Sabato 23 agosto 2014: Stratford-upon-Avon

Si comincia con il sole nella piccola città del Bardo, ma l’aria è piuttosto fresca. La colazione è buona e abbondante nel piccolo salotto che da sulla via principale, e Morris è veramente gentile e premuroso. Gli raccontiamo quello che abbiamo visto ieri e nei giorni scorsi e lui ci dice con orgoglio che anche sua figlia ha studiato a Oxford. Una bella soddisfazione, per lui che è di origini orientali e ha i genitori che hanno fatto grandi sacrifici per crearsi una loro vita in questo paese.

Ci sistemiamo e partiamo in auto questa volta, in direzione della prima delle due case comprese nel nostro Shakespeare Pass che ancora dobbiamo visitare, la Mary Arden’s Farm. Mary Arden era la madre di Will e viveva a Wilmcote, a circa 4 miglia da Stratford, prima di sposarsi con John Shakespeare e trasferirsi in città. Che poi città è una parola grossa, visto che Stratford è veramente piccola, ha tre strade principali e due chiese, di cui una leggermente fuori dal centro, e si può fare tutto il giro del paese a piedi in meno di un’ora. Comunque, rispetto a Wilmcote la si poteva considerare una città. Parcheggiamo vicino a un grande edificio in legno dove è indicato l’ingresso ed entriamo, mostrando il nostro Pass delle case.

Superata la cassa passiamo subito nella zona esterna, dove cominciamo il nostro giro di quella che è effettivamente una grande fattoria elisabettiana perfettamente conservata, con tanto di recinti di animali appartenenti a razze più o meno rare che sono allevate in questa zona da secoli. La fattoria è quella originale in cui viveva Mary Arden, ma nel tempo è stata sistemata e ampliata ed è passata a proprietari esterni alla famiglia. Le strutture in legno a graticcio sono bellissime, perfettamente preservate, e anche gli animali sono numerosi e ben tenuti. Ci sono papere, galline, colombi, tacchini, capre, conigli, pecore, mucche, un cavallo bianco, maiali piccoli e grandi, alcuni di un insolito color terracotta che li fanno somigliare a dei grandi salsicciotti, e tutto quello che era di solito presente in una fattoria agricola nella prima metà del 1500.

Oltre agli animali, in uno spazio speciale al centro di un grande prato troviamo una serie di bancarelle di legno ognuna con esposti oggetti e prodotti specifici di una certa attività, dietro alle quali donne e uomini vestiti in abiti in stile elisabettiano sono a disposizione dei visitatori per raccontare quello che fanno. Di fatto qui è stata ricostruita una vera fattoria Tudor che porta avanti ancora oggi tutte le attività tipiche dell’epoca svolte con gli strumenti e le tecniche del tempo. Entrare qui è come fare un vero tuffo nel passato. Ci sono signore che sanno tutto sulle erbe e sulle loro proprietà curative o lenitive, profumanti o detergenti, e come si devono trattare per conservarle a lungo. Una signora sta facendo infeltrire della lana di pecora con una specie di schiuma di sapone, per ottenere un tessuto spesso e pesante che possa proteggere dal freddo in questo clima difficile, come quello che indossa e che ha fatto lei personalmente, mentre in una specie di ambaradan di legno fatto con pali, corde e contrappesi un uomo sta lavorando al tornio per produrre scodelle, posate e stoviglie per utilizzi vari.

Ci sono giochi da bambini in corda e legno, trottole o semplici animali scolpiti, c’è il forno del pane e la distilleria della birra, e c’è persino un piccolo palcoscenico per menestrelli e attori, per divertirsi un po’ nei momenti di pausa. In un angolo, uno scalpellino lavora la pietra con bellissime incisioni, mentre poco più in là c’è un banchetto dove si impara a farsi da soli le candele di cera d’api.

Ci sono le pecore che forniscono la materia prima, e poi ci sono le signore che cardano la lana, la filano, la lavorano e creano bellissime stoffe e tessuti ricamati a colori vivaci. C’è la macina per la farina, e poi un grande focolare dove viene mostrato come si cucinava e quali erano i cibi principali ai tempi di Mary Arden. Qui si può vedere cosa mangiava la gente del tempo, come si vestiva, come apparecchiava la tavole, come dormiva, come lavorava nei campi e come si divertiva, come viveva le diverse stagioni e perfino come si curava, grazie a un lungo tavolo allestito con inquietanti strumenti di ferro, legno e vetro e un dottore con tanto di barba e cappello che ci racconta quali erano i mali e i rimedi più frequenti del tempo.

Visitiamo anche la casa vera e propria, che ha possenti graticci a vista sia dentro che fuori, con stanze dalle porte molto basse e dai sottotetti molto alti, dove sono stati sistemati bellissimi arredi d’epoca, tra i più semplici e i più suggestivi visti finora.

Con mia grande gioia scopriamo che in un angolo del giardino ci sono le voliere dei rapaci, con un’aquila, un falco, una piccola civetta e diversi gufi, e in tarda mattinata c’è anche un piccolo spettacolo di falconeria durante il quale un uomo che impersona il Signore della fattoria fa volare i vari rapaci, spiegando ai bambini presenti quanto questi animali siano straordinariamente intelligenti e affezionati. In particolare ci tiene a mostrare con orgoglio le capacità della sua piccola civetta personale, un’adorabile creatura bianca di nome Ivy, alla quale ha insegnato moltissimi trucchetti divertenti che incantano grandi e piccini.

Il sole sparisce a tratti ma tutto sommato si sta bene all’aperto e il posto piano piano si affolla di famiglie alla ricerca di un po’ di pace e di relax alla maniera semplice dei tempi andati. Restiamo fino all’una, ed è un tempo veramente piacevole.

Quando usciamo dalla fattoria torniamo in direzione di Stratford, verso l’ultima casa da visitare che è anche una delle più famose, Anne Hathaway’s Cottage. Anne era la fidanzata di Will, la donna che poi divenne sua moglie, e lui la corteggiò proprio in questa casa, situata un miglio fuori dal centro del paese. E chissà quante volte Will ha fatto a piedi questo stesso tratto di strada per andare a trovare la sua bella, con la testa tra le nuvole e il cuore in subbuglio all’idea di rivederla…

Il cottage di Anne è originale nella sua struttura ed è sicuramente il più bello tra quelli visti finora, con i suoi graticci a vista e il grosso tetto di paglia ondulato, immerso in un giardino incredibilmente romantico strabordante di fiori.

L’interno è strutturato su due piani ed è molto interessante, anche se gli arredi in legno sono meno eleganti di altri già visti. Però qui alcuni pezzi sono oggetti originali effettivamente appartenuti alla famiglia di Anne fin dal XVI secolo, compresa una sedia in legno dalla foggia molto raffinata che ha le iniziali WS scolpite sullo schienale, e che forse era stata fatta proprio in onore di Will.

Le stanze, che da fuori sembrerebbero enormi, sono in realtà abbastanza piccole, tutte con pavimenti in assi di legno, pareti e soffitti con travi a vista e piccole finestre, ma gli ambienti sono molto accoglienti. La cucina con il focolare è spaziosa e vivace, c’è una bella lavanderia con i mastelli di legno, una camera sobria con un tavolino e due sedie per riposare, e altre due camere con letti a baldacchino inaspettatamente importanti.

Uno dei pezzi speciali della casa è la Courting Settle, una strana panca di legno molto stretta con lo schienale alto, sistemata vicino al focolare, che appare in condizioni di conservazione assai precarie. La storia della famiglia racconta che questa era la panca sulla quale Will sedeva vicino a Anne le sere in cui veniva a casa a corteggiarla, e qui la chiese in sposa. Pare che sia più malmessa del dovuto perché nell’ottocento, quando la casa di Anne fu ampliata e sistemata, una donna che viveva qui, discendente diretta di Bartholomew, fratello di Anne, era solita accompagnare gli amici in giro per la casa mostrando con orgoglio tutti gli arredi e le suppellettili originali dei tempi in cui Will frequentava queste stanze, e spesso, dopo aver raccontato la storia di questa particolare seduta, staccava un piccolo frammento di legno dalla panca per donarlo ai suoi ospiti come ricordo della loro visita, danneggiando sempre di più questo prezioso reperto storico. Fino a non molti anni fa i visitatori della casa ci si potevano ancora sedere durante il giro – senza staccare nulla però! – e pare che molti ragazzi abbiano chiesto in moglie la loro fidanzata stando proprio seduti su questa stessa panca sulla quale questo speciale momento d’amore era stato vissuto dal creatore di Romeo e Giulietta. Beh. Ognuno è romantico a modo suo.

Credo che, anche potendo, non avrei osato sedermi su quella panca così vecchia e delicata, troppo preziosa per poterla anche solo sfiorare. Questa cosa dalla forma apparente di panchina, che forse Will toccò con le sue stesse mani, che ha ascoltato la sua giovane voce dire parole d’amore alla donna amata, e sulla quale magari le sue mani, i suoi abiti o la sua cintura hanno lasciato piccole tracce incise nel legno, è per me una specie di oggetto-magico capace di materializzare nella mia realtà la leggenda lontana della vita di Shakespeare. Non ho bisogno di toccarlo. Mi basta guardarlo, per percepirne il potere.

Mi piace molto il cottage di Anne Hathaway, e oltre a tutte le emozioni suscitate dalla sua atmosfera romantica, me lo ricorderò anche per la presenza dei piccoli topolini di lana sparsi qua e là tra tavoli e scaffali che rappresentano i personaggi delle tragedie più famose, e che riconosco subito come quelli della serie medievale di Alan Dart che ho fatto anche io ai ferri. Very British….
Dopo la visita del cottage facciamo un giro nel bosco di William, al di là del giardino e del frutteto, che fu creato qui piantando tutti i tipi di alberi citati nelle sue commedie e tragedie, e che è davvero uno spazio ideale per una passeggiata tranquilla.

Nel giardino delle sculture incontriamo anche un piccolo amico, un magnifico gatto a strisce nere placido e amichevole che si fa accarezzare e prendere in braccio e che ci fa compagnia per un po’. C’è un po’ più di gente qui rispetto alle case visitate eri, ma è inevitabile, questa casa è una delle più famose e delle più belle del quintetto di abitazioni legate alla vita di Will, anche per il lato romantico della sua storia che la coinvolge, ma insomma è fattibile, e la visita risulta piacevole e interessante.

All’uscita dal cottage scopriamo che il cielo si è fatto scuro, e piove a tratti. Portiamo l’auto a casa, a neanche un miglio, e passeggiamo fino in centro, mentre la pioggerella piano piano sparisce lasciando l’aria ancora più fresca. Facciamo un giro per prendere qualche cartolina e ci fermiamo in una sala da tè a mangiare qualcosa e a scrivere a casa, visto che siamo un po’ stanchi. Per fortuna ottimi scones con burro e marmellata e una bella teiera di tè bollente ci rinfrancano in fretta – cominciamo davvero ad apprezzare questa cosa della pausa per il cream tea!

Quindi riprendiamo la nostra passeggiata per le vie del centro e in High Street, proprio accanto al ristorante dove abbiamo cenato ieri sera, troviamo la casa della signora Harvard, la madre di John Harvard, che viveva qui ai tempi del Bardo.
Anche John fu uno studente di Cambridge e dopo gli studi si trasferì in America, nel Massachusetts, per cercare nuova fortuna. Alla sua morte lascio in eredità 400 libri e un bel gruzzolo di soldi al New College della sua città, Boston, che in suo onore cambiò il proprio nome in Harvard College. Da lì in poi, è storia nota. Un altro studente di Cambridge che ha saputo lasciare un segno indelebile nel mondo.

Comincia a fare fresco e abbiamo fame quindi, dopo un ultimo giro per le tranquille vie del centro in mezzo a queste case bellissime, cerchiamo un posto dove cenare. Un locale che ci piaceva molto purtroppo è pieno, quindi ci fermiamo al Golden Bee, un pub allegro e vivace pieno di gente del posto, dove si sta al caldo e si mangia a prezzi onesti. Ordiniamo bistecca e patatine e mentre ceniamo già ci invade un po’ di nostalgia al pensiero di lasciare l’incantevole villaggio di Stratford, così affascinante e intimo, piccolo e familiare.

Venire qui è stata la realizzazione di un sogno molto antico per me, che ora finalmente è diventato realtà. E chissà che non potremo tornarci, a visitare ancora i magici luoghi del Bardo inglese. Dopo tutto, il nostro pass per le case vale per un anno intero…

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