Venerdì 6 agosto 2016: Anglesey sea zoo – Llanfair – Plas Newydd – Holyhead

Ed ecco confermato che anche in Galles, come nel resto del Regno Unito, non si usano le tapparelle. La giornata è soleggiata e la camera è piena di luce già alle 6 del mattino. Vabbè, vuol dire che il tempo è buono oggi, e possiamo andare in giro senza rischi di pioggia. Facciamo colazione da Phil, la nostra prima Full English che si rivela ottima e abbondante, poi salutiamo e partiamo in direzione Anglesey, a una quarantina di chilometri da Llandudno. Dobbiamo cominciare a familiarizzare con le indicazioni scritte in doppia lingua, e subito appare ovvio che il gallese è estremamente difficile… ma dove hanno lasciato tutte le vocali..?

Anglesey in effetti è un’isola situata all’estremità nord occidentale del Galles alla quale si accede tramite un ponte stradale in pietra che attraversa lo stretto di Menai, una striscia di terra già conosciuta dai romani che arrivarono qui nel I secolo dopo Cristo. Un’invasione che probabilmente per loro fu una roba da ridere, la terra di fronte è proprio lì davanti, se allunghi la mano la puoi quasi toccare per quanto è vicina. L’isola dell’isola, sempre quel quid di meraviglia in più.

Andiamo a vedere un Acquario, un sea zoo molto famoso in questa zona, anche se naturalmente non può essere molto grande, visto dove siamo. Luca profetizza che qui avranno si e no tre pesci rossi nella boccia, ma invece poi ci divertiamo molto a fare il giro delle vasche e a fotografare numerosi esemplari di pesci e crostacei tra i più disparati.

Aragoste enormi, granchi, sogliole, calamari, razze, anemoni, stelle marine, cernie, c’è molta varietà per essere un sea zoo così piccolo.

Gli incontri più belli sono due per noi: le meduse, fantasmi trasparenti che vagano nella vasca scura come nebbiolina che emerge dallo spazio profondo.

Gli ippocampi, millenari cavalieri alieni chiusi dentro alla loro armatura appuntita, che riposano il riposo del guerriero con le code avvinghiate a fili sottili di alghe, per non essere trascinati via dal movimento dell’acqua. Spettacolari.

Una bella vasca grande comprende un meccanismo che riproduce il movimento e il suono inconfondibile delle onde che si infrangono eterne sugli scogli, con un effetto di spruzzi, schiuma e profumo di salsedine molto efficace.

In fondo al giro, prima dello shop e del bagno più divertente incontrato finora, troviamo le nursery dove vengono cresciuti i piccoli delle varie specie presenti, una vasca con le razze e, appesa sopra alla vasca, la riproduzione in cartapesta di un enorme esemplare di squalo con la bocca spalancata, così grande da farci agghiacciare di paura anche a essere fuori dall’acqua. Spielberg ci ha rovinati tutti per sempre, ormai…

Dopo aver lasciato l’acquario ci spostiamo in un pesino a pochi chilometri di distanza, che in effetti non avrebbe nulla di particolarmente attraente di per se’ se non fosse per il suo nome. Questo infatti è universalmente riconosciuto come il paese con il nome più lungo d’Europa e il secondo più lungo al mondo, dopo quello di un posto sperduto nella lontanissima Nuova Zelanda .del mondo di sotto E’ anche il più impronunciabile direi, non solo per la sua sconsiderata lunghezza ma anche per la sua composizione fonetica. Comunque, già al secondo giorno qui abbiamo capito che il Gallese è una lingua complicatissima in cui sembra che a un certo punto abbiamo perso le vocali da qualche parte e siano stati costretti ad arrangiarsi mettendo insieme le parole usando più consonanti possibile, con risultati non difficili da immaginare. Per ora ho imparato solo una parola: ARAF, cioè slow-rallentare, che sta scritta sulla strada prima di ogni incrocio o di ogni rotonda. Parecchie volte, quindi. E poi naturalmente Cymru [‘kәm.ri], che significa Galles.
Il paese col nome impronunciabile è detto Llanfairpwllgwyngyll per praticità, e già questo la dice lunga sull’idea gallese di semplificazione. Comunque il luogo è carino, e l’edificio della stazione con il nome infinito scritto sul muro ci regala una foto divertente e particolare da riportare a casa.

Facciamo un giro in un grande mall proprio lì nella piazza e poi ripartiamo per l’altra meta di oggi, Plas Newydd (New Hall in gallese), a 5 minuti di auto. Il palazzo in questione è un bene gestito dal National Trust per cui abbiamo diritto all’ingresso gratuito grazie alla tessera del FAI, anche se di fatto la signorina alla cassa non ne sa nulla né sa dove cercare per verificare che le cose stiano effettivamente così, quindi si fida semplicemente della nostra parola. Dice che non le capitano molti italiani in visita e tanto meno tessere come la nostra ma non vede perché dovremmo dirle una cosa falsa, e alla fine entriamo free in buona fede, molto contenti della fiducia che ci dimostra.

Questa casa era la residenza dei Marchesi di Anglesey, ceduta al NT nel 1976, ed è una magione molto bella e raffinata del XV secolo catalogata a livello 1 nel registro dei beni storici e culturali britannici, immersa in un parco enorme posato sul bordo del mare.

Dopo aver attraversato una parte di giardino arriviamo all’ingresso del palazzo, aperto al pubblico, e mentre stiamo per entrare siamo testimoni di un piccolo incidente. Il signore davanti a noi sta spingendo la moglie su una sedia a rotelle su per la rampa di ingresso messa per ovviare ai gradini, ma siccome la rampa è particolarmente stretta e la signora sulla sedia è piuttosto robusta, nel momento in cui una ruota esce dalla guida della rampa, la sedia si ribalta all’indietro e lui non ce la fa a reggerla, finendo per farla cappottare con un botto che spaventa tutti. Accorrono subito un addetto della casa e un signore che era lì in visita, e anche Luca naturalmente, e tutti insieme con un po’ di fatica ritirano su la sedia e la riportano sul terreno pari, fuori dalla trappola della rampa troppo stretta. La signora è un po’ spaventata povera donna, ma neanche troppo tutto considerato, e comunque non si è fatta nulla, per cui tutti insieme riprovano a spingerla e alla fine riescono a farla salire oltre ai gradini e dentro l’ingresso della villa, nella soddisfazione generale. Meno male che è finita bene, e la signora ha dimostrato un vero aplomb britannico!

La casa è molto elegante, ancora perfettamente ammobiliata e piena di ritratti e oggetti appartenuti ai marchesi Anglesey. Attraversiamo camere da letto riccamente decorate e complete di bagno attrezzato, guardaroba e caminetto, salotti con morbidi divani e preziose porcellane sparse in giro, e un grande studio con una bella libreria a parete e una scrivania enorme ricoperta di carte, volumi, appunti e fotografie di ogni tipo. La sala da musica è elegante e accogliente, con tanto di pianoforte e grammofono a puntina, e su una parete troviamo un’opera molto particolare che è anche il quadro inglese più grande ancora esistente, dipinto da Whister, che era spesso ospite dei suoi amici marchesi, verso la fine degli anni ’30. E’ una veduta a trompe-l’oeil del parco della villa con le montagne della Snowdonia in lontananza, ville e chiese in stile romantico ottocentesco, e un grande porto che si affaccia sullo stretto di Menai, molto caratteristico.

Un signore che fa da guida nella casa racconta che Henry William Paget, proprietario dell’antica dimora, prese parte alla campagna napoleonica come stretto collaboratore nientemeno che del Duca di Wellington dimostrandosi un valoroso comandante di cavalleria durante la battaglia di Waterloo . Fu proprio il suo eroismo a valergli il titolo di Primo Marchese di Alglesey. Purtroppo però, durante gli scontri sul campo Paget fu colpito da una palla di cannone e perse una gamba, mentre suo fratello – sempre in quella battaglia – perse un braccio, tanto che poi entrambi erano soliti dire che Napoleone era costato alla loro famiglia “an arm and a leg”, da cui forse l’origine di questo tipico modo di dire inglese. La cosa interessante è che in seguito il Marchese si rifiutò assolutamente di andare in giro con una gamba di legno rigida che lo avrebbe fatto zoppicare malamente, per cui si fece costruire, primo al mondo, una protesi in legno con le articolazioni mobili al ginocchio, alla caviglia e all’alluce, riuscendo così a camminare quasi normalmente e divenendo un vero pioniere della medicina prostetica. La notizia di questo suo successo medico si sparse in fretta e, dopo di lui, tutti coloro che potevano permetterselo si fecero fare una protesi simile, che rimase la miglior soluzione disponibile fino a dopo la seconda guerra mondiale, quando la medicina fece passi avanti sufficienti per riuscire a offrire di meglio alle persone colpite da questo tipo di invalidità. C’è una bella mostra napoleonica nella villa, con ritratti, documenti, divise, armi e oggetti originali d’epoca, e tra questi – inaspettata reliquia profana – c’è anche la famosa prima protesi in legno e viti metalliche in bella mostra in una teca, insieme ad alcuni abiti e oggetti appartenuti al marchese. Insolitamente originale, e di sicuro interesse storico.

Il parco intorno alla villa è molto grande e bellissimo, ci sono piante di ortensie enormi e alberi centenari, una casa di legno sull’albero di dimensioni sorprenti e una terrazza fiorita che straborda di fiori colorati, veramente spettacolare.

C’è persino una zona riservata agli scoiattoli rossi, creaturine incantevoli che riesco a fotografare mentre raccolgono i semi da una piccola mangiatoia appesa a un albero.

Siamo stanchi quando raggiungiamo la tea room per un meritato spuntino. Prendiamo un Cream Tea completo di scones, clotted cream e marmellata, e ce lo gustiamo con calma prima di finire il giro del parco.

Quando usciamo, dopo la visita ai giardini, alle pecore e al percorso di sopravvivenze che Luca si diverte a provare mentre io scatto foto in giro, il cielo si è ulteriormente scurito e minaccia pioggia.

Ripartiamo verso nord-ovest e dopo neanche mezz’ora attraversiamo un altro ponte che ci porta in una situazione ancora più strana: siamo sull’isola dell’isola dell’isola, a Holyhead, una mini isoletta di fronte ad Anglesey. Il b&b di stasera è grande e pulitissimo, vicino al mare, con getori molto accoglienti.

Siamo stanchi e si è raffrescato, per cui lasciamo le nostre cose e andiamo subito a cercare qualcosa da mangiare nei dintorni della casa per rientrare in fretta. Il locale che avevo scelto su internet non ha posto purtroppo, quindi riprendiamo la macchina e andiamo verso il centro del paese, e troviamo subito un pub tipico che ci piace molto, il Kings of Arms. L’uomo che lo gestisce è un rappresentante tipico dei proprietari di pub inglesi, tranquillo ma con la battuta pronta, e i suoi avventori non sono da meno. Parlare con loro è come stare in una sit com, un’esperienza assolutamente divertente. Una volta accertato che oltre alla birra locale ci daranno anche da mangiare (fish and chips, of course), ci sediamo e ci godiamo l’ospitalità gallese, che è davvero eccellente.

Rientriamo mentre la pioggia comincia a sbrizzolare, il che non è incoraggiante. Speriamo che smetta, perché domani dovremmo fare un’escursione e ci serve un bel tempo. L’uomo del pub ha promesso che sarà bella, e noi ci vogliamo credere.

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