L'importante non è cosa guardi, ma cosa vedi
 
Orsino

Orsino

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Questa volta mi serviva un regalo per una persona molto speciale. Così, dopo aver scartabellato tra tutti i miei libri di maglia, ho deciso che questo orsetto era proprio quello che faceva al caso mio. Morbido, dolce, tenero, tutto da abbracciare e coccolare. Proprio come mia cugina Cristina, alla quale era destinato. Lo avevo adocchiato fin dal primo momento in cui avevo sfogliato il libro di Teddy Bears di Debbie Bliss, un nome una garanzia in fatto di design di toy knitting. Mi aveva colpita subito per quella sua aria così tenera e “huggable”, e soprattutto per il suo aspetto da tipico orsetto tradizionale inglese, che è il massimo secondo me quando vuoi realizzare qualcosa di veramente prezioso. Così ho tirato giù tutte le mie scatole di lana per scegliere colori e spessori dei filati – una fase del lavoro che mi piace particolarmente – e mi sono messa all’opera per preparare la mia sorpresa.
Da una prima occhiata alle istruzioni mi era sembrato tutto chiaro, ma andando avanti ho capito che il progetto era meno semplice del previsto. E’ vero che tendo ad escludere istintivamente qualunque pattern dove non sia visibile in maniera immediata almeno un po’ di abilità tecnica di realizzazione – se non è una sfida non è divertente per me, diciamolo – ma questo progetto mi ha sicuramente impegnata più del previsto. Le varie parti dell’orso – lavorato con ferri di 3,5mm – sono state facili da fare, i problemi sono arrivati al momento dell’assemblaggio. Diversamente da altri animali che ho fatto in precedenza, dove la forma era sempre ottenuta tramite calati e cresciuti durante la lavorazione, qui sia gli arti che la testa e le orecchie sono composti da diversi piccoli pezzi da cucire insieme, il che ha richiesto molto tempo, e molta precisione, perché il tutto avesse un aspetto finale realistico e senza tracce evidenti di giunzioni e fermature. Dopo il corpo, il cappello e le scarpine sono state semplici da fare, sempre con ferri di 3,5 mm e lana sottile color avorio e azzurro, ma la cosa che mi ha messa maggiormente alla prova è stata sicuramente la camiciola da notte. La costruzione è effettivamente particolare, con lo scollo a interrompere il davanti e il dietro da proseguire separatamente, e poi le maniche da realizzare raccattando le maglie all’altezza delle spalle, però alla fine è risultata fattibile. La parte complicata però era dovuta al fatto che le righe verticali si ottengono con la lavorazione in traverso, quindi si comincia da un fianco e si procede verso il centro fino all’altro lato cambiando continuamente gomitolo per ottenere le strisce di diversi colori. Praticamente staccavo e riattaccavo il filo ogni 2 o 3 ferri, e ad un certo punto avevo i gomitoli raddoppiati sulle due parti uguali da portare avanti separatamente, con una tale miriade di fili laterali da fermare da far disperare un santo… Più che difficoltosa, direi che è una tecnica di lavorazione molto rallentata e un po’ frustrante, perché si perde tanto tempo e sembra che il lavoro non cresca mai. Per realizzare un pezzo di queste dimensioni in un solo colore si impiega neanche un quarto del tempo che mi è servito per fare questo, ma di sicuro l’effetto finale non è altrettanto bello. Cucire insieme tutto in maniera precisa è assolutamente indispensabile, perché poi si devono riprendere le maglie dello scollo per fare il costurino per i bottoni e il colletto, e se tutto non è esattamente dove dovrebbe essere le cose possono diventare un po’ complicate… Per fortuna tornava tutto alla fine, così quando ho attaccato i pom-pon colorati e ho vestito l’orsetto mi sono sentita assai soddisfatta del risultato. E’ venuto come speravo, e molto somigliante a quello del libro di Debbie, il che mi ha resa ancora più contenta dopo tanto impegno. Anche le knitters di Ravelry mi hanno fatto tanti complimenti per questo progetto, ma loro sono sempre squisite, si sa. Comunque, la mia vera ricompensa è arrivata quando ho visto la gioia di mia cugina nel momento in cui lo ha ricevuto e lo ha abbracciato forte a sé, contentissima di questo piccolo regalo fatto apposta per lei. Vale la pena affrontare cento volte queste piccole difficoltà per fare felice una persona speciale come lei, e anche se in alcuni momenti questo progetto mi ha fatta tribolare più del previsto, lo rifarei mille volte per vedere quegli occhi brillare. E poi, io l’ho fatto azzurro, hai visto mai che porti bene…

2 commenti

  1. cristina

    é bellissimo !!!! è mio!!!!!!!!!!!!!!!!!si devo ammetterlo gli occhi mi brillavano!!!!!!!!!!!! è troppo tenero!!!!!!!!e poi sapevo che fosse Orsino prima ancora che mi dicessi che avevi pensato di chiamarlo così!!!e poi è AZZURRO!!!!!!!!NN SI SA MAI……….;-)

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