Martedì 23 agosto 2016: Tyntesfield House – Banksy’s Bristol – Reading – Pisa

Ultima colazione a Cardiff, oggi. C’è un sole splendente nel cielo azzurro senza nuvole, e fa già caldo di mattinata. Per fortuna non ce ne dobbiamo andare sotto la pioggia, sarebbe stato ancora più triste. Raccogliamo tutto e ci mettiamo in auto diretti alla prima meta di oggi, che è a una quarantina di miglia da Cardiff, ma non è già più Wales. Niente più scritte in doppia lingua, niente più ARAF-SLOW, niente più Cymru. Passato il ponte sulla baia di Bristol siamo fuori, e già troviamo il cartello Welcome to England.
Ciao bellissima terra del Galles, ti ricorderemo sempre con profonda emozione.

Arriviamo a Tyntesfield House, North Somerset, che è aperta da poco, eppure ci sono già molte auto nel parcheggio. Sarà la bella giornata, insieme alla fama di questa bellissima magione, ad aver convinto centinaia di inglesi a venire qui a trascorre qualche ora all’aperto. Il viale è lungo quasi 2 chilometri e immerso in un verde perfetto, al solito. Il parcheggio è molto grande e da lì ci sono ancora un paio di lunghi sentieri da percorrere a piedi prima di intravedere il profilo della villa. Passiamo dalla biglietteria e, visto che anche questo è uno dei beni del mai abbastanza lodato National Trust, evitiamo di pagare un biglietto alquanto salato. Chi vuole visitare anche la casa, oltre al parco, riceve dei biglietti a parte con un orario di entrata da rispettare, in modo da scaglionare i visitatori ed evitare una ressa eccessiva dentro alle stanze. Questa casa ha un numero di visitatori annui che supera le 200.000 unità e il cui trend è in continuo aumento. Tutto intorno, nel grande parco, ci sono vialetti, giardini fioriti, piante enormi e vecchissime che fanno ombra a famiglie con bambini venute a fare un pic nic sull’erba, o a giocare col cane (dogs welcome anche qui, naturalmente).

Oltre al parco c’è ancora una fattoria con le mucche e i maiali (molto tecnologizzata, pare), e grandi orti che producono verdure e frutta in vendita al negozio del NT. Subito dopo la biglietteria in effetti c’è una caffetteria molto grande che è stata ricavata addirittura nelle vecchie stalle, e ci sono ancora i vari cubicoli dei bovini con le grate e le aperture di accesso intonacate e linde, che però adesso ospitano tavoli e sedie per i visitatori che vogliono fare un break. Ma il vero gioiello qui è proprio la casa.

Si tratta di una delle più belle e ricche magioni vittoriane inglesi, rimasta esattamente com’era quando era abitata dai suoi proprietari originali, cioè almeno quattro generazioni della famiglia Gibbs. Divenuti ricchissimi con il commercio di fertilizzante, i Gibbs acquistarono questa casa georgiana a metà ottocento e la trasformarono piano piano in una delle residenze in stile gotico-vittoriano più belle ed eleganti dell’epoca. L’impressione che si riceve già dalla facciata è notevole: su tre livelli disegnati in maniera asimmetrica, con finestre a bovindo, torrette rotonde e ottagonali sormontate da piccole guglie e comignoli, tetti a punta di varie altezze e archi gotici, completa persino di una chiesetta privata, la magione si mostra immediatamente ai visitatori in tutta la sua magnificenza.

L’edificio è costruito in pietra gialla di Bath, ornato e decorato nello stile del gothic-revival tanto in voga a fine ottocento ma senza le esagerazioni eclettiche del Burges. Qui regnano fascino ed eleganza, mistero e opulenza.

Alla biglietteria una volontaria ci spiega tutto il percorso da fare e ci indica sulla mappa come ci dobbiamo muovere, ma da lì in poi siamo liberi di girare con i nostri tempi. Già dalle prime sale ci ritroviamo immersi in ambienti di lusso, arredati con mobili sofisticati e arricchiti da decorazioni preziose ma comunque confortevoli, che rendono la casa accogliente e vivibile. Doveva essere molto piacevole, abitare qui.

Quando arriviamo al grande disimpegno del piano terra, che separa le stanze di sotto da quelle del piano superiore, riconosco subito con emozione lo scalone sul quale sono state girate alcune scene dello speciale di Sherlock ‘The Abominable Bride’, nel quale questa è proprio la casa di proprietà dei signori Carmichael in cui avviene parte dell’azione principale, apparizioni di fantasmi comprese. Quale setting vittoriano migliore di questo? Più piccolo di come me l’aspettavo ma molto più elegante, e con l’enorme caminetto decorato sulla sinistra che domina la stanza d’ingresso, lo scalone con il ballatoio scolpito che gli gira intorno è un vero piacere per gli occhi, e uno degli elementi più importanti di tutta la casa.

C’è molta gente ma ci muoviamo bene, in ogni stanza cui accediamo ci sono volontari pronti a spiegare ogni dettaglio dell’arredamento e abbiamo a disposizione anche tavole illustrative sulle funzioni degli oggetti presenti, quindi la visita è agevole e ricca di informazioni. Ai piedi della grande scala c’è anche un pianoforte, e un signore suona con grazia un sottofondo dolce che rende la nostra visita ancora più piacevole.

Mobili e arredi sono quelli originali che la famiglia aveva fatto realizzare proprio per questa casa, visto che al momento della sua vendita, all’inizio degli anni 2000, il NT ha acquistato tutto in blocco, sia la proprietà che il suo contenuto, mantenendo così integro un tesoro che sarebbe stato un peccato enorme disperdere. Caminetti decorati in marmi policromi, tappezzerie in seta colorata, dipinti originali, poltrone imbottite, tavoli scolpiti, candelabri, lampadari ornati, statuette, ritratti di famiglia, sculture, argenti, c’è di tutto in giro per le stanze, tutto sistemato con grande armonia ed eleganza. C’è addirittura una classica stanza delle collezioni (no pics), dove sono raccolti moltissimi oggetti acquistati o fatti realizzare da Mr Gibbs nella sua vita, che comprendono argenti sbalzati, avorio intagliato, dipinti rari, gemme, libri antichi e persino una riproduzione in argento, cristallo di rocca e cuoio a dimensioni reali del trono di Carlomagno, presa da un testo medievale. Tra le altre stanze che riconosco al volo, il salone da pranzo di Sir Eustace Carmichael, il salotto dove racconta la sua storia con Emelia Ricoletti, l’ingresso e le finestre al piano terra dove si rompe il famoso vetro in cui compare il fantasma, una delle chiavi del mistero di quel bellissimo episodio. Davvero una bella emozione per me, che avevo grandi aspettative per questa visita in particolare. Bellissime sono anche le camere da letto, specie quella col bovindo nella torre che era di Mrs Carmichael, con una vista fantastica sul giardino, e anche i bagni, tutti ammodernati con acqua calda ed elettricità. C’è anche una stanza in cui le volontarie del NT restaurano e recuperano i tessuti originali che hanno bisogno di manutenzione e di rammendi per eliminare i danni causati dalla luce, e una di loro ci spiega nei dettagli cosa fanno e come procedono nei casi in cui si può ancora fare qualcosa. Ma come ci spiega, ci sono armadi pieni di stoffe e tessuti antichi, un tempo bellissimi, che purtroppo sono ormai al di là di qualunque possibilità tecnica di recupero. Un vero peccato.

Alla fine del giro ci ritroviamo nella cappella privata (nella quale sono in corso lavori di ripulitura), un chiesa abbastanza grande con finestre istoriate da raffinati disegni in stile preraffaellita a tema religioso, magnifiche volte a vela e un pavimento a mosaico dai colori delicati. Questa sì, che è una residenza di gran classe e perfettamente vivibile al tempo stesso.

Usciti dalla chiesa facciamo un giro nei giardini per arrivare sull’altro alto della villa, anche questo spettacolare nella luce splendente del sole di oggi. Ma deve essere bellissimo anche nei giorni uggiosi d’inverno, quando piove e l’aria è grigia, il cielo diventa un coperchio basso e cupo, e la nebbia sgrana le luci sfocate delle finestre facendole somigliare a quelle dei lampioni a gas vittoriani.

Torniamo lentamente verso l’ingresso anteriore fino alla minuscola orangerie, location di una delle scene più speciali dell’episodio girato qui, che mi convince definitivamente di come il cinema non sia altro che pura magia.

Passeggiamo per i vialetti del giardino (il labirinto è solo un’altra magia televisiva) e arriviamo fino agli orti stracolmi di verdure e fiori, dove restiamo stupiti da incredibili dalie grandi come cavolfiori. Fa molto caldo e il sole picchia oggi, quindi dopo un po’ torniamo verso la Farm per mangiare qualcosa e soprattutto bere. Prendiamo un ultimo cream tea, e ingoiamo la tristezza insieme alla marmellata di fragola.

Dopo il lunch break torniamo al parcheggio e ripartiamo in direzione Bristol, a una decina di miglia da qui. Ci arriviamo in breve tempo, e subito scopriamo che è una città più grande di quanto ci aspettassimo. C’è traffico e una gran confusione, moltissime macchine e gente indaffarata che affolla i marciapiedi, con una quantità record di semafori e rotonde. Comunque non ci facciamo prendere dal panico e, nonostante il caos e le poche informazioni che abbiamo su quello che cerchiamo, diamo inizio alla nostra caccia a Banksy, il fantastico e misterioso Street artist che ha spesso utilizzato i muri della sua città natale per lasciare i suoi messaggi politici ed etici. L’impresa non è delle più facili data la particolare natura precaria dell’arte del graffitismo, ma la fama mondiale ormai acquisita da questo artista ci rende speranzosi riguardo alla nostra ricerca. Sulla guida ho trovato qualche info pratica per rintracciare le sue opere più note nascoste per le vie di questa città, qualcosa ha anche Luca sul suo programma di mappe e alla fine riusciamo a trasformare la nostra incerta esplorazione in una caccia divertente e soddisfacente.

La prima opera che troviamo – non senza una certa difficoltà – è un classico ormai molto famoso, ‘The Well-Hung Lover’ in Frogmore Street, in cui un uomo nudo è appeso fuori dalla finestra della casa della sua amante mentre il marito si affaccia minaccioso a cercarlo. Insolente, divertente, ironica, ci fa ridere.

Poco lontano troviamo, con minor difficoltà, il grosso disegno del ‘Mild Mild West’, che spicca su una parete all’interno del cortile del locale ‘The Canteen’, dove pare che il misterioso Banksy venisse regolarmente prima che il suo nome diventasse così famoso. In questo murale un tenero orsacchiotto lancia una bottiglia molotov contro dei poliziotti in tenuta antisommossa. Sotto al disegno, un po’ sbiadito ma perfettamente riconoscibile, lo stencil dell’inconfondibile firma dell’artista .E’ bello vederlo dal vero finalmente, questo orsacchiotto ribelle che riassume con precisa efficacia la falsa innocenza dell’occidente.

In questo quartiere (Stokes Croft) in effetti ci sono moltissimi murales di vari artisti, opere anche molto grandi che colorano completamente interi edifici e muri di cinta della zona e che la rendono insolita e affascinante. Proprio dall’altro lato dell’orsacchiotto per esempio vediamo, in parte nascosto dalle piante, il ‘Breakdancing Jesus’, enorme murales di un collega locale di Banksy in cui un Gesù capovolto è impegnato in un improbabile passo di break dance.

Facciamo un giro fino all’ingresso del porto, dove però non possiamo ammirare una delle opere più famose di Banksy, ‘The Grim Reaper’, che è stata trasferita al Bristol M Shed Museum per evitare che si deteriorasse troppo in fretta. L’opera era stata disegnata sulla chiglia della nave-discoteca Teckla, proprio a filo dell’acqua, e rappresenta uno scheletro con la falce, tipica raffigurazione della morte, che usa una lunga cannuccia per succhiare il petrolio direttamente dal mare, a denunciare le condizioni gravissime in cui stiamo riducendo l’ambiente e il destino gramo che ci aspetta a causa del nostro comportamento assurdamente irresponsabile. Più che un monito, un vero e proprio presagio.

Non lontano dalla Marina riusciamo a scovare invece, non senza una certa emozione, ‘The Girl with the Pierced Eardrum’, che volevo tanto vedere dato che Vermeer è uno dei miei artisti preferiti. Non la troviamo subito, in quel dedalo di vicoli della Marina che si ramificano intorno a Hanover Place, ma poi giriamo l’angolo di un ennesimo cortile nascosto, alziamo gli occhi verso le finestre di un palazzo di un beige anonimo ed eccola apparire davanti a noi come una visione: grande, sorprendente e bellissima.

L’iconografia è esattamente la stessa dell’originale fiammingo, la bella ragazza in primo piano voltata di ¾, gli occhi languidi, le labbra leggermente dischiuse, i capelli nascosti dall’elegante turbante di seta avvolto intorno al capo – tutto corrisponde, solo che qui il famoso orecchino di perla, vero protagonista del celebre quadro, è sostituito dalla scatola esterna dell’allarme di un sistema di sicurezza VDT, il cui giallo vivace è l’unico colore che spicca sul nero del disegno a stencil (purtroppo vandalizzato con un lancio di inchiostro nero pochissimo tempo dopo la sua scoperta).

Quando un dettaglio è tutto, e il più piccolo elemento può diventare prezioso. Geniale. Ironico. Bellissimo. Mi fa venire voglia di andare subito a spolverare per bene il nostro muro giallo di casa, e mettermi lì ad aspettare che Banksy si decida a venire a utilizzarlo come la sua prossima tela urbana un giorno, sulla quale lasciare un nuovo capolavoro a sorpresa. Chissà come dev’essere, alzarsi una mattina e scoprire di vivere dentro un quadro.

Molti ce ne sarebbero ancora da vedere, dei fantastici murales di questo artista insolito capace di far passare il suo messaggio visivo di critica sociale ed elogio della libertà individuale con estrema efficacia anche nell’era del bombardamento di immagini a cui siamo continuamente sottoposti. Uno che, in un tempo in cui tutti vogliono diventare dei protagonisti (anche senza una vera ragione), sceglie di nascondere la propria identità e mantenere segreto il suo nome, nel tentativo di sfuggire all’ingranaggio implacabile e spietato di quel tritatutto inarrestabile che è la moderna società consumistica. Perché magari siamo davvero solo topi, ma i topi possono mettere in ginocchio intere nazioni.

Purtroppo si sta facendo tardi, quindi dobbiamo interrompere qui la nostra caccia. Ma è stato molto divertente, e magari continueremo un’altra volta. Ci sono tante cose da vedere in questa città, sopratutto il museo di Brunel, la sua mitica SS Great Britain, e il suo Ponte Sospeso. E poi la piccola chiesetta di St Mary naturalmente, anche se quello che si è celebrato lì non è stato certo il mio matrimonio preferito… Insomma, c’è molto materiale per un week-end interessante e originale, che spero potremo fare presto.

Ripartiamo dopo le 18,00 e per le 19,30 siamo a Reading, in avvicinamento verso l’aeroporto di Stansted dove domani lasceremo l’auto e prenderemo il volo di ritorno per Pisa. L’hotel che abbiamo prenotato è molto vicino a Ikea, stesse indicazioni stradali di fatto, e quando ci passiamo davanti a Luca viene il dubbio che la camera ce la dovremo montare da soli! Invece è un albergo carino e comodo, e il ristorante è decisamente buono. Ci voleva, per risollevare un po’ il morale in questa ultima sera in terra britannica.

Domani si torna a casa, con molta tristezza nel cuore ma anche un preziosissimo bagaglio di esperienze ed emozioni donateci dalla meravigliosa terra del Galles e da questi scampoli della sempre sorprendente Inghilterra. Immagini di luoghi antichi e ancora vivissimi, profumi d’erba, di vento e di oceano, suono di onde, e pietre, e pecore, e di un idioma misterioso e oscuro come un rito magico, compreso solo da chi può capire la lingua dei draghi. Se si dovessero pesare anche le valigie dei ricordi, oh!, la cifra che saremmo costretti a pagare a Ryanair, questa volta..! Invece no. Ce ne torniamo a casa col cuore stracolmo e leggero come una piuma, perché il cuore sempre, anche in aereo – ormai si sa – vola gratis.

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