Lunedì 11 agosto 2014: Portsmouth – Jane Austen’s House – Winchester Cathedral and Great Hall

Notte di vento teso e nuvole gonfie d’acqua, a Brighton. Quando lasciamo l’hotel, pare che il cielo voglia venire giù tutto insieme. Viaggiamo lungo la costa fino a Portsmouth, e per tutta l’ora abbondante del nostro spostamento siamo accompagnati da un diluvio scrosciante. Nelle vicinanze del porto della cittadina però la pioggia si calma e il cielo si apre, e quando parcheggiamo spunta addirittura un po’ di sole. La proverbiale variabilità del clima inglese da il meglio di sé qua nel sud, dimostrandoci che non è solo una leggenda per turisti.

Ci avviciniamo alla zona storica dei Docks, ma so già che non entreremo, vogliamo solo dare un’occhiata visto che siamo di passaggio in zona. Qui il porto antico è molto famoso e attira frotte di turisti ogni anno, specialmente famiglie con bambini, perché ospita diverse navi storiche vanto e orgoglio della Marina di Sua Maestà, tanto che ne hanno fatto una specie di parco a tema. Si paga un biglietto d’ingresso unico e, una volta dentro, si possono visitare tutti i vascelli antichi conservati qui, salire a bordo, assistere alle ricostruzioni delle battaglie navali storiche e sperimentare con mano la grandezza e la potenza della marina inglese. Il vero gioiello conservato qui è il Victory, il veliero da guerra comandato dall’Ammiraglio Nelson durante la battaglia di Trafalgar del 1805, alla quale fu poi intitolata una delle piazze più famose di Londra. Non si tratta di una copia ricostruita, questo è proprio l’originale, la vera nave che andò in battaglia contro le armate di Napoleone alleate agli spagnoli, e che, in inferiorità numerica di uomini e armi, riuscì a riportare una vittoria clamorosa e irripetibile. Sul ponte di questo stesso vascello l’Ammiraglio Nelson trovò la morte colpito da una pallottola nemica, ma almeno fece in tempo a sapere che le sue navi avevano vinto la battaglia.

Il biglietto d’ingresso costa molto, circa 20£ a testa, e la visita richiederebbe tutta una giornata, perché nel parco navale sono ormeggiati anche il Warrior, la Mary Rose, un sottomarino da guerra e molte altre imbarcazioni storiche, ma noi non abbiamo tempo ne’ un particolare interesse per questa attrazione. Facciamo qualche foto al Warrior, che si vede anche da fuori del porto storico, con la sua chiglia corazzata nera e lucida, gli alberi imponenti sui quali riposano le vele ripiegate, la prua decorata da un guerriero armato di spada e scudo, le file dei cannoni allineati lungo la fiancata. Una nave possente e ardita, in perfette condizioni, immobile al suo ormeggio ma che sembra pronta a partire da un momento all’altro per affrontare qualunque battaglia.

Prendiamo dei sandwich da portare via in un piccolo negozio vicino al molo, dove la fila dei visitatori con bambini al seguito non accenna a diminuire, e torniamo alla macchina. Ci spostiamo a pochi isolati di distanza, in un quartiere residenziale elegante e tranquillo, tutto fatto di case in mattoni e vialetti alberati, giardinetti fioriti e facciate perfette come dipinti, e ci fermiamo a fare qualche foto alla casa natale di Charles Dickens.

Di fatto lui abitò qui per poco tempo, era ancora un bambino quando i suoi trasferirono l’intera famiglia a Londra, ma è pur sempre il luogo d’origine del mitico autore del Circolo Pickwick, non si può tirare dritto senza fermarsi a rendergli omaggio. Sapevo che purtroppo il lunedì la casa museo è chiusa e non potremo entrare, ma questa sosta mi fa sentire già soddisfatta.

Da Portsmouth proseguiamo fino a Chawton, nell’East Hampshire, alla ricerca di una casa che invece mi interessa moltissimo: Jane Austen’s House. La troviamo senza difficoltà grazie alle indicazioni della Miss del navigatore, e restiamo incantati dal bel cottage di mattoni circondato da un giardino fiorito. Purtroppo non fa parte di nessuna delle associazioni di cui abbiamo le tessere, quindi paghiamo il biglietto richiesto di 7,50£ a testa ed entriamo, curiosi e pieni di aspettative. All’inizio del giro c’è un centro visitatori con pannelli informativi e un grande schermo sul quale viene proiettato un film di una decina di minuti che racconta la vita della grande autrice inglese e la sua storia in questa dimora. Quindi si procede alla visita della casa vera e propria, che è rimasta molto simile a com’era quando Jane viveva qui con sua madre, sua sorella minore Cassandra e l’amica di famiglia Martha Lloyd. Questo cottage era stato ereditato dal fratello minore di Jane, Edward, che lo mise a disposizione della madre e delle sorelle quando caddero in difficoltà economiche dopo la morte improvvisa del padre, il reverendo George Austen.

E non avrebbe potuto sistemarle meglio. Il posto è davvero incantevole, tranquillo e pieno di verde e aiuole fiorite, decorate da uccellini di carta tipici della fauna locale. La casa è grande, su due piani, dotata di tutti i comfort e molto accogliente. Nel salotto, che è la stanza da dove ha inizio la visita, ci sono un pianoforte, una libreria, una chaise-longue e un manichino con indosso un abito bianco in tessuto a pois decorato da un nastro, un abito molto bello che Jane avrebbe potuto benissimo indossare durante le sue passeggiate per le strade di questo paesino immerso nella campagna inglese. Sulla chaise-longue vicino al caminetto, come su tutte le sedie e le poltrone della casa, sono sistemati mazzetti di lavanda legati da nastrini viola, segno che non ci si può sedere, una soluzione che mi pare molto austeniana. Il pianoforte è aperto e ci sono diversi spartiti disponibili, i preferiti di Jane, e la signora che ci accoglie nella stanza mi invita ad accomodarmi tranquillamente sullo sgabello e suonare quello che voglio. Questa è davvero una di quelle volte in cui mi dispiace molto di non saper suonare il piano.

La camera da letto è abbastanza piccola, ma con un bel caminetto e un letto a baldacchino con le tende color crema e le ruches tutto intorno, a creare un’atmosfera ottocentesca che più Jane Austen non si può. Qui sono esposti oggetti appartenuti a Jane e alla sorella Cassandra, alcuni lavori di ricamo fatti dalle due sorelle, il ritratto della zia fatto da Jane ad acquarello e una famosa silhouette che pare sia l’immagine del vero profilo della famosa autrice preromantica. Nella stanza degli ammiragli, che erano i fratelli marinai di Jane, c’è addirittura la trapunta patchwork cucita a mano per loro da Jane e sua madre, davvero un bellissimo reperto.

La sala da pranzo è semplice ed elegante, e dappertutto ci sono ritratti, libri, stampe che raffigurano scene tratte dai romanzi di Jane e piccoli oggetti che appartenevano alla famiglia. Ma la cosa che mi colpisce di più è nella sala della colazione, dove, proprio tra il tavolo da pranzo e una grande finestra luminosa, è sistemato un tavolino con vicino una semplice sedia in legno. Il tavolino è di quelli piccoli, tondeggiante, con una sola gamba centrale a tre piedi e un diametro di neanche 50 centimetri, col piano scuro un po’ consumato sul quale è appoggiato un calamaio d’inchiostro con una piuma da scrittore. Sembra incredibile, eppure questo è proprio il tavolo originale al quale Jane sedeva per scrivere i suoi romanzi. C’è spazio appena per una paginetta, già un secondo foglio non si saprebbe bene dove metterlo, e invece lei ha composto e rielaborato tutti i suoi libri più famosi china su questa postazione in miniatura, che sembra uscita da una casa di bambole.

Giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, Jane ha creato le sue eroine romantiche su questi pochi centimetri di legno scuro, scrivendo con una piuma e inchiostro nero su piccole pagine di carta avorio, con una grafia minuta e precisa, regolare e dritta, alla luce che entrava dalla finestra della sala da colazione, mentre la vita degli abitanti del piccolo paese scorreva sotto ai suoi occhi mescolandosi all’andirivieni indaffarato delle altre donne della casa alle prese con le normali attività quotidiane. Una cosa che, solo a pensarla, commuove.

Ieri nel frutteto di Virginia Woolf, che era una grande ammiratrice di Jane Austen, abbiamo visto la sua stanza tutta per sé, appartata e quasi segreta, immersa nella tranquillità della natura, come un rifugio ritagliato via dal mondo reale nel quale la grande scrittrice poteva concentrare e liberare tutta la sua creatività. La sua scrivania era grande e piena di oggetti, fogli, penne, cartelline, libri, occhiali, quaderni di appunti, e soprattutto, era circondata dal silenzio. Qui invece, sembra tutto il contrario. Un ambiente vivace e rumoroso, movimenti e suoni intorno, e un minuscolo spazio sul quale chinarsi a comporre storie. Evidentemente, ogni artista ha bisogno del suo modo speciale di lavorare.

Di certo Jane aveva un talento naturale grandissimo, visto che, in quanto figlia femmina, suo padre non si preoccupò di garantirle una formazione culturale che fosse al livello delle sue potenzialità, preferendo educarla personalmente a casa e mettendo a disposizione della sua enorme curiosità e sensibilità la sua grande biblioteca privata. Ma tanto bastò, visto che le sue storie d’amore analizzano con ironia e acume l’universo femminile del tempo come mai era stato fatto prima, e che le sue figure di donne dai caratteri sfaccettati hanno ancora oggi un valore letterario che si può considerare universale, e sono ancora capaci di ispirare registi, sceneggiatori e Janeites di ogni luogo.

Prima di uscire passiamo dalla cucina esterna dove, davanti a un grande focolare, è stato allestito un tavolo con tutto l’occorrente per farsi i propri sacchettini di lavanda lasciando una piccola offerta. Su una panca vicino al muro ci sono abiti e cappellini di foggia ottocentesca, a disposizione delle visitatrici che vogliono calarsi nell’atmosfera fino in fondo indossando una mise nello stile dell’epoca di Jane. Ovvio che non ci penso su un attimo. Mi infilo un cappello di paglia, lego il bel nastro viola sotto alla gola e vado a farmi il mio sacchetto di lavanda personale, in uno stile perfettamente austeniano.

Dopo una sosta nel piccolo shop, dove è particolarmente difficile resistere alla tentazione di acquistare ogni genere di souvenir da Janeites, torniamo al parcheggio dove abbiamo lasciato l’auto, davanti al quale c’è un parco verdissimo – ma dove non c’è, un parco, qui?
Stanchi e affamati, ci sediamo su una panchina a riposare e a mangiare i nostri ottimi sandwich con insalata di pollo, all’ombra di una quercia dai rami enormi. Chissà se era già qui, quando Jane passeggiava da queste parti.

Quindi riprendiamo la strada che taglia per la campagna, con le sue rotonde a sinistra e i magnifici tunnel alberati, e proseguiamo in direzione Winchester, dove arriviamo in poco più di mezz’ora. Il paese è piccolo e molto caratteristico, con un bel corso pedonale sul quale si affacciano antichi edifici dalle facciate decorate, ma vero il gioiello qui è la Cattedrale in stile romanico-gotico, che è una delle più antiche e importanti d’Inghilterra. Prima dell’arrivo di Guglielmo il Conquistatore, e della fatidica battaglia di Hastings del 1066 che cambiò il corso della Storia, Winchester era la capitale del Regno dei Sassoni e la città dove risiedevano e si incoronavano i Re, quella che per un periodo fu considerata la vera Camelot, in cui si ipotizzava fosse celata perfino la tomba del mitico Re Artù.

La Cattedrale di Winchester è una delle più grandi del paese, e la sua elegante imponenza impressiona già dall’esterno, con le sue guglie candide che guarniscono un bell’edificio posato su un prato verdissimo. Per entrare si paga un biglietto di 7,50£ a testa che è valido per 1 anno, e che da diritto d’ingresso a uno dei luoghi spirituali più suggestivi di tutta l’Inghilterra. L’interno è veramente impressionante, sia per la bellezza dell’architettura delle navate e delle volte che per le dimensioni stupefacenti di questa chiesa, lunga oltre 170 metri.

Oltre alle tombe scolpite di cavalieri e uomini politici, gli altari laterali, le nicchie e le enormi vetrate istoriate che si ammirano durante la visita, rimaniamo colpiti dal coro ligneo sistemato dietro l’altare maggiore, particolarmente elaborato e raffinato, che è un vero gioiello artistico. Qui troviamo il gruppo dei cantori della Cattedrale che sta facendo le prove dei canti dei vespri, e restiamo per un po’ ad ascoltare le loro voci angeliche che salgono verso quelle meravigliose volte riempiendo l’aria di dolcezza.

Nella navata di sinistra, quasi in fondo vicino all’ingresso, visitiamo la tomba di Jane Austen, che fu sepolta qui dopo la sua morte prematura causata da un malattia sconosciuta. Aveva solo 41 anni e aveva già scritto i suoi romanzi più famosi, ma due non erano ancora stati pubblicati e un ultimo rimase incompiuto. Naturalmente, in quanto autrice donna, Jane doveva pubblicare senza usare il suo vero nome anche dopo che ebbe riscosso un certo successo di pubblico, e fu solo dopo la sua morte che il nipote curò le nuove edizioni dei suoi romanzi rivelando il vero nome dell’autrice.

La tomba è semplice e molto bella, risistemata e arricchita da una targa in ottone che celebra la grandezza della donna oltre che dell’artista, e che fu aggiunta dai suoi discendenti dopo il grande successo letterario postumo di Jane. E’ abbellita da una composizione di fiori sui toni del rosa e del lilla, ranuncoli, rose, margherite viola e fresie che le sarebbero piaciuti molto, e che ne fanno un angolo davvero poetico all’interno di questa cattedrale già impressionante. E se ai suoi contemporanei non fu dato conoscere il vero nome dell’autrice di alcuni dei più famosi e amati romanzi dell’epoca, ancora oggi nessuno ha dimenticato le romantiche eroine create dalla penna leggera e acuta di Jane Austen, e la sua tomba è meta quotidiana di un pellegrinaggio ininterrotto di fan in arrivo da ogni parte del mondo. Oggi è arrivato finalmente anche il nostro turno.

Dalla Cattedrale torniamo verso il centro storico, che è davvero caratteristico, e visitiamo la Great Hall (ingresso gratuito), un salone enorme del castello reale di Winchester in cui è conservata quella che viene considerata la Tavola Rotonda di Re Artù, creata nientemeno che da Mago Merlino per il Re che sarebbe stato l’unico in grado di estrarre la spada dalla roccia.

È’ appesa alla parete di fondo, fatta in legno di quercia dipinto a spicchi color avorio e verde, ognuno dedicato a uno dei cavalieri del mitico Re. I nomi dei cavalieri sono scritti tutti intorno al bordo della Tavola, con eleganti caratteri gotici: Lancillotto, Parsifal, Tristano, Ivano, Galvano, Mordred, tutti riuniti in un cerchio magico di 25 uomini che, nella leggenda, furono i depositari del bene e della giustizia e tra le cui avventure c’è perfino la ricerca e la custodia del Santo Graal. L’unica figura presente sulla Tavola è proprio quella di re Artù seduto sul suo trono, col manto di ermellino, la corona, il globo e la sua spada Excalibur in mano, democraticamente circondato dai suoi uomini più leali e coraggiosi. La Tavola ha un diametro totale di oltre 5 metri, è in condizioni perfette, ed è davvero bellissima.

Attendevo questo momento da molto tempo, da quando avevo inserito questa tappa nel nostro giro inglese. Avevo visitato questo stesso salone ai tempi della scuola, esattamente 25 anni fa, ed ero curiosa di sapere che emozioni mi avrebbe regalato tornare qui dopo così tanto tempo, con molta più vita alle spalle e occhi diversi per vedere il mondo. E il luogo non mi ha deluso, anzi. La Tavola è ancora magica e affascinante come me la ricordavo, e anche questa volta, come 25 anni fa, ignoro le didascalie esplicative sulla probabile vera storia di questo mirabile oggetto e mi limito a godermi di nuovo la sua visione. Voglio ancora credere di essere di fronte alla vera Tavola di Re Artù e dei suoi perfetti cavalieri, sistemata al sicuro nel salone del castello della città di Camelot in attesa del ritorno del suo legittimo proprietario. Crediamo a cose ben più strane di questa, a volte.

All’uscita dalla Great Hall le nuvole scure sono tornate, ma non piove. Cerchiamo un posto per cenare, in perfetto orario inglese, prima di andare a riposarci in hotel. Giriamo un po’ in centro senza fortuna, il solo locale che ci piace comincia a servire la cena solo più tardi, e quando stiamo per lasciar perdere scoviamo un pub antico con una bella atmosfera, in una vietta nascosta, che offre piatti interessanti a prezzi abbordabili. Visto che è un pub, ormai abbiamo imparato come si fa. Stasera prendiamo un tortino di manzo alla birra con purè di patate e piselli, accompagnato da una salsa molto buona. Luca prova la Foster, ma io cedo alla nostalgia e mi prendo una Guinness.

All’uscita dal pub comincia a piovere forte, ma per fortuna questa volta abbiamo con noi un ombrello. Arriviamo alla macchina giusto in tempo e raggiungiamo il Lodge prenotato per stasera con facilità, rifugiandoci subito in camera a rilassarci dopo una lunga giornata di scoperte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *