Sabato 19: Hofburg – Tierengarten di Schönbrunn – Mercatino di Marie Theresien Platz
2 febbraio, 2010 - in: Viaggi - Commenti: nessuno
Il cielo è basso e bianco stamattina al nostro risveglio, la giornata che ci aspetta ha tutta l’aria di essere un’altra di quelle assai gelide. Imbacuccati in giacconi cappelli e guanti aspettiamo il nostro treno sulla pensilina della stazione di Rennweg per andare in centro, quando un signore alto di mezza età ci fa la prima bella sorpresa della giornata. Mentre consultiamo la mappa dei treni, si avvicina e ci chiede se abbiamo bisogno di aiuto. Domanda dove dobbiamo andare con una gentilezza che non avevamo ancora conosciuto nella gente del posto, e si offre di darci le indicazioni che ci possono essere utili per orientarci. Allora esistono anche qui le persone cortesi e disponibili! Gli sorridiamo grati parlando volentieri del nostro programma di oggi e ascoltiamo le sue indicazioni dettagliate con molto piacere, contenti di avere finalmente l’occasione di rivalutare gli abitanti di questa città. Saliamo sul treno tutti e tre insieme e mentre andiamo verso il centro scambiamo due parole sul freddo intenso di questi giorni, che per lui è abbastanza normale, anzi ci dice che Hofburg è veramente “magnifico” quando nevica. Al momento di scendere alla nostra fermata lo salutiamo e lo ringraziamo più volte, mentre lui ci raccomanda di non dimenticare le sue indicazioni. Anche se non lo sa, ci ha fatto fare pace coi viennesi in pochi minuti e ha già reso la nostra giornata una di quelle da ricordare. Da Wien Mitte cambiamo metro e arriviamo a Hofburg con facilità, e quando ce lo ritroviamo davanti, col suo ingresso imponente e austero
, capiamo che quel signore aveva ragione, la neve rende il palazzo meraviglioso e suggestivo come non mai. Andiamo prima di tutto alla caffetteria per fare colazione, con croissant e caffellatte viennese buonissimo
, e poi alla biglietteria, dove scegliamo di fare il Sissi ticket (22,50 € a testa), il biglietto d’ingresso combinato che comprende l’entrata agli Appartamenti imperiali, al Museo di Sisi e al Museo delle Argenterie di corte, e in più include il Grand Tour del Castello di Schönbrunn che faremo prima di ripartire. Il biglietto pare un po’ costoso lì per lì ma comprende l’audioguida in italiano per tutto il giro e ci permetterà di evitare di perdere tempo nella lunghissima fila di visitatori che di solito c’è a Schönbrunn, quindi è comunque preferibile farlo subito. Il giro comincia dal Museo delle argenterie dove sono conservati stoviglie, centrotavola, piatti, bicchieri, serviti, candelabri, vassoi, porcellane che facevano parte del corredo reale della corte asburgica al tempo di Sissi.
Fin dalle prime sale si intuisce la straordinarietà di questa collezione impressionante e per me, che ho un debole per le porcellane, è una vera festa per gli occhi. Raffinatissimi serviti dipinti a mano pezzo per pezzo,
luminosi e preziosi, intere serie di piatti e sottopiatti ricoperti d’oro zecchino, cristallerie scintillanti,
tovagliati di candido lino purissimo, e poi incredibili candelabri ed enormi centrotavola dorati straordinariamente decorati di foglie, riccioli, ramage floreali, putti, animali, da rimanere storditi per la ricchezza dei dettagli e la perfezione della lavorazione.
Immaginarli completati da dozzine di candele accese, fiori freschi, piramidi di pasticcini appena sfornati e panini profumati è facilissimo, e bello.
Ci sono enormi serviti creati apposta in occasione delle nozze di membri della famiglia reale con decorazioni preziose come quadri,
ma anche ceste da viaggio con piatti e bicchieri più semplici per un pranzo all’aria aperta, e un bellissimo servito bianco e blu decorato con un delfino che la famiglia imperiale utilizzava durante i suoi viaggi sullo yacht Miramare, col quale raggiungeva l’amata villa di Corfù “Achilleion” per le vacanze al mare. In una teca sono conservate le posate d’oro dell’Imperatrice Maria Teresa, create apposta per lei in un unico modello personalizzato al tempo in cui ancora non era d’uso avere serviti da centinaia di pezzi tutti uguali.
Nella stessa sala resto incantata davanti ad una zuccheriera bianca con la coppa e il tappo completamente ricoperti da angeli e fiori in rilievo
, mentre non lontano da questa è esposto un servito da tè giapponese del ‘700 tutto dipinto sui toni delicati del blu e rosso lacca
, di una raffinatezza e un’armonia da lasciare senza parole. In un’altra sala sono esposti alcuni tovaglioli piegati con la tecnica dell’origami, con la quale si ottenevano pesci, cigni e uccelli che servivano a decorare in maniera ancora più scenografica la tavola apparecchiata.
Ogni minimo dettaglio attira il mio sguardo appassionato di questo genere di oggetti, ma tra i serviti che mi colpiscono di più c’è sicuramente quello chiamato “dei nastri verdi”
, uno straordinario lavoro delle manifatture di Sèvres dono del Re di Francia a Maria Teresa. Zuppiere e piatti sono abbellite da un doppio nastro di un verde brillante e delicato allo stesso tempo che corre tutto intorno ai bordi dei pezzi finemente lavorati,
decorati da scene classiche e motivi floreali dai colori pastello ispirati ai dipinti di Boucher. Fantastico. Ma come spesso accade nelle esposizioni, il pezzo più prezioso è lasciato alla fine. E’ nelle ultime teche infatti che è esposto un incredibile servito da dessert in porcellana inglese Minton, che fu persino premiato nell’esposizione di Londra del 1851. Le zuppiere, le alzate, le ciotole, i vassoi, le coppette sono arricchite da delicatissime figurine di biscuit che si armonizzano perfettamente con i decori dipinti di azzurro chiaro e oro, mentre gli splendidi trafori e i rilievi rendono ogni singolo pezzo un vero capolavoro.
Dopo la grande esposizione il servito completo fu acquistato dalla Regina Vittoria in persona, che ne mandò una parte in dono all’Imperatore Francesco Giuseppe come segno di amicizia.
Ma, come pare ovvio anche solo a guardali, nessuno di questi pezzi straordinari fu mai davvero utilizzato a corte durante i pranzi di stato, perché la sua fragilità era pari solo alla sua bellezza, e non sarebbe stato possibile farne un uso pratico senza rovinarlo per sempre.
Alla fine del giro lasciamo tutte quelle meraviglie di porcellana e cristallo e passiamo a visitare il museo di Sissi, una parte del palazzo di Hofburg completamente dedicata alla vita dell’Imperatrice e al suo mito personale. Qui sono raccolti oggetti, ritratti, abiti, gioielli ed effetti personali appartenuti a questa che fu una delle donne più belle e famose della seconda metà dell’ottocento, e che fu una figura controversa e per certi versi anomala rispetto alle donne del suo tempo. Il privilegio di diventare la protagonista di una delle più importanti corti reali d’Europa ebbe come prezzo la perdita della libertà personale, e Sissi non accettò mai fino in fondo questo ruolo, sentendosi costretta e a disagio in una vita che fondamentalmente non aveva scelto lei. A soli 15 anni divenne la bellissima fidanzata e poi la moglie adorata del giovane imperatore Francesco Giuseppe, che però necessariamente non trascurò mai nessuno degli innumerevoli impegni che il suo ruolo gli imponeva, lasciando di fatto Sissi continuamente sola e vittima delle esagerate aspettative della corte. Il suo spirito libero la portò a viaggiare molto, a leggere e studiare lingue e letterature di altri paesi e scrivere poesie, a navigare per mare e a cavalcare, senza però mai trovare un vero senso alla sua esistenza agitata. La sua bellezza era effettivamente straordinaria e lei era cosciente in una maniera assai moderna dell’ascendente che questa le dava sulle persone, tanto che faceva di tutto per mantenere al meglio il proprio fascino. Aveva grandissima cura dei suoi lunghissimi capelli e del suo corpo, seguiva diete rigide e faceva sport per tenersi in linea, e viaggiava portando con sé la sua scatola della farmacia piena di creme e belletti ma anche di polveri e lozioni per curare la sua depressione. La morte per suicidio del figlio Rodolfo, trentenne unico erede al trono d’Austria, fu l’ultimo grave lutto che fece sfumare per sempre qualunque possibilità di serenità, rendendo la sua una vita straordinaria e triste allo stesso tempo. Durante uno dei suoi tanti viaggi scrisse una frase nella quale mi riconosco moltissimo, e che descrive esattamente anche la mia passione per i viaggi: “Le mete dei viaggi sono interessanti soltanto perché c‘è il viaggio che le unisce. Se dovessi arrivare da qualche parte e sapessi che mai più nulla potrebbe separami da quei luoghi, il mio soggiorno in un paradiso diverrebbe l‘inferno.“ Se non altro, fare un giro in questo piccolo museo serve a scoprire che il personaggio frivolo e superficiale che Hollywood ci ha tramandato con i film biografici su Sissi non corrisponde alla realtà, e che quello della bellissima principessa innamorata e felice nella meravigliosa corte viennese è decisamente un altro falso mito creato dal cinema. In una delle ultime sale è esposta la piccola lima che fu l’arma utilizzata da un anarchico italiano per assassinare l’Imperatrice in una via di Ginevra, un’arma assurdamente minuscola e inadeguata, e invece sufficiente a ferirla in maniera gravissima al cuore e a porre fine alla sua vita in poche ore. La nostra visita continua con la terza e ultima sezione del palazzo, quella degli appartamenti imperiali, le stanze private nelle quali la famiglia imperiale viveva nei mesi invernali. Ci sono lavori di ristrutturazione in corso in alcune sale, ma si riesce comunque a farsi un’idea di come doveva funzionare all’epoca in cui il castello di Hofburg era la sede della dinastia Asburgo, e quindi del Sacro Romano Impero. Attraversiamo una fila di sale, salotti, piccoli studioli, camere da letto più piccole di quanto ci aspettassimo e saloni da pranzo arredati con pezzi originali dell’ottocento, decorati da tendaggi drappeggiati e pareti rivestite di tessuto. Bellissime sono le finestre ampie e alte che aprono alla vista sui giardini ora innevati, mentre nell’appartamento di Sissi ritroviamo effettivamente una stanza che si può considerare di fatto una piccola palestra, con la spalliera, gli anelli appesi sotto la porta, attrezzi vari e un lettino per i massaggi. Il tutto circondato da mobili pregiati, quadri di foto alle pareti e vasi da fiori sparsi in giro. Nella sala da bagno c’è persino una bilancia pesapersone in metallo bianco, con la piccola base che porta i segni di un lungo uso. Tra le stanze da attraversare c’è la sala delle udienze, dove il Kaiser incontrava due volte alla settimana tutti coloro che desideravano parargli o ringraziarlo di qualcosa, e poi il suo piccolo studio, dove spesso pranzava da solo in maniera frugale per non rubare tempo prezioso ai suoi impegni politici. Passiamo anche attraverso l’appartamento dello Zar Alessandro, ospite in queste stanze proprio in occasione delle riunioni delle teste coronate di tutta Europa che dovevano spartirsi il continente dopo il Congresso di Vienna. L’ultima è una sala da pranzo apparecchiata per il pasto della famiglia imperiale, con porcellane e cristalli, alzate di pasticcini e centrotavola carichi di fiori, e con il dettaglio del tovagliolo posato su ogni piatto ripiegato in un modo particolare, a formare una specie di ventaglio di piccole nicchie di tessuto nelle quali sono inseriti piccoli panini di forme diverse. Pare che questa speciale piegatura dei tovaglioli sia esclusivo privilegio della famiglia reale e nessun altro possa utilizzarla, tanto che solo 2 persone in tutta Vienna conservano il segreto della sua realizzazione. E’ sorprendente come il dritto imperiale si manifestasse fin nei più piccoli dettagli quotidiani. All’uscita dagli appartamenti reali scopriamo che mentre facevamo il nostro giro ha cominciato a nevicare, e ora è tutto bianco. Il signore di stamani aveva ragione, la neve rende il palazzo
e tutto l’ambiente assolutamente suggestivo e magico
. Sono quasi le due e non c’è segno che la nevicata si debba interrompere a breve,ma proviamo lo stesso a proseguire con il nostro programma di oggi, perché quello che ci aspetta è troppo speciale per lasciar perdere. Raggiungiamo Schönbrunn con poche fermate di metro e superiamo il mercatino già aperto per inoltrarci nel parco
fino quasi in fondo, camminando svelti e infreddoliti nella neve già alta
con una meta ben precisa, il Tiergarten
. Ora, è vero che gli zoo non sono luoghi da celebrare e che, da grandi amanti degli animali come noi siamo, generalmente preferiamo sapere che vivono liberi e tranquilli nei loro habitat d’origine invece che chiusi in gabbie in luoghi e climi per loro inadatti, ma appena abbiamo letto sulla guida che nel Tiergarten di Vienna ci sono due Panda giganti non c’è stata più storia né ragionamento che tenesse: dovevamo cogliere l’occasione di vedere questi meravigliosi animali dal vivo in tutti i modi, o non ci saremmo mai perdonati di aver perso un’occasione come questa. Facciamo il biglietto senza dover fare nessuna fila (14,00€ a testa, costoso come tutti gli zoo purtroppo) e neanche tre minuti dopo siamo proprio lì, davanti al loro grande recinto, incantati. Due splendidi esemplari camminano nella neve tranquilli, annusando qua e là e ciondolando pacifici. Li guardo senza quasi respirare per paura che si spaventino e si allontanino, non riesco a credere di avere queste meravigliose creature davanti agli occhi. Quasi mi dimentico persino di scattare delle foto, la luce è strana e il riflesso è intenso, e loro si muovono in due zone differenti. Sembrano molto pacifici, uno si siede vicino ad un albero per un po’, con quel modo di fare buffo, per poi rialzarsi e passeggiare fino al bordo del laghetto ghiacciato davanti a noi e poi di nuovo indietro, mentre anche l’altro si riavvicina, e sono entrambi dolci e morbidi, meravigliosi. Non sono grandissimi, ma sono perfetti, con il pelo lungo e quell’andatura dondolante tipica. Dalla barriera in vetro bassa dove ci siamo sistemati li vediamo perfettamente, vicini e fantastici, così incantevoli che potremmo restare a guardarli per ore. La neve cade fine e sottile tutt’intorno, gli alberi e i tronchi sistemati per farli arrampicare sono ormai bianchi, mentre l’aria è fredda e immobile. Dopo un po’ capiamo che i due orsi, che sono una coppia, hanno un buon motivo per indugiare in questa zona. E’ quasi l’ora del loro pasto, e infatti due guardiani aprono una porticina e li fanno rientrare in una specie di corridoio che li fa sparire ai nostri occhi. Restiamo un po’ delusi ma cerchiamo un modo per poterli vedere ancora, e scopriamo una cosa che non sospettavamo, e che ci rende questo zoo ancora più gradito. Viste le temperature rigide di questa zona d’Europa, tutte le gabbie hanno sia uno spazio esterno che uno al chiuso dove gli animali si rifugiano nei mesi freddi, e che è accessibile anche per il pubblico, così che anche chi visita lo zoo in inverno può vederli da vicino senza che nessuno debba soffrire per il gelo. Giriamo sul lato dell’edificio e troviamo delle porte in legno con grandi maniglie, che tiriamo per entrare dentro. Un calore e una luce piacevolissimi ci accolgono, e siamo subito davanti ad una parete di vetro che ci divide da una ricostruzione della foresta di bambù dei panda, con alberi, germogli e piante. Lì ritroviamo il primo dei nostri orsi, seduto di spalle al vetro, intento a sgranocchiare di gusto lunghi rami flessibili pieni di foglioline verdissime. Anche questa è una caratteristica strana dei panda, che contribuisce forse a farne dei beniamini di tutti: sono grandi e potenti, con artigli e muscoli da predatori feroci, e poi hanno quel buffo muso bianco con gli occhi cerchiati di nero e mangiano solo foglioline di bambù. Come si può non adorarli? Restiamo un po’ lì al caldo a goderci la compagnia dei panda che pranzano, mentre altri visitatori entrano ed alcuni bambini si incollano ai vetri incantati a guardare questo insolito spettacolo. Gli orsi si sono seduti comodamente tra le piante, con la schiena appoggiata ad un grosso tronco e rivolta verso il vetro, così che non possiamo vederli di fronte. Un cartello su un lato della parete spiega che i panda hanno imparato a sedersi con le spalle ai visitatori perché troppe persone continuavano a ignorare il divieto di utilizzare il flash per fotografarli lasciandoli abbagliati e spaventati, e così loro hanno trovato una soluzione rifiutandosi di guardare verso le macchine fotografiche. Hanno fatto benissimo secondo me, il rispetto è un diritto fondamentale per tutti, panda compresi. Osserviamo i loro gesti precisi e semplici, mentre raccolgono i lunghi rami di bambù con le grosse zampe artigliate e li sgranocchiano come grissini, ma a guardare bene il loro profilo, quando mordono il ramoscello di legno si intravedono denti affilati e potenti. La cosa più buffa sono comunque le orecchie, grandi, mobili e rotonde, che sembrano disegnate col pennarello nero sulla testa bianca come in un cartone animato perfetto. Fanno venire voglia di toccarle, e di darci una grattatina. Chissà se apprezzerebbero, o se invece farebbero fare alle mie dita la stessa fine dei rametti di bambù… In ogni caso l’impressione che questi grossi orsi danno è tutt’altro che inquietante o aggressiva. Mi fanno venire in mente, invece, che se siamo qui a fissarli come oggetti rari è solo perché lo sono davvero. Questi animali sono praticamente quasi estinti in natura, non riuscirebbero a sopravvivere e a riprodursi in numero sufficiente per garantire la continuità della loro specie senza il controllo umano, e questo proprio a causa dell’azione dell’uomo che ha alterato l’equilibrio del loro ambiente, modificato il loro habitat, sterminato le generazioni passate con una scelleratezza e una irresponsabilità vergognose. Adesso si cerca di rimediare al male fatto dando asilo e sicurezza ai pochi preziosi esemplari rimasti, ma alla fine chi paga lo sciagurato comportamento umano sono comunque loro, e il prezzo che pagano per la sopravvivenza è la libertà. Vedere queste creature meravigliose così da vicino e pensare che stanno scomparendo fa proprio venire il magone in gola…
Dopo qualche foto all’interno ci decidiamo ad uscire per visitare anche il resto dello zoo, che dalla piantina sembra molto grande. Passiamo vicino al recinto dei leoni, che ci regala una insolita immagine di questi animali africani tranquillamente immersi in un paesaggio di neve e silenzio, e apprezziamo particolarmente la possibilità di avvicinarci fino al vetro che ci divide da loro. Una giovane leonessa è ritta lì davanti a me, a non più di mezzo metro, solo il cristallo spesso ci divide, ma posso vedere ogni minimo dettaglio del suo muso e dei suoi occhi gialli e luminosi, lo sguardo attentissimo, gli artigli nascosti delle zampe, i muscoli rilassati e pronti a scattare.
Un piccolo sbuffo bianco esce dalle sue narici umide a ogni respiro, la neve le ha imbiancato appena il pelo ambrato sulla schiena ma lei non ci fa minimamente caso, ha voglia di giocare, e tiene d’occhio un giovane maschio che non si decide ad avvicinarsi abbastanza da poterlo attaccare.
Appena lo fa lei si lancia all’attacco, e un attimo dopo si rotola nella neve con lui, che le sfugge con un’agilità incantevole. Il recinto dei leoni è grandissimo, ed effettivamente dopo un breve giro ci rendiamo conto che tutti gli animali hanno enormi spazi esterni ed interni a disposizione, questo è decisamente lo zoo più bello e organizzato che abbiamo mai visto, passare una giornata qui nella stagione estiva deve essere davvero piacevole. Continuiamo a passeggiare nel gelo candido del primo pomeriggio, in un silenzio irreale rotto solo dalle voci di rari bambini che gridano entusiasti a ogni nuova apparizione degli animali. Vicino ai leoni, in uno spazio chiuso da una rete d’acciaio anche sul lato superiore, le tigri siberiane sembrano perfettamente a loro agio sotto la neve che cade,
e giocano azzuffandosi con gli stessi esatti gesti che chiunque abbia avuto dei gatti in casa ha visto un milione di volte, solo che queste qui sono belve alte più di un metro per oltre 200kg di peso e hanno zanne abbastanza potenti da sbranare un uomo in pochi secondi. Lì vicino troviamo la zona degli ippopotami, e in un interno caldissimo e umido scopriamo tre enormi esemplari distesi e addormentati, grandi come non ne avevo mai visti, immobili come statue.
Nel tempo che stiamo lì non muovono un muscolo, non aprono un occhio, non spostano una ruga, incredibile. Dormono e basta. Sembra che abbiano intenzione di restare così fino alla prossima primavera. I pinguini e le foche invece sembrano decisamente a loro agio a questa temperatura, ![]()
e anzi si fanno beatamente il bagno nella piscina mentre un inserviente getta loro del pesce per pranzo. Passiamo dai recinti di varie specie di orsi,
uccelli,
zebre, ed entriamo in una gigantesca struttura dove stanno al riparo diversi elefanti africani, enormi e placidi, in un ambiente così caldo e confortevole che ad uscire di nuovo ci vuole davvero molto coraggio. Cerchiamo di capire dalla cartina come si raggiunge il recinto dei lupi, animali che adoro, ma dopo un po’ di giri capiamo che sono sistemati in una specie di grosso bosco in cima alla collina, parecchio lontano da dove ci troviamo, e purtroppo è quasi l’ora di chiusura quindi dobbiamo desistere, sarà per la prossima volta. Passiamo a salutare i koala, e scopriamo che una coppia di questi animali deliziosi se ne sta su un grosso ramo a riposare al caldo,
sono così paffuti e teneri che fanno venire immediatamente voglia di prenderli in braccio. Alla fine ci avviamo verso l’uscita e facciamo un giro nello shop, dove i tanti scaffali sono stracolmi di pupazzetti di peluche
che riproducono tutti gli animali dello zoo e rendono l’ambiente allegro e coloratissimo.
Una parete di fondo del negozio è tutta in vetro ed è collegata con lo spazio riservato ai fenicotteri, e infatti da lì riusciamo a vedere un intero gruppo di questi elegantissimi uccelli che stanno in piedi in una grande vasca d’acqua bassa, cercando cibo sul fondo col becco.
E’ strano vedere questi grossi uccelli al chiuso, con un tetto sulla testa e mura tutt’intorno, eppure, nonostante l’ambiente anomalo e un po’ triste, il loro straordinario colore aranciato illumina l’aria come un fuoco acceso in un camino. Quando usciamo fuori sono passate da poco le 4 e mezzo, ma l’aria si sta già facendo scura. Attraversiamo di nuovo il parco di Schönbrunn immerso nel gelo, è quasi buio eppure la neve rende tutto luminoso e candido. Siamo davvero congelati, adesso che l’entusiasmo per la vista degli animali sta passando ce ne rendiamo meglio conto, e abbiamo fame. Così ci fermiamo al mercatino del castello, nel piazzale affollato di bancarelle illuminate, bimbi che giocano con la neve e genitori che si scaldano con tazze di Glühwein bollente. Individuiamo immediatamente le nuvole di fumo che salgono da uno dei grandi chioschi centrali, segnale di cibo in cottura, e ci uniamo alla fila in attesa del nostro turno. Poco dopo abbiamo le mani cariche di vassoietti di pollo croccante e cartocci di riccioli di patatine fritte sottilissime e arrotolate in una maniera strana e deliziosa. Comunque, con la fame che abbiamo mangeremmo anche germogli di bambù. Troviamo un posticino per sederci nell’atrio del castello, davanti a quella che in orario di apertura è la biglietteria, e finiamo tutto ridendo, cercando di infilzare in qualche modo le crocchette fritte con delle specie di piccoli stecchini di legno che scivolano giù dai guanti. Qualcuno ci lancia strane occhiate, probabilmente non è uso qui vedere persone che mangiano sedute sui gradini di un portone chiuso, e certamente non è un comportamento molto elegante, ma siamo veramente sfiniti e non possiamo stare oltre in piedi al freddo, i viennesi si dovranno adattare per qualche minuto. Dopo lo spuntino e una breve pausa di riposo usciamo di nuovo sulla piazza e ci concediamo due tazze di punch bollente – che ci vuole proprio per riscaldarci davvero in tutto questo gelo – scegliendo aromi di frutta. A dire la verità il Glühwein non è esattamente la nostra bevanda preferita a cose normali, ma in questo momento è perfetta, bollente, aromatica e sufficientemente alcolica per rinfrancarci fin nelle ossa. Dopo aver bevuto restituiamo le tazze, riprendiamo la nostra cauzione e facciamo un giro esplorativo anche di questo mercatino, che è decisamente affollato. Credo proprio che dalle nostre parti, in una giornata così gelida non si troverebbe una sola mamma disposta ad uscire di casa con un bambino piccolo solo per venire al mercatino a passeggiare, invece qui è pieno di bimbi che corrono liberi, si rotolano a terra e si lanciano palle di neve, alcuni anche senza cappelli e guanti, e sembrano perfettamente a loro agio e felici. Forse le mamme italiane sono davvero le più apprensive del mondo, o forse domani la metà di questi bimbi sarà a letto con la febbre… Giriamo per le bancarelle e scopriamo molti oggetti carini, piccole decorazioni in legno intagliato, in ceramica, in vetro, ma anche bottiglie di liquore distillato artigianalmente, biscotti e dolci natalizi confezionati con fiocchi, profuma biancheria fatti con pigne o rametti di legno e frutta seccata, decorazioni per la casa in panno, scaglie di sapone o ferro battuto, e bellissime palline in vetro dipinte in maniera fantastica.
Un altro mercatino che valeva la pena visitare, senza dubbio. Se solo fosse meno freddo… E’ già buio quando torniamo in centro, facciamo un giro a Stephansplatz ancora bellissimo e illuminato in modo suggestivo, e scegliamo di cenare in un locale tipico della città vecchia, Griechenbeisl detto anche “Der liebe Augustin”, come indica la bella insegna antica fuori dall’ingresso.
Questa Beisl tipica esiste dal 1447 e da qui sono passati moltissimi grandi musicisti come Beethoven, Schubert, Wagner, ma anche scrittori come Mark Twain, e poi uomini politici, pensatori e artisti di vario genere. Il posto è affollato ma carino, e la cena ottima, bollito tipico con verdure per Luca e zuppa con ravioli e bacon croccante per me. L’ambiente è molto piacevole, la maggior parte dei tavoli è occupata da turisti, ma il servizio è veloce e abbastanza cortese, e mentre mangiamo vediamo passare quelli che devono essere di sicuro i piatti di Wienerschnitzel più grandi del mondo… Anche il caffè è passabile, e ci fa finire la serata in modo piacevole. Con poche fermate di metro siamo di nuovo al nostro hotel, illuminato da cascate di lucine,
e passiamo accanto alla chiesa ortodossa con le cupole dorate che luccicano nell’aria gelida della sera, tanto da farla sembrare un castello di fiaba.
Rientriamo nella nostra stanza calda per riposare dopo tutte le emozioni della giornata, e già siamo impazienti di vivere quelle che ci attendono per domani.
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Magie
17 gennaio, 2010 - in: Persone - Commenti: nessuno
Non ho mai visto questi occhi quando erano così giovani, eppure sono occhi che conosco perfettamente, gli stessi che mi hanno seguita per tutto il tempo della mia infanzia. Guardarli per me è come guardare lontano, all’inizio di moltissime cose. Pensare a lei è come pensare a un’origine. Una radice. Non sono più una bambina da tempo ormai, e quegli occhi non ci sono più da qualche anno, ma non è cambiato nulla dentro al mio cuore.
E’ che le nonne hanno questa specie di potere magico, di non cambiare mai ai nostri occhi anche quando siamo cresciuti. Restano sempre nonne, anche se noi non siamo più bambini da un pezzo. Una magia. Un segreto che sanno solo loro. Forse è anche per questo che le amiamo tanto – perché il loro gesto magico di restare nonne fa rimanere bambini anche noi. Un diritto che abbiamo solo ai loro occhi. Non si può non amare una persona capace di darti questo. Di restituirti un tempo che è stato felice in un modo che non ritorna.
Se non hai più una nonna, non sei più una bambina. E’ come se ogni nonna che se ne va si portasse con sé i suoi bambini, lasciandoci soli, e grandi.
Però, se continuiamo ad amarle e a tenerle sempre vive nel nostro cuore, allora il tempo che passa non potrà fare niente, non riuscirà mai a togliercele, questa è la nostra piccola parte di magia.
Non ho perso nessuna di tutte le cose che mi ha insegnato, non ho perso il suono della sua voce, né la carezza della sua mano. Non perderò mai la luce dei suoi occhi. Spero che lei non perda mai il mio grazie.
Auguri, nonna.
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Venerdì 18: Votivkirche – Rathaus – Mercatino di Natale – Albertina – Oberes Belvedere
13 gennaio, 2010 - in: Viaggi - Commenti: 2
E’ dura alzarsi dal lettone morbido e caldo del Merriott quando fuori fa così freddo, ma troppe cose ci attirano in centro per perdere tempo in hotel. Alle 9,30 abbiamo già fatto la nostra tessera da 72 ore da utilizzare su tutti i mezzi pubblici di Vienna e siamo già in viaggio verso la Innere Stadt. Il cielo è bianco e cadono minuscoli fiocchi di neve di quando in quando, ma fa così freddo che non ce la fa neppure a nevicare come si deve. Andiamo direttamente alla Votivkirche con la U-bahn, che si utilizza sullo stesso modello delle metro di altre capitali europee, ed è decisamente più pulita e tranquilla di altre che abbiamo preso. L’unica differenza che ci pare di notare è che non si deve fa passare il biglietto in nessun lettore ottico o sistema simile per avere accesso ai treni, si entra e basta, e si tiene il biglietto pronto in caso di controlli del personale di servizio. Non avevamo mai sperimentato nulla di simile per ora, vedremo se in tutte le stazioni funziona semplicemente così. Stiamo cominciando ad orientarci meglio anche con la cartina, e gestire le fermate da scegliere per raggiungere le varie destinazioni con i diversi mezzi a disposizione sta diventando meno complicato, anche perché le distanze da percorrere non sono così ampie. La Votivkirche è molto bella
, anche se è solo in stile neogotico ma fu costruita nella seconda metà dell’ottocento come ringraziamento a Dio per aver preservato la vita dell’Imperatore Francesco Giuseppe I dopo un attentato. L’esterno, dominato dalle due torri gemelle dalle guglie altissime, è ricco di finestroni a sesto acuto dalle vetrate colorate, anche se purtroppo sono in corso importanti lavori di restauro, e una gigantesca impalcatura decorata dal sorriso sornione di George Clooney che beve un caffè ricopre buona parte della facciata. L’interno è ampio e lineare
, tutto spinto verso l’alto, reso luminoso grazie alle ampie superfici vetrate
. Un ricco baldacchino in stile gotico racchiude l’altare tra colonnine ritorte e riccioli in pietra, dando al tutto un’aria mistica e antica insieme
. All’uscita della chiesa, proprio sui gradini, sono in vendita alberi di natale di ogni misura, abeti verdissimi e profumati che non aspettano altro che essere portati in un casa calda e venire decorati con luci e palline di tutti i colori. Camminiamo per meno di un centinaio di metri a ovest del portale e raggiungiamo il lato del palazzo del Rathaus
, il bellissimo municipio simbolo di Vienna davanti al quale viene allestito il mercatino natalizio più famoso della città. Come in un gigantesco Adventskalendar, le finestre del grande palazzo sono state oscurate con dei drappi blu segnati da numeri dall’1 al 24 e ogni giorno ne viene scoperto uno, nel più classico dei conti alla rovescia che porterà i viennesi – e tutti quanti – al giorno di Natale. Uno dei calendari dell’Avvento più eleganti – e grandi! – che mi sia mai capitato di vedere. I banchetti davanti al palazzo sono già aperti nonostante il freddo intenso, ed espongono decorazioni di tutti i tipi e i materiali, dal vetro al legno, dalla resina alla lana, dalla cartapesta al metallo, luccicanti e coloratissime.
Giriamo un po’ tra le casupole di legno incuriositi da ogni cosa, passando da una all’altra senza fretta e sorridendo a tutti i venditori infreddoliti
. Nevischia appena e non c’è molta gente, se non fosse per il freddo gelido sarebbe la condizione ideale per godersi il mercatino senza la confusione che di solito regna in queste occasioni. Tra i banchi più spettacolari ci sono quelli dei Gluwein e dei dolciumi tipici, che oltre ad avere un aspetto delizioso, con squisite glassature di zucchero colorato e di cioccolato, sono certamente i più enormi che abbiamo mai visto
. Alla fine cediamo ad un paio di krapfen alti almeno 6cm e dal diametro di almeno il triplo, ripieno di crema il mio e di marmellata di albicocca quello di Luca. Il sapore è grandioso almeno quanto lo è l’aspetto… Facciamo un giro dei giardini qui intorno, dove gli alberi più alti sono decorati da addobbi e luci, e poi entriamo all’interno del Rathaus dove alcune sale sono state dedicate ad una serie di workshop per bambini e nelle quali decine di alunni delle elementari stanno già lavorando ai loro piccoli manufatti natalizi. Restiamo un po’ all’interno a curiosare per riscaldarci e riprenderci dal freddo e decidiamo che è meglio cominciare ad andare verso l’Albertina, il mercato lo abbiamo girato tutto e non è il caso di stare ancora all’aperto con questa temperatura. Decidiamo di prendere la U-bahn a una diversa fermata, più comoda per salire sulla giusta linea per l’Albertina, e passeggiando passiamo davanti alla Karlskirche
con le sue alte colonne scolpite a spirale che fronteggiano la piazza, sulla quale è in allestimento un altro piccolo mercatino ancora chiuso. Ci sono anche dei piccoli recinti con animali di fattoria, tra i quali una casetta di legno dalla quale fa capolino una buffissima pecora a pelo lungo che indugia sulla porta, incapace di convincersi a lasciare il tepore dell’ovile per il gelo dell’aria esterna
. Prendiamo la U-bahn e usciamo a Karlsplatz dalla parte del teatro dell’Opera, e prima di risalire notiamo qualcosa di veramente incredibile: sopra l’ingresso dei bagni pubblici, vicino alle scale dell’uscita, c’è un’insegna decorata che dice “Opera Toilet mit Musik”, ed effettivamente, dall’interno dei bagni elegantemente dipinti di rosso e oro come le balconate dell’Opera, arriva una fantastica musica di valzer a volume molto alto. Roba che ti fa venire voglia di lasciar perdere qualunque posto dove stavi andando e qualunque cosa che stavi facendo per cominciare a danzare sulle note di Strauss proprio lì davanti ai bagni, sottoterra, in mezzo al via vai frettoloso della gente che passa, tra ombrelli che gocciolano e trascinar di valige. Surreale, e fantastico…
E’ evidente che la Musica fa proprio parte del DNA di questa città incredibile. All’uscita passiamo ancora di fronte all’Operastadt e dopo poco ci ritroviamo davanti al palazzo che stiamo cercando. L’Albertina (biglietto 9,00€ a testa) è uno dei musei più importanti della città, soprattutto per quanto riguarda le arti grafiche, nel quale è allestita in questo periodo la mostra dal titolo “Impressionismo. Dipingere la luce.” che abbiamo deciso di visitare.
Non c’è troppa folla, e ce la possiamo godere tranquillamente fino in fondo. Straordinarie bambine di Renoir dalla pelle di velluto (ma perché Renoir qualunque cosa dipinga, sembra che dipinga fiori?), una meravigliosa marina di Monet con piccole barche tirate a secco sulla spiaggia di Etrétat, l’intimità pallida delle donne al bagno di Degas, un mazzo di asparagi di Manet luminoso come un raggio di luce lunare, la sensualità inquietante di un giovanissimo ragazzo di Gauguin, un Van Gogh insolito dai toni delicatissimi di azzurro e rosso chiaro, un manifesto della Jane Avril di Toulouse-Lautrec che più francese non si può, e poi Sisley, Seurat, Signac, ci sono tutti, e sono tutti pezzi notevoli. Resto per un po’ ipnotizzata davanti ad una piccola tavoletta di legno sottile, di non più di 25cm per 10, sulla quale il genio assurdo di Van Gogh ha inventato una minuscola marina, una barchetta e un pezzetto di mare, un cielo pulito e un niente intorno, e un’aria così pura e profumata e perfetta da lasciare incantati. La fisso e so che questa volta è questa, tra tutte le meraviglie presenti qui, la cosa che vorrei portarmi a casa. Alla fine del lungo giro, durante il quale ci siamo nutriti l’anima di bellezza, ci accorgiamo che anche il nostro stomaco comincia a reclamare il suo meritato nutrimento, visto che sono già le due passate e dopo il krapfen di stamattina non abbiamo mangiato più nulla. Così usciamo e ci fermiamo al primo banchetto che incontriamo fuori, dove ci dedichiamo a un paio di hot dog di dimensioni veramente ragguardevoli.
Fa ancora freddo ma non nevica, quindi mangiare all’aperto non è un vero problema, basta tenere su i guanti e muoversi un po’, perfino il piccione che viene a becchettare le nostre briciole pare saperlo bene. Notiamo che nella base del furgoncino degli hot dog sono inseriti addirittura tre diversi cestini per la raccolta differenziata di rifiuti, uno per la carta, uno per le bottigliette di plastica e le lattine e uno per il generico. Un’organizzazione eccellente anche in una situazione così precaria come un banchetto per la strada, un ottimo segnale di educazione civile che ci colpisce positivamente. Dopo lo spuntino riprendiamo la U-bahn e scendiamo a Südtirolerplatz per raggiungere il Castello del Belvedere, che come quasi tutti i musei e i negozi in città chiude alle 18, il che è la ragione del nostro pranzo veloce, per evitare di perdere tempo prezioso per la nostra visita. Scegliamo l’ingresso all’Oberes Belvedere (9,00€ a testa) , la parte superiore del castello, dove sono esposte le maggiori opere di Klimt che siamo qui per vedere.
Lasciamo i cappotti al guardaroba e saliamo la scala che porta alle sale di esposizione, e poco dopo ci ritroviamo in un imponente salone a pianta circolare dal tetto a cupola, tutto decorato di marmi e stucchi, davvero bello e completamente vuoto, con solo uno strano cartello messo su da un lato, scritto a grossi caratteri stampatello: “YELL AS LOUD AS YOU CAN, NOW!” Pare si tratti dell’opera di un autore austriaco che invita i visitatori a rompere le regole classiche del comportamento da tenersi in luoghi di cultura come questo per dare sfogo alla propria energia e “interagire” con il castello stesso, che a modo suo continua a rispondere al richiamo dei suoi ospiti. Non passa neanche un minuto che abbiamo la prova concreta di questa teoria, quando un paio di ragazzi entrati dopo di noi non si fanno pregare e raccolgono l’invito del cartello con entusiasmo, lanciando un urlo a tutta voce che un paio di secondi dopo riecheggia nella volta della cupola in un suono basso e cupo, strisciante, come il respiro di un drago infastidito. Un effetto insolito, in un luogo dove non te lo saresti mai aspettato. Dopo il terzo grido che riecheggia roco nella volta diventa evidente il perché. Proseguiamo tra le sale alla ricerca di opere più consistenti, e siamo subito ricompensati da una collezione straordinaria di pezzi di Schiele e Klimt, che non avevamo mai avuto modo di ammirare dal vivo in altri musei. E invece vale la pena, decisamente. Le donne di Klimt incantano dal vivo, perfette e sensuali, sofisticate e spontanee, elegantemente naturali. Il suo capolavoro, il Bacio, appare come una visione nella teca a fondo nero nella quale è conservato, un abbraccio infinito di luce sospeso in un’ombra d’oro. Restiamo per un po’ nella sala ad ammirare la perfezione di quest’immagine che, nonostante inflazionata dalle innumerevoli riproduzioni ispirate al Liberty che si trovano ovunque anche da noi, dal vero ha la capacità straordinaria di trasmettere l’energia e la bellezza e il senso di esclusività incondizionata dell’Amore assoluto. Così assoluto che chi guarda si ritrova inesorabilmente tagliato fuori dal mondo onirico dei due amanti, sufficienti a sé stessi, origine e senso di tutto il loro universo fisico e spirituale, ignari di tutto il resto e disinteressati a qualunque altra cosa che non siano loro. L’Amore perfetto che tutti sognano, rappresentato in uno splendore di luce e bellezza davanti ai nostri occhi. Così convincente e vero che non si può fare altro che crederci. Vale la pena affrontare la paura di volare e altri insignificanti disagi, per venire ad imparare delle lezioni così. L’unico elemento sgradevole di questa visita suggestiva è che la sala nella quale è esposto il Bacio, insieme ad altre opere di Klimt, è relativamente vicina alla sala della cupola con l’eco, per cui mentre si sta qui ad ammirare tutta questa bellezza morbida e sensuale ci arrivano continuamente alle orecchie le grida acute – e fastidiose – di tutti quei visitatori che raccolgono l’invito del cartello iniziale, che sono parecchi a giudicare dal sottofondo di strilli che accompagna il nostro giro. Se quella è arte, direi che come minimo è stata installata nel posto sbagliato. Però basta concentrarsi un po’ sulle meraviglie che abbiamo davanti agli occhi, e si riesce a dimenticarsi anche di quegli strilli fuori luogo, e a godersi i tesori di questo museo. Tra gli altri lavori notevoli, opere di Mirò, Ernst, Bacon, Matisse, e anche Picasso. Un giro piacevolissimo, che finisce solo all’ora di chiusura del castello. Quando usciamo di nuovo fuori ritroviamo il gelo che avevamo lasciato, ma intanto si è fatto buio e il mercatino di fronte all’ingresso è tutto illuminato e pieno di gente
. Facciamo un giro tra le bancarelle piene di oggetti dorati e palline coloratissime
, chioschi fumanti di patate arrostite e Glühwein profumato alla frutta, e scegliamo una pallina di Natale da portare a casa per decorare il nostro albero, una bellissima sfera di vetro soffiato dipinta a mano con l’immagine del Rathaus e del suo mercato di Natale, rifinita con polvere d’oro e decorata da un lungo nastro di raso e un fiocco bianco per poterla appendere.
Il signore che ce la vende la confeziona con cura in una piccola scatola di cartone rigido, e ci assicura che non correrà nessun rischio nel viaggio fino a casa. Speriamo che sia davvero così, perché è troppo bella per pensare che si possa rompere. Alla fine riprendiamo la U-bahn e torniamo proprio al Rathaus, che ora è completamente illuminato e pieno di gente che passeggia e beve punch per riscaldarsi. L’immagine del bellissimo palazzo e dei suoi giardini pieni di luce
è incantevole, sembra di passeggiare in una fiaba.
Facciamo un giro, poi decidiamo di raggiungere il Beim Czaak, un piccolo ristorante storico segnalato dalla Lonely Planet, per gustarci finalmente una meritata cenetta. Lo troviamo con facilità seguendo la cartina della guida, che lo descrive come una delle ultime vere Beisl rimaste nella Innere Stadt dove si possono trovare ancora piatti tipici originali. Il locale è piccolo e già affollato, ma ci trovano un tavolo in una stanza accogliente, e un cameriere “sbrigativo” se non proprio burbero poco dopo ci porta i piatti che abbiamo scelto, carne con funghi e formaggio avvolta in una panatura dorata per me e un cestino di pollo croccante e insalata fresca per Luca,
accompagnati da un boccale di birra bionda abbastanza leggera. Prendiamo anche il caffè, bevibile tutto sommato, e restiamo un po’ lì a chiacchierare prima di uscire di nuovo nel gelo esterno. Un gelo elegante comunque, bisogna dirlo, perché passeggiare per quelle vie illuminate e ordinate, senza traffico soffocante né confusione di alcun tipo, è piacevole anche col freddo. Sarà la neve che rende tutto diverso, più ovattato e luminoso, ma sembra tutto così bello mentre camminiamo verso la U-bahn, e poi lungo il marciapiede ormai familiare che ci riporta al nostro hotel. Un’altra giornata intensa ci aspetta domani, e sarà già la terza. Il tempo scivola via troppo veloce, quando passa così piacevolmente.
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Giovedì 17 : Stephansdome – Mozarthaus – Innere Stadt – Sacher Café
4 gennaio, 2010 - in: Viaggi - Commenti: 2
Poi sarà anche una mia fisima, ma lo sapevo che il 17 non porta mai nulla di buono, e anche stavolta questo numero sgradevole non si smentisce. Dopo una levataccia intorno alle 4 del mattino e un viaggio da incubo nel gelo e nel buio della FIPILI fino al piccolo aeroporto di Firenze Peretola, facciamo il check-in in prefetto orario e saliamo su un minuscolo aereo della Austrian Air
pronti al decollo per Vienna, una delle mete natalizie che sognavamo da un po’ di tempo. Insieme a noi ci sono sì e no un’altra cinquantina di passeggeri, in maggioranza di lingua tedesca, che si portano la valigia a mano direttamente fino alla scaletta per evitare le procedure di carico e scarico bagagli. Sono agitata per via del volo, come sempre, ma evito volontariamente di considerare le dimensioni ridotte del velivolo e le eliche sulle ali che fanno tanto Indiana Jones all’avventura e mi concentro su ciò che ci aspetta, ho proprio voglia di partire e di arrivare il più presto possibile per poter finalmente cominciare questa sospirata vacanza. E invece, l’intoppo è già lì in agguato. Dopo parecchi minuti di attesa fermi sulla pista il comandante ci comunica che, a causa del clima insolitamente rigido, le ali si sono ghiacciate e c’è bisogno dell’intervento del mezzo che sparge liquido antigelo sul velivolo per poterle scongelare. Il quale mezzo però, dato che a Firenze la neve è effettivamente un evento piuttosto straordinario, è solo uno in tutto l’aeroporto, ed è già impegnato con i voli che decollano prima di noi. Bisognerà aspettare pazientemente il nostro turno. Finalmente il piccolo camioncino raggiunge il nostro velivolo dopo circa 40 minuti di attesa, e come se non bastasse, a metà dell’opera finisce la scorta di liquido antigelo che sta lanciando sulle ali, quindi deve allontanarsi, rifare il pieno e tornare a finire il suo lavoro. Risultato, invece che alle 7,10 partiamo alle 8,40 – con buona pace di tutti quei passeggeri che dovevano prendere le varie coincidenze da Vienna ad altre destinazioni e che le hanno regolarmente perse. Un uomo giovane dall’aria distinta parla tutto il tempo in un inglese dal forte accento tedesco al suo cellulare, verosimilmente con chi lo sta aspettando a Vienna, lamentandosi in tono alquanto seccato dell’inconveniente e della disorganizzazione dei “soliti italiani”, incapaci di affrontare le situazioni e buoni solo a creare problemi ai viaggiatori. A giudicare dalle sue scarpe eleganti e dal suo completo di ottimo taglio direi che gli italiani sono buoni anche a fare altre cose, oltre ad avere la possibilità di vivere in un clima più adatto agli esseri umani che agli orsi. Comunque, dopo tanta attesa, noia e tensione, riusciamo a decollare e a superare tranquillamente le Alpi fino alla nostra meta, mentre fuori è nuvoloso e io faccio finta di concentrarmi sul mio libro giallo per non vedere il vuoto enorme e bianco tutto intorno a noi. Atterriamo allo Schwechat Airport alle 10,35 circa, e scopriamo immediatamente che l’ondata di freddo siberiano che in questi giorni sta colpendo l’Italia si sta dando da fare alla grande anche qui. L’aria è gelida e pungente e nevischia fine fine, il cielo è bianco e non promette nulla di buono, ma siamo qui, siamo arrivati a Vienna finalmente, e ci vorrà ben altro che un po’ di freddo per smontare il nostro entusiasmo. Anzi, a dire il vero noi la neve l’adoriamo e speriamo di vederne almeno un po’ in questi giorni, visto che da noi è merce assai rara. All’uscita dall’aeroporto cerchiamo di individuare in qualche modo il treno giusto che porta in centro, le scritte sono tutte in tedesco e anche se l’ho studiato ai tempi del liceo non vorrei rischiare di sbagliare linea, così nel dubbio mi rivolgo ad uno sportello informazioni per turisti, e facciamo subito conoscenza con il famoso modo di fare “ruvido” dei viennesi. Un ragazzo giovane dall’aria sufficiente mi guarda come una deficiente quando gli chiedo informazioni sui treni, e chiede seccato di quale treno sto parlando, ci sono due diversi treni che portano in centro e se non gli dico il nome di quello che mi interessa non può certo dirmi da dove parte… no? Per un attimo lo guardo stupita, incapace di credere a tanta scortesia verso qualcuno che dovrebbe essere lì ad aiutare, mi verrebbe voglia di rispondergli a tono e rivolgermi altrove, ma lascio perdere. “Vorrei indicazioni sul binario dal quale parte un treno che porta in centro, uno qualunque, non importa come si chiama, basta che porti in centro”, ripeto, ma è tutto inutile. Non mi può rispondere se non dico quale treno mi interessa, e non lo farà, questo ormai è chiaro. Mi guardo intorno e vedo su un cartellone che raffigura un treno una grossa scritta che dice CAT così glielo ripeto, anche se non sono certa di avere azzeccato quello giusto, tanto per vedere cosa succede. Lui annuisce e distoglie lo sguardo, annoiato: “allora ce l’ha un nome questo treno, eh? il CAT parte dal binario che è da quella parte, scenda al piano di sotto con l’ascensore verde” conclude, e riprende a fare quello che faceva prima senza dire altro. Beh…benvenuti a Vienna. Mi dispiace trovare una persona così maleducata all’estero, dove invece ho spesso incontrato disponibilità e cortesia. Mentre andiamo ai treni racconto a Luca, che mi aspettava con le valigie in una zona di attesa, tutta la scena e lui scuote la testa dispiaciuto, ma lasciamo perdere subito. Siamo appena arrivati, questa non può essere l’unica faccia di Vienna e non saranno certo tutti così cafoni… Alla fine troviamo il treno giusto da soli, linea S7 della Banhof , e con 3,60 € a testa andiamo da Schwechat fino in città. Scendiamo a Rennweg e da lì raggiungiamo l’Imperial Riding School Hotel in Ugargasse in pochi minuti a piedi. Nevica e l’atmosfera è splendida, come lo è l’hotel di lusso prenotato con l’ottima offerta del pacchetto volo più hotel del sito Lastminute. Una ragazza gentilissima e sorridente ci accoglie al check-in e ci fornisce tutte le indicazioni necessarie in un ottimo inglese. Ci regala perfino un buono per due punch gratis nel bar dell’Hotel come regalo di benvenuto in città. Adesso sì che ci siamo. Portiamo tutto nella nostra camera 146 al piano terra, che è bella e spaziosa proprio come appariva nelle foto del sito, con un fantastico letto Merriott a 6 cuscini coperto da un soffice piumone candido rifinito da uno scaldapiedi bordeaux
, e ci sistemiamo velocemente, per uscire di nuovo alla scoperta del centro città. Prendiamo di nuovo la S7 fino a Wien Mitte, e decidiamo che domani faremo la card valida 72 ore su tutti i mezzi urbani (13,20 € a testa), per risparmiare sugli spostamenti e non avere problemi di biglietti. Scegliamo il centralissimo Stephansdome come prima meta obbligata della giornata, e ancora prima di entrare facciamo un incontro che probabilmente renderà ancora più speciale il nostro soggiorno qui. Un ragazzo con un costume asburgico ci ferma gentilmente proprio davanti all’ingresso del Duomo e ci propone un programma e dei biglietti per un concerto di musica classica e operistica che si terrà domenica sera alla Wiener Imperial Hall. Parla italiano perfettamente e ci spiega che si tratta delle ultime prove che questa piccola filarmonica viennese fa prima dei concerti di Natale e Capodanno, e siamo fortunati perché i prezzi sono ancora buoni prima che arrivino quasi al doppio della cifra nel periodo natalizio. Concerto a parte, ci da un sacco di informazioni su come spostarci, dove mangiare, cosa visitare, e risponde a tutte le nostre domande con grande precisione e cortesia. Restiamo d’accordo con lui che mentre visitiamo la cattedrale faremo un pensierino sulla sua allettante proposta, lo ringraziamo di tutte le dritte utili e finalmente ci togliamo dal gelo della piazza ed entriamo nello spettacolare Duomo di Santo Stefano, l’edificio gotico più importante di tutta l’Austria, che incanta con la sua bellezza medievale. L’interno è grande ma non enorme, questa è forse la chiesa medievale meno alta che io ricordi, ma è comunque bellissima
. Purtroppo la navata centrale non è percorribile per il pubblico, si può solo fare il giro esterno, ma si riesce lo stesso ad apprezzare la bellezza del meraviglioso pulpito in pietra scolpito da Anton Pilgram,
davvero spettacolare per armonia del disegno e ricchezza delle figure rappresentate, oltre al dettaglio di piccole rane e lucertole che fuggono sul corrimano della splendida scala, a rappresentare la cacciata del Male. Un crocifisso ligneo sospeso pare levarsi in volo davanti ai cancelli dell’altare
, dietro al quale è sistemato un dipinto che raffigura il martirio di Santo Stefano. Diverse tombe e cappelle laterali arricchiscono l’interno del duomo, di cui sono visitabili anche le catacombe, e un grandioso organo scolpito
occupa tutta l’area al di sopra del portale d’ingresso. Anche l’esterno è bellissimo, con le torri pagane quasi gemelle sistemate ai lati del grandioso portale, ma a colpire maggiormente sono l’altissima guglia della torre gotica meridionale, la “Steffl” (alta oltre 137 metri!) e il fantastico tetto di maioliche verdi e oro che su un lato porta raffigurata l’aquila bifronte degli Asburgo
. All’uscita dalla nostra visita ritroviamo il ragazzo di prima e gli confermiamo che ci interessano i biglietti per domenica sera, venire a Vienna per Natale e perdere l’occasione di assistere ad un concerto dal vivo sarebbe un vero peccato! Come dice lui, ci sono almeno 3 cose che si devono fare quando si viene a Vienna: mangiare Wiener Schnitzel e Sacher Torte, visitare castelli e palazzi sfarzosi, e andare ai concerti di musica classica. Acquistiamo i nostri biglietti (30,00 € a testa), con i quali ci viene fornita anche la mappa sulla quale è segnata la sala da concerto interessata e il modo per raggiungerla, e in omaggio riceviamo due coupon per una consumazione gratuita al bar del foyer, perché “gli italiani sono sempre simpatici”, ci dice. Ringraziamo e poi, dato che si è fatta una certa ora e fa un freddo gelido, decidiamo di fare una pausa per pranzo e di raggiungere il piccolo ristorante che ci ha indicato quel ragazzo così gentile, il Porter House, non lontano dalla piazza del Duomo. Lì finalmente ci sediamo, ci riscaldiamo e ci gustiamo la nostra prima Wiener Schnitzel
, grande, tenera e ottima ad un prezzo più che economico (12,50€). Dopo mangiato, rifocillati e scaldati, raggiungiamo la Mozart Haus , proprio lì dietro in Dom Gasse, e cominciamo la nostra visita con l’ausilio di un’audioguida in italiano compresa nel prezzo (9,00€ a testa). Il costo del biglietto è forse un po’ troppo alto per questa visita, che comunque, anche grazie alle informazioni dell’audioguida, è molto suggestiva. Nel periodo di quasi tre anni nei quali ha abitato in questo edificio a tre piani, Mozart ha scritto Le Nozze di Figaro e molti altri brani della sua magica musica, e ha ricevuto insieme alla moglie amici, compositori e ammiratori, oltre al suo inquietante padre. Purtroppo gli arredi all’interno sono pochi e, nonostante d’epoca, non sono appartenuti davvero a Mozart, ma ci sono alcuni abiti originali, spartiti, programmi teatrali, ritratti e copie di lettere e volumi suoi o a lui dedicati. Ci sono spartiti sui quali ha scritto di suo pugno annotazioni per i suoi allievi di musica, alcuni strumenti musicali, manifesti e simboli massonici, e in alcune delle stanze la visita è accompagnata dal sottofondo delle sue note geniali. In una delle sale al primo piano, sulla parete di fronte è appesa una gigantografia che riproduce l’immagine della stanza come forse era ai tempi in cui questo grande Genio della musica viveva lì, e al centro si vede il grande tavolo da biliardo che possedeva e sul quale ha anche lavorato oltre che giocato. Immediatamente la mia mente va al ricordo delle immagini del fantastico “Amadeus” di Forman, nel quale effettivamente ci sono alcune scene in cui Mozart compone la sua musica tenendo lo spartito appoggiato direttamente sul panno verde del biliardo. Ho talmente amato quel film dagli interpreti straordinari che ora non mi sembra quasi vero di essere qui, dentro quella stessa casa che conoscevo in quelle scene bellissime, è come essere saltata dentro lo schermo – Alice attraverso lo specchio – è la magia del viaggio, e solo chi lo compie la può conoscere. All’uscita dallo shop, alla fine del giro, ci accoglie il buio del tardo pomeriggio
, insieme al gelo del nord. Ma non ci facciamo caso. La musica infinita di Mozart ancora nelle orecchie, il cappello calato in testa, il naso nelle sciarpe, ci avviamo a piedi verso il centro che ormai è acceso di migliaia di luci natalizie
. Facciamo un giro per le viuzze suggestive dell’Innere Stadt, sbirciando tra portoni e negozietti, dove tutto è tranquillo e silenzioso, come riservato, e poche auto disturbano il silenzio elegante del luogo. Passeggiamo per un po’ senza meta, prendendo a caso vicoli e stradine, seguendo solo le insegne luminose che ci piacciono di più, le decorazioni più curiose
, le insegne più caratteristiche. Cerchiamo senza troppa convinzione una piazzetta interna dove dovrebbe tenersi un piccolo mercatino di Natale e scopriamo un posto bellissimo circondato da antichi palazzi, dove però c’è solo un chioschetto che vende Punch caldo e piccoli abeti di Natale, con tavolini alti e rotondi per appoggiare le tazze che sono ormai ricoperti da un piccolo strato di neve luminosa. Torniamo piano piano verso il Duomo, con la sua altissima guglia che si vede da qualunque zona della città
, e passeggiamo sotto l’incredibile pioggia di luci appese per le vie del centro
, diverse in ogni strada e una più colorata e luccicante dell’altra
. Sta ancora nevicando fine e il freddo si fa sentire, anche se il maestoso palazzo del Teatro dell’Opera di Vienna, la mitica sede dei Wiener, con le sue finestre illuminate, l’elegante porticato e l’alta cupola a dominare su tutto, non potrebbe essere più raffinato con la neve che lo imbianca delicatamente. Però fa davvero freddo e si è fatta anche una certa ora, così visto che siamo in zona ci facciamo l’ultimo regalo della giornata: una fetta di torta alla caffetteria del mitico Sacher Café
. Le vetrine lungo la via scintillano di cioccolatini, piccole torte, bricchi e tazze di porcellana
, barattoli di cacao in polvere e confezioni regalo di squisitezze fondenti
, roba da restare incantati come bambini davanti a un negozio di giocattoli
. Lasciamo i giacconi al guardaroba e veniamo accompagnati ad un piccolo tavolino vicino alle finestre sull’esterno, che scegliamo apposta perché ci permette di vedere la strada e la gente che passeggia. Ordiniamo ad un cameriere molto professionale in uniforme scura, e in pochi minuti abbiamo di fronte una meraviglia assoluta: in un piattino di porcellana bianchissima, orlato da un bordo marrone e oro con tanto di logo del Café, fa bella mostra una fantastica fetta di torta al cioccolato ricoperta di glassa liscia come velluto, decorata con il sigillo di Sacher e accompagnata da un candido ciuffo di panna montata
, una delizia già per gli occhi. Il sapore è decisamente all’altezza della sua fama, intenso e profumato, e il gusto è incredibilmente leggero per essere tutto cioccolato fondente, una vera gioia per i sensi. Beviamo tè aromatizzato
e ci scaldiamo al calore della stufa sistemata vicino al tavolo, mentre fuori dai vetri la neve continua a cadere sui passanti infreddoliti e magnifici nastri di luci accendono palazzi e strade
. Restiamo per un po’ a chiacchierare nel locale elegante, decorato con tappezzerie rosse e grandi ritratti con cornici d’oro appesi alle pareti, l’atmosfera è piacevole e rilassante, e finalmente cominciamo a realizzare che siamo davvero qui, ad assaporare la vera Vienna e la sua bellezza raffinata. Non c’è male, come prima giornata di visita. All’uscita il gelo della sera ci aspetta e ci accompagna fino alla metropolitana, e poi fino al treno che in una sola fermata ci riporta nei pressi del nostro albergo. Tutte le luci sono accese anche qui, una piccola slitta con le renne e un albero di Natale illuminano il vialetto a lato dell’ingresso, mentre in fondo alla strada le splendide cupole dorate di una chiesa ortodossa che dovremo scoprire disegnano uno sfondo così magico da sembrare finto
. Rientriamo nella nostra stanza e ci sistemiamo al calduccio, abbiamo molti piani da fare per la giornata di domani prima di metterci a dormire.
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010101
1 gennaio, 2010 - in: Persone - Commenti: nessuno
Questo è un numero che fa assolutamente parte delle cose più preziose che voglio salvare. E’ anche una data in effetti, ma per me è diventato un numero speciale, una formula magica, un codice segreto che mi ha aperto le porte di una nuova vita. Se è vero che quando tireremo un rigo i giorni davvero importanti della nostra vita si potranno contare sulle dita, so che quel giorno lì sarà certamente uno di quelli. Punti cardine, snodi attraverso i quali passa la linea del nostro percorso, e dai quali prosegue seguendo – del tutto inaspettatamente, e magicamente – una traiettoria completamente nuova. E così è stato. Quella è stata l’Origine. L’Inizio. Dove comincia un mese, un anno, un secolo, una vita. Un momento raro e preziosissimo che per un caso che mi piace non considerare tale si trascrive in una cifra straordinariamente simbolica. Perché come dice qualcuno che mi piace stare ad ascoltare, il Caso non esiste.
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