, vagando da un’ansa all’altra ingannati dalla prospettiva obliqua e dai ghirigori riccioluti del sentiero che si susseguono senza fine e – fatica a parte – è molto divertente arrivare al cuore di questo magnifico trabocchetto vegetale.

Alla fine del giro dei giardini oltrepassiamo l’immancabile vendita di fiori e piante e raggiungiamo la caffetteria, per prendere una tazza di tè caldo. Ci vuole proprio, dopo tanto camminare.

Da qui partiamo in direzione dell’alloggio di stasera, che è nella Lizard Peninsula, in fondo alla Cornovaglia, dove abbiamo prenotato presso un piccolo albergo con vista sul mare, il Paris Hotel. Lo troviamo facilmente grazie alla nostra efficiente Miss della Volvo, e scopriamo che è una struttura incantevole, di legno bianco a due piani con tutte le rifiniture azzurre. Una locanda tipica, posata sul bordo estremo del mare. Tutto intorno solo acqua e cielo, e azzurro a perdita d’occhio.

La stanza è semplice e pulitissima, e il ragazzo che ci accoglie al pub a pianterreno è molto cortese. Facciamo un giro a piedi fino al porto lì di fronte, nel minuscolo paesino di Helston, dove i negozi sono già chiusi e le poche persone in giro ci salutano con cortesia. Tutto intorno è vastità e silenzio, cielo e Oceano.

Gli unici suoni che si sentono sono le strida dei gabbiani, e le voci squillanti di alcuni bambini sui 7/8 anni che si tuffano in acqua da un piccolo molo di pietra, allegri e felici come fosse ferragosto in Sicilia. Indossano la muta ma sono le 7 di sera, fa piuttosto fresco, ha piovuto da poco e l’acqua deve essere gelida. Evidentemente, questo è un dettaglio irrilevante che non li riguarda. Se ne stanno lì a saltare dentro e fuori dall’acqua come se niente fosse, tra grida di gioia e divertimento, spinti da quel desiderio di iterazione infinita di un gesto piacevole di cui solo i bambini conoscono il segreto.

Ceniamo al pub del nostro piccolo hotel e dobbiamo aspettare un po’ perché si è riempito in breve tempo come era prevedibile, visto che il luogo è isolato e non ci sono molti altri ristoranti in giro. E comunque il locale ha un’atmosfera molto accogliente, i ragazzi che lo gestiscono sono davvero simpatici e il cibo è buono, tanto che ci sono intere tavolate di famiglie riunite a cena. Io scelgo una zuppa di pesce, Luca il chili con carne, con birra chiara locale molto profumata, e concludiamo nel migliore dei modi un’altra giornata bellissima.

Mi aspetto molto dalla Cornovaglia e non so come, ma sento che non resterò delusa.

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9 agosto 2014: Leeds Castle, Sissinghurst Tower and Gardens, Bodiam Castle, Battle

16 luglio, 2017 in Viaggi. Commenti: nessuno

Il nuovo giorno comincia con un bel cielo pulito e un sole deciso, che entra in camera prepotente già prima delle 7. La signora del b&b è gentilissima e ci prepara un’ottima Full English ricca di tutto, dalle salsicce ai funghi, servita in un salotto dall’atmosfera casalinga. Dividiamo il tavolo con Sinclair, un ospite scozzese del b&b che i proprietari conoscono bene perché viene a trovarli abbastanza spesso, e chiacchieriamo un po’ con lui, anche se è anziano e parla in maniera davvero strana, e non è sempre facile seguire i suoi racconti. Alla fine dobbiamo salutare tutti e ripartire per il nostro giro, dopo una sosta davvero piacevole.
La prima tappa di oggi è il Leeds Castle, una delle attrazioni principali del Kent e uno dei castelli più antichi e importanti della storia inglese, noto anche con il modesto soprannome di “The loveliest Castle in the World”.


Proprio per la sua bellezza e importanza ho deciso di inserirlo nel programma, nonostante qui non possiamo utilizzare nessuna delle nostre varie tessere di associazioni culturali e dobbiamo pagare un biglietto d’ingresso di ben 18,00£ a testa, ben più alto della media di altri castelli del genere. Arriviamo proprio all’apertura e troviamo già un po’ di gente, visto che oggi c’è il sole e tutti vogliono approfittare di una delle aree per cui questo luogo è particolarmente famoso: il parco.


Le signore alla cassa sono gentilissime e ci spiegano tutto sulle attrazioni e le varie attività della giornata, quindi apriamo la nostra mappa ed entriamo in un immenso spazio verde, che si rivela subito spettacolare.


Camminiamo per una ventina di minuti prima di vedere il castello, in mezzo ad alberi antichissimi con tronchi enormi e rami contorti, prati d’erba perfettamente tagliata, aiuole fiorite, vialetti con panchine, canali d’acqua limpida, ponticelli, salici immensi, laghetti, siepi, mentre tutto intorno a noi papere, uccellini, anatre e cigni si affaccendano liberamente, in un’atmosfera da vero bosco incantato. C’è persino una zona dedicata ai rapaci dove troviamo gufi e falchi, e un guardiano pronto a spiegare a grandi e bambini caratteristiche e abitudini di tutte queste creature.


Il castello, quando ci arriviamo, è all’altezza del suo prologo naturale. Appare davanti a noi come sospeso sull’acqua, circondato non da un semplice fossato ma da un vero e proprio lago, collegato alla terra da un ponte di pietra.

E’ composto da più edifici di diverse epoche collegati tra loro da viali, ponti e zone veri, che conducono all’edificio principale caratterizzato da una facciata con torri in stile medievale. Fu fondato da un nobile normanno nel XII secolo sui resti di un precedente castello come bastione di difesa contro gli inglesi da poco conquistati, e rimase di proprietà della corona inglese almeno fino alla metà del XVI secolo.


E’ conosciuto anche col nome di “Ladies’ Castle”, poiché in diversi secoli qui furono ospitate ben 6 regine, da Isabella di Castiglia a Caterina d’Aragona, che trasformò questo luogo di difesa in una vera e propria residenza reale. Anche Anna Bolena ed Enrico VIII lo frequentarono regolarmente. Proprio in onore di Enrico VIII è aperta in questo mese di agosto una mostra speciale in cui viene esposta una sua armatura in metallo finemente cesellata completa di elmo, spada e corazza, davvero meravigliosa.

Non si tratta di una copia, e’ proprio una sua armatura originale, e fa un certo effetto trovarsela lì davanti sapendo che il Re l’ha effettivamente indossata. A giudicare dai suoi ritratti, direi che me lo immaginavo più robusto…

Gli interni del castello sono stati grandemente rimaneggiati, poiché dopo che Re Edoardo VI lo donò a un suo collaboratore, togliendolo di fatto dai possedimenti privati della corona, è stato di proprietà di diverse famiglie nobili che ne fecero una dimora più moderna e vivibile.

L’ultima proprietaria, Lady Baillie, era un’ereditiera americana che lo trasformò in una villa di lusso per accogliervi i suoi amici del jet-set, che andavano dagli attori più noti di Hollywood come Charlie Chaplin e James Stewart fino a JFK. Per fortuna gli interventi sono stati fatti con criterio apportando ammodernamenti sempre nel rispetto della storia di questi luoghi, e ora i saloni e le varie camere da pranzo e da letto sono bellissime stanze dove trascorrere giornate piacevoli immersi in un’atmosfera dal fascino antico. Il castello può essere anche affittato per eventi, convegni, matrimoni o ricevimenti, ed è aperto al pubblico ogni giorno dell’anno.


Una delle stanze più belle è la biblioteca, coperta di librerie a parete cariche di volumi di ogni genere tutti rilegati in cuoio, comodi divani, lampade liberty e un grande caminetto da accendere nelle fredde sere d’inverno. Magnifica.

Dopo il giro all’interno torniamo fuori per visitare il resto dell’immenso parco, progettato nel settecento dal mitico architetto di giardini Capability Brown. Le diverse sezioni comprendono un giardino formale stracolmo di fiori, una zona giochi per bambini a tema medievale, un bellissimo labirinto di siepi che termina in un grotto centrale un po’ kitsch, con stravaganti effetti di luce e suoni, una voliera con una bella collezione di rapaci, e l’immancabile caffetteria.



Lo spettacolo di falconeria comincia solo alle 2 e non possiamo restare, ma passiamo dalla voliera ad ammirare i rapaci e a fare qualche foto. Ci sono le aquile, un paio di falchi, due civette sonnacchiose e altri piccoli uccelli, ma soprattutto c’è un gufo reale enorme, con gli artigli affilati e lo sguardo altrettanto aguzzo, che ci fissa immobile con i suoi occhi di lava come fossimo le prossime prede da cacciare. E’ magnifico, nobile e altero, indomito oggi così come lo era secoli fa quando viveva a fianco dei Re.



Decidiamo di prendere due sandwich da portare via alla caffetteria e torniamo verso la macchina pronti a muovere in direzione della seconda tappa di oggi, ma proprio all’uscita ci imbattiamo in una di quelle classiche signore che fanno le volontarie in questi posti e che ti chiedono con tutta la gentilezza del mondo se hai voglia di rispondere a qualche breve domanda sulla tua esperienza del luogo appena visitato, porgendoti un foglio e una piccola matita con un gran sorriso, rendendo difficilissimo dire di no. Così ci sediamo su una panchina e rispondiamo diligentemente a tutte le domande, suddivise in ben 4 pagine di questionario, in cui confermiamo la nostra ottima impressione di questo magnifico luogo e della sua perfetta gestione. Peccato che non ci sia nessuna domanda specifica riguardo alla nostra opinione sul prezzo del biglietto d’ingresso…


A una mezz’ora di auto da Leeds, a Sissinghurst, ci sono i famosi Sissinghurst Tower and Gardens (curati dal National Trust, ingresso free con la tessera FAI) che desidero visitare da tanto tempo. Questo è un luogo speciale, voluto e creato da Vita Sackwille-West e suo marito Harold Nicolson che acquistarono questa proprietà ormai in rovina negli anni ‘30 e gli dedicarono decenni di lavoro e attenzioni, fino a farlo diventare uno dei più bei giardini di tutta l’Inghilterra. Vita, grande esperta di giardinaggio oltre che scrittrice, ci lavorò personalmente e ne disegnò le varie zone creando ‘stanze’ naturali di diverso impatto visivo, simbolismo e colore, ben separate una dall’altra ma tutte collegate da passaggi semi-segreti che regalano punti di vista ogni volta nuovi e sorprendenti sulle aree attigue, rendendo la passeggiata nei giardini una vera esperienza d’incanto.

Il più famoso dei giardini di Sissinghurst è il White Garden, in cui ogni fiore delle decine di diverse specie di piante presenti ha i petali di un bianco candido, caratteristica che lo rese famoso e di gran moda nell’alta società inglese della prima metà del 900. E’ veramente uno dei giardini più poetici e commoventi che mi sia mai capitato di visitare, e il pensiero di Vita che passeggia lungo questi vialetti insieme a Virginia Woolf in un luminoso pomeriggio d’estate rende l’atmosfera quasi magica.



La casa, nella quale fu ospite persino Elisabetta I, non è visitabile, ma la torre principale e’ magnifica, in stile elisabettiano di mattoni rossi con un ampio arco d’accesso di grande personalità. La vista dall’alto è impareggiabile, e rende bene l’idea dell’immenso lavoro che è stato fatto qui per trasformare un rudere in un luogo assolutamente incantevole.



Oltre ai giardini, ci sono l’angolo delle piante officinali, il frutteto, la serra, il canale, l’orto, e un vecchio granaio ristrutturato e ancora bellissimo, in cui è stata allestita una romantica mostra fotografica sulla storia d’amore unica di Vita e Harold. Vita e suo marito hanno vissuto qui fino alla loro morte, e di certo hanno saputo creare un mondo tutto loro, in cui rifugiarsi quando avevano voglia di restare lontani da ogni altra cosa.




Mangiamo i nostri sandwich seduti su una panchina nel frutteto, godendoci il sole e l’aria tiepida. Poi facciamo un giro nel bellissimo shop, e visto che non è tardi, decidiamo di provare ad arrivare fino al vicino Bodiam Castle, nel paesino di Robertsbrige, nella vicina contea dell’East Sussex.

Lo avevo incluso nel giro di oggi solo come opzione eventuale perché non ero sicura di farcela con i tempi, ma a questo punto vale la pena tentare. Il parcheggio è vicino alla cassa, dove mostriamo la nostra tessera FAI agli addetti NT che ci accolgono con calore. Però l’ingresso è lontano dalla cassa e ci raccomandano di correre, perché anche se il castello chiude alle 17, l’ultimo ingresso è alle 16,30 e sono già le 16,26! Dobbiamo seguire un sentiero che si snoda in un boschetto e raggiungere una specie di ponte di legno, che collega il castello, circondato dall’acqua, alla terraferma, e abbiamo solo pochi minuti. Un’altra giovane coppia di visitatori ritardatari corre con noi, ma siamo tutti un po’ preoccupati dalla distanza da coprire, quando improvvisamente compare un signore dello staff del parco con una di quelle macchinette elettriche usate sui campi da golf, e ci invita a salire. L’uomo giusto al momento giusto! In pochissimo tempo  arriviamo al ponte, scendiamo tra mille ringraziamenti, camminiamo oltre il fossato fino al portone ed entriamo – sono le 16,30 esatte, ce l’abbiamo fatta!

Il castello è un classico edificio medievale di pietra a base quadrangolare, con un grande cortile interno e gli edifici principali sistemati ai 4 lati. La facciata è arricchita da alte torri a tre livelli e possenti mura merlate più basse, con un grande fossato tutto intorno e un bellissimo ingresso tipico dei castelli del XIV secolo. All’interno restano solo le mura trecentesche e alcune parti senza tetto, anche se si distinguono abbastanza bene le diverse zone adibite ad abitazione nobile, zona di comando militare o area di lavoro della servitù.



Il castello non ha mai subito un vero assedio né fatto parte di battaglie decisive per la storia inglese, e pare inoltre che il suo appariscente sistema difensivo fatto di mura, fossato e alte torri sia molto più impressionante alla vista che non veramente pratico, e probabilmente si rivelerebbe ben poco utile in caso di vera battaglia, ma questo è solo il punto di vista militare. Quello che colpisce di più noi, e tutti i visitatori che decidono di arrivare fino qui, è certamente il suo lato estetico, di grande impatto emotivo, e il suo innegabile fascino romantico, capace di riportarci in un attimo indietro nel tempo di oltre 6 secoli.



Quando la campana suona le 5 dobbiamo deciderci a uscire, ma a quel punto abbiamo già fatto in tempo a vedere tutto quello che c’era da vedere e fotografare ogni angolo di questo luogo magico. Passeggiamo nel bel parco pieno di anatre – senza correre, questa volta – e ci fermiamo alla caffetteria vicino all’ingresso a prendere un tè, seduti a un tavolino all’aperto. La giornata è ancora bellissima.





Il b&b prenotato per stasera è “The Chantlers” a Battle, e ci arriviamo in circa 25 minuti. Non lo troviamo subito perché non ha numero civico ed è praticamente nascosto dentro a un bosco, ma quando lo scoviamo siamo entusiasti della nostra scelta. I proprietari sono gentilissimi e ci fanno vedere la nostra camera spiegandoci tutto. Siamo sistemati in una specie di mansarda, in una bella stanza grande e linda, con un bagno comodo, finestre a abbaino, molto spazio a disposizione per le nostre cose, e addirittura una terrazza tutta per noi arredata con tavolo e sedie.




Il giardino dietro alla casa è enorme e perfettamente tenuto, e sulla sinistra notiamo dei recinti per animali ben suddivisi e organizzati. Ci avviciniamo e troviamo galline, pecore, due mucche e anche alcuni maiali. Il proprietario ci raggiunge e ci spiega con grande gentilezza come li alleva, che razze sono, e come riconoscono subito la sua voce quando lui li chiama. Gli chiedo se le pecore siano per il formaggio e per la lana, da buona knitter, ma lui risponde “no, meat!” e illustra nei dettagli come alleva quelle simpaticissime creature. Poi ci spostiamo verso il recinto delle mucche, e allora io dico convinta “però queste sono per il latte”. Ma lui ripete “no, meat!“, e procede con altre spiegazioni. A quel punto non ho il coraggio di chiedere nulla sui maiali… Dopo tutto, come sottolinea lui, questa è una Farm, anche se ha un giardino così bello ed elegante da assomigliare a una villa.



Per cena andiamo nel vicino paesino di Battle, dove in un pub caratteristico ordiniamo due ottimi piatti di fish and chips. L’atmosfera è cordiale e siamo molto soddisfatti, sia della cena che di tutta questa giornata.

Domani il nostro giro comincerà proprio da qui, la città della Battaglia.

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Birdhouses

29 settembre, 2010 in Casa. Commenti: 6

Ho sempre desiderato mettere in giardino una casetta e una piccola mangiatoia per gli uccellini per i freddi mesi invernali, ma non ne avevo mai viste in giro che mi piacessero davvero. Non che avessi provato seriamente a cercarle in effetti, ma solo perché già sapevo che non sarebbe stato facile trovare proprio quello che volevo. Ho chiesto in diverse occasioni in negozi e mercatini, e ho anche curiosato in alcuni siti web dove sono in vendita prodotti di artigianato di svariato genere, ma sempre senza fortuna.
Bene, mi sono detta ad un certo punto, vorrà dire che chi fa da sé fa per tre.
Sapevo di avere qui una libreria virtuale praticamente infinita a mia disposizione, e ci ho trovato questo.
E soprattutto sapevo di avere un marito con le mani magiche, lo spirito creativo e un debole per gli uccellini (oltre ad essere totalmente incapace di dirmi di no…).
Così ho messo insieme le due cose, ci ho soffiato su un po’ del mio entusiasmo, ho aspettato quel minimo di tempo tecnico necessario, et voilà, la magia era fatta.

Perché di magia si tratta, ai miei occhi. Vera e propria. Non che dubitassi delle sue capacità, so benissimo che è un uomo dall’intelligenza fuori dal comune e un perfezionista in ogni cosa che si mette a fare, ma stavolta mi ha lasciata veramente senza parole.


Dopo tutto lui si occupa di tutt’altro, e anche se sa aggiustare qualunque cosa, costruire da zero è un lavoro molto diverso. Sapevo bene che avevo scelto un progetto complicato e non pretendevo certo una riproduzione esatta, mi bastava una versione semplificata di questi modelli tradizionali, tanto per avere qualcosa fatta da lui da tenere in giardino e ammirare con occhi luccicanti, come tutte quelle cose speciali che neppure se hai una collezione di Mastercard te le puoi comprare…
E invece lui è arrivato con queste.





Bellissime. Perfette in ogni dettaglio. Precise e rifinite al millimetro, sia nel design che nei colori. Spettacolari.

In fondo, non mi stupisce più di tanto questo risultato, so che quando fa una cosa la fa sempre al meglio. Si mette lì tutto concentrato nel suo silenzio, con i suoi gesti misurati e precisi, affascinanti, mai sguaiati o superflui, una luce più viva negli occhi, che ridono di sfuggita se si accorge che lo sto osservando, e alla fine pare quasi che la magia si compia da sé. Invece no. E’ lui che è magico, glielo dico sempre io. Potrei stare a guardarlo per ore mentre le sue mani creano piccoli capolavori come questi.

Un altro mio sogno è realizzato. L’ennesimo. Solo grazie a lui.
Adesso non ci resta che spiare dalla finestra per vedere se succede qualcosa, nell’attesa che gli uccellini del giardino si accorgano della novità e si godano al massimo queste piccole meraviglie.

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