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Venerdì 15 agosto 2014: Cornish Seal Sanctuary – St Michael’s Mount – Land’s End

La notte scivola via silenziosa sopra al piccolo Paris Hotel, posato sul bordo estremo di questo mare spettacolare che stamani luccica immobile sotto un sole inaspettato. E’ Ferragosto anche quaggiù, dunque.

Facciamo colazione nella sala del ristorante, vuota e silenziosa dopo la confusione di ieri sera, quindi, un po’ a malincuore, raccogliamo le nostre cose e ripartiamo in direzione di Gweek, a solo un quarto d’ora di auto da qui, per una tappa che ci attira molto: il National Seal Sanctuary.

Si tratta di una clinica gestita da un’associazione nazionale del Regno Unito dedicata alla salvaguardia delle foche, che ha tre diverse sedi nel Paese una delle quali è qui in Cornovaglia. Professionisti e volontari si occupano di accogliere, curare, riabilitare e se possibile rimettere in libertà questi bellissimi animali che vivono in numerose colonie naturali lungo la costa. Qui è stato organizzato una specie di ospedale dove le foche restano solo qualche settimana prima di tornare a nuotare in mare aperto, ma dove possono trovare anche un alloggio definitivo se sono rimaste ferite in modo così grave da non poter più essere autosufficienti allo stato naturale. A volte gli animali arrivano qui da strutture meno specializzate o da qualche zoo o parco acquatico che se ne deve liberare, oppure vengono soccorse dai volontari in seguito a segnalazioni di persone che le trovano spiaggiate o ferite lungo la costa. In alcuni casi non possono essere rimesse in libertà semplicemente perché sono state abituate a vivere con il supporto degli esseri umani fin da piccole, e non saprebbero più cavarsela da sole in natura. Per noi che amiamo moltissimo gli animali, questa era una tappa imperdibile. Abbiamo già il biglietto acquistato online, quindi entriamo senza fare la fila e cominciamo subito a esplorare questa sorta di piccolo parco naturale, che offre scorci panoramici bellissimi sul fiume e sulle colline tutte intorno.

Nelle prime vasche, grandi e ben tenute, troviamo due foche comuni con ferite agli occhi, che nuotano placidamente a pancia all’aria scrutandoci incuriosite. Sono piccole ma affusolate e agilissime, si muovono nella vasca con l’eleganza fluida tipica di queste incantevoli creature marine.

Nella vasca della convalescenza ci sono 7 grossi esemplari di foca grigia misti tra maschi e femmine con problemi fisici di varia entità, che difficilmente potranno essere rilasciati in mare aperto. Una ragazza dello staff spiega ai visitatori la storia e i problemi specifici di ognuno di questi poveri animali, che in certi casi hanno trovato qui la salvezza da morte certa. Una delle femmine è completamente cieca a causa di un’infezione agli occhi che è stata curata per oltre un anno, ma che era già troppo grave quando l’animale è stato trovato e sottoposto alle prime terapie. Altre hanno una vista solo parziale o molto danneggiata, sempre a causa di infezioni batteriche o di attacchi di uccelli. Alcune hanno ferite gravi al muso e alla testa causate delle potenti onde dell’Oceano che durante le tempeste le hanno sbattute sugli scogli e una di loro ha subito persino danni cerebrali.

Sono esemplari già di una certa età, alcuni di oltre 30 anni, arrivati qui in età adulta e curati in ogni modo possibile da questi esperti. Ci sono leoni marini, sempre divertenti e vivaci, tanto goffi e pesanti sulla terra quanto filanti e potenti in acqua, e in una vasca meno profonda c’è anche un cucciolo di foca grigia di poche settimane di età, nato qui in cattività, assolutamente adorabile. Sarà grande come un cane di taglia media, ma è molto più paffuto, e ha due occhietti rotondi vispi e curiosi che scrutano dappertutto. A differenza degli altri ospiti lui non ha ancora un nome, ma glielo daranno presto grazie a un sondaggio online fatto tra i visitatori del sito ufficiale del santuario.

Oltre alle foche è stato organizzato un settore riservato a un’intera colonia di pinguini di Humbolt, piccoli e buffi come solo i pinguini sanno essere, e c’è anche uno spazio riservato alle lontre seminascosto nel folto del bosco. Otters! Tra le mie preferite.

Qui incontriamo Starsky e Hutch, due fratelli che stanno sempre insieme, vivono qui da quasi dieci anni e sono fantastici. Restiamo a guardarli gironzolare tra le piante e il ruscello, mentre si rincorrono e giocano facendo rotolare dei sassolini tra le zampe per puro divertimento, e quando arrivano le ragazze con la loro razione quotidiana di cibo, abbiamo la prova di quanto questi piccoli animali siano intelligenti. Entrambi a turno prendono ogni pezzetto di pesce che ricevono dalle inservienti con delicatezza e vanno subito a sciacquarlo nell’acqua limpida del ruscello prima di mangiarlo – e lo fanno con ogni singolo pezzo! Sono davvero animali pulitissimi, a riprova della loro parentela stretta con i procioni. Faccio un bel po’ di foto incantata dalla grazie e dalla dolcezza di questi animali, potrei restare a guardarli per ore.

Nella parte alta del parco c’è una zona adibita a fattoria di campagna dove sono ospitati cavalli, capre, pecore e anche un gatto, per la gioia dei molti bambini presenti. C’è parecchia gente perché fa piuttosto caldo oggi e il posto è bellissimo per una gita o un picnic, che qui si può fare ovunque.

Ci dispiace lasciare questo posto e queste creature bellissime e docili, che fanno del loro meglio per sopravvivere in alle avversità che il destino le ha costrette ad affrontare. Per fortuna hanno trovato sul loro cammino questa questa clinica ben organizzata dove volontari entusiasti si occupano di dare loro una seconda chance. Sono contenta di essere venuta qui e spero che molti visitatori continuino a venire al Santuario e a sostenere, coi soldi del loro biglietto d’ingresso, il lavoro di queste persone così generose.

Dopo la visita al Cornish Seal Sanctuary ci dirigiamo verso sud, a Marazion, per una tappa che mi incuriosisce molto: St Michael’s Mount. L’omonimia con il più famoso Mont St Michel, in Normandia, non è affatto casuale, ed è uno dei motivi per cui siamo arrivati fin quaggiù. Parcheggiamo in una zona vicina alla spiaggia e dopo una breve passeggiata ci troviamo di fronte a un isolotto roccioso circondato dal mare e dominato da un edificio fortificato raggiungibile solo in due modi, a seconda dell’orario: un battello, oppure un lungo sentiero di pietre che si snoda sulla sabbia, ciclicamente sommerso dalla marea due volte al giorno. L’impatto visivo è notevole, e vagamente familiare.

La sagoma dell’isola sormontata dal castello arroccato ricorda davvero il più famoso Mont St. Michel, anche se qui le dimensioni sono ridotte, l’architettura è decisamente meno raffinata, e il fascino oggettivamente più debole. Niente guglie e vetrate istoriate, niente mura di cinta merlate, e un senso di irraggiungibile sacralità decisamente diluito, che smorza di parecchio il pathos che emana da quest’isola britannica gemella di quella francese.

L’isolotto qui è più piccolo, più vicino, più verde, il borgo basso con le sue casette dal tetto a scivolo sembra un paesino del presepe che ha sbagliato stagione, il porticciolo di pietra perfettamente organizzato annulla ogni pretesa di inespugnabilità di questa insolita micro isola. Ma anche se il paragone non regge, resta comunque un luogo interessante, che trova il suo fascino nel suo lato più reale e avventuroso piuttosto che nell’aura mistica e spirituale che si sprigiona dalle mura di pietra dell’abbazia benedettina di Francia.

Il ricordo della nostra visita alla Merveille è legato a uno dei Tour più belli che io e Luca abbiamo fatto insieme, e prima ancora di mettere piede sulla via ricurva che porta all’isolotto di fronte a noi decidiamo che questo posto già ci piace, non fosse altro per il regalo che ci fa di far rivivere in noi quelle memorie così preziose. Di fatto, furono gli stessi monaci benedettini dell’abbazia francese a decidere, nel medioevo, di costruire anche qui una chiesa e un refettorio dedicati a San Michele. In seguito fu aggiunta una fortezza difensiva che poi divenne un castello fortificato, trasformato nel XIX secolo in un palazzo con interni raffinati abitati già dalla metà del ‘600 dalla famiglia St Aubyn, nobili inglesi che nel tempo circondarono il castello di giardini esotici ricchi di piante rare e terrazze panoramiche con vista mozzafiato. Oggi il palazzo è un bene storico posto sotto la protezione del National Trust, che accoglie quotidianamente centinaia di visitatori da tutto il mondo. La nostra tessera di soci FAI ci da diritto all’ingresso gratuito al castello, ma ce lo dobbiamo comunque guadagnare con molta fatica! Il palazzo è sistemato proprio in vetta alla rocca, che dobbiamo scalare percorrendo una serie di ripidi sentieri sassosi e scalinate di pietra – quando arrivo in cima sono già sfinita.

Il castello è molto bello, anche se è ovvio che ha subito modifiche e aggiustamenti, ma la struttura è molto interessante e gli ambienti sono accoglienti e piacevoli, soprattutto la magnifica biblioteca con le pareti completamente rivestite di scafali colmi di volumi. Un cielo scuro di tempesta, il fuoco che scoppietta nel camino, una tazza di tè caldo, un libro aperto tra le mani, mentre la pioggia si rovescia a scrosci nel mare tutto intorno – non dovevano essere poi così brutti gli inverni, quaggiù. E col bel tempo, fuori a godersi i giardini in fiore e la vista incredibile che si gode dal punto più alto del castello, da lasciare senza parole. Chilometri di costa rocciosa ricoperta di verde, mare immenso e immobile, nuvole e vento, una meraviglia.

Anche ai giardini terrazzati, che prevedono un biglietto a parte, accediamo gratis grazie alla nostra tessera di soci FAI. Ci sono alberi spettacolari e una quantità incredibile di fiori e piante grasse lungo i terrazzamenti ai piedi del castello, alcuni dalle forme così particolari che non avevamo mai visto prima. Scoviamo angoli nascosti molto speciali, pietre che segnano luoghi magici legati ad antiche leggende di giganti, cavalieri e dame, come da classica tradizione inglese, e punti panoramici assolutamente incantevoli. Pare davvero di camminare in un territorio di fiaba.


Dopo la visita al castello ridiscendiamo i sentieri ripidi e le scale verso la spiaggia, dove per la prima volta sentiamo molti visitatori parlare italiano, e ripercorriamo la via di pietra sulla quale hanno lasciato le loro reali impronte persino la Regina Elisabetta II e il Principe Filippo nel 2013. Ci fermiamo in un Fish and Chips lungo la via del paese a prendere i nostri cartocci caldi di cibo, e li consumiamo standocene seduti su due grossi scogli della spiaggia che si stende proprio davanti a St Michael Mount, riscaldati da un tiepido sole pomeridiano che annuncia un tramonto infuocato. Non sarà esattamente la Merveille, ma e’ comunque una vista piacevole.

Dopo aver spazzolato il pesce fritto accompagnato da una quantità esagerata di patatine ripartiamo per l’ultima tappa di oggi, che è ancora più a sud, anzi, più a sud ovest di tutto: Land’s End. Oltre questo lembo di terra c’è solo Oceano, fino in America. Parcheggiamo e paghiamo i 3£ obbligatori, quindi entriamo in questa specie di centro turistico che è stato costruito in onore della particolarità geografica del luogo, dove per fortuna i negozi sono già tutti chiusi e il grosso della folla se n’è già andato. Oltre all’ultima locanda d’Inghilterra – o la prima, a seconda da quale parte si arriva – con la relativa ultima cassetta rossa attiva della Royal Mail, ci sono case, negozi (essenzialmente di souvenir), ristoranti, e soprattutto un Heritage Trail Point nel quale i visitatori possono trovare informazioni e mappe dettagliate dei molti sentieri che si snodano qui intorno, a disposizione di tutti coloro che hanno voglia di esplorare quest’area naturale ricca di flora che regala panorami straordinari. E naturalmente, il Signpost simbolo di questo estremo lembo di terra, vicino al quale tutti scattano l’irrinunciabile foto ricordo.

Gironzoliamo lungo il bordo della costa rocciosa ammirando una vista di una bellezza da levare il fiato. Speroni rocciosi, strapiombi vellutati d’erba, campi di erica rosa e violetta, e davanti a noi solo il mare. Oceano a perdita d’occhio, grigio e cupo, quasi immobile, e immenso, con i raggi del sole che lo illuminano a tratti, nascosi in parte dalle nuvole basse. Questo è il punto più a sud-ovest del territorio inglese – dove finisce l’Inghilterra. Oltre queste scogliere c’è solo acqua – e navi, balene, vento, e marinai coraggiosi. E dopo 3147 miglia, New York.

Siamo già stati in posti simili, in Irlanda, in Francia e in Portogallo, terre di frontiera dove la sola unità di misura applicabile è la curva dell’orizzonte, Finis Terrae misteriosi, ultimi brandelli di asciutto prima dell’infinita distesa dell’Oceano che si fa strada liquida verso un altro continente. È sempre una bella emozione sfiorare bordi come questo, e sono contenta di poter aggiungere Lands End alla nostra collezione.

Salutiamo l’Oceano ancora una volta e risaliamo in auto diretti verso nord, lungo la A30. In 45 minuti circa arriviamo nel piccolo centro di Camborne, che sarà solo una tappa intermedia del nostro trasferimento verso i luoghi di visita di domani. Abbiamo prenotato una stanza al Tyacks Hotel, che è più carino del previsto e dove ci danno una camera grande e comoda. Prendiamo qualcosa da mangiare al bar e andiamo a dormire, stanchi per la lunga giornata ma con la mente che già vola alle importanti tappe arturiane che ci attendono. Il trasferimento sarà più lungo del solito domattina, ma d’altra parte, eravamo quasi alla fine del mondo…

19 novembre, 2017 in Viaggi. Commenti: nessuno

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