Lunedì 15: Limerick – Bunratty – Loop Head – Doolin

Notte confortevole sotto al piumone bianco nuvola, se ci svegliamo presto non è certo per il rumore proveniente dalla strada, come temeva la signora Noreen. E’ ovvio che il suo concetto di confusione da traffico intenso è parecchio relativo… Ci prepariamo e raggiungiamo la saletta già apparecchiata per gustarci un’altra colazione Full Irish. Frutta, uova, bacon, salsicce, pomodoro, tè, succo d’arancia, toast, marmellate, cereali, burro, caffè… c’è di tutto, basta chiedere! Ci stiamo davvero abituando a questa colazione ricca e profumata, che ci fa stare a posto con la fame fino a pomeriggio inoltrato. Sazi e contenti paghiamo, salutiamo e ripartiamo in direzione Limerick. Non eravamo sicuri di volerci fermare in città ma alla fine facciamo una sosta, incuriositi di vedere un centro urbano più grande dei piccoli paesini visti in giro. Lasciamo l’auto in un parcheggio sotterraneo a pagamento e facciamo un giro per il centro, che non sembra nulla di che così a prima vista. Non è esattamente pulitissima e ci sono pochi edifici davvero belli, assomiglia un po’ a una periferia inglese, palazzine di mattoni scuri un po’ anonimi e viali larghi fiancheggiati da marciapiedi grigi, ma con decisamente meno traffico. Ci sono auto in giro e gente a passeggio, ma tutto avviene in uno strano silenzio ovattato, come se tutti facessero attenzione a non disturbare troppo. Il nastro lucido del fiume Shannon, quando lo attraversiamo su uno dei ponti in pietra, è bellissimo. E soprattutto è bella la St. Mary’s Cathedral, che sorge subito di là dal fiume (www.cathedral.limerick.anglican.org).st-marys-cathedral.jpg Si pagano 2,00€ d’ingresso – e generalmente mi da fastidio pagare per entrare in una chiesa – ma alla fine saranno ben spesi. La chiesa risale al 1168 ed ha una struttura esterna di grande effetto, tutta in pietra grezza e merli che la fanno somigliare ad un castello. Il campanile a torre quadrata è anche lui ornato da merli, mentre l’interno della chiesa presenta arcate a sesto acuto e un meraviglioso soffitto a botte di legno scuro. L’altare è ricoperto da una tovaglia di lino guarnita da un ricamo fatto con filo d’oro che rappresenta un disegno medievale ispirato alle decorazioni del Book of Kells. Un portale traforato in pietra in stile medievale divide lo spazio tra l’altare e la navata principale, non grandissima ma assolutamente armoniosa. Una serie di vetrate colorate decorano i transetti e la facciata principale e altre, la cui realizzazione fu addirittura sostenuta da Florence Nightingale, si innalzano alle spalle dell’altare. st-mary-2.jpg Sculture di vescovi e nobili decorano le varie cappelle, ma più di tutto colpisce un prezioso coro scolpito in legno che risale ai tempi in cui la messa era tutta cantata e i coristi non potevano mai mettersi seduti. Pare che sia l’unico esempio di coro ligneo di questo tipo rimasto in tutta l’Irlanda. Restiamo nel fresco tranquillo della chiesa per un po’, e all’uscita siamo contenti di non esserci persi questo gioiello. Continuiamo a camminare lungo la via fino a raggiungere il King Castle, (http://en.wikipedia.org/wiki/King_John’s_Castle_Limerick) che si leva imponente e massiccio sull’isola che sorge sullo Shannon, e facciamo un po’ di foto. king-johns-castle-sullo-shannon.jpg Quindi rifacciamo il percorso all’indietro verso il parcheggio, e lungo la strada troviamo un piccolo negozio dove vendono Angeli. Non posso perdere questa occasione ed entriamo, alla ricerca di nuovo angelo per la collezione di mia mamma. Ce ne sono di molti tipi, ma alla fine scegliamo la figurina di una bambina inginocchiata, dalle ali di filo di metallo sottile, che protegge tra le mani un uccellino. Un angelo dell’accoglienza che sarà un simbolo perfetto di questo viaggio. Ripartiamo verso Bunratty, mentre il cielo si fa velocemente più cupo. Il tempo di arrivare e comincia a piovere, una pioggerella fitta e dritta che non ci voleva, non oggi che buona parte delle mete che vogliamo visitare sono all’aperto. Facciamo il biglietto per il Bunratty Castle e Folks Park (www.shannonheritage.com/Attractions/BunrattyCastleFolkPark 15,75 € a testa!) e intuiamo già che il prezzo è decisamente troppo caro per quello che vedremo, ma non si poteva fare altrimenti, il castello è all’interno di questo parco e il biglietto non è divisibile. Il Folks Park contiene una serie di fattorie e case antiche ricostruite o portate qui pietra per pietra dalle altre contee, e permette di farsi un’idea di come vivevano i contadini, gli artigiani, i borghesi e i signori del medioevo. In questo senso, anche il castello rappresenta il testimone reale della vita del re e dei suoi ospiti nelle grandi stanze fortificate. bunratty-castle.jpgCi sono saloni da pranzo, camere, camera-regina.jpg cucine, spogliatoi, una cappella privata e molti arredi e attrezzature utilizzate all’epoca del XVI secolo. sala-privata.jpg Molto interessanti sono sicuramente gli straordinari mobili scolpiti in quercia e noce, caminetto.jpg e diversi lampadari/ candelabri appesi al soffitto decorati con forme di donna simili a misteriose polene marine ornate da corna di cervo. polena-candelabro.jpg La cosa più strana è che per visitare il castello si deve fare tutto un su e giù di scale a chiocciola in pietra strettissime e ripide, anche un po’ inquietanti a volte, e bisogna fare molta attenzione a chi scende per non trovarsi bloccati sulla stessa rampa. Una visita curiosa comunque, un po’ insolita. Nel salone del castello salone.jpg vengono organizzati quotidianamente banchetti medievali a beneficio dei turisti, con dame e menestrelli in costume che servono i piatti che i nobili mangiavano all’epoca. Un po’ troppo turistico per noi, ma è bello vedere come in un posto così piccolo si faccia di tutto per valorizzare il passato e mantenere vive le tradizioni più antiche. Dopo il castello continuiamo il nostro giro del parco di casa in casa, seguendo l’ordine segnato sulla mappa che ci hanno dato all’ingresso: la capanna del pescatore casa-pescatore.jpg con mobili poverissimi e le reti da pesca appese alle travi del soffitto, la casetta del falegname con l’aia piena di strani attrezzi da lavoro, quella del contadino con una cucina modesta e una tavola apparecchiata di stoviglie povere sistemata vicino al grosso focolare, unica fonte di calore e di fuoco per cucinare, quella del fabbro con una cameretta piccola dove una cullina di legno è sistemata vicino al letto matrimoniale sul quale è distesa una coperta a crochet, letto.jpg la casa dell’artigiano della terracotta con un angolo per i suoi strumenti, e quella del dottore, più grande, con i mobili più ricchi, il salotto che faceva anche da studio con un lettino per le visite in un angolo studio-medico.jpg, i quadri alle pareti, le piante nei vasi e una cucina accogliente . Siamo ormai arrivati nel villaggio dove, in una costruzione in legno a due piani con un ampio giardino che riproduce la casa di un mezzadro benestante, troviamo addirittura uno straordinario esemplare dell’antenato della lavatrice, un mastello girevole mosso da un volano a manovella e completato da una tavoletta a rulli per “strizzare” i panni lavati lavatrice.jpg, un marchingegno che avevo visto in varie foto ma mai dal vivo. Questa famiglia era decisamente benestante per possedere un simile aggeggio, lo si capisce anche dai mobili, dalle belle porcellane da tè esposte nella dispensa con piattaia a vista, e dai soprammobili sparsi in giro. Nella cucina ci sono attrezzi per cucinare in legno e metallo esposti sul grande tavolo, e una signora in costume d’epoca impasta uova e farina per fare pane e dolci. Passiamo di lì incuriositi e lei, appena mi vede, mi si avvicina e comincia a farmi un sacco di complimenti per il cardigan di lana che ho indosso. Le piace il disegno, le piace il colore, il modello… e quando le confermo che l’ho fatto a mano da me è incredibilmente impressionata. In un attimo va a chiamare un’altra signora, che era in una stanzetta sul retro della cucina, per farglielo vedere, e anche lei comincia subito a complimentarsi e a fare grandi espressioni di ammirazione. A questo punto prendono piede la gentilezza e la voglia di comunicare irlandesi, e cominciamo a discutere di maglia, di pattern, di Toscana, Italia, e vacanze. La prima signora ci parla di sue amiche e nipoti che hanno vissuto in Italia o hanno sposato un italiano, e ci racconta una storia buffissima su una volta che era a Como in novembre e portò un mazzo di bellissimi crisantemi che aveva visto dal fioraio come omaggio a un’amica di sua nipote, ma questa si agitò moltissimo e rifiutò i fiori andandosene via, e lei non capì nulla del perché di quella reazione finché la nipote non le spiegò che in Italia quello sono i fiori che si portano solo ai morti… e tutte a ridere di questa gaffe tremenda. Quando le dico che siamo in viaggio per il nostro terzo anniversario di matrimonio lei è contentissima e ci fa un sacco di auguri e “blessings”, e alla fine ci facciamo una foto insieme tutte e tre, io, lei e l’altra signora alla quale piaceva tanto il mio cardigan. amiche.jpg Tutto questo mentre continua il via vai di visitatori nella casetta, e noi chiacchieriamo come vecchie amiche. Quanto mi piace, l’Irlanda. Dopo i saluti continuiamo il nostro giro divertiti, e arriviamo a un piccolo negozietto di artigianato di splendidi prodotti in lana, dove Luca mi regala due asciughini troppo carini, uno con su disegnati i più classici punti a maglia tipici della lavorazione Aran, l’altro con i ritratti dei più famosi scrittori irlandesi. Tutto pensavo, tranne che avrei avuto un asciugapiatti con su la faccia di Oscar Wilde! L’Irlanda è anche questo, pare. Nel villaggio visitiamo la vecchia scuola elementare scuola.jpg, e passiamo davanti al pub, all’agenzia di pegni, all’emporio emporio.jpg, alla tabaccheria, all’ufficio postale e a una specie di piccolo hotel che accoglieva i viandanti. Giriamo intorno a un laghetto e a un recinto dove un paio di splendidi cervi rossi riposano in un prato cervo.jpg ed entriamo nella casa elegante di due fratelli imprenditori, e da lì proseguiamo fino alla chiesa, ricostruita qui pietra su pietra chiesa.jpg. Oltre questa zona troviamo i due mulini, uno verticale e uno orizzontale mulino.jpg, e poi altre piccole casette di contadini e allevatori, finché il sentiero, delimitato da un muro di cinta con in cima una fila di piccoli merli di pietra irregolari che abbiamo visto spesso in giro e che mi piacciono moltissimo muretto.jpg, svolta l’ultima curva, e ci ritroviamo al giardino iniziale, subito dopo l’ingresso del parco. La pioggia è passata per fortuna, ma all’uscita passiamo per lo shop – come tutti devono fare per lasciare il parco – e compriamo un ombrello pieghevole verde con lo Shamrock disegnato e una piccola bandiera Irlandese, che so già dove sistemerò. All’uscita del parcheggio attraversiamo la strada e ci fermiamo pochi minuti in un’area di negozi e articoli di artigianato proprio di fronte al castello, per approfittare dello sportello bancomat, e poi ripartiamo diretti a Loop Head. Ma all’inizio sbagliamo a seguire le indicazioni del navigatore ed entriamo sulla N18 nella direzione opposta, così usciamo in una stradina laterale per ricercare una nuova entrata nell’altro senso e, non so come, prendiamo una buca sul bordo della strada. Lì per lì pare tutto a posto, invece quando siamo di nuovo sulla N18 e procediamo finalmente nel verso giusto cominciamo a sentire un rumore strano provenire dall’esterno, che si va via via intensificando. Luca, preoccupato, accosta sulla corsia di emergenza e io scendo a controllare. Aveva ragione, accidenti. La ruota è andata. Per un attimo sono presa dal panico, non ho idea se abbiamo la ruota di scorta e di sicuro non saprei come fare a cambiarla. Siamo su una specie di superstrada molto trafficata, nessuno ci può aiutare e non saprei chi chiamare in caso di necessità. Per fortuna Luca è molto più adatto di me a queste situazioni critiche e non si lascia certo prendere dallo sgomento. Toglie le valige dalla bauliera, prende la ruota di scorta – che c‘è, ovviamente – posiziona il crick, toglie la ruota forata (e danneggiata, speriamo bene…) mette quella nuova, rimette via tutto, ricarica le valige e siamo pronti a ripartire dopo poco più di 10 minuti, mentre le auto continuano a scorrere accanto a noi. Risalgo in macchina ancora un po’ spaventata, mentre dentro di me ringrazio il cielo per l’ennesima volta di aver trovato quest’uomo meraviglioso capace di sistemare sempre tutto senza mai perdersi d’animo. Riprendiamo la strada per Loop Head, decidiamo di andarci comunque anche se abbiamo perso un po’ di tempo con la foratura e il navigatore conferma che c’è un bel po’ di strada da fare (www.westclare.com/loopheadpeninsula). Ma la giornata si è fatta ormai molto bella, il cielo è di nuovo incredibilmente sgombro e limpido, il sole è caldo, e la vista lassù deve essere spettacolare. Percorriamo la N67 oltre Bunratty e poi la E484 fino in cima al promontorio, una strada stretta e dritta che attraversa una campagna che assomiglia veramente alla fine del mondo, fatta solo di prati, mucche, cavalli, rari cottage qua e là, e intorno il nulla. Viene da pensare che non ci sia nessuno qui, che anche quegli animali liberi sui prati non appartengano a nessuno e girino dove vogliono a loro piacere. Quando da alcuni scorci si intravede il mare blu intenso dietro alle radure dove brucano i cavalli, allora sembra proprio di essere in un posto fuori dal mondo, che non credevi neppure che esistesse. Si ha la sensazione di andare verso il nulla, verso niente, attraverso un deserto bellissimo in cui persino l’orizzonte si è perso e tutto è oltre, sconfinato al di là. Arriviamo al faro bianco di Loop Head faro.jpg che il sole è proprio davanti a noi, a specchiarsi in quel blu profondo illuminando di una striscia scintillante il tratto di mare di fronte. Ci incamminiamo sulla scogliera per mano, lentamente. La roccia finisce a picco nel mare con un salto di centinaia di metri e non si distingue immediatamente dove finisce il tappeto erboso e dove inizia il nulla. loop-head-bordo.jpg Il vento soffia veloce e fresco vicino al bordo del costone, il terreno è morbido e l’erba è fitta e molle, camminarci è buffo, pare quasi di rimbalzarci sopra, come se sotto ci fosse gommapiuma, o schiuma. I gabbiani volano a decine intorno a uno spuntone di roccia lì di fronte in uno stridio acuto, appena attenuato dalla distanza e dal vento. costone.jpg Il mare è una tavola, non ci sono onde né spuma, ma da l’idea che nelle giornate di tempesta deve fare davvero paura, qui. Le più famose scogliere dell’isola si allungano alla nostra destra, disegnando un’onda sinuosa e scura a strapiombo sul mare. cliffs.jpg Sulla nostra sinistra si stende la penisola del Kerry, nitida e perfetta come un dipinto. Proseguiamo fino alla punta del promontorio, camminando piano. L’Oceano è davanti a noi, immenso, blu, calmissimo, luccicante. Un altro pezzo di terra che finisce, di lì in poi solo acqua, fino in America. Uno spettacolo straordinario. Stiamo lì per un po’ in silenzio, ad ascoltare i gabbiani strillare nel vento che ci arruffa i capelli, mentre il sole sembra non volerne sapere di scendere giù. Cerchiamo di raccogliere tutto quello che possiamo di quella meraviglia, finché non è ora di tornare indietro. Camminiamo nuovamente verso il faro bianco, sentinella immobile a guardia di tutta quella bellezza. Lasciamo una coppia seduta a bersi una birra un po’ più in là, gli unici a parte noi, a guardare ancora un po’ lo spettacolo quotidiano che il tramonto proietta su quel maxischermo così speciale. C’è un locale in un minuscolo centro abitato lungo la via che porta qui, a Kilbaha, il Keating’s Pub, dove si può gustare una pinta di Guinness stando seduti nel pub irlandese più vicino a New York. La prossima volta non ce la perderemo di certo. A malincuore, lentamente, ritorniamo alla nostra auto. Ripassiamo in mezzo ai prati morbidi e ai cavalli che brucano in libertà e puntiamo di nuovo verso Kilkee, e poi su verso Doolin. Il navigatore ci aiuta, ma in effetti non è difficile trovare il nostro B&B, il “Doonagore Farmhouse” sulla R478, subito oltre le Cliffs of Moher, una bella casa rossa con alle spalle una stalla, e ancora dietro, l’Atlantico. La signora Mary ci accoglie con gentilezza, ci scusiamo per il ritardo e le spieghiamo della foratura ma lei è tranquillissima e dice che è tutto ok. Ci mostra la nostra stanza al primo piano, non molto grande, con le pareti rosa e un improbabile copriletto viola, ma c’è un caldo pavimento in legno e una deliziosa finestrella che da su un giardino fiorito, e per noi va benissimo. Scarichiamo i bagagli e notiamo alcuni quadri di foto alle pareti, che ricordano i giorni di vacanza che alcune persone di Boston vengono regolarmente a trascorrere quaggiù. Riconosciamo la signora Mary nelle foto tra donne e bambini, sembrano le foto di una famiglia riunita. Davvero un’idea deliziosa, mettere le foto degli ospiti alle pareti per non dimenticarli fino al giorno in cui torneranno. Ci sistemiamo un po’ e andiamo a cena a un piccolo ristorante lì vicino, lo Stone Cutters’ Restaurant, un locale a conduzione familiare (www.stonecutterskitchen.com) anche lui posato sul bordo della collina di fronte al mare, tra il nostro B&B e le Cliffs. Ceniamo in una piccola stanza ad un tavolino accanto alla finestra, con insalata di pesce (io) e Hamburger di manzo e patatine (Luca), e mentre lui resta fedele alla Guinness io assaggio la mia prima pinta di Bulmers in lattina. Buona e fresca, anche se la birra è decisamente un’altra cosa. Dopo cena scendiamo in auto fino a Doolin, sono le 20,40 e c’è ancora molta luce, anche se è già tutto chiuso da un pezzo. doolin.jpg Doolin in realtà è molto meno che un paese, 500 abitanti e poco più di un paio di pub, un negozio di musica tradizionale e prodotti di artigianato, un campeggio e poche case colorate messe vicine. Il tutto disteso in un piccolo fazzoletto di terra ai piedi delle scogliere, ad una distanza praticamente inesistente dal mare, che ti viene da pensare che quando la tempesta si scatena davvero, qui si ritrovano le onde alle finestre. Il ritmo della vita è sensibilmente diverso qua, si percepisce chiaramente. bb.jpg Tutto rallenta, tutto è semplice ed essenziale, naturale. doonagore-castle.jpg A quest’ora sembra di stare in un paese deserto, invaso solo dalla quiete. cliffs-da-doolin.jpg E intanto, lo spettacolo silenzioso dell’Oceano al tramonto si replica anche quaggiù. Il sole è sceso ancora e una luce dorata incendia la distesa d’acqua davanti a noi, dalla quale emerge il piccolo isolotto di Crab Island lì davanti, con i rilievi scuri delle isole Aran che si intravedono più lontani. sunset.jpg Nel piccolo porto ci sono tre o quattro auto in attesa del ferry che collega Doolin a Inishmore, non abbiamo idea di quando arriverà ma non c’è un’ombra all’orizzonte per miglia. Quando torniamo verso la macchina, dopo aver fatto un giro verso gli scogli per toccare l’Oceano con le dita, sono ancora tutti lì, in un’attesa silenziosa assurda e immobile. molo-di-doolin.jpg Risaliamo in auto fino al B&B e ammiriamo il panorama anche da lassù, sul retro della casa, dove una delle mucche della signora Mary pascola tranquilla mentre la fotografo. Nel piccolo monitor della mia digitale vedo la mucca, il prato, il micro Castello di Doonagore con la sua unica torre rotonda e il muro di cinta sul fianco della collina più in basso, e l’Oceano, dietro. Tutto nella stessa inquadratura. Benvenuti nel Clare.sunset2.jpg Alla fine rientriamo in stanza e ci prepariamo per la notte, siamo stanchi dopo le molte emozioni di oggi e ce ne andiamo finalmente a dormire. Domani ci aspetta uno degli spettacoli più straordinari di questa terra meravigliosa.
http://www.doolin-accommodation.com/index (34,00 € a testa voto 4/5)
doonagore@eircom.net

4 Comments

  1. NirvanaAgostinis

    Sono stata anni fa in Irlanda, ho visto luoghi e panorami fantastici, ma leggendo il tuo diario m’ accorgo che mi son persa altre meraviglie descritte con delicatezza e poesia. Cari auguri a te e tuo marito, ciao

  2. Grazie mille! :o)
    Il tuo commento così gentile mi fa veramente piacere.
    L’Irlanda è un posto straordinario, assolutamente unico per la bellezza che sa regalare a ogni passo.
    Chiunque vada lì fa un viaggio diverso, ma tutti tornano a casa con un bagaglio pieno di meraviglie. ;o)
    Noi sogniamo di tornarci al più presto possibile.
    Grazie ancora, ricambio gli auguri di cuore.
    Sally

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *