Lunedì 15 agosto 2016: Pembroke Castle – Tenby – St Catherine Island view – Freshwater West – Pembroke

Ed è già Midsummer…
Notte silenziosissima nella nostra casa nel nulla, solo la solita luce che entra la mattina presto attraverso le tende oscuranti, ma ormai mi ci sono abituata. La colazione è solo continentale qui, ma con molte cose buone, in un bel salotto luminoso dove incontriamo anche alcuni degli altri ospiti della casa. Dopo colazione usciamo in direzione del centro città per visitare il castello di Pembroke, che è uno dei più famosi del Galles. Pembroke è in una posizione strategica ed è stata una città politicamente molto importante nei secoli passati, quindi il suo castello medievale ha sempre rappresentato un richiamo notevole per i potenti di tutti i tempi.

Ma soprattutto, in questo castello, e più precisamente in una delle sue torri, è nato quello che sarebbe diventato re col nome di Enrico VII, figlio di Edmund Tudor e di Margaret Beaufort (del ramo dei Lancaster) che fu il capostipite della dinastia Tudor e che sconfisse il re folle Richard III (degli York) in una battaglia avvenuta vicino a Leicester nella quale Richard non riuscì a scambiare il suo regno per un cavallo rimanendo ucciso sul campo, una morte che mise di fatto fine alla Guerra delle due Rose e che portò la dinastia dei Tudor definitivamente sul trono. In pratica, qui nacque il re che diventerà il padre di Enrico VIII e il nonno di Elisabetta I.

Il castello è molto grande e ben curato, anche se rimangono intatte solo le mura perimetrali e le torri di guardia. Nel centro c’è un grande prato dove è stata riprodotta una enorme mappa del Galles di cemento colorato sulla quale sono segnati i castelli principali del Paese, le città più importanti e le bandiere araldiche più famose, e dove sonnecchia un gigantesco drago pronto a svegliarsi al minimo rumore sospetto…

Le torri sono collegate tra loro da camminamenti, scale e corridoi, e in alcune stanze sono state organizzate mostre con cartelloni, filmati e ricostruzioni sceniche con manichini in costume per illustrare gli eventi più famosi e le abitudini più comuni degli abitanti del castello. E’ una visita molto interessante, e bambini in particolare ne sembrano entusiasti.

In un angolo del grande prato c’è anche una tenda che fa da palco e oggi una compagnia di attori mette in scena una pantomima con canzoni, danze e scenette in cui si ricostruiscono oltre 500 anni di storia di questo castello. Oggi fa caldo e ci sediamo volentieri sul prato per assistere allo spettacolo, sotto un bel sole intenso. È il primo giorno in cui persino io riesco ad andare in giro senza giacca.

Dopo il giro al castello andiamo in un paese vicino che si trova proprio sulla costa, Tenby, che si rivela veramente un piccolo gioiello. Finalmente un paese di mare che si affaccia davvero sul mare, con l’acqua luccicante che si vede dalla via, l’aria profumata di salmastro e la spiaggia con gli ombrelloni colorati. Il centro è piccolo ma delizioso e attira moltissimi turisti, tanto che dobbiamo girare un bel po’ per trovare un parcheggio.

Sarà un po’ per la sua fama di località balneare, un po’ per la giornata di sole e cielo azzurro che è uscita, o un po’ perché forse è festa anche qui in questo bel giorno di Midsummer, ma pare che una buona fetta di gallesi abbiano deciso di venire a Tenby oggi.

Alla fine lasciamo la macchina in un parcheggio a pagamento dentro una pineta, dove ci accoglie una ragazza gentile, e ci incamminiamo verso il centro che è neanche a cento metri di distanza. Il paese è fatto di piccole salite e discese fiancheggiate da casine colorate, edifici eleganti con finestre a bovindo e ceste di fiori sparsi. Sono veramente una quantità incredibile i fiori qui, ce ne sono dappertutto, alle porte delle case, ai balconi, lungo i cigli delle vie, alle rotonde, alle finestre, nei vasi appesi ai lampioni, nelle fioriere a fontana alte oltre 2 metri… sono ovunque e sono bellissimi, un’esplosione di colori magnifica che ti sorprende a ogni angolo. E sono tutti perfetti, neanche uno un po’ sciupato o secco, sono tutti al massimo del loro splendore, come se di notte qualcuno togliesse via quelli appassiti e li sostituisse con altri fiori freschi, per sfoggiarli al meglio di fronte ai visitatori del giorno dopo. Non escluderei che possa essere proprio così.

Ma se il paesino di Tenby è molto carino, la vista che offre la sua costa affacciata sul mare d’Irlanda è assolutamente spettacolare. Ci sono due spiagge principali in centro, ampie e sabbiose, una prima del porto e una di là dalla collinetta dove si trovano le rovine del castello, in una piccola baia che nasconde un gioiello prezioso: St Catherine Island.

Su una scogliera rocciosa lunga neanche 200 metri si trova un possente forte militare con tanto di torrette e bandiere, che fu costruito nella seconda metà dell’Ottocento per difendere la costa gallese da un eventuale attacco di Napoleone. Durante la bassa marea è possibile raggiungere l’isola a piedi, e risalire una lunga scala che porta fino su al forte. In questo momento la marea si sta alzando quindi l’isola è chiusa e tagliata fuori dal resto di Tenby, ma entro poche ore sarà nuovamente possibile visitarla.

Lo spettacolo che offre questa minuscola isoletta col suo forte giocattolo è incredibile, roba da stare lì a guardare per ore. Noi ci stiamo per un po’, mangiando le nostre ottime baguette prese da Greggs e i biscotti allo zenzero, seduti al fresco in uno dei punti più panoramici della cittadina. Quindi facciamo un po’ di giri e parecchie foto, mentre cerco di immaginare che effetto ci farà rivedere questo posto così particolare in uno degli episodi TV della tanto sospirata S4 che il nostro fandom attende e teme da molti mesi…

Dopo un giro alle rovine del castello fino alla statua di Albert, lasciamo le spiagge affollate di bimbi e famiglie con pic-nic, secchielli e palette e ci incamminiamo di nuovo verso il parcheggio.

Riprendiamo la macchina diretti verso Freshwater West, e lungo la via ci fermiamo qualche minuto alla St Mary’s Church, vicino ai Green Arches, perché ho letto sulla guida che è una chiesa molto bella, ma come immaginavo a quest’ora è chiusa e anzi, probabilmente è aperta solo durante la messa. Comunque è bella anche da fuori, posata su un prato verdissimo perfettamente rasato con intorno le classiche tombe di pietra, e un campanile con un tetto a guglia che spicca altissimo sul panorama circostante.

Proseguiamo fino a Freshwater West, una bella spiaggia di sabbia fine lunga quasi 3km immersa nel verde della campagna, con una costa più bassa intorno ma con una falesia che si alza lentamente andando verso sinistra, e sempre più verso la Barafundle bay.

Nonostante il fondo sabbioso e l’apparente tranquillità del luogo questo è comunque oceano, e un cartello avvisa che qui ci possono essere grandi onde e correnti molto forti, per cui chi decide di entrare in acqua deve fare molta attenzione. C’è perfino una stazione di bagnini di salvataggio che tiene d’occhio il tratto di mare che si stende qui davanti, per evitare qualunque problema. Anche qui ci sono diverse famiglie a rilassarsi e prendere il sole, a fare spuntini e leggere libri, a passeggiare e godersi la rara giornata di sole pieno.

Scendiamo fino all’acqua e camminiamo per un po’, scovando anche una casetta con il tetto fatto apposta per sistemarci le alghe a seccare, quelle stesse alghe che abbiamo mangiato da Anthony e Julie (laver bread) e che sono una specialità del posto.

In fondo alla spiaggia sul lato destro la costa risale leggermente e si fa più ondulata, ed è coperta di lunghi ciuffi d’erba morbidamente abbassati dalla carezza del vento di mare. Proprio qui sono state girate alcune delle scene più tristi di ‘Harry Potter e i Doni della Morte’, quelle nelle quali muore il piccolo elfo Dobbie, e riconosciamo facilmente l’atmosfera selvaggia e un po’ misteriosa di questo luogo magico visto nel film. C’era anche lo Shell Cottage qui da qualche parte, mi sarebbe piaciuto vederlo, ma un ragazzo degli addetti al salvataggio ci spiega che non c’è più, è stato smontato e portato via dopo le riprese, il NT ha tirato via tutto e ora non c’è più niente da vedere. Peccato. Resta comunque un posto bellissimo dal fascino insolito, uno di quei luoghi-portale che, nel momento stesso in cui ci metti piede, ti sanno trasportare per magia in un universo sconosciuto tutto da scoprire.

Da qui riprendiamo la macchina e rientriamo verso Pembroke, a una decina di miglia, mentre il sole e il caldo ancora non si decidono a lasciare questa giornata. Parcheggiamo e camminiamo lungo la Main Street, dove quasi tutti i negozi sono chiusi dato che sono già le 18,30. Siamo alla ricerca di un pub dove mangiare qualcosa, e mentre ci guardiamo intorno un signore che stava facendo un prelievo al bancomat ci nota e si fa subito avanti. “Se cercate un buon pub per mangiare c’è il George, proprio qui dietro, a neanche 4 minuti a piedi.” Restiamo sorpresi per un attimo e poi lo ringraziamo per l’aiuto, contenti della sua dritta che ci ha fornito così spontaneamente. Ci spiega bene dove si trova e poi ci saluta con un semplice “ci vediamo lì tra poco!” E così è, infatti.

Il Royal George è davvero un bel locale tipico, con un piccolo angolo bar pieno di gente del posto che beve pinte di birra di varie sfumature dal biondo oro al mogano scuro e chiacchiera tranquillamente, mentre in una zona più appartata sono sistemati pochi tavolini per mangiare. Il piano del tavolo appiccica alquanto sotto le nostre dita, segno che qui si mangia bene… Dobbiamo ordinare subito perché alle 19 smettono di servire la cena, e al momento di pagare, l’uomo alla cassa ci fa addirittura due conti separati, uno per il cibo e l’altro per le birre. Comunque, il cibo è molto buono e la birra ottima, per cui il consiglio del signore incontrato per caso è risultato davvero utilissimo.

Prima di andare via lo salutiamo e lo ringraziamo ancora, e praticamente tutte le persone presenti nel pub si girano verso di noi a salutarci con la mano! Fantastico.
Torniamo alla nostra bellissima camera a riposare, dopo un’altra giornata veramente piacevole. Siamo ormai certi che sarà così anche domani. Grazie, Galles.

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