Venerdì 22 agosto 2014: Kenilworth Castle – Stratford-upon-Avon

Aria freschetta stamattina a Rugby, ma pare che il sole regga. Niente full English per questa volta, qui abbiamo la colazione continentale inclusa così prendiamo toast con burro e marmellata, yogurt, frutta fresca, dolci, caffè, tè e simili, tutto gustato in un ambiente molto accogliente e tranquillo. 

La prima tappa di oggi è il Kenilworth Castle, a una ventina di miglia di distanza dal nostro Lodge. Ci arriviamo presto, non c’è molta gente ancora, e anche in questa occasione sfruttiamo la nostra tessera di soci dell’English Heritage per entrare Free. Del possente castello normanno originario in realtà è rimasto poco, ma quel che c’è basta a dare un’idea dello straordinario fascino che questo luogo doveva avere nei suoi tempi migliori. Gli edifici, per buona parte in rovina, spiccano sul prato verdissimo per il loro colore insolito, una particolare sfumatura di rosso tipica dell’arenaria locale utilizzata per costruirlo, di grande impatto estetico.

Tra le porzioni meglio conservate restano diverse torri massicce e lunghi tratti di mura di fortificazione, altissime finestre gotiche ritagliate in pareti imponenti e un gran salone da ballo, misteriose scale a chiocciola e piccole feritoie che spiano le fioriture colorate di un giardino elisabettiano perfettamente ricostruito. Un’atmosfera genuinamente romantica e suggestiva, che rende questo posto diverso da tutti gli altri già visitati. 

La storia del castello è lunga e importante. La sua origine risale ai primi del 1200 e il suo passato comprende assedi, battaglie e scontri decisivi per gli esiti della famigerata Guerra delle due Rose tra i Lancaster e gli York, che si contesero la corona a suon di duelli all’ultimo sangue e tremende vendette. Ma il suo periodo di maggior fasto è stato durante la seconda metà del 1500, epoca in cui apparteneva a Robert Dudley, I Conte di Leicester e favorito della regina Elisabetta I. La storia racconta che la regina amava (ricambiata) Robert Dudley fin da bambina, ma non poté mai sposarlo in quanto lui non era di origine sufficientemente nobile per una donna della sua importanza politica. Dudley dovette sposare un’altra donna, che in seguito morì misteriosamente, per allontanare qualunque sospetto sui suoi rapporti con la Corona. Elisabetta I lo tenne come suo favorito per anni, gli conferì incarichi e titoli importanti e gli fece molti doni prestigiosi, compresa questa fortezza che lui restaurò e ampliò per renderla adeguata alla sua ospite favorita. Qui la Regina fu accolta più volte durante i suoi viaggi, e rimase famoso soprattutto il suo soggiorno del 1575, con un dispiego di giochi e divertimenti così sfarzosi da divenire quasi leggendari. Si racconta che furono queste feste fantastiche a ispirare a Shakespeare il suo ‘Sogno di una notte di mezza estate’. Quando si dice camminare nella storia….

La fortezza aveva grandi mura di cinta collegate al castello da un ponte di pietra a più arcate e un enorme bacino artificiale d’acqua era stato scavato tutto intorno al complesso di edifici. Oltre il lago si trovava la foresta di Arden, uno dei più grandi boschi di quercia dell’Inghilterra dell’epoca, in cui la Regina amava andare a cacciare i cervi. Facciamo una passeggiata nel giardino elisabettiano, le cui aiuole fiorite perfettamente disegnate, la grande voliera e la fontana in marmo sono frutto di uno studio meticoloso che ha cercato di ricostruire quest’area esattamente com’era ai tempi di Elisabetta I, investigata sulla base di antichi documenti storici arrivati fino a noi.

Nella mostra allestita all’interno di una delle aree create da Dudley, che è stata usata fino agli anni ‘60 come abitazione privata, visitiamo una bella esposizione di oggetti tipici della Golden Age: dipinti, riproduzioni di manoscritti, ritratti, abiti e tutto quello che può aiutare a ricostruire l’atmosfera che si viveva qui ai tempi in cui si svolse la storia dell’impossibile amore di Elisabetta e Robert. Anche una regina assoluta come Elisabetta I, signora di un impero grandioso e personaggio potente più di chiunque altro nel suo tempo, dovette piegarsi al suo destino e sottomettersi alla legge della casta, costretta a rinunciare al suo unico amore per dedicarsi al suo dovere di guida del suo popolo.

Il fascino tipicamente ‘romantico’ di questo posto fu poi diffuso enormemente nell’800 da Sir Walter Scott grazie al suo romanzo storico ‘Kenilworth’, che raccontava dell’infelice vicenda d’amore di Dudley ed Elisabetta I e della morte misteriosa della prima moglie di lui, il cui enorme successo tra il pubblico dei lettori dell’epoca accese di nuovo i riflettori su questo importante luogo storico inglese.

Un luogo affascinate legato alla storia di una delle più grandi e potenti regine della Corona inglese.

Da Kenilworth arriviamo in una mezz’ora alla seconda tappa di oggi, che è una di quelle che aspettavo con molta impazienza: Stratford-upon-Avon. Oh God….here we go.
La nostra base per due notti è un b&b molto bello, la Moonraker House, e il proprietario Morris – è proprio il suo nome, da non credere oggi… – ci accoglie con grande gentilezza e ci fa sistemare subito anche se siamo arrivati con un po’ di anticipo sull’orario del check-in. La nostra stanza è la Rosalynd, effettivamente tutta rosa, comoda e pulitissima, e il b&b è a 10 minuti di passeggiata dal centro cittadino, per cui non abbiamo neppure bisogno di spostare la macchina. 

Il paese è minuscolo e molto caratteristico, la via principale è una bella strada pedonale sulla quale si affacciano negozietti tipici davanti ai quali passeggiano molti turisti. Entriamo in un caffè e facciamo una pausa per un lunch veloce, quindi proseguiamo fino al centro culturale che si occupa della gestione delle visite alle case legate alla storia della famiglia di Shakespeare e della loro conservazione. Morris ci ha dato un librettino turistico su Stratford e ci ha mostrato la pagina che da diritto all’ingresso di 2 persone al prezzo di 1 se si fa il Pass per la visita di tutte e 5 le case, che vale 1 anno. Mostriamo la pagina alla cassa del centro shakespeariano e la ragazza conferma: non solo un Pass costa molto meno dei 5 singoli biglietti sommati insieme, ma con questa promozione acquistiamo 1 Pass e ne otteniamo 2. Excellent. Paghiamo un totale di 23,00£ circa ed entriamo subito nella casa più importante, lo Shakespeare’s Birthplace, la casa dove il Bardo nacque il 23 aprile 1564. Oh God… ho il cuore in gola, non mi sembra vero di essere qui.
La casa, che si affaccia sul corso principale, è in stile Tudor, con la facciata color nocciola e il classico graticcio fatto con travi di quercia, ed è organizzata su 2 livelli più un sottotetto. Il percorso iniziale ci fa passare attraverso una piccola esposizione di oggetti legati alla storia della famiglia di Will, che comprende mappe dell’area di Stratford, registri e volumi dell’epoca. Un grande albero genealogico è stato disegnato su una parete per illustrare i rami principali che componevano la sua famiglia, e in una teca è conservata persino la base di una colonna in pietra che faceva certamente parte della casa originale al tempo in cui era abitata dagli Shakespeare.

Qui è esposto il famoso ‘seal ring’, un anello d’oro a sigillo con su incise le iniziali WS circondate da ghirigori elisabettiani. La storia di questo piccolo anello è piuttosto misteriosa e contribuisce ad accrescere la leggenda che circonda la vita del grande Poeta. Fu ritrovato nel 1810 da un contadino in un campo vicino alla Holy Trinity Church, in una zona che il Bardo frequentava regolarmente per i suoi affari pubblici e privati. Da quel momento sono stati cercati ovunque, nei registri locali, documenti legali relativi alla famiglia di Shakespeare che potessero riportare un sigillo con quel particolare disegno, nella speranza di poter affermare una volta per tutte l’originalità del gioiello e la sua definitiva appartenenza al famoso Poeta, purtroppo però sono state ricerche ad oggi ancora senza fortuna. Non sembrerebbe un gioiello moderno fatto in secoli successivi e semplicemente dedicato alla memoria del drammaturgo, sia per la foggia originale che per il tipo specifico di anello, il cui sigillo ufficiale sarebbe stato inutilizzabile da chiunque tranne che dal Bardo stesso, ma fino ad ora non si sono neppure trovate prove decisive che sia davvero appartenuto a Will. Però a vederlo è bellissimo, e chi, come me, in certe cose crede per fede, ci mette un attimo a vedere questo piccolo gioiello raffinato adornare la mano del Bardo mentre fa scivolare sui fogli una piuma intinta nell’inchiostro, nell’atto di trascrivere i suoi versi immortali.

All’interno della casa vera e propria siamo accolti dalle solite volontarie, signore gentili e preparate che rispondono a ogni curiosità con grande entusiasmo, e che qui indossano abiti rigorosamente elisabettiani. Le stanze sono semplici, piccole, con pavimenti in pietra, soffitti a travi di legno e tappezzerie magnificamente decorate alle pareti. I mobili sono dell’epoca o, più spesso, copie moderne di arredi simili a quelli che Will poteva avere a quel tempo nella casa dei suoi genitori. Tavoli con panche di quercia e stoviglie in peltro, grandi focolari per cucinare e combattere il freddo, finestrelle con vetri a losanghe, tessuti e tappeti colorati a rallegrare i piccoli ambienti.

La camera padronale ha un bel letto a baldacchino con un buffo letto di scorta sotto, che viene fuori come un cassetto, dove di solito dormivano i bambini di casa, e una piccola culla di legno chiaro è sistemata vicino alla finestra. Pare che Will sia nato proprio in questa casa, al piano di sopra, anche se non si sa in quale camera esattamente. Quella che adesso è chiamata la Camera della Nascita fu scelta senza nessun reale criterio storico dal grande attore shakespeariano del settecento Garrick, al quale fu fatto l’onore simbolico di decidere a sua personale discrezione in quale di questi ambienti il più grande drammaturgo del teatro inglese di tutti i tempi trasse il suo primo respiro.

La Camera di Nascita, da quel momento, divenne meta di pellegrinaggio dei devoti ammiratori del Bardo provenienti da ogni luogo e appartenenti a ogni ceto sociale, da semplici appassionati a critici, attori, scrittori e persino membri della Royal family, e molti dei visitatori più importanti presero presto l’abitudine di lasciare la loro firma sui vetri della finestra della stanza, a ricordo del loro passaggio qui. Ecco com’è che ci si può ritrovare nella stanza dove nacque Shakespeare a cercare di districare i nomi di Sir Walter Scott o Charles Dickens, Irving o Lord Tennyson in un incredibile garbuglio di sottili ghirigori d’inchiostro tracciati sui piccoli pannelli di vetro opaco, in una litterary full immersion da sogno.

A pianterreno si trova una ricostruzione del laboratorio artigiano del padre di Will, John, che era mercante di lana e produttore di guanti in pelle da uomo e da donna di alta qualità, il cui lavoro preciso e raffinato fu molto apprezzato dai nobili del tempo e gli garantì una certa fortuna economica. Lo dimostrano facilmente anche la dimensione e il livello di qualità degli arredi di questa casa non certo tipici delle abitazioni più modeste del tempo. Qui Will visse con i suoi genitori, i fratelli e le sorelle fino a 18 anni, quando si trasferì in una casa tutta sua dopo le nozze con Anne Hathaway, una ragazza 26enne che abitava poco fuori dal paese e che lui aveva corteggiato molto appassionatamente, tanto che le cronache riportano che di fatto si trattò di un matrimonio riparatore…

Alla fine del giro usciamo nel piccolo giardino sul retro, dove ci sediamo sulle panchine sistemate in mezzo al roseto per goderci alcuni brani di commedie shakespeariane recitate da due giovani attrici in costume dell’epoca. Un modo perfetto di congedarsi da questo luogo storico così emozionante.

Dallo Shakespeare’s Birthplace ci dirigiamo alla vicina Nash’s House, la casa di Thomas Nash ed Elisabeth Hall, la nipote di Shakespeare, figlia di sua figlia Susanna e di John Hall. Si tratta di una bella casa Tudor che al tempo confinava direttamente con lo Shakespeare New Place, la casa signorile che Will si fece costruire qui quando i proventi dei suoi lavori teatrali messi in scena a Londra cominciarono a farsi interessanti. Purtroppo l’edificio non esiste più, ad un certo punto fu abbattuto e sostituito da un bel giardino molto curato, che è ancora oggi visitabile.

La casa dei Nash è spaziosa e semplice ma ben arredata, con un bellissimo pavimento in mattoni a lisca di pesce e ampie finestre che danno sul verde tutto intorno. Immancabile il busto scolpito in legno del famoso nonno di Elisabeth, conservato nel salone principale.

Qui troviamo anche una piccola mostra didattica di oggetti simbolo legati ai principali lavori teatrali del Bardo, che comprendono il teschio e il pensatore per Hamlet, gli anelli e i vasi di pozioni velenose per Romeo and Juliet o il crogiolo e i gioielli reali per Macbeth.

Il giardino che si trova ora dove un tempo sorgeva il New Place è un tripudio di fiori e aiuole colorate, ben delimitate da vialetti geometrici e decorate da sculture che ricordano i personaggi delle tragedie principali. Con questo bel sole di oggi, è una visita veramente piacevole.

La terza casa che visitiamo in paese, anche questa raggiungibile a piedi, è Hall’s Croft, in direzione della chiesa di Holy Trinity, che era la casa di Susanna e di suo marito, il dottor John Hall.

Già dall’ingresso si capisce subito che era la casa di una famiglia facoltosa: grande, elegante, luminosa, con un graticcio bellissimo all’esterno e mobili notevoli all’interno. Benché non siano realmente appartenuti alla famiglia ma siano solo dei pezzi d’epoca, riescono a ricreare perfettamente l’atmosfera del tempo: poltrone, scrittoi, madie, letti, credenze, cassapanche, ritratti, focolari, tutti pezzi di grande pregio corredati da suppellettili in peltro, piatti, vasi, calici, tappeti, copriletti ricamati e candelabri di grande raffinatezza.

C’è anche un piccolo studio medico con vasi di pozioni ed erbe essiccate, testi scientifici, strumenti in vetro e ottone e un bello scrittoio.

Nel giardino c’è un gelso così grande che si è piegato sotto il suo stesso peso e sta quasi disteso sul prato, e probabilmente ha anni quanto la casa stessa.

Lasciamo questa bella casa con un po’ di rammarico, domandandoci se e quanto queste antiche stanze potrebbero davvero raccontare della vera vita di Will se potessero parlare. Pochi minuti di piacevole passeggiata nella campagna intorno a Stratford ci portano poi all’ultima meta di oggi, che è anche l’ultima tappa della vita del Bardo: la chiesa di Holy Trinity, sistemata in una bella area verde lungo le sponde del fiume Avon.

In questa semplice chiesetta parrocchiale, che è probabilmente la più visitata di tutto il Regno Unito, Shakespeare è stato battezzato, si è sposato (copie dei certificati ufficiali di questi riti sono esposti in una bacheca), ha battezzato i suoi due figli, e ha assistito al funerale del suo unico figlio maschio Hamnet morto a soli 11 anni. Qui si sono svolti anche i suoi funerali il 25 aprile 1616 e qui è stato sepolto insieme ad altri membri della sua famiglia. E qui siamo venuti finalmente anche noi, a portargli il nostro doveroso omaggio.

La struttura della chiesa è quella classica, in mezzo a un prato-cimitero con vecchie tombe sparse in giro, mura in pietra e una grande guglia appuntita sul campanile. All’interno ci colpiscono un bellissimo coro scolpito, un grande organo in legno e belle vetrate istoriate che illustrano le storie dei santi.

Ma la parte che tutti sono qui per vedere (previo extra ticket di 2,00£ a testa) è quella dell’altare maggiore, davanti al quale sono disposte le 5 tombe della più famosa famiglia inglese dopo quella reale: Anne, William, Susanna, suo marito John Hall e Thomas Nash, il primo marito di Elisabeth, figlia di Susanna, che invece è sepolta altrove perché dopo essere rimasta vedova di Nash si risposò in seconde nozze e si trasferì al nord lasciando Stratford definitivamente.

Ed eccoci qua dunque, alla fine simbolica e anche effettiva del nostro pellegrinaggio shakespeariano, davanti al luogo dove lo possiamo finalmente incontrare. La tomba di Will è la seconda da sinistra, segnalata da un cordone blu posato a terra a delimitare il perimetro della semplice pietra che la ricopre. A non saperlo, sembrerebbe la tomba di un uomo qualunque. Magari uno molto religioso, o molto ricco, per avere avuto l’onore della sepoltura proprio davanti all’altare maggiore, ma insomma, non è che ci siano monumenti imponenti o particolari sfoggi di maestosità a sottolineare l’immortale grandezza dell’artista eccelso che questa tomba ha l’onore di ospitare. Anzi. Solo una semplice lapide a livello del suolo, sistemata accanto a quella della moglie e degli altri suoi familiari, tanto che il cordone blu sembra proprio stare lì a facilitare il compito dei visitatori che cercano di identificare, tra queste 5 lapidi uguali, proprio quella che racchiude i resti mortali di uno dei più grandi Spiriti della Storia dell’Uomo.

L’unico particolare insolito, benché quasi invisibile, tanto che sul momento ci si fa appena caso, è l’epitaffio inciso sulla pietra, che a leggerlo lascia un po’ perplessi. Non è una preghiera, e neppure una delle sue citazioni immortali, come ci si potrebbe aspettare, ma una sequenza di 4 versi che somigliano a una vera e propria maledizione, un monito oscuro che minaccia in maniera inquietante chiunque pensi di venire a scavare questa tomba e spostare le ossa che contiene. Si direbbe che ha funzionato, visto che il Bardo è ancora qui in questa piccola parrocchia di paese, e non nella Westminster Abbey o in qualche mausoleo più grandioso in mezzo a personaggi degni del suo calibro.

Un piccolo busto di Will in pietra colorata c’è in effetti, un po’ più in alto sulla parete a sinistra, donato da alcuni colleghi scrittori qualche anno dopo la sua morte come tributo al suo genio. Pare che, essendo stato ordinato da artisti che lo avevano conosciuto personalmente, dovrebbe effettivamente somigliare al vero Will: un po’ stempiato, baffetti e pizzetto scuri, un viso ovale e appuntito che ricorda vagamente quello di un moschettiere, una posa un po’ rigida delle spalle e un bel vestito elegante. Non un capolavoro di busto, a dire la verità. Ma con delle bellissime mani. Chissà se erano davvero la cosa di lui che più si notava, incontrandolo. Probabilmente sì.

Comunque. Questo è quello che ci resta oggi di visibile del Bardo. Tutto il resto è da immaginare. Da leggere, ascoltare, interpretare, per cercare di capirci qualcosa di più di questo viaggio da umani che ci è dato di fare. Paradossalmente, la sua tomba, che segna il luogo eterno della sua morte, è l’unico elemento tangibile del fatto che lui sia realmente vissuto, in questo luogo e in quel tempo. Da questo punto fermo finale, piazzato in fondo al nostro giro come un’ancora di pietra inesorabilmente aggrappata al mondo fisico, si può risalire via via lungo i luoghi e le persone della sua misteriosa vita, così che acquistino sempre maggior spessore e consistenza, per restituirgli la loro stessa sostanza di sogno. Farewell, Will. I can no other answer make, but thanks, and thanks; and ever thanks.

Le altre case le visiteremo domani, per oggi basta così. Siamo stanchi, ma contenti delle cose viste. Torniamo lentamente in paese passeggiando in silenzio, ancora presi dalla commozione intensa suscitata dall’incontro eccezionale che abbiamo appena fatto. Ci sono posti che sono davvero molto più speciali di altri.

Ceniamo all’Old Garrick Inn, un locale bellissimo e pieno di fascino sistemato in fondo al corso principale del paese, che è anche il più antico pub di Stratford, con un’ottima beef pie per me e pollo con salsa e cheddar cheese per Luca, tutto eccellente.

Ci prendiamo il nostro tempo a tavola nel nostro angolo comodo e tranquillo, abbiamo voglia di chiacchierare e di non muoverci da qui per un po’, pervasi da quella sensazione mista di esaltazione e spossatezza che lasciano addosso le emozioni forti. Quando rientriamo al b&b per farci un caffè prima di andare a dormire, fuori si sta già facendo scuro.

Good night good night, parting is such sweet sorrow that I shall say good night till it be morrow…

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