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Lunedì 21: Schönbrunn – Gloriette – Camera del tesoro – Demel – Schwechat airport

18 marzo, 2010 in Viaggi. Commenti: nessuno

Nella nostra ultima mattina all’Imperial Riding School il cielo è di nuovo nuvoloso, anche se non nevica. Raccogliamo con un po’ di tristezza tutte le nostre cose e lasciamo i bagagli in deposito ad un fattorino dell’hotel prima di uscire per il nostro ultimo giro in città. La chiesa di St. Nicholas st-nicholas_0 è chiusa purtroppo, così facciamo un biglietto per i mezzi pubblici valido tutto il giorno e prendiamo il treno che ci porta di nuovo fino a uno dei palazzi più importanti della città, il Castello di Schönbrunn , del quale avevamo visitato solo il giardino zoologico e il mercatino. L’ultimo pezzo è una bella passeggiata a piedi, e nono stante il freddo è piacevole camminare sui grandi marciapiedi che portano già un certo flusso di visitatori fino al grande cancello d’ingresso. Questa è una delle attrazioni turistiche più famose di Vienna e probabilmente la più affollata, quindi non ci illudiamo di poterci godere questa visita in solitudine come era accaduto per lo zoo. Fin dal viale il palazzo ci appare in tutta la sua maestosa bellezza, ergendosi elegante e perfetto sul giardino coperto di neve castello-sch. L’atmosfera è calma e silenziosa, ovattata dal gelo e dal manto candido che ricopre tutto, ma pare adattarsi perfettamente alla bellezza sobria del castello. Decidiamo di fare subito colazione prima di iniziare il nostro giro, ed entriamo nel grande Caffè alla sinistra del viale d’ingresso. Il locale è molto ampio per essere una caffetteria, e diversi tavoli sono occupati da turisti stranieri. Scegliamo il caffellatte viennese con la schiuma e ottimi dolci colazione_0 presentati su uno specchio di crema tiepida che si rivelano buonissimi, e spazzoliamo tutto con gusto. Sentiamo che dopo una colazione così ricca potremo camminare tutto il giorno senza problemi. Certo non è facile scegliere una sola cosa tra tutti i fantastici piatti di dolci in vetrina nel bancone, dolciumi ma la cosa più sorprendente del locale è una renna impagliata in un angolo vicino a una porta, con le ampie corna addobbate di palline di Natale e un grosso fiocco di raso rosso al collo renna. Incredibile… e assolutamente inaspettata. Dopo colazione attraversiamo il cortile e siamo di nuovo di fronte al bellissimo palazzo, la cui struttura a sbalzi crea un effetto visivo veramente particolare. Il corpo centrale dell’edificio, decorato da un doppio scalone esterno e un colonnato, è affiancato da due ali laterali progressivamente aggettanti che tendono a venire incontro al visitatore, spezzando la linearità del palazzo e rendendo sia l’edifico che il cortile esterno molto armoniosi. Di certo una cosa che colpisce è il colore, il famoso giallo Schönbrunn, che visto dal vivo è delicato e deciso insieme, perfetto per completare l’aspetto regale del castello. Insomma, se questa stessa facciata fosse stata grigia non avrebbe assolutamente fatto lo stesso effetto, ne sono certa. Oltrepassiamo il colonnato sistemato tra le due grandi rampe di scale laterali esterne e raggiungiamo l’ingresso principale, dove una lunghissima fila si è già formata in attesa di acquistare il biglietto di ingresso. C’è un’umanità alquanto varia in fila nel grande atrio, dove il freddo straordinario di questi giorni riesce in qualche modo a filtrare nonostante le porte a vetri. Famiglie italiane con ragazzini al seguito che scorrazzano agitati di qua e di là, giapponesi con macchine fotografiche enormi (e inutilizzabili all’interno del palazzo reale) appese al collo, coppie di signore inglesi più o meno giovani che sfoggiano originali cappellini e guanti di lana fatti ai ferri e leggono pazienti le loro guide restando diligentemente in fila, tedeschi con gli zaini che guardano continuamente i monitor e commentano con l’aria di quelli che lo saprebbero loro come far funzionare tutto meglio, qui. C’è davvero un marasma di gente, come dice Luca, ma dopo una breve esitazione e il controllo finale dei nostri Sissi Ticket abbiamo la conferma che possiamo passare direttamente in quanto abbiamo già pagato l’ingresso. Così ci incamminiamo nel corridoio centrale tra le due lunghe file e andiamo direttamente a lasciare il nostro zaino al guardaroba (è vietato introdurre qualunque tipo di borsa che non sia da passeggio), e ci uniamo poi alla fila all’interno dell’edificio a pianterreno per farci consegnare la nostra audioguida. Da lì saliamo la grande scala azzurra, e cominciamo la nostra visita del palazzo reale. Le prime sale da basso sono riservate alle guardie reali, con divise e uniformi originali, seguono le sale da udienza nelle quali l’Imperatore riceveva militari, capi di stato e anche semplici cittadini che ne avessero fatto richiesta, e lo studio privato del Kaiser nel quale l’Imperatore passava la maggior parte delle ore della sua giornata al lavoro, e nel quale è appeso un grande ritratto di sua moglie Sissi. Da qui si passa nella camera da letto personale dell’Imperatore, che morì proprio qui nel 1916, e poi in una serie di salottini e spogliatoi che conducono alla toeletta di Sissi nella quale lei si faceva curare la meravigliosa lunghissima capigliatura. Accanto c’è la camera da letto comune della coppia, poi il salotto di lei e il salone da pranzo, con la tavola apparecchiata in grande stile arricchita da splendide porcellane, cristalli e alzate da dolci con dettagli dorati. Poi una nuova serie di salotti di ricevimento e camerette, con ritratti di bambini elegantissimi appesi alle pareti ricoperte di tessuti preziosi, e con grandi finestre abbellite da tendaggi. Le stanze in effetti non sono in generale molto grandi, anzi sono più piccole di quanto ci aspettassimo (e di quanto abbiamo visto in altri castelli reali, per esempio in Francia), ma l’eleganza è innegabile ovunque, e ogni minimo dettaglio dell’arredo e del decoro contribuisce ad un affetto finale sicuramente prezioso. Il salone degli specchi rappresenta un altro esempio di arredo rococò, con le specchiere dorate e le tappezzerie rosso fuoco, e la cosa che ci colpisce di più tra quelle che ci sentiamo raccontare dall’audioguida è che proprio in questo salotto un giovanissimo Mozart di soli 6 anni tenne il suo primo concerto di pianoforte al cospetto dell’Imperatrice Maria Teresa, dopo il quale le saltò in grembo abbracciandola e baciandola, mettendo da parte in un colpo solo sia il proprio genio che l’altissimo lignaggio di lei – eh, i privilegi assoluti dell’infanzia… Fa uno strano effetto comunque essere qui e sentir raccontare questa storia, che poi è Storia di fatto e non un semplice aneddoto di costume. Qui, in questo stesso salotto dove ora ci troviamo, più di 250 anni fa cominciava la Leggenda di uno dei più grandi geni musicali di tutti i tempi, e a guardare con gli occhi un po’ socchiusi pare quasi di vederlo, attraversare la sala con i suoi piedini di bimbo in scarpine coi fiocchi su questo stesso parquet fino al pianoforte, sedersi sullo sgabello, magari con l’aiuto di suo padre, e dare inizio ad un percorso che lo avrebbe portato ben più lontano delle ginocchia di un’Imperatrice, fino al cuore della Storia della Musica e degli appassionati di tutte le epoche a seguire. La musica di Mozart – suonate dalle dita di Mozart stesso – ha risuonato qui, tra queste mura, rimbalzando su pareti e mobili, pavimenti e tessuti, invadendo di magia questa stanza – e poi questa città, questo Impero, questo continente, in un’eco che probabilmente non avrà mai fine. Se è un aneddoto, è certamente uno di quelli che ti fa sostare qualche minuto di più nella stanza, prima di scegliere il prossimo numero sull’apparecchio e premere PLAY per proseguire con la visita guidata. Dopo altre stanze di disimpegno arriviamo finalmente nella sezione più prestigiosa di tutto il castello, e una delle più impressionanti in assoluto. La bellezza splende in maniera quasi sfacciata nella Grande Galleria , la sala da ballo e di rappresentanza del castello, finalmente ampia e luminosa più di ogni altra sala, tutta decorata sui toni dell’oro e del bianco, con un enorme affresco sul soffitto e ampie portefinestre alternate a due file di altissimi specchi che si riflettono gli uni negli altri, creando un effetto di infinito spazio d’argento. Qui, nonostante lavori di restauro in corso, finalmente ci si muove in tutta libertà immersi nella piena luce e nell’oro, ed è un attimo immaginare uomini in divisa e donne in abiti meravigliosi danzare il valzer illuminati da migliaia di candele, moltiplicati all’infinito dagli enormi specchi nelle sere di festa grande. Non c’è posto più adatto di questo, per una sfarzosa festa ottocentesca, e se in questi specchi si potesse vedere il riflesso del passato, se ne potrebbe avere facilmente la prova. Anche la Piccola Galleria, subito accanto e riservata alle feste di famiglia, è bellissima e armoniosa, e sorprende il bianco lucido delle laccature sul quale si riflettono le luci dei candelabri che, anche se ormai sono elettrici, hanno l’effetto luminoso delle vere candele. Di fianco a questa galleria candida troviamo due stanze piccole e preziosissime, così tanto che non è possibile entrare e bisogna accontentarsi di ammirarle dalla soglia della porta. Sono due gabinetti cinesi , completamente decorati nello stile cinese appunto, con lacche e pannelli lucidi alle pareti dove sono fissate decine di piccole mensole che reggono vasi in porcellana di varie dimensioni tutti decorati di bianco e azzurro. I pavimenti in parquet sono incredibilmente lavorati, con intarsi complicatissimi di legni diversi e preziosi, che sono poi una delle ragioni per cui viene impedito alle migliaia di visitatori quotidiani di calpestare quella meravigliosa fioritura. Seguono grandi sale con immensi dipinti raffiguranti scene di massa, in occasioni militari e per una festa di nozze reali, con migliaia di persone ritratte nei minimi dettagli, e dopo queste si passa nella zona degli appartamenti privati di Francesco Stefano, con una camera azzurra e una decorata da grandi pannelli di lacca nera lucida in stile cinese. Quindi si passa nella stanza detta di Napoleone , dove Bonaparte ha dormito e dove stava il suo unico figlio legittimo dopo la caduta dell’Impero. Qui morì a soli 21 anni, e qui è esposta la sua maschera mortuaria, insieme ad un piccolo uccellino impagliato con un buffo ciuffo di piume sul capo, che era il suo compagno di giochi preferito. Più avanti ci sono altre sale decorate da miniature di quadretti e porcellane realizzate dagli stessi membri della famiglia reale, saloni di udienza con tappezzerie rosse e azzurre, il salotto dell’Arciduchessa Sofia, per arrivare ad una stanza dove è conservato un ricchissimo letto matrimoniale a baldacchino tutto rosso e oro che era quello originale delle nozze dell’Imperatrice Maria Teresa. Concludiamo il giro attraversando lo studio di Francesco Carlo, e poi una sala dove sono conservati dipinti a tema di caccia, armi, divise e oggetti appartenuti ai reali che erano dediti a questa attività, che poi era anche il motivo per cui il primo casino di caccia di Schönbrunn fu costruito. Alla fine restituiamo l’audioguida e facciamo una piccola sosta allo shop, perché sappiamo che le bimbe a casa adoreranno la mollettina a forma di stella da mettere nei capelli come quelle che aveva Sissi ad un famosissimo ballo, e tutti gli altri gradiranno sicuramente i cioccolatini dell’Imperatrice. Finalmente ci ritroviamo fuori, e stavolta siamo sul lato opposto del castello retro-castello, di fronte ai grandissimi giardini ricoperti da una coltre candida di neve. giardino2_0 In effetti c’è solo una distesa bianca a perdita d’occhio davanti a noi, sappiamo che questi sono i giardini perché sono indicati sulla pianta del castello, ma in realtà non si vede un solo filo d’erba intorno a noi. Dappertutto è solo una distesa bianca, con un timido accenno di viale al centro, castello-sch-2 e la collina candida che sale dolcemente sullo sfondo, coronata dalla silhouette inconfondibile della Gloriette . giardino_0 Ci incamminiamo consapevoli che la salita è lunga e faticosa e fa molto freddo, così decidiamo che magari ne facciamo solo un pezzetto, tanto per avere un’idea di com’è la vista dall’altro lato, invece alla fine non riusciamo a fermarci, il paesaggio è troppo affascinante per tornare indietro, tutto quel candore e quel silenzio, i piccoli sentieri che salgono su tra gli alberi spogli e i gradini fatti con le pietre, e la luce obliqua e gialla che cerca di farsi spazio nella coltre grigia del cielo, tutto è così bello che continuiamo a camminare senza pensare ad altro che a quello che vediamo intorno a noi. Proseguiamo risalendo piano piano la collinetta, attraversando un deserto soffice e immobile che fa pensare più alle distese gelide della Russia degli Zar che a un giardino reale settecentesco, fino alla bellissima Fontana di Nettuno . nettuno1 La superficie dell’acqua è completamente ghiacciata, il bordo della vasca è invisibile sotto lo strato bianco, tritoni ninfe e conchiglie sono imprigionati dal gelo, i movimenti fissati in un istante di ghiaccio sul quale una spolverata di neve bianca è caduta lieve come zucchero a velo su una torta di nozze. nettuno4 Continuiamo a risalire la collinetta e alla fine raggiungiamo la cima, dove la Gloriette domina il paesaggio offrendo una vista spettacolare sul castello e su buona parte della città. vienna-view E’ faticoso arrivare quassù, specialmente con questo clima, ma vale veramente la pena farsi questa arrampicata per poter godere di questo panorama incantato. gloriette2 E poi l’edificio della Gloriette è molto bello da vicino, più grande di quanto appaia dal castello, perfetto in ogni dettaglio, con le arcate neoclassiche e le colonne doppie, i vasi lungo il bordo della balaustra, la scalinata a due rampe e la grande aquila degli asburgo che troneggia in cima alla facciata. gloriette5 Al centro si aprono i tre finestroni ad arco con i vetri all’inglese, che proteggono al caldo dell’interno i visitatori del Café Gloriette seduti vicino ad un grande albero di Natale. gloriette4 Quello che colpisce di più, e che dona tutto il suo fascino a questa struttura così particolare, è che le grandi finestre hanno le loro gemelle sul lato posteriore dell’edificio, esattamente in corrispondenza di quelle anteriori, per cui la luce che viene da dietro passa attraverso i vetri ed esce nuovamente dalle finestre davanti, dando l’impressione di una struttura vuota e leggera, imponente e delicata insieme. gloriette Dopo qualche foto e un po’ di riposo riprendiamo la via che scende verso il castello sul lato opposto da quello dal quale eravamo saliti, passando ancora davanti all’ingresso del Tiergarten. tierengarten Chissà se i Panda sono già dentro a sgranocchiare i loro germogli di bambù. Attraversiamo di nuovo il pianterreno del castello per uscire sulla Piazza opposta, e lasciamo questo posto fantastico con un po’ di malinconia. Indubbiamente passeggiare qui in estate deve essere bellissimo, quando tutto è invaso dal verde e dai fiori, disegnato di siepi e aiuole colorate, e illuminato dalla luce intensa del sole, eppure a noi è piaciuto moltissimo anche così, con quest’atmosfera quasi irreale, panorama silenziosa e candida, misteriosa e raffinata, cortile davvero imperiale. Raggiungiamo la U-bahn che ci porta velocemente di nuovo in centro fino a Hofburg, dove entriamo a visitare al Schatzkammer , la camera dei tesori (10,00 € a testa). Mai un nome è stato più adatto, in effetti. Questo edificio raccoglie una quantità di tesori così straordinari da lasciare letteralmente a bocca aperta, e la cosa magnifica è che non si tratta solo di oggetti preziosi in sé e per sé in quanto creati con materiali pregiati, ma lo sono soprattutto perché rappresentano pezzi originali di storia della civiltà europea dal medioevo in poi. Tra gli oggetti più importanti ci sono la Corona del Sacro Romano Impero , di forma ottagonale e incastonata di gemme preziose, incisa e decorata di simboli religiosi a testimoniare il diritto divino di regnare della dinastia ottomana, un oggetto dal fascino straordinario. La Croce imperiale, croce nella quale è inserita la Sacra lancia , una punta di lancia di metallo che si dice sia quella bagnata dal sangue sgorgato dal fianco di Gesù ferito mentre era sulla croce, e nella quale è inserito uno dei chiodi che gli trafiggevano le mani, e la spada dell’Imperatore, con splendide incisioni sulla custodia d’oro. E poi scettri, globi, insegne cavalleresche, abiti reali, gemme, tessuti pregiatissimi, e tra questi un incredibile completo composto da coperta in broccato e oro, abito, cuffia e cuscino impreziositi da ricami meravigliosi che venivano utilizzati in occasione dei battesimi degli eredi reali. C’è persino una sfarzosissima culla che fu creata per Napoleone II figlio di Napoleone Bonaparte e Maria Luisa d’Austria, che aveva il titolo di Re di Roma, di una magnificenza davvero impressionante. Moltissimi sono i tesori di stampo religioso, crocifissi in finissimo avorio, reliquiari ricoperti di gemme come il Borsello di Santo Stefano un vangelo ricoperto d’oro lavorato in bassorilievo che è uno dei più preziosi oggetti risalenti all’epoca di Carlo Magno, lo straordinario collare originale in oro e smalti che fu creato per il capo dell’Ordine del Vello d’Oro , ordine cavalleresco prestigiosissimo risalente ai tempi dei duchi di Borgogna e del quale hanno fatto parte nei secoli personaggi come Carlo V, Filippo II, Cosimo de’ Medici e membri delle famiglie d’Este e Gonzaga. C’è naturalmente la meravigliosa corona del trono d’Austria creata nel 1600, con il globo e lo scettro , gli abiti delle varie incoronazioni, spade, stemmi medievali, calici, ostensori, reliquiari, reliquia tutti ricoperti di gemme incredibilmente rare. Ma tra i pezzi più stupefacenti ci sono sicuramente alcune pietre preziose di dimensioni enormi, come lo smeraldo gigante di più di 2600 carati scolpito come un piccolo scrigno, l’aquila reale asburgica di ametista, opale e giacinto, la Rosa d’Oro onorificenza dono del Papa rosa-doro, e poi due pezzi davvero rarissimi, dichiarati inalienabili per sempre dalla famiglia imperiale degli Asburgo, la Coppa d’Agata , una coppa stupenda ed enorme che ha più di 1600 anni, interamente ricavata da un solo pezzo d’agata, sottile e levigata, lucida come un gioiello, con sfumature rosate straordinarie che la rendono unica al mondo. Pare che delle lettere misteriose che formano la parola XRISTO compaiano su un lato della grossa coppa e siano leggibili solo con una particolare luce, o da spiriti particolarmente privilegiati dal divino, tanto che si è creduto per molto tempo che questa coppa potesse essere il Sacro Graal. coppa-dagata E poi c’è uno degli oggetti più strani e affascinanti che abbiamo mai visto, un lunghissimo corno ritorto così raffinato e perfetto che sembra un scolpito da un artista, conosciuto come il corno dell’Unicorno, e che invece è probabilmente una spada di Narvalo lunghissima e vecchia di 5 secoli, spettacolare. Insegne reali, mantelli e ritratti completano la collezione di tesori, decisamente una delle più belle tra quelle che ci è capitato di vedere. All’uscita è già buio ma non è ancora l’ora di tornare verso l’Hotel, così facciamo una passeggiata in centro, e dopo un po’ ci ritroviamo davanti alle vetrine di Demel, una delle cioccolaterie più famose d’Europa. vetrina-demel Impossibile resistere. Entriamo oltrepassando una pesante tenda messa oltre la porta per riparare l’interno dal gelo, e andiamo verso le scale per salire alle sale del piano superiore. Passiamo così davanti alla cucina, che ha le pareti di vetro oltre il quale possiamo vedere i pasticceri al lavoro, impastare, infornare, demel3 decorare, ritagliare, uno spettacolo. La sala di sopra è piena così dobbiamo aspettare alcuni minuti, ma alla fine una signorina molto gentile ci accompagna al nostro tavolo in una sala rettangolare dall’arredamento raffinato, con specchiere dorate, lampadari in vetro di murano dalle delicate sfumature rosa e azzurre e poltroncine imbottite. Ci sistemiamo su un comodo divanetto pronti a ordinare, e visto che si è fatta una certa ora e abbiamo fame prendiamo zuppa zuppa e torta salata torta-salata – ottime e presentate con grande eleganza – prima di affogare la tristezza della fine della vacanza in due fette di torta di dimensioni assolutamente sfacciate, Sacher classica per Luca torta2 e mandorla e nocciola a strati per me. torta1 Una delizia assoluta. Assaporiamo questa squisitezza con calma, il salotto è pieno ma tranquillo, gente che chiacchiera in lingue diverse beve tè al caldo del locale mentre cameriere con divise nere e grembiulini bianchi vanno su e giù portando fette di torta al cioccolato su piatti di porcellana. Qui si respira un’aria che si può decisamente definire mitteleuropea. Il tempo passa molto piacevolmente, e purtroppo arriva anche l’ora di ripartire. Scendiamo di nuovo al primo piano e facciamo un ultimo giro nella sala dei biscotti, tra vetrine di torte, demel1 mensole cariche di pacchi di dolcetti, demel6 sacchetti di pasticcini infiocchettati demel7 e tavoli pieni di caramelle glassate dai colori natalizi, demel8 tanto belli che verrebbe voglia di comprarli tutti. Quando usciamo fuori l’aria sembra ancora più fredda, ma molte persone passeggiano per le vie del centro illuminate a festa. luci Anche la struttura severa del Duomo di Santo Stefano risplende della pioggia di luci di Natale, e sembra salutarci silenziosamente quando le passiamo accanto per l’ultima volta. ststephen Raggiungiamo l’Hotel con la U-bahn, riprendiamo il nostro bagaglio, e col treno siamo allo Schwechat Airport in breve tempo. E’ triste lasciare il centro della città, con le sue luci sfarzose e le vetrine decorate, altmann-e-kuhne i palazzi austeri e quest’atmosfera raffinata e gelida a un tempo. Dovremo tornarci, possibilmente con un clima più vivibile, per ammirare tutte quelle meraviglie che in questi pochi giorni non siamo riusciti a vedere. Il nostro aereo parte in perfetto orario, il buio mi aiuta ad avere meno paura dell’abisso invisibile fuori dal finestrino, e mentre leggo con gli occhi fissi sul libro nel cono della lucina che mi piove dall’alto, ringrazio con brevi respiri che tutto fili liscio e più in fretta di quanto temessi. Al momento dell’atterraggio a Firenze comunque il cuore comincia a corrermi via veloce per un piccolo imprevisto che non mi era mai capitato, e che sembra spaventare solo me. L’aereo sorvola la torre di controllo e la pista, si allinea, inizia la discesa, ma poi lentamente comincia a risalire e si allontana di nuovo tornando in quota, mentre il mio stomaco si stringe e le orecchie si tappano. Proprio ora che il mio desiderio di tornare finalmente con i piedi per terra stava per essere soddisfatto il mio sogno scompare, e la pista diventa di nuovo un miraggio lontano senza che ne comprenda la ragione. La situazione è più che sufficiente per causarmi ansia, soprattutto di questi tempi, ma gli altri passeggeri non sembrano preoccupati e si affacciano dai finestrini solo per curiosità. Luca mi conferma che vedeva già la torre abbastanza vicina e non ha idea del motivo di questa manovra, ma sembra solo un po’ annoiato. Cerco di mantenere la calma nonostante tutto e fingo di continuare a leggere il mio libro, ma sento che le mie guance hanno perso il colore e ringrazio che in quella semioscurità nessuno lo possa notare. Dopo un po’ il comandante si fa sentire e ci spiega, in un inglese terribile gracchiato fuori da quegli altoparlanti assurdi, che a terra c’è nebbia e non riusciva a vedere perfettamente la pista, così ha deciso di rialzarsi e fare un nuovo giro per tornare a provare un secondo atterraggio di lì a una ventina di minuti. Provare? Come, provare? Questo è un verbo che nella mia personale visione delle cose proprio non si addice ai viaggi in aereo… Cerco di non pensare alle alternative possibili derivanti dall’eventuale fallimento della nostra seconda “prova” di atterraggio, ma dopo un po’ non riesco più neppure a fare finta di leggere, così metto via il libro, spengo la lucina e mi preparo alla prossima manovra. Dopo un lungo giro sento che l’aereo torna indietro, scende piano piano di nuovo, si allinea, vibra appena al movimento dei flap, e cala gradualmente verso terra perdendo velocità. Dalla vertigine che mi ronza nelle orecchie sento che la pista deve essere molto vicina ormai, eppure scendiamo scendiamo e mi pare di che non arriviamo mai… Quando finalmente le ruote del carrello toccano il suolo, tiro un respiro di sollievo infinito. Anche stavolta è andata. La tensione e la paura svaniscono, per lasciare posto solo alla stanchezza e a quella specie di tristezza mista a nostalgia che segna la fine di qualunque viaggio. Questo è il momento in cui la vacanza appena fatta è vicinissima e irrecuperabile a un tempo, e la prossima non può essere più lontana di adesso. Lo splendore e la bellezza di Vienna ci mancano già moltissimo, eppure già sulla via buia che ci porta verso casa cominciamo a sognare della prossima volta in cui ci torneremo.

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Domenica 20: Museums Quartier – Kunsthistorisches Museum – Imperial Orchester Wien

2 marzo, 2010 in Viaggi. Commenti: 2

Una sorpresa ci attende stamani all’uscita dall’hotel: il cielo è limpidissimo e azzurro, le nuvole si sono completamente dissolte e l’aria è un cristallo scintillante. st-nicholas Il freddo è intenso come e più dei giorni scorsi, siamo già a -12 di prima mattina, ma vedere finalmente la luce del sole splendere nelle vie e sui palazzi fa venire voglia di camminare, e di respirare a fondo quest’aria croccante e gelida. Raggiungiamo il centro in un’atmosfera di calma assoluta, ci sono pochissime persone in giro e ancora meno auto, il silenzio che ci circonda sembra più adatto ad un piccolo paesino di montagna addormentato che non ad una delle maggiori capitali europee. Facciamo colazione in uno dei locali più noti del centro, Aida, una Caffetteria si due piani proprio di fronte al Duomo dove tutto è decorato in stile anni 50 e arredato con mobili e tessuti sulle tonalità del rosa e del marrone. Nella guida leggiamo che esiste un’intera catena di caffetterie Aida a Vienna, molto apprezzate sia dai turisti che dagli stessi viennesi per l’originalità dei locali ma anche per l’alta qualità dei prodotti offerti. Saliamo al piano superiore e ci sistemiamo ad un tavolino vicino alla vetrata, dalla quale vediamo perfettamente il Duomo con il suo tetto di maiolica che luccica al sole. duomo Un lungo bancone a vetri espone infiniti tipi di dolci, cioccolatini, paste e pasticceria varia, e fette di torta a strati multicolori decisamente invitanti, mentre la macchina del caffè spande nell’aria un profumo squisito. Le cameriere sono solo donne qui, e indossano deliziose divise rosa con tanto di cappellino e calzini in tinta, sembra di essere finiti in un telefilm americano di tanti anni fa. Mangiamo croissant giganti accompagnati da caffellatte viennese con la schiuma, e prima di uscire paghiamo il conto a una paffuta signora di mezza età la cui vestaglietta rosa contrasta sensibilmente con il suo modo un po’ burbero di ringraziarci. Dal centro prendiamo la U-bahn e arriviamo velocemente nel Museums Quartier, un luogo forse unico al mondo mq3 che è di fatto uno straordinario distretto dell’area antica di Vienna dedicato completamente alla cultura. Qui si concentrano molti dei maggiori musei della città affiancati dai servizi più diversi come mostre, coffe shop, attività per ragazzi e per artisti, gallerie, scuole di teatro e di danza e molto altro ancora. mq1 E’ una specie di città nella città dove tutto gira esclusivamente intorno all’arte e dove la creatività trova il suo spazio di espressione più libero. mq2 Gli imponenti palazzi barocchi sono immersi nel silenzio ovattato del paesaggio innevato, tutto è calmo e silenzioso a quest’ora, eppure un senso di vita pulsante si percepisce chiaramente vicino all’entrata del grande museo che è la nostra meta di oggi, il Kunst Historiches Museumkhm1 Finalmente siamo di fronte al più importante museo di Vienna, che è anche uno dei maggiori scrigni di tesori d’arte di tutta Europa. Facciamo una breve coda alla biglietteria (12,00€ a testa) ed entriamo nel calore accogliente del bellissimo palazzo, c’è gente ma non è troppo affollato, e l’atmosfera è piacevolmente familiare. L’emozione di essere qui si fa sentire, e l’idea di passare tutta la giornata all’interno di questo edificio pieno di meraviglie che aspettano solo di essere scoperte è particolarmente invitante. Lasciamo giubbotti e borse al guardaroba e siamo pronti a cominciare il nostro giro, seguendo la piantina che ci hanno dato con i biglietti. L’esposizione è divisa in diverse sezioni, e ogni area espositiva è costruita nello stesso stile delle opere che vi sono raccolte. La prima sezione che attraversiamo è quella Egizia dove sono esposte numerose testimonianze di questa antichissima civiltà, come papiri dipinti, gioielli d’oro e pietre preziose, tessuti di lino, statuette scolpite, sarcofagi a strati decorati di figure coloratissime e mummie fasciate e sistemate con infinita cura. sala-egizia-1 Ogni volta che mi capita di trovarmi davanti a questo tipo di reperti finisce che mi perdo a immaginare la loro storia e il mistero del loro lunghissimo percorso attraverso i secoli, e resto commossa dall’alone di esatta quotidianità che ancora oggi emanano, come una piccola luce che ancora riesce a brillare a distanza di oltre 3000 anni – un arco di tempo che per quanto ci provi non riesco a visualizzare in maniera definita nella mia mente. Tuniche di taglio perfetto, sala-egizia-5 ciabattine di paglia intrecciata, sofisticati pettini per i capelli, sottili gioielli in oro che si potrebbero indossare ancora oggi senza alcuna difficoltà, che invece hanno fatto parte della vita quotidiana di giovani donne egiziane in un tempo in cui la nascita di Cristo e l’origine del calendario sul quale noi contiamo i nostri giorni erano ancora mille anni a venire. C’è persino una piccola mummia di gatto avvolta con cura in bende finissime legate da laccetti di cuoio intrecciati, a testimoniare l’adorazione di questo popolo per questo animale misterioso, e una sorprendente mummia di un piccolo di coccodrillo, che chissà chi e perché decise di dedicare tanto tempo e cura a rendere immortale una creatura così insolita. Poi, papiri srotolati, steli incise da migliaia di simboli misteriosi, sala-egizia-7 statue di faraoni seduti sui loro troni a fissare immobili un eterno futuro, sfingi accovacciate nel loro infinito silenzio. sala-egizia-6 Ci sono anche diversi sarcofagi ancora riempiti delle loro mummie millenarie, sala-egizia-2 che finisco sempre per guardare con un certo disagio sentendomi ogni volta un’intrusa che non è mai stata autorizzata a spiare il sonno eterno di chi, in un tempo e un luogo lontanissimi da qui, era una persona viva e vera, che certo non immaginava che un giorno sarebbe stata esposta agli sguardi curiosi di migliaia di sconosciuti pronti a profanare l’intimo segreto del suo corpo avvolto nel mistero assoluto della morte. Se le meravigliose decorazioni dei sarcofagi dipinti come chiglie di navi che portano il loro passeggero nel lungo viaggio fino al mondo dell’aldilà mi incantano sempre come qualcosa di magico, sala-egizia-3 appena oltrepasso il bordo e poso lo sguardo sul corpo avvolto dalle bende di quei viaggiatori millenari un lieve imbarazzo mi coglie, facendomi sentire di troppo dopo pochi secondi. Forse mi viene da pensare che non mi piacerebbe avere quello stesso destino indiscreto, neppure tra migliaia di anni, così passo defilata accanto alla fila di vascelli allineati nel loro eterno viaggiare immobile e proseguo, raggiungendo Luca nella sezione dell’antichità Romana e Greca. Lo stile cambia di colpo intorno a noi, il tempo ha fatto un balzo in avanti regalandoci saloni arricchiti da colonne e capitelli in marmo, e un’atmosfera molto più familiare, come di un luogo che comunque ci appartiene. classici Qui sono esposti bassorilievi, vasi dipinti, vaso busti, teste, testa statue di giovani guerrieri dai corpi armoniosi e perfetti come quelli degli Dei, e c’è perfino un intero pavimento a mosaico sul quale le piccole tessere colorate sono state sistemate a riprodurre la battaglia tra Teseo e il mitico Minotauro, bellissimo. mosaico Le presenze più importanti qui sono forse i gioielli in oro e pietre dure, e in particolare ci attirano alcuni degli oggetti più incredibili che ci sia capitato di vedere. Sono gemme con cammei straordinariamente incisi, e tra queste le più spettacolari sono sicuramente le più grandi, la “Gemma Claudia”, gemma-claudia la “Gemma Augustea” gemma-augustea e “Nerone e Roma” nerone-e-roma, pezzi di una rarità e una perfezione da lasciare incantati. Alla fine della sezione classica usciamo di nuovo nel grande atrio, da dove saliamo lo scalone doppio decorato di marmi e stucchi che è arricchito da uno spettacolare gruppo marmoreo di Canova raffigurante Teseo nell’atto di uccidere il Minotauro con una clava. canova-2Un’opera potente e drammatica che, nonostante l’innegabile eleganza dei gesti, mi appare sorprendentemente distante dal Canova squisitamente perfetto e lieve visto al Louvre. L’effetto è ottimo e la posizione nella quale la scultura è stata sistemata è perfetta, perché valorizza sia l’opera sia il bellissimo ambiente tutto intorno. canova-1 Se anche questo museo non fosse uno scrigno prezioso quanto luoghi come il Louvre o gli Uffizi dal punto di vista delle opere conservate, di sicuro può essere considerato uno dei palazzi in assoluto più meravigliosi e piacevoli da visitare che abbiamo avuto modo di vedere tra quelli destinati all’esposizione di collezioni artistiche. Al piano superiore raggiungiamo finalmente la pinacoteca, il vero cuore sacro di questo museo, e non ci mettiamo molto a convincerci che il KHM merita a pieno diritto un posto tra i musei più ricchi e importanti del mondo. La collezione è semplicemente meravigliosa per ricchezza e varietà delle opere raccolte e per l’accuratezza e la qualità dell’esposizione, ma quella che mi cattura in maniera imprevista è sicuramente la sala dedicata a Bruegel. Non mi era capitato spesso di poter vedere dal vero opere di questo pittore, le avevo viste soprattutto nei manuali d’arte e nei siti di pittura, ma ancora una volta, come succede per i veri grandi, trovarmi lì davanti a quei colori è un’emozione fulminante, che mi lascia senza parole. Sapevo che mi sarebbe piaciuto certo, ma non credevo che mi avrebbe incantata in questo modo… guardo e non riesco a distogliere lo sguardo da quelle linee semplici e complete, quel colore uniforme, quelle scene quotidiane e universali al tempo stesso. Un regalo, Bruegel, che mi fa il KHM a sorpresa, e che porterò via con me per sempre, insieme alla convinzione che questa sala da sola valga il prezzo del biglietto. Tutto il resto è omaggio, e non è mica roba da poco intendiamoci, ci sono addirittura due Caravaggio, belli da levare il fiato naturalmente e specialmente l’enorme tela della Madonna del rosario, tanto Rubens da far girare la testa, e Tiziano, Veronese, Tintoretto, Velasquez, Dürer, Parmigianino, Antonello da Messina con una delle sue rare e straordinarie Madonne, Giorgione, il bellissimo San Sebastiano di Mantegna, e una piccola Pietà tutta azzurra di Carracci così commovente che stringe il cuore. E poi una delle straordinarie Madonne di Raffaello ritratta in esterno, nel suo fantastico abito rosso arricchito da uno splendido mantello azzurro cielo, con accanto a sé il Bambino e San Giovannino, che è veramente una luce che illumina l’universo, e poi un solo Bronzino ma così bello che lo guardi e pensi che nessuno ha mai dipinto così prima di lui. In un angolo in fondo poi, un altro regalo bellissimo, che non te lo aspetti perché è sistemato malamente, forse l’unica opera in tutta l’esposizione a essere trattata così ingiustamente, in un pezzetto di corridoio ritagliato sull’esterno della sala principale, quasi davanti a una finestra, in un punto insignificante in cui in genere si passa e si tira a diritto senza notare niente in particolare, e invece qui c’è un piccolo gruppetto di visitatori che sostano vicino a un uomo, e avvicinandoci vediamo che è un pittore, ha un cavalletto e una scatola di colori vicino, e un pennello in mano, e sta riproducendo sulla sua tela il dipinto appeso su quella piccola quinta di parete, “Allegoria della pittura”  di Vermeer. Una visione magica che induce automaticamente al silenzio chiunque si avvicini, come per non disturbare il pittore nel quadro impegnato nel suo lavoro. La stanza è intima, ma si percepisce esattamente la tranquillità dell’ambiente, la pesantezza della stoffa di tappezzeria della tenda scostata come un sipario a rivelare la scena in atto, la morbidezza vellutata dell’abito del pittore intento al suo lavoro contrapposta alla croccantezza setosa del vestito azzurro della modella in posa come la Storia che ispira la Pittura, e quella luce delicata che dilaga dalla finestra – invisibile ma presente – sul viso della ragazza, e poi sulla tela e sul pavimento, facendo luccicare appena il metallo del lampadario, e rendendo l’atmosfera luminosa e lieve. Nulla si muove nella stanza, eppure qualcosa sta accadendo, e noi ne siamo testimoni diretti. Una magia, raddoppiata come in un gioco di specchi dall’inattesa presenza di un altro personaggio che sta ritraendo quella scena proprio sotto i nostro occhi – un pittore che ritrae un pittore che ritrae una ragazza… un’esperienza perfetta e tonda come un cerchio. pittori Le emozioni sono tante e continue in questa sezione della pinacoteca, sentiamo c’è bisogno di una pausa per lasciarle sedimentare un po’ prima di aggiungerne delle altre. Si è fatta una certa ora nel frattempo, è il momento giusto per la nostra pausa pranzo. Mangiamo nel piccolo bistrot al primo piano, zuppa, Schnitzel e insalate miste giganti e freschissime, e ci riposiamo un po’ al calduccio del locale. All’esterno l’aria è ancora limpidissima e gelida come stamattina, ce lo testimonia in maniera evidente il mercatino ricoperto di neve che spiamo dalla finestra del palazzo. piazza Dopo la pausa per il pranzo riprendiamo il nostro giro, che passa per le meraviglie dell’arte rinascimentale italiana fino al settecento europeo, e diventa sempre più difficile lasciare una sala per passare nella successiva. Alla fine torniamo per un ultimo sguardo nella sala di Bruegel, e approfittiamo dei comodi divani per starcene un po’ lì davanti a tanta bellezza a guardare e basta, senza fare altro, insieme a pochi altri visitatori, prima di uscire definitivamente da questa sezione. In effetti notiamo che non c’è una folla esagerata qui, non come in altri grandi musei che abbiamo visto, il che rende ancora più piacevole godersi queste opere in tranquillità e senza lotte per la conquista di una buona posizione di osservazione come capita in altri musei. Dopo la pinacoteca saliamo al secondo piano a visitare la collezione di numismatica, una delle più grandi raccolte di monete, medaglie e ordini del mondo, molto interessante. Da lì riscendiamo a pianterreno per una mostra temporanea su Carlo il Calvo Duca di Borgogna, che comprende splendidi abiti originali della metà del 1400, armature, spade, arazzi e dipinti dell’epoca di Carlo. Purtroppo il nostro giro finisce qui perché la collezione di Arti Decorative è chiusa al momento, dove è conservata anche la famosissima saliera in oro di Cellini che non potremo vedere, ma pazienza, sarà per la prossima volta, abbiamo visto così tanti capolavori per oggi che ci basteranno per un pezzo. All’uscita scopriamo che è quasi buio, il mercatino della piazza è pieno di gente che sfida il freddo bevendo tazze di Glühwein bollente tra le bancarelle illuminate. Facciamo un giro e acquistiamo una bellissima pallina in vetro soffiato dipinta con disegni dorati in stile Klimt da regalare alle mie cugine, che siamo sicuri apprezzeranno tantissimo. palline Verso le 19 decidiamo di raggiungere la zona del teatro teatro dove si svolgerà il concerto di stasera della Imperial Orchester Wien, per il quale abbiamo i biglietti da venerdì. E’ presto per entrare ma è decisamente troppo freddo per stare ad aspettare all’aperto, così entriamo nell’unico locale aperto vicino a Beethoven Platz, un McDonald’s piccolo e poco affollato dove ci riscaldiamo con tè e muffin giganti. Scriviamo cartoline e chiacchieriamo scambiandoci impressioni su tutto quello che abbiamo visto, e quando si fa l’ora giusta torniamo al teatro dove altre persone si stanno già radunando. Il Foyer è in un lungo corridoio al primo piano dai soffitti a vela dipinti, foyer e anche la sala da concerto è bellissima, con la volta in legno e colonne che terminano con capitelli dorati. La sala è davvero bella e la nostra posizione abbastanza buona, ci sistemiamo ai nostri posti e ci guardiamo intorno osservando gli altri spettatori che via via stanno arrivando. La gran parte sono evidentemente turisti stranieri, molti giapponesi e francesi, ma c’è anche un gruppetto di italiani che è impossibile non notare. Lo spettacolo comincia in perfetto orario, introdotto da un simpaticissimo presentatore che parla fluentemente almeno tre lingue per spiegare a tutti ogni brano che sarà eseguito, ed è davvero coinvolgente e divertente. L’orchestra è in realtà in versione ridotta, i musicisti sono una decina, tutti giovani e molto bravi, e in diversi brani sono accompagnati da un tenore e un soprano dalle voci splendide o da una coppia di ballerini di danza classica che, in uno spazio ridotto, fa miracoli per eseguire alla perfezione coreografie di grande effetto. concerto I brani del repertorio sono essenzialmente viennesi o comunque classici, cominciano da Mozart per passare a Haydn, Beethoven, Schubert e l’immancabile Strauss, e le esecuzioni sono così brillanti e vivaci da coinvolgere tutto il pubblico in un entusiasmo dilagante. Nell’intervallo ci gustiamo la nostra flute di champagne offertaci dal buono omaggio che ci aveva regalato il ragazzo al momento della prenotazione, e conserviamo come ricordo il sughero raccolto tra quelli lanciati del presentatore prima dell’esecuzione dello Champagner Gallop. Anche la seconda parte del concerto è molto vivace e le esecuzioni dei giovani musicisti sono impeccabili, soprattutto quella della talentuosissima ragazza che è il primo violino, e il pubblico partecipa con grandi applausi allo spettacolo. Alla fine abbiamo l’impressione che il tempo sia trascorso troppo velocemente, ed è un peccato lasciare la bellissima sala da concerto e tutta quella musica meravigliosa per rientrare nel mondo reale. Che è ancora gelido naturalmente, soprattutto a quest’ora di sera. Arriviamo con facilità a Wien Mitte wien-mitte e siamo al nostro Hotel in poco tempo, soddisfatti per com’è andata questa domenica dedicata alla cultura. E peccato che domani sia già il nostro ultimo giorno di soggiorno in questa città piena di bellezza…

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Sabato 19: Hofburg – Tierengarten di Schönbrunn – Mercatino di Marie Theresien Platz

2 febbraio, 2010 in Viaggi. Commenti: nessuno

Il cielo è basso e bianco stamattina al nostro risveglio, la giornata che ci aspetta ha tutta l’aria di essere un’altra di quelle assai gelide. Imbacuccati in giacconi cappelli e guanti aspettiamo il nostro treno sulla pensilina della stazione di Rennweg per andare in centro, quando un signore alto di mezza età ci fa la prima bella sorpresa della giornata. Mentre consultiamo la mappa dei treni, si avvicina e ci chiede se abbiamo bisogno di aiuto. Domanda dove dobbiamo andare con una gentilezza che non avevamo ancora conosciuto nella gente del posto, e si offre di darci le indicazioni che ci possono essere utili per orientarci. Allora esistono anche qui le persone cortesi e disponibili! Gli sorridiamo grati parlando volentieri del nostro programma di oggi e ascoltiamo le sue indicazioni dettagliate con molto piacere, contenti di avere finalmente l’occasione di rivalutare gli abitanti di questa città. Saliamo sul treno tutti e tre insieme e mentre andiamo verso il centro scambiamo due parole sul freddo intenso di questi giorni, che per lui è abbastanza normale, anzi ci dice che Hofburg è veramente “magnifico” quando nevica. Al momento di scendere alla nostra fermata lo salutiamo e lo ringraziamo più volte, mentre lui ci raccomanda di non dimenticare le sue indicazioni. Anche se non lo sa, ci ha fatto fare pace coi viennesi in pochi minuti e ha già reso la nostra giornata una di quelle da ricordare. Da Wien Mitte cambiamo metro e arriviamo a Hofburg con facilità, e quando ce lo ritroviamo davanti, col suo ingresso imponente e austero hofburg.jpg, capiamo che quel signore aveva ragione, la neve rende il palazzo meraviglioso e suggestivo come non mai. Andiamo prima di tutto alla caffetteria per fare colazione, con croissant e caffellatte viennese buonissimo colazione.jpg, e poi alla biglietteria, dove scegliamo di fare il Sissi ticket (22,50 € a testa), il biglietto d’ingresso combinato che comprende l’entrata agli Appartamenti imperiali, al Museo di Sisi e al Museo delle Argenterie di corte, e in più include il Grand Tour del Castello di Schönbrunn che faremo prima di ripartire. Il biglietto pare un po’ costoso lì per lì ma comprende l’audioguida in italiano per tutto il giro e ci permetterà di evitare di perdere tempo nella lunghissima fila di visitatori che di solito c’è a Schönbrunn, quindi è comunque preferibile farlo subito. Il giro comincia dal Museo delle argenterie dove sono conservati stoviglie, centrotavola, piatti, bicchieri, serviti, candelabri, vassoi, porcellane che facevano parte del corredo reale della corte asburgica al tempo di Sissi.  argenti1.jpgFin dalle prime sale si intuisce la straordinarietà di questa collezione impressionante e per me, che ho un debole per le porcellane, è una vera festa per gli occhi. Raffinatissimi serviti dipinti a mano pezzo per pezzo,  argenti3.jpgluminosi e preziosi, intere serie di piatti e sottopiatti ricoperti d’oro zecchino, cristallerie scintillanti, argenti2.jpg tovagliati di candido lino purissimo, e poi incredibili candelabri ed enormi centrotavola dorati straordinariamente decorati di foglie, riccioli, ramage floreali, putti, animali, da rimanere storditi per la ricchezza dei dettagli e la perfezione della lavorazione. candelabri.jpg Immaginarli completati da dozzine di candele accese, fiori freschi, piramidi di pasticcini appena sfornati e panini profumati è facilissimo, e bello. argenti6.jpg Ci sono enormi serviti creati apposta in occasione delle nozze di membri della famiglia reale con decorazioni preziose come quadri, argenti7.jpg ma anche ceste da viaggio con piatti e bicchieri più semplici per un pranzo all’aria aperta, e un bellissimo servito bianco e blu decorato con un delfino che la famiglia imperiale utilizzava durante i suoi viaggi sullo yacht Miramare, col quale raggiungeva l’amata villa di Corfù “Achilleion” per le vacanze al mare. In una teca sono conservate le posate d’oro dell’Imperatrice Maria Teresa, create apposta per lei in un unico modello personalizzato al tempo in cui ancora non era d’uso avere serviti da centinaia di pezzi tutti uguali. argenti8.jpg Nella stessa sala resto incantata davanti ad una zuccheriera bianca con la coppa e il tappo completamente ricoperti da angeli e fiori in rilievo zuccheriera.jpg, mentre non lontano da questa è esposto un servito da tè giapponese del ‘700 tutto dipinto sui toni delicati del blu e rosso lacca te-giapponese.jpg, di una raffinatezza e un’armonia da lasciare senza parole. In un’altra sala sono esposti alcuni tovaglioli piegati con la tecnica dell’origami, con la quale si ottenevano pesci, cigni e uccelli che servivano a decorare in maniera ancora più scenografica la tavola apparecchiata. origami.jpg Ogni minimo dettaglio attira il mio sguardo appassionato di questo genere di oggetti, ma tra i serviti che mi colpiscono di più c’è sicuramente quello chiamato “dei nastri verdi”argenti4.jpg, uno straordinario lavoro delle manifatture di Sèvres dono del Re di Francia a Maria Teresa. Zuppiere e piatti sono abbellite da un doppio nastro di un verde brillante e delicato allo stesso tempo che corre tutto intorno ai bordi dei pezzi finemente lavorati, argenti5.jpgdecorati da scene classiche e motivi floreali dai colori pastello ispirati ai dipinti di Boucher. Fantastico. Ma come spesso accade nelle esposizioni, il pezzo più prezioso è lasciato alla fine. E’ nelle ultime teche infatti che è esposto un incredibile servito da dessert in porcellana inglese Minton, che fu persino premiato nell’esposizione di Londra del 1851. Le zuppiere, le alzate, le ciotole, i vassoi, le coppette sono arricchite da delicatissime figurine di biscuit che si armonizzano perfettamente con i decori dipinti di azzurro chiaro e oro, mentre gli splendidi trafori e i rilievi rendono ogni singolo pezzo un vero capolavoro. biscuit.jpg Dopo la grande esposizione il servito completo fu acquistato dalla Regina Vittoria in persona, che ne mandò una parte in dono all’Imperatore Francesco Giuseppe come segno di amicizia. argenti9.jpg Ma, come pare ovvio anche solo a guardali, nessuno di questi pezzi straordinari fu mai davvero utilizzato a corte durante i pranzi di stato, perché la sua fragilità era pari solo alla sua bellezza, e non sarebbe stato possibile farne un uso pratico senza rovinarlo per sempre. biscuit2.jpg Alla fine del giro lasciamo tutte quelle meraviglie di porcellana e cristallo e passiamo a visitare il museo di Sissi, una parte del palazzo di Hofburg completamente dedicata alla vita dell’Imperatrice e al suo mito personale. Qui sono raccolti oggetti, ritratti, abiti, gioielli ed effetti personali appartenuti a questa che fu una delle donne più belle e famose della seconda metà dell’ottocento, e che fu una figura controversa e per certi versi anomala rispetto alle donne del suo tempo. Il privilegio di diventare la protagonista di una delle più importanti corti reali d’Europa ebbe come prezzo la perdita della libertà personale, e Sissi non accettò mai fino in fondo questo ruolo, sentendosi costretta e a disagio in una vita che fondamentalmente non aveva scelto lei. A soli 15 anni divenne la bellissima fidanzata e poi la moglie adorata del giovane imperatore Francesco Giuseppe, che però necessariamente non trascurò mai nessuno degli innumerevoli impegni che il suo ruolo gli imponeva, lasciando di fatto Sissi continuamente sola e vittima delle esagerate aspettative della corte. Il suo spirito libero la portò a viaggiare molto, a leggere e studiare lingue e letterature di altri paesi e scrivere poesie, a navigare per mare e a cavalcare, senza però mai trovare un vero senso alla sua esistenza agitata. La sua bellezza era effettivamente straordinaria e lei era cosciente in una maniera assai moderna dell’ascendente che questa le dava sulle persone, tanto che faceva di tutto per mantenere al meglio il proprio fascino. Aveva grandissima cura dei suoi lunghissimi capelli e del suo corpo, seguiva diete rigide e faceva sport per tenersi in linea, e viaggiava portando con sé la sua scatola della farmacia piena di creme e belletti ma anche di polveri e lozioni per curare la sua depressione. La morte per suicidio del figlio Rodolfo, trentenne unico erede al trono d’Austria, fu l’ultimo grave lutto che fece sfumare per sempre qualunque possibilità di serenità, rendendo la sua una vita straordinaria e triste allo stesso tempo. Durante uno dei suoi tanti viaggi scrisse una frase nella quale mi riconosco moltissimo, e che descrive esattamente anche la mia passione per i viaggi: “Le mete dei viaggi sono interessanti soltanto perché c‘è il viaggio che le unisce. Se dovessi arrivare da qualche parte e sapessi che mai più nulla potrebbe separami da quei luoghi, il mio soggiorno in un paradiso diverrebbe l‘inferno.“ Se non altro, fare un giro in questo piccolo museo serve a scoprire che il personaggio frivolo e superficiale che Hollywood ci ha tramandato con i film biografici su Sissi non corrisponde alla realtà, e che quello della bellissima principessa innamorata e felice nella meravigliosa corte viennese è decisamente un altro falso mito creato dal cinema. In una delle ultime sale è esposta la piccola lima che fu l’arma utilizzata da un anarchico italiano per assassinare l’Imperatrice in una via di Ginevra, un’arma assurdamente minuscola e inadeguata, e invece sufficiente a ferirla in maniera gravissima al cuore e a porre fine alla sua vita in poche ore. La nostra visita continua con la terza e ultima sezione del palazzo, quella degli appartamenti imperiali, le stanze private nelle quali la famiglia imperiale viveva nei mesi invernali. Ci sono lavori di ristrutturazione in corso in alcune sale, ma si riesce comunque a farsi un’idea di come doveva funzionare all’epoca in cui il castello di Hofburg era la sede della dinastia Asburgo, e quindi del Sacro Romano Impero. Attraversiamo una fila di sale, salotti, piccoli studioli, camere da letto più piccole di quanto ci aspettassimo e saloni da pranzo arredati con pezzi originali dell’ottocento, decorati da tendaggi drappeggiati e pareti rivestite di tessuto. Bellissime sono le finestre ampie e alte che aprono alla vista sui giardini ora innevati, mentre nell’appartamento di Sissi ritroviamo effettivamente una stanza che si può considerare di fatto una piccola palestra, con la spalliera, gli anelli appesi sotto la porta, attrezzi vari e un lettino per i massaggi. Il tutto circondato da mobili pregiati, quadri di foto alle pareti e vasi da fiori sparsi in giro. Nella sala da bagno c’è persino una bilancia pesapersone in metallo bianco, con la piccola base che porta i segni di un lungo uso. Tra le stanze da attraversare c’è la sala delle udienze, dove il Kaiser incontrava due volte alla settimana tutti coloro che desideravano parargli o ringraziarlo di qualcosa, e poi il suo piccolo studio, dove spesso pranzava da solo in maniera frugale per non rubare tempo prezioso ai suoi impegni politici. Passiamo anche attraverso l’appartamento dello Zar Alessandro, ospite in queste stanze proprio in occasione delle riunioni delle teste coronate di tutta Europa che dovevano spartirsi il continente dopo il Congresso di Vienna. L’ultima è una sala da pranzo apparecchiata per il pasto della famiglia imperiale, con porcellane e cristalli, alzate di pasticcini e centrotavola carichi di fiori, e con il dettaglio del tovagliolo posato su ogni piatto ripiegato in un modo particolare, a formare una specie di ventaglio di piccole nicchie di tessuto nelle quali sono inseriti piccoli panini di forme diverse. Pare che questa speciale piegatura dei tovaglioli sia esclusivo privilegio della famiglia reale e nessun altro possa utilizzarla, tanto che solo 2 persone in tutta Vienna conservano il segreto della sua realizzazione. E’ sorprendente come il dritto imperiale si manifestasse fin nei più piccoli dettagli quotidiani. All’uscita dagli appartamenti reali scopriamo che mentre facevamo il nostro giro ha cominciato a nevicare, e ora è tutto bianco. Il signore di stamani aveva ragione, la neve rende il palazzo giardino.jpg e tutto l’ambiente assolutamente suggestivo e magico giardino2.jpg. Sono quasi le due e non c’è segno che la nevicata si debba interrompere a breve,ma proviamo lo stesso a proseguire con il nostro programma di oggi, perché quello che ci aspetta è troppo speciale per lasciar perdere. Raggiungiamo Schönbrunn con poche fermate di metro e superiamo il mercatino già aperto per inoltrarci nel parco giardino3.jpg fino quasi in fondo, camminando svelti e infreddoliti nella neve già alta serra.jpg con una meta ben precisa, il Tiergarten tiergarten.jpg . Ora, è vero che gli zoo non sono luoghi da celebrare e che, da grandi amanti degli animali come noi siamo, generalmente preferiamo sapere che vivono liberi e tranquilli nei loro habitat d’origine invece che chiusi in gabbie in luoghi e climi per loro inadatti, ma appena abbiamo letto sulla guida che nel Tiergarten di Vienna ci sono due Panda giganti non c’è stata più storia né ragionamento che tenesse: dovevamo cogliere l’occasione di vedere questi meravigliosi animali dal vivo in tutti i modi, o non ci saremmo mai perdonati di aver perso un’occasione come questa. Facciamo il biglietto senza dover fare nessuna fila (14,00€ a testa, costoso come tutti gli zoo purtroppo) e neanche tre minuti dopo siamo proprio lì, davanti al loro grande recinto, incantati. Due splendidi esemplari camminano nella neve tranquilli, annusando qua e là e ciondolando pacifici. Li guardo senza quasi respirare per paura che si spaventino e si allontanino, non riesco a credere di avere queste meravigliose creature davanti agli occhi. Quasi mi dimentico persino di scattare delle foto, la luce è strana e il riflesso è intenso, e loro si muovono in due zone differenti. Sembrano molto pacifici, uno si siede vicino ad un albero per un po’, con quel modo di fare buffo, per poi rialzarsi e passeggiare fino al bordo del laghetto ghiacciato davanti a noi e poi di nuovo indietro, mentre anche l’altro si riavvicina, e sono entrambi dolci e morbidi, meravigliosi. Non sono grandissimi, ma sono perfetti, con il pelo lungo e quell’andatura dondolante tipica. Dalla barriera in vetro bassa dove ci siamo sistemati li vediamo perfettamente, vicini e fantastici, così incantevoli che potremmo restare a guardarli per ore. La neve cade fine e sottile tutt’intorno, gli alberi e i tronchi sistemati per farli arrampicare sono ormai bianchi, mentre l’aria è fredda e immobile. Dopo un po’ capiamo che i due orsi, che sono una coppia, hanno un buon motivo per indugiare in questa zona. E’ quasi l’ora del loro pasto, e infatti due guardiani aprono una porticina e li fanno rientrare in una specie di corridoio che li fa sparire ai nostri occhi. Restiamo un po’ delusi ma cerchiamo un modo per poterli vedere ancora, e scopriamo una cosa che non sospettavamo, e che ci rende questo zoo ancora più gradito. Viste le temperature rigide di questa zona d’Europa, tutte le gabbie hanno sia uno spazio esterno che uno al chiuso dove gli animali si rifugiano nei mesi freddi, e che è accessibile anche per il pubblico, così che anche chi visita lo zoo in inverno può vederli da vicino senza che nessuno debba soffrire per il gelo. Giriamo sul lato dell’edificio e troviamo delle porte in legno con grandi maniglie, che tiriamo per entrare dentro. Un calore e una luce piacevolissimi ci accolgono, e siamo subito davanti ad una parete di vetro che ci divide da una ricostruzione della foresta di bambù dei panda, con alberi, germogli e piante. Lì ritroviamo il primo dei nostri orsi, seduto di spalle al vetro, intento a sgranocchiare di gusto lunghi rami flessibili pieni di foglioline verdissime. Anche questa è una caratteristica strana dei panda, che contribuisce forse a farne dei beniamini di tutti: sono grandi e potenti, con artigli e muscoli da predatori feroci, e poi hanno quel buffo muso bianco con gli occhi cerchiati di nero e mangiano solo foglioline di bambù. Come si può non adorarli? Restiamo un po’ lì al caldo a goderci la compagnia dei panda che pranzano, mentre altri visitatori entrano ed alcuni bambini si incollano ai vetri incantati a guardare questo insolito spettacolo. Gli orsi si sono seduti comodamente tra le piante, con la schiena appoggiata ad un grosso tronco e rivolta verso il vetro, così che non possiamo vederli di fronte. Un cartello su un lato della parete spiega che i panda hanno imparato a sedersi con le spalle ai visitatori perché troppe persone continuavano a ignorare il divieto di utilizzare il flash per fotografarli lasciandoli abbagliati e spaventati, e così loro hanno trovato una soluzione rifiutandosi di guardare verso le macchine fotografiche. Hanno fatto benissimo secondo me, il rispetto è un diritto fondamentale per tutti, panda compresi. Osserviamo i loro gesti precisi e semplici, mentre raccolgono i lunghi rami di bambù con le grosse zampe artigliate e li sgranocchiano come grissini, ma a guardare bene il loro profilo, quando mordono il ramoscello di legno si intravedono denti affilati e potenti. La cosa più buffa sono comunque le orecchie, grandi, mobili e rotonde, che sembrano disegnate col pennarello nero sulla testa bianca come in un cartone animato perfetto. Fanno venire voglia di toccarle, e di darci una grattatina. Chissà se apprezzerebbero, o se invece farebbero fare alle mie dita la stessa fine dei rametti di bambù… In ogni caso l’impressione che questi grossi orsi danno è tutt’altro che inquietante o aggressiva. Mi fanno venire in mente, invece, che se siamo qui a fissarli come oggetti rari è solo perché lo sono davvero. Questi animali sono praticamente quasi estinti in natura, non riuscirebbero a sopravvivere e a riprodursi in numero sufficiente per garantire la continuità della loro specie senza il controllo umano, e questo proprio a causa dell’azione dell’uomo che ha alterato l’equilibrio del loro ambiente, modificato il loro habitat, sterminato le generazioni passate con una scelleratezza e una irresponsabilità vergognose. Adesso si cerca di rimediare al male fatto dando asilo e sicurezza ai pochi preziosi esemplari rimasti, ma alla fine chi paga lo sciagurato comportamento umano sono comunque loro, e il prezzo che pagano per la sopravvivenza è la libertà. Vedere queste creature meravigliose così da vicino e pensare che stanno scomparendo fa proprio venire il magone in gola… pandamix.jpg Dopo qualche foto all’interno ci decidiamo ad uscire per visitare anche il resto dello zoo, che dalla piantina sembra molto grande. Passiamo vicino al recinto dei leoni, che ci regala una insolita immagine di questi animali africani tranquillamente immersi in un paesaggio di neve e silenzio, e apprezziamo particolarmente la possibilità di avvicinarci fino al vetro che ci divide da loro. Una giovane leonessa è ritta lì davanti a me, a non più di mezzo metro, solo il cristallo spesso ci divide, ma posso vedere ogni minimo dettaglio del suo muso e dei suoi occhi gialli e luminosi, lo sguardo attentissimo, gli artigli nascosti delle zampe, i muscoli rilassati e pronti a scattare. leonessa.jpg Un piccolo sbuffo bianco esce dalle sue narici umide a ogni respiro, la neve le ha imbiancato appena il pelo ambrato sulla schiena ma lei non ci fa minimamente caso, ha voglia di giocare, e tiene d’occhio un giovane maschio che non si decide ad avvicinarsi abbastanza da poterlo attaccare. leone.jpg Appena lo fa lei si lancia all’attacco, e un attimo dopo si rotola nella neve con lui, che le sfugge con un’agilità incantevole. Il recinto dei leoni è grandissimo, ed effettivamente dopo un breve giro ci rendiamo conto che tutti gli animali hanno enormi spazi esterni ed interni a disposizione, questo è decisamente lo zoo più bello e organizzato che abbiamo mai visto, passare una giornata qui nella stagione estiva deve essere davvero piacevole. Continuiamo a passeggiare nel gelo candido del primo pomeriggio, in un silenzio irreale rotto solo dalle voci di rari bambini che gridano entusiasti a ogni nuova apparizione degli animali. Vicino ai leoni, in uno spazio chiuso da una rete d’acciaio anche sul lato superiore, le tigri siberiane sembrano perfettamente a loro agio sotto la neve che cade, tigre.jpg e giocano azzuffandosi con gli stessi esatti gesti che chiunque abbia avuto dei gatti in casa ha visto un milione di volte, solo che queste qui sono belve alte più di un metro per oltre 200kg di peso e hanno zanne abbastanza potenti da sbranare un uomo in pochi secondi. Lì vicino troviamo la zona degli ippopotami, e in un interno caldissimo e umido scopriamo tre enormi esemplari distesi e addormentati, grandi come non ne avevo mai visti, immobili come statue. ippo.jpg Nel tempo che stiamo lì non muovono un muscolo, non aprono un occhio, non spostano una ruga, incredibile. Dormono e basta. Sembra che abbiano intenzione di restare così fino alla prossima primavera. I pinguini e le foche invece sembrano decisamente a loro agio a questa temperatura, piscina.jpgpingu.jpg e anzi si fanno beatamente il bagno nella piscina mentre un inserviente getta loro del pesce per pranzo. Passiamo dai recinti di varie specie di orsi, orso-b.jpg uccelli, fenicotteri.jpg zebre, ed entriamo in una gigantesca struttura dove stanno al riparo diversi elefanti africani, enormi e placidi, in un ambiente così caldo e confortevole che ad uscire di nuovo ci vuole davvero molto coraggio. Cerchiamo di capire dalla cartina come si raggiunge il recinto dei lupi, animali che adoro, ma dopo un po’ di giri capiamo che sono sistemati in una specie di grosso bosco in cima alla collina, parecchio lontano da dove ci troviamo, e purtroppo è quasi l’ora di chiusura quindi dobbiamo desistere, sarà per la prossima volta. Passiamo a salutare i koala, e scopriamo che una coppia di questi animali deliziosi se ne sta su un grosso ramo a riposare al caldo, koala.jpg sono così paffuti e teneri che fanno venire immediatamente voglia di prenderli in braccio. Alla fine ci avviamo verso l’uscita e facciamo un giro nello shop, dove i tanti scaffali sono stracolmi di pupazzetti di peluche shop2.jpg che riproducono tutti gli animali dello zoo e rendono l’ambiente allegro e coloratissimo. shop1.jpg Una parete di fondo del negozio è tutta in vetro ed è collegata con lo spazio riservato ai fenicotteri, e infatti da lì riusciamo a vedere un intero gruppo di questi elegantissimi uccelli che stanno in piedi in una grande vasca d’acqua bassa, cercando cibo sul fondo col becco. flamingo.jpg E’ strano vedere questi grossi uccelli al chiuso, con un tetto sulla testa e mura tutt’intorno, eppure, nonostante l’ambiente anomalo e un po’ triste, il loro straordinario colore aranciato illumina l’aria come un fuoco acceso in un camino. Quando usciamo fuori sono passate da poco le 4 e mezzo, ma l’aria si sta già facendo scura. Attraversiamo di nuovo il parco di Schönbrunn immerso nel gelo, è quasi buio eppure la neve rende tutto luminoso e candido. Siamo davvero congelati, adesso che l’entusiasmo per la vista degli animali sta passando ce ne rendiamo meglio conto, e abbiamo fame. Così ci fermiamo al mercatino del castello, nel piazzale affollato di bancarelle illuminate, bimbi che giocano con la neve e genitori che si scaldano con tazze di Glühwein bollente. Individuiamo immediatamente le nuvole di fumo che salgono da uno dei grandi chioschi centrali, segnale di cibo in cottura, e ci uniamo alla fila in attesa del nostro turno. Poco dopo abbiamo le mani cariche di vassoietti di pollo croccante e cartocci di riccioli di patatine fritte sottilissime e arrotolate in una maniera strana e deliziosa. Comunque, con la fame che abbiamo mangeremmo anche germogli di bambù. Troviamo un posticino per sederci nell’atrio del castello, davanti a quella che in orario di apertura è la biglietteria, e finiamo tutto ridendo, cercando di infilzare in qualche modo le crocchette fritte con delle specie di piccoli stecchini di legno che scivolano giù dai guanti. Qualcuno ci lancia strane occhiate, probabilmente non è uso qui vedere persone che mangiano sedute sui gradini di un portone chiuso, e certamente non è un comportamento molto elegante, ma siamo veramente sfiniti e non possiamo stare oltre in piedi al freddo, i viennesi si dovranno adattare per qualche minuto. Dopo lo spuntino e una breve pausa di riposo usciamo di nuovo sulla piazza e ci concediamo due tazze di punch bollente – che ci vuole proprio per riscaldarci davvero in tutto questo gelo – scegliendo aromi di frutta. A dire la verità il Glühwein non è esattamente la nostra bevanda preferita a cose normali, ma in questo momento è perfetta, bollente, aromatica e sufficientemente alcolica per rinfrancarci fin nelle ossa. Dopo aver bevuto restituiamo le tazze, riprendiamo la nostra cauzione e facciamo un giro esplorativo anche di questo mercatino, che è decisamente affollato. Credo proprio che dalle nostre parti, in una giornata così gelida non si troverebbe una sola mamma disposta ad uscire di casa con un bambino piccolo solo per venire al mercatino a passeggiare, invece qui è pieno di bimbi che corrono liberi, si rotolano a terra e si lanciano palle di neve, alcuni anche senza cappelli e guanti, e sembrano perfettamente a loro agio e felici. Forse le mamme italiane sono davvero le più apprensive del mondo, o forse domani la metà di questi bimbi sarà a letto con la febbre… Giriamo per le bancarelle e scopriamo molti oggetti carini, piccole decorazioni in legno intagliato, in ceramica, in vetro, ma anche bottiglie di liquore distillato artigianalmente, biscotti e dolci natalizi confezionati con fiocchi, profuma biancheria fatti con pigne o rametti di legno e frutta seccata, decorazioni per la casa in panno, scaglie di sapone o ferro battuto, e bellissime palline in vetro dipinte in maniera fantastica. mt-market.jpg Un altro mercatino che valeva la pena visitare, senza dubbio. Se solo fosse meno freddo… E’ già buio quando torniamo in centro, facciamo un giro a Stephansplatz ancora bellissimo e illuminato in modo suggestivo, e scegliamo di cenare in un locale tipico della città vecchia, Griechenbeisl detto anche “Der liebe Augustin”, come indica la bella insegna antica fuori dall’ingresso. augustin.jpg Questa Beisl tipica esiste dal 1447 e da qui sono passati moltissimi grandi musicisti come Beethoven, Schubert, Wagner, ma anche scrittori come Mark Twain, e poi uomini politici, pensatori e artisti di vario genere. Il posto è affollato ma carino, e la cena ottima, bollito tipico con verdure per Luca e zuppa con ravioli e bacon croccante per me. L’ambiente è molto piacevole, la maggior parte dei tavoli è occupata da turisti, ma il servizio è veloce e abbastanza cortese, e mentre mangiamo vediamo passare quelli che devono essere di sicuro i piatti di Wienerschnitzel più grandi del mondo… Anche il caffè è passabile, e ci fa finire la serata in modo piacevole. Con poche fermate di metro siamo di nuovo al nostro hotel, illuminato da cascate di lucine, riding-school.jpg e passiamo accanto alla chiesa ortodossa con le cupole dorate che luccicano nell’aria gelida della sera, tanto da farla sembrare un castello di fiaba. nicholas.jpg Rientriamo nella nostra stanza calda per riposare dopo tutte le emozioni della giornata, e già siamo impazienti di vivere quelle che ci attendono per domani.

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Venerdì 18: Votivkirche – Rathaus – Mercatino di Natale – Albertina – Oberes Belvedere

13 gennaio, 2010 in Viaggi. Commenti: 2

E’ dura alzarsi dal lettone morbido e caldo del Merriott quando fuori fa così freddo, ma troppe cose ci attirano in centro per perdere tempo in hotel. Alle 9,30 abbiamo già fatto la nostra tessera da 72 ore da utilizzare su tutti i mezzi pubblici di Vienna e siamo già in viaggio verso la Innere Stadt. Il cielo è bianco e cadono minuscoli fiocchi di neve di quando in quando, ma fa così freddo che non ce la fa neppure a nevicare come si deve. Andiamo direttamente alla Votivkirche con la U-bahn, che si utilizza sullo stesso modello delle metro di altre capitali europee, ed è decisamente più pulita e tranquilla di altre che abbiamo preso. L’unica differenza che ci pare di notare è che non si deve fa passare il biglietto in nessun lettore ottico o sistema simile per avere accesso ai treni, si entra e basta, e si tiene il biglietto pronto in caso di controlli del personale di servizio. Non avevamo mai sperimentato nulla di simile per ora, vedremo se in tutte le stazioni funziona semplicemente così. Stiamo cominciando ad orientarci meglio anche con la cartina, e gestire le fermate da scegliere per raggiungere le varie destinazioni con i diversi mezzi a disposizione sta diventando meno complicato, anche perché le distanze da percorrere non sono così ampie. La Votivkirche è molto bella votiv.jpg, anche se è solo in stile neogotico ma fu costruita nella seconda metà dell’ottocento come ringraziamento a Dio per aver preservato la vita dell’Imperatore Francesco Giuseppe I dopo un attentato. L’esterno, dominato dalle due torri gemelle dalle guglie altissime, è ricco di finestroni a sesto acuto dalle vetrate colorate, anche se purtroppo sono in corso importanti lavori di restauro, e una gigantesca impalcatura decorata dal sorriso sornione di George Clooney che beve un caffè ricopre buona parte della facciata. L’interno è ampio e lineare votiv-2.jpg, tutto spinto verso l’alto, reso luminoso grazie alle ampie superfici vetrate votiv-3.jpg. Un ricco baldacchino in stile gotico racchiude l’altare tra colonnine ritorte e riccioli in pietra, dando al tutto un’aria mistica e antica insieme votiv-4.jpg. All’uscita della chiesa, proprio sui gradini, sono in vendita alberi di natale di ogni misura, abeti verdissimi e profumati che non aspettano altro che essere portati in un casa calda e venire decorati con luci e palline di tutti i colori. Camminiamo per meno di un centinaio di metri a ovest del portale e raggiungiamo il lato del palazzo del Rathaus rathaus-lato.jpg, il bellissimo municipio simbolo di Vienna davanti al quale viene allestito il mercatino natalizio più famoso della città. Come in un gigantesco Adventskalendar, le finestre del grande palazzo sono state oscurate con dei drappi blu segnati da numeri dall’1 al 24 e ogni giorno ne viene scoperto uno, nel più classico dei conti alla rovescia che porterà i viennesi – e tutti quanti – al giorno di Natale. Uno dei calendari dell’Avvento più eleganti – e grandi! – che mi sia mai capitato di vedere. I banchetti davanti al palazzo sono già aperti nonostante il freddo intenso, ed espongono decorazioni di tutti i tipi e i materiali, dal vetro al legno, dalla resina alla lana, dalla cartapesta al metallo, luccicanti e coloratissime. market-2.jpg Giriamo un po’ tra le casupole di legno incuriositi da ogni cosa, passando da una all’altra senza fretta e sorridendo a tutti i venditori infreddoliti rathaus-fronte.jpg. Nevischia appena e non c’è molta gente, se non fosse per il freddo gelido sarebbe la condizione ideale per godersi il mercatino senza la confusione che di solito regna in queste occasioni. Tra i banchi più spettacolari ci sono quelli dei Gluwein e dei dolciumi tipici, che oltre ad avere un aspetto delizioso, con squisite glassature di zucchero colorato e di cioccolato, sono certamente i più enormi che abbiamo mai visto market-1.jpg. Alla fine cediamo ad un paio di krapfen alti almeno 6cm e dal diametro di almeno il triplo, ripieno di crema il mio e di marmellata di albicocca quello di Luca. Il sapore è grandioso almeno quanto lo è l’aspetto… Facciamo un giro dei giardini qui intorno, dove gli alberi più alti sono decorati da addobbi e luci, e poi entriamo all’interno del Rathaus dove alcune sale sono state dedicate ad una serie di workshop per bambini e nelle quali decine di alunni delle elementari stanno già lavorando ai loro piccoli manufatti natalizi. Restiamo un po’ all’interno a curiosare per riscaldarci e riprenderci dal freddo e decidiamo che è meglio cominciare ad andare verso l’Albertina, il mercato lo abbiamo girato tutto e non è il caso di stare ancora all’aperto con questa temperatura. Decidiamo di prendere la U-bahn a una diversa fermata, più comoda per salire sulla giusta linea per l’Albertina, e passeggiando passiamo davanti alla Karlskirche karlskirche.jpg con le sue alte colonne scolpite a spirale che fronteggiano la piazza, sulla quale è in allestimento un altro piccolo mercatino ancora chiuso. Ci sono anche dei piccoli recinti con animali di fattoria, tra i quali una casetta di legno dalla quale fa capolino una buffissima pecora a pelo lungo che indugia sulla porta, incapace di convincersi a lasciare il tepore dell’ovile per il gelo dell’aria esterna pecora.jpg. Prendiamo la U-bahn e usciamo a Karlsplatz dalla parte del teatro dell’Opera, e prima di risalire notiamo qualcosa di veramente incredibile: sopra l’ingresso dei bagni pubblici, vicino alle scale dell’uscita, c’è un’insegna decorata che dice “Opera Toilet mit Musik”, ed effettivamente, dall’interno dei bagni elegantemente dipinti di rosso e oro come le balconate dell’Opera, arriva una fantastica musica di valzer a volume molto alto. Roba che ti fa venire voglia di lasciar perdere qualunque posto dove stavi andando e qualunque cosa che stavi facendo per cominciare a danzare sulle note di Strauss proprio lì davanti ai bagni, sottoterra, in mezzo al via vai frettoloso della gente che passa, tra ombrelli che gocciolano e trascinar di valige. Surreale, e fantastico… opera-toilet.jpg E’ evidente che la Musica fa proprio parte del DNA di questa città incredibile. All’uscita passiamo ancora di fronte all’Operastadt e dopo poco ci ritroviamo davanti al palazzo che stiamo cercando. L’Albertina (biglietto 9,00€ a testa) è uno dei musei più importanti della città, soprattutto per quanto riguarda le arti grafiche, nel quale è allestita in questo periodo la mostra dal titolo “Impressionismo. Dipingere la luce.” che abbiamo deciso di visitare. albertina.jpg Non c’è troppa folla, e ce la possiamo godere tranquillamente fino in fondo. Straordinarie bambine di Renoir dalla pelle di velluto (ma perché Renoir qualunque cosa dipinga, sembra che dipinga fiori?), una meravigliosa marina di Monet con piccole barche tirate a secco sulla spiaggia di Etrétat, l’intimità pallida delle donne al bagno di Degas, un mazzo di asparagi di Manet luminoso come un raggio di luce lunare, la sensualità inquietante di un giovanissimo ragazzo di Gauguin, un Van Gogh insolito dai toni delicatissimi di azzurro e rosso chiaro, un manifesto della Jane Avril di Toulouse-Lautrec che più francese non si può, e poi Sisley, Seurat, Signac, ci sono tutti, e sono tutti pezzi notevoli. Resto per un po’ ipnotizzata davanti ad una piccola tavoletta di legno sottile, di non più di 25cm per 10, sulla quale il genio assurdo di Van Gogh ha inventato una minuscola marina, una barchetta e un pezzetto di mare, un cielo pulito e un niente intorno, e un’aria così pura e profumata e perfetta da lasciare incantati. La fisso e so che questa volta è questa, tra tutte le meraviglie presenti qui, la cosa che vorrei portarmi a casa. Alla fine del lungo giro, durante il quale ci siamo nutriti l’anima di bellezza, ci accorgiamo che anche il nostro stomaco comincia a reclamare il suo meritato nutrimento, visto che sono già le due passate e dopo il krapfen di stamattina non abbiamo mangiato più nulla. Così usciamo e ci fermiamo al primo banchetto che incontriamo fuori, dove ci dedichiamo a un paio di hot dog di dimensioni veramente ragguardevoli. hot-dog.jpg Fa ancora freddo ma non nevica, quindi mangiare all’aperto non è un vero problema, basta tenere su i guanti e muoversi un po’, perfino il piccione che viene a becchettare le nostre briciole pare saperlo bene. Notiamo che nella base del furgoncino degli hot dog sono inseriti addirittura tre diversi cestini per la raccolta differenziata di rifiuti, uno per la carta, uno per le bottigliette di plastica e le lattine e uno per il generico. Un’organizzazione eccellente anche in una situazione così precaria come un banchetto per la strada, un ottimo segnale di educazione civile che ci colpisce positivamente. Dopo lo spuntino riprendiamo la U-bahn e scendiamo a Südtirolerplatz per raggiungere il Castello del Belvedere, che come quasi tutti i musei e i negozi in città chiude alle 18, il che è la ragione del nostro pranzo veloce, per evitare di perdere tempo prezioso per la nostra visita. Scegliamo l’ingresso all’Oberes Belvedere (9,00€ a testa) , la parte superiore del castello, dove sono esposte le maggiori opere di Klimt che siamo qui per vedere.belvedere.jpg Lasciamo i cappotti al guardaroba e saliamo la scala che porta alle sale di esposizione, e poco dopo ci ritroviamo in un imponente salone a pianta circolare dal tetto a cupola, tutto decorato di marmi e stucchi, davvero bello e completamente vuoto, con solo uno strano cartello messo su da un lato, scritto a grossi caratteri stampatello: “YELL AS LOUD AS YOU CAN, NOW!” Pare si tratti dell’opera di un autore austriaco che invita i visitatori a rompere le regole classiche del comportamento da tenersi in luoghi di cultura come questo per dare sfogo alla propria energia e “interagire” con il castello stesso, che a modo suo continua a rispondere al richiamo dei suoi ospiti. Non passa neanche un minuto che abbiamo la prova concreta di questa teoria, quando un paio di ragazzi entrati dopo di noi non si fanno pregare e raccolgono l’invito del cartello con entusiasmo, lanciando un urlo a tutta voce che un paio di secondi dopo riecheggia nella volta della cupola in un suono basso e cupo, strisciante, come il respiro di un drago infastidito. Un effetto insolito, in un luogo dove non te lo saresti mai aspettato. Dopo il terzo grido che riecheggia roco nella volta diventa evidente il perché. Proseguiamo tra le sale alla ricerca di opere più consistenti, e siamo subito ricompensati da una collezione straordinaria di pezzi di Schiele e Klimt, che non avevamo mai avuto modo di ammirare dal vivo in altri musei. E invece vale la pena, decisamente. Le donne di Klimt incantano dal vivo, perfette e sensuali, sofisticate e spontanee, elegantemente naturali. Il suo capolavoro, il Bacio, appare come una visione nella teca a fondo nero nella quale è conservato, un abbraccio infinito di luce sospeso in un’ombra d’oro. Restiamo per un po’ nella sala ad ammirare la perfezione di quest’immagine che, nonostante inflazionata dalle innumerevoli riproduzioni ispirate al Liberty che si trovano ovunque anche da noi, dal vero ha la capacità straordinaria di trasmettere l’energia e la bellezza e il senso di esclusività incondizionata dell’Amore assoluto. Così assoluto che chi guarda si ritrova inesorabilmente tagliato fuori dal mondo onirico dei due amanti, sufficienti a sé stessi, origine e senso di tutto il loro universo fisico e spirituale, ignari di tutto il resto e disinteressati a qualunque altra cosa che non siano loro. L’Amore perfetto che tutti sognano, rappresentato in uno splendore di luce e bellezza davanti ai nostri occhi. Così convincente e vero che non si può fare altro che crederci. Vale la pena affrontare la paura di volare e altri insignificanti disagi, per venire ad imparare delle lezioni così. L’unico elemento sgradevole di questa visita suggestiva è che la sala nella quale è esposto il Bacio, insieme ad altre opere di Klimt, è relativamente vicina alla sala della cupola con l’eco, per cui mentre si sta qui ad ammirare tutta questa bellezza morbida e sensuale ci arrivano continuamente alle orecchie le grida acute – e fastidiose – di tutti quei visitatori che raccolgono l’invito del cartello iniziale, che sono parecchi a giudicare dal sottofondo di strilli che accompagna il nostro giro. Se quella è arte, direi che come minimo è stata installata nel posto sbagliato. Però basta concentrarsi un po’ sulle meraviglie che abbiamo davanti agli occhi, e si riesce a dimenticarsi anche di quegli strilli fuori luogo, e a godersi i tesori di questo museo. Tra gli altri lavori notevoli, opere di Mirò, Ernst, Bacon, Matisse, e anche Picasso. Un giro piacevolissimo, che finisce solo all’ora di chiusura del castello. Quando usciamo di nuovo fuori ritroviamo il gelo che avevamo lasciato, ma intanto si è fatto buio e il mercatino di fronte all’ingresso è tutto illuminato e pieno di gente mercatino-1.jpg . Facciamo un giro tra le bancarelle piene di oggetti dorati e palline coloratissime mercatino-2.jpg, chioschi fumanti di patate arrostite e Glühwein profumato alla frutta, e scegliamo una pallina di Natale da portare a casa per decorare il nostro albero, una bellissima sfera di vetro soffiato dipinta a mano con l’immagine del Rathaus e del suo mercato di Natale, rifinita con polvere d’oro e decorata da un lungo nastro di raso e un fiocco bianco per poterla appendere. mercatino-3.jpg Il signore che ce la vende la confeziona con cura in una piccola scatola di cartone rigido, e ci assicura che non correrà nessun rischio nel viaggio fino a casa. Speriamo che sia davvero così, perché è troppo bella per pensare che si possa rompere. Alla fine riprendiamo la U-bahn e torniamo proprio al Rathaus, che ora è completamente illuminato e pieno di gente che passeggia e beve punch per riscaldarsi. L’immagine del bellissimo palazzo e dei suoi giardini pieni di luce arco-di-luce.jpg è incantevole, sembra di passeggiare in una fiaba. rathaus-by-night.jpg Facciamo un giro, poi decidiamo di raggiungere il Beim Czaak, un piccolo ristorante storico segnalato dalla Lonely Planet, per gustarci finalmente una meritata cenetta. Lo troviamo con facilità seguendo la cartina della guida, che lo descrive come una delle ultime vere Beisl rimaste nella Innere Stadt dove si possono trovare ancora piatti tipici originali. Il locale è piccolo e già affollato, ma ci trovano un tavolo in una stanza accogliente, e un cameriere “sbrigativo” se non proprio burbero poco dopo ci porta i piatti che abbiamo scelto, carne con funghi e formaggio avvolta in una panatura dorata per me e un cestino di pollo croccante e insalata fresca per Luca, pollo.jpg accompagnati da un boccale di birra bionda abbastanza leggera. Prendiamo anche il caffè, bevibile tutto sommato, e restiamo un po’ lì a chiacchierare prima di uscire di nuovo nel gelo esterno. Un gelo elegante comunque, bisogna dirlo, perché passeggiare per quelle vie illuminate e ordinate, senza traffico soffocante né confusione di alcun tipo, è piacevole anche col freddo. Sarà la neve che rende tutto diverso, più ovattato e luminoso, ma sembra tutto così bello mentre camminiamo verso la U-bahn, e poi lungo il marciapiede ormai familiare che ci riporta al nostro hotel. Un’altra giornata intensa ci aspetta domani, e sarà già la terza. Il tempo scivola via troppo veloce, quando passa così piacevolmente.

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Giovedì 17 : Stephansdome – Mozarthaus – Innere Stadt – Sacher Café

4 gennaio, 2010 in Viaggi. Commenti: 2

Poi sarà anche una mia fisima, ma lo sapevo che il 17 non porta mai nulla di buono, e anche stavolta questo numero sgradevole non si smentisce. Dopo una levataccia intorno alle 4 del mattino e un viaggio da incubo nel gelo e nel buio della FIPILI fino al piccolo aeroporto di Firenze Peretola, facciamo il check-in in prefetto orario e saliamo su un minuscolo aereo della Austrian Air aereo.jpg pronti al decollo per Vienna, una delle mete natalizie che sognavamo da un po’ di tempo. Insieme a noi ci sono sì e no un’altra cinquantina di passeggeri, in maggioranza di lingua tedesca, che si portano la valigia a mano direttamente fino alla scaletta per evitare le procedure di carico e scarico bagagli. Sono agitata per via del volo, come sempre, ma evito volontariamente di considerare le dimensioni ridotte del velivolo e le eliche sulle ali che fanno tanto Indiana Jones all’avventura e mi concentro su ciò che ci aspetta, ho proprio voglia di partire e di arrivare il più presto possibile per poter finalmente cominciare questa sospirata vacanza. E invece, l’intoppo è già lì in agguato. Dopo parecchi minuti di attesa fermi sulla pista il comandante ci comunica che, a causa del clima insolitamente rigido, le ali si sono ghiacciate e c’è bisogno dell’intervento del mezzo che sparge liquido antigelo sul velivolo per poterle scongelare. Il quale mezzo però, dato che a Firenze la neve è effettivamente un evento piuttosto straordinario, è solo uno in tutto l’aeroporto, ed è già impegnato con i voli che decollano prima di noi. Bisognerà aspettare pazientemente il nostro turno. Finalmente il piccolo camioncino raggiunge il nostro velivolo dopo circa 40 minuti di attesa, e come se non bastasse, a metà dell’opera finisce la scorta di liquido antigelo che sta lanciando sulle ali, quindi deve allontanarsi, rifare il pieno e tornare a finire il suo lavoro. Risultato, invece che alle 7,10 partiamo alle 8,40 – con buona pace di tutti quei passeggeri che dovevano prendere le varie coincidenze da Vienna ad altre destinazioni e che le hanno regolarmente perse. Un uomo giovane dall’aria distinta parla tutto il tempo in un inglese dal forte accento tedesco al suo cellulare, verosimilmente con chi lo sta aspettando a Vienna, lamentandosi in tono alquanto seccato dell’inconveniente e della disorganizzazione dei “soliti italiani”, incapaci di affrontare le situazioni e buoni solo a creare problemi ai viaggiatori. A giudicare dalle sue scarpe eleganti e dal suo completo di ottimo taglio direi che gli italiani sono buoni anche a fare altre cose, oltre ad avere la possibilità di vivere in un clima più adatto agli esseri umani che agli orsi. Comunque, dopo tanta attesa, noia e tensione, riusciamo a decollare e a superare tranquillamente le Alpi fino alla nostra meta, mentre fuori è nuvoloso e io faccio finta di concentrarmi sul mio libro giallo per non vedere il vuoto enorme e bianco tutto intorno a noi. Atterriamo allo Schwechat Airport alle 10,35 circa, e scopriamo immediatamente che l’ondata di freddo siberiano che in questi giorni sta colpendo l’Italia si sta dando da fare alla grande anche qui. L’aria è gelida e pungente e nevischia fine fine, il cielo è bianco e non promette nulla di buono, ma siamo qui, siamo arrivati a Vienna finalmente, e ci vorrà ben altro che un po’ di freddo per smontare il nostro entusiasmo. Anzi, a dire il vero noi la neve l’adoriamo e speriamo di vederne almeno un po’ in questi giorni, visto che da noi è merce assai rara. All’uscita dall’aeroporto cerchiamo di individuare in qualche modo il treno giusto che porta in centro, le scritte sono tutte in tedesco e anche se l’ho studiato ai tempi del liceo non vorrei rischiare di sbagliare linea, così nel dubbio mi rivolgo ad uno sportello informazioni per turisti, e facciamo subito conoscenza con il famoso modo di fare “ruvido” dei viennesi. Un ragazzo giovane dall’aria sufficiente mi guarda come una deficiente quando gli chiedo informazioni sui treni, e chiede seccato di quale treno sto parlando, ci sono due diversi treni che portano in centro e se non gli dico il nome di quello che mi interessa non può certo dirmi da dove parte… no? Per un attimo lo guardo stupita, incapace di credere a tanta scortesia verso qualcuno che dovrebbe essere lì ad aiutare, mi verrebbe voglia di rispondergli a tono e rivolgermi altrove, ma lascio perdere. “Vorrei indicazioni sul binario dal quale parte un treno che porta in centro, uno qualunque, non importa come si chiama, basta che porti in centro”, ripeto, ma è tutto inutile. Non mi può rispondere se non dico quale treno mi interessa, e non lo farà, questo ormai è chiaro. Mi guardo intorno e vedo su un cartellone che raffigura un treno una grossa scritta che dice CAT così glielo ripeto, anche se non sono certa di avere azzeccato quello giusto, tanto per vedere cosa succede. Lui annuisce e distoglie lo sguardo, annoiato: “allora ce l’ha un nome questo treno, eh? il CAT parte dal binario che è da quella parte, scenda al piano di sotto con l’ascensore verde” conclude, e riprende a fare quello che faceva prima senza dire altro. Beh…benvenuti a Vienna. Mi dispiace trovare una persona così maleducata all’estero, dove invece ho spesso incontrato disponibilità e cortesia. Mentre andiamo ai treni racconto a Luca, che mi aspettava con le valigie in una zona di attesa, tutta la scena e lui scuote la testa dispiaciuto, ma lasciamo perdere subito. Siamo appena arrivati, questa non può essere l’unica faccia di Vienna e non saranno certo tutti così cafoni… Alla fine troviamo il treno giusto da soli, linea S7 della Banhof , e con 3,60 € a testa andiamo da Schwechat fino in città. Scendiamo a Rennweg e da lì raggiungiamo l’Imperial Riding School Hotel in Ugargasse in pochi minuti a piedi. Nevica e l’atmosfera è splendida, come lo è l’hotel di lusso prenotato con l’ottima offerta del pacchetto volo più hotel del sito Lastminute. Una ragazza gentilissima e sorridente ci accoglie al check-in e ci fornisce tutte le indicazioni necessarie in un ottimo inglese. Ci regala perfino un buono per due punch gratis nel bar dell’Hotel come regalo di benvenuto in città. Adesso sì che ci siamo. Portiamo tutto nella nostra camera 146 al piano terra, che è bella e spaziosa proprio come appariva nelle foto del sito, con un fantastico letto Merriott a 6 cuscini coperto da un soffice piumone candido rifinito da uno scaldapiedi bordeaux marriott-bed.jpg, e ci sistemiamo velocemente, per uscire di nuovo alla scoperta del centro città. Prendiamo di nuovo la S7 fino a Wien Mitte, e decidiamo che domani faremo la card valida 72 ore su tutti i mezzi urbani (13,20 € a testa), per risparmiare sugli spostamenti e non avere problemi di biglietti. Scegliamo il centralissimo Stephansdome come prima meta obbligata della giornata, e ancora prima di entrare facciamo un incontro che probabilmente renderà ancora più speciale il nostro soggiorno qui. Un ragazzo con un costume asburgico ci ferma gentilmente proprio davanti all’ingresso del Duomo e ci propone un programma e dei biglietti per un concerto di musica classica e operistica che si terrà domenica sera alla Wiener Imperial Hall. Parla italiano perfettamente e ci spiega che si tratta delle ultime prove che questa piccola filarmonica viennese fa prima dei concerti di Natale e Capodanno, e siamo fortunati perché i prezzi sono ancora buoni prima che arrivino quasi al doppio della cifra nel periodo natalizio. Concerto a parte, ci da un sacco di informazioni su come spostarci, dove mangiare, cosa visitare, e risponde a tutte le nostre domande con grande precisione e cortesia. Restiamo d’accordo con lui che mentre visitiamo la cattedrale faremo un pensierino sulla sua allettante proposta, lo ringraziamo di tutte le dritte utili e finalmente ci togliamo dal gelo della piazza ed entriamo nello spettacolare Duomo di Santo Stefano, l’edificio gotico più importante di tutta l’Austria, che incanta con la sua bellezza medievale. L’interno è grande ma non enorme, questa è forse la chiesa medievale meno alta che io ricordi, ma è comunque bellissima duomo-2.jpg. Purtroppo la navata centrale non è percorribile per il pubblico, si può solo fare il giro esterno, ma si riesce lo stesso ad apprezzare la bellezza del meraviglioso pulpito in pietra scolpito da Anton Pilgram, duomo-3.jpg davvero spettacolare per armonia del disegno e ricchezza delle figure rappresentate, oltre al dettaglio di piccole rane e lucertole che fuggono sul corrimano della splendida scala, a rappresentare la cacciata del Male. Un crocifisso ligneo sospeso pare levarsi in volo davanti ai cancelli dell’altare duomo-6.jpg, dietro al quale è sistemato un dipinto che raffigura il martirio di Santo Stefano. Diverse tombe e cappelle laterali arricchiscono l’interno del duomo, di cui sono visitabili anche le catacombe, e un grandioso organo scolpito duomo-4.jpg occupa tutta l’area al di sopra del portale d’ingresso. Anche l’esterno è bellissimo, con le torri pagane quasi gemelle sistemate ai lati del grandioso portale, ma a colpire maggiormente sono l’altissima guglia della torre gotica meridionale, la “Steffl” (alta oltre 137 metri!) e il fantastico tetto di maioliche verdi e oro che su un lato porta raffigurata l’aquila bifronte degli Asburgo duomo-1.jpg. All’uscita dalla nostra visita ritroviamo il ragazzo di prima e gli confermiamo che ci interessano i biglietti per domenica sera, venire a Vienna per Natale e perdere l’occasione di assistere ad un concerto dal vivo sarebbe un vero peccato! Come dice lui, ci sono almeno 3 cose che si devono fare quando si viene a Vienna: mangiare Wiener Schnitzel e Sacher Torte, visitare castelli e palazzi sfarzosi, e andare ai concerti di musica classica. Acquistiamo i nostri biglietti (30,00 € a testa), con i quali ci viene fornita anche la mappa sulla quale è segnata la sala da concerto interessata e il modo per raggiungerla, e in omaggio riceviamo due coupon per una consumazione gratuita al bar del foyer, perché “gli italiani sono sempre simpatici”, ci dice. Ringraziamo e poi, dato che si è fatta una certa ora e fa un freddo gelido, decidiamo di fare una pausa per pranzo e di raggiungere il piccolo ristorante che ci ha indicato quel ragazzo così gentile, il Porter House, non lontano dalla piazza del Duomo. Lì finalmente ci sediamo, ci riscaldiamo e ci gustiamo la nostra prima Wiener Schnitzel schnitzel.jpg, grande, tenera e ottima ad un prezzo più che economico (12,50€). Dopo mangiato, rifocillati e scaldati, raggiungiamo la Mozart Haus , proprio lì dietro in Dom Gasse, e cominciamo la nostra visita con l’ausilio di un’audioguida in italiano compresa nel prezzo (9,00€ a testa). Il costo del biglietto è forse un po’ troppo alto per questa visita, che comunque, anche grazie alle informazioni dell’audioguida, è molto suggestiva. Nel periodo di quasi tre anni nei quali ha abitato in questo edificio a tre piani, Mozart ha scritto Le Nozze di Figaro e molti altri brani della sua magica musica, e ha ricevuto insieme alla moglie amici, compositori e ammiratori, oltre al suo inquietante padre. Purtroppo gli arredi all’interno sono pochi e, nonostante d’epoca, non sono appartenuti davvero a Mozart, ma ci sono alcuni abiti originali, spartiti, programmi teatrali, ritratti e copie di lettere e volumi suoi o a lui dedicati. Ci sono spartiti sui quali ha scritto di suo pugno annotazioni per i suoi allievi di musica, alcuni strumenti musicali, manifesti e simboli massonici, e in alcune delle stanze la visita è accompagnata dal sottofondo delle sue note geniali. In una delle sale al primo piano, sulla parete di fronte è appesa una gigantografia che riproduce l’immagine della stanza come forse era ai tempi in cui questo grande Genio della musica viveva lì, e al centro si vede il grande tavolo da biliardo che possedeva e sul quale ha anche lavorato oltre che giocato. Immediatamente la mia mente va al ricordo delle immagini del fantastico “Amadeus” di Forman, nel quale effettivamente ci sono alcune scene in cui Mozart compone la sua musica tenendo lo spartito appoggiato direttamente sul panno verde del biliardo. Ho talmente amato quel film dagli interpreti straordinari che ora non mi sembra quasi vero di essere qui, dentro quella stessa casa che conoscevo in quelle scene bellissime, è come essere saltata dentro lo schermo – Alice attraverso lo specchio – è la magia del viaggio, e solo chi lo compie la può conoscere. All’uscita dallo shop, alla fine del giro, ci accoglie il buio del tardo pomeriggio mozarthouse.jpg, insieme al gelo del nord. Ma non ci facciamo caso. La musica infinita di Mozart ancora nelle orecchie, il cappello calato in testa, il naso nelle sciarpe, ci avviamo a piedi verso il centro che ormai è acceso di migliaia di luci natalizie luci-1.jpg. Facciamo un giro per le viuzze suggestive dell’Innere Stadt, sbirciando tra portoni e negozietti, dove tutto è tranquillo e silenzioso, come riservato, e poche auto disturbano il silenzio elegante del luogo. Passeggiamo per un po’ senza meta, prendendo a caso vicoli e stradine, seguendo solo le insegne luminose che ci piacciono di più, le decorazioni più curiose innere-stadt.jpg, le insegne più caratteristiche. Cerchiamo senza troppa convinzione una piazzetta interna dove dovrebbe tenersi un piccolo mercatino di Natale e scopriamo un posto bellissimo circondato da antichi palazzi, dove però c’è solo un chioschetto che vende Punch caldo e piccoli abeti di Natale, con tavolini alti e rotondi per appoggiare le tazze che sono ormai ricoperti da un piccolo strato di neve luminosa. Torniamo piano piano verso il Duomo, con la sua altissima guglia che si vede da qualunque zona della città luci-4.jpg, e passeggiamo sotto l’incredibile pioggia di luci appese per le vie del centro luci-2.jpg, diverse in ogni strada e una più colorata e luccicante dell’altra luci-3.jpg. Sta ancora nevicando fine e il freddo si fa sentire, anche se il maestoso palazzo del Teatro dell’Opera di Vienna, la mitica sede dei Wiener, con le sue finestre illuminate, l’elegante porticato e l’alta cupola a dominare su tutto, non potrebbe essere più raffinato con la neve che lo imbianca delicatamente. Però fa davvero freddo e si è fatta anche una certa ora, così visto che siamo in zona ci facciamo l’ultimo regalo della giornata: una fetta di torta alla caffetteria del mitico Sacher Café insegna-sacher.jpg. Le vetrine lungo la via scintillano di cioccolatini, piccole torte, bricchi e tazze di porcellana vetrina-1.jpg, barattoli di cacao in polvere e confezioni regalo di squisitezze fondenti vetrina-5.jpg, roba da restare incantati come bambini davanti a un negozio di giocattoli vetrina-2.jpg. Lasciamo i giacconi al guardaroba e veniamo accompagnati ad un piccolo tavolino vicino alle finestre sull’esterno, che scegliamo apposta perché ci permette di vedere la strada e la gente che passeggia. Ordiniamo ad un cameriere molto professionale in uniforme scura, e in pochi minuti abbiamo di fronte una meraviglia assoluta: in un piattino di porcellana bianchissima, orlato da un bordo marrone e oro con tanto di logo del Café, fa bella mostra una fantastica fetta di torta al cioccolato ricoperta di glassa liscia come velluto, decorata con il sigillo di Sacher e accompagnata da un candido ciuffo di panna montata sacher.jpg, una delizia già per gli occhi. Il sapore è decisamente all’altezza della sua fama, intenso e profumato, e il gusto è incredibilmente leggero per essere tutto cioccolato fondente, una vera gioia per i sensi. Beviamo tè aromatizzato te-sacher.jpg e ci scaldiamo al calore della stufa sistemata vicino al tavolo, mentre fuori dai vetri la neve continua a cadere sui passanti infreddoliti e magnifici nastri di luci accendono palazzi e strade luci-5.jpg. Restiamo per un po’ a chiacchierare nel locale elegante, decorato con tappezzerie rosse e grandi ritratti con cornici d’oro appesi alle pareti, l’atmosfera è piacevole e rilassante, e finalmente cominciamo a realizzare che siamo davvero qui, ad assaporare la vera Vienna e la sua bellezza raffinata. Non c’è male, come prima giornata di visita. All’uscita il gelo della sera ci aspetta e ci accompagna fino alla metropolitana, e poi fino al treno che in una sola fermata ci riporta nei pressi del nostro albergo. Tutte le luci sono accese anche qui, una piccola slitta con le renne e un albero di Natale illuminano il vialetto a lato dell’ingresso, mentre in fondo alla strada le splendide cupole dorate di una chiesa ortodossa che dovremo scoprire disegnano uno sfondo così magico da sembrare finto cupole.jpg. Rientriamo nella nostra stanza e ci sistemiamo al calduccio, abbiamo molti piani da fare per la giornata di domani prima di metterci a dormire.

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