L'importante non è cosa guardi, ma cosa vedi
 
Sabato 20 giugno : Dublino

Sabato 20 giugno : Dublino

Alla fine la notte è stata tranquilla anche qui, nonostante tutto. Ci prepariamo e usciamo abbastanza presto, siamo impazienti di cominciare questa giornata in città. Visto che non abbiamo la colazione compresa nella prenotazione cerchiamo un posto dove mangiare qualcosa, e ne troviamo uno molto vicino alla nostra Guesthouse che ci sembra perfetto. Si chiama Italian Connection, è un piccolo locale stretto e lungo con le pareti decorate da affreschi dai colori pastello nei quali sono riprodotti famosi monumenti italiani, dal Colosseo al Duomo di Milano alla Torre di Pisa. Sembra un luogo carino e ordinato, così entriamo e richiediamo la nostra Full Irish a una ragazza già indaffarata. Un paio di signore stanno prendendo un cappuccino ad un tavolo in fondo, un uomo in giacca e cravatta legge il giornale da solo vicino a noi, pare aspettare qualcuno e infatti poco dopo un altro lo raggiunge e bevono il caffè insieme discutendo delle notizie appena lette. Noi gustiamo la nostra colazione abbondante  full-irish.jpg – e pure troppo ingombrante, per quel mini tavolino – mentre la voce di Bocelli riempie l’aria del locale dalle casse dello stereo, stabilendo davvero una certa piacevole “connection” con casa. All’uscita facciamo un giro per le vie del centro, praticamente deserte a quest’ora, un po’ perché è presto un po’ perché è sabato e tutti stanno ancora dormendo dopo la notte di festa. Grandi nuvole grigie corrono nel cielo, ma non sembra che pioverà. Il sole compare a sprazzi, l’aria è piacevole e la luce chiarissima. Raggiungiamo il Trinity College trinity-1.jpg con un po’ di anticipo, impazienti di cominciare la nostra visita guidata delle 10,40 (10,00 € a testa). Ci accompagna James, un ragazzo molto simpatico e bravissimo, laureando del college, che arrotonda facendo la guida per i turisti. Parla molto velocemente e arricchisce le sue dettagliate spiegazioni con aneddoti e battute spiritose rendendo la visita ancora più interessante trinity-james.jpg. Ci descrive ogni singolo edificio del Campus illustrandone la storia e la funzione, e siamo sorpresi da molte delle informazioni particolari che ci da. Il luogo è di quelli davvero speciali, personalità notevoli hanno oltrepassato l’arco di pietra dell’ingresso per frequentare le lezioni qui trinity-3.jpg – o per tenerle agli studenti – e stare in un luogo antico e prestigioso come questo regala davvero una sensazione speciale. Il Trinity fu fondato alla fine del 1500 dalla Regina Elisabetta I e in origine aveva 4 facoltà principali, Scienze e Matematica, Medicina, Legge, Teologia. trinity-2.jpg Oggi le facoltà dividono i corsi in Arte e insegnamenti Umanistici, Medicina, Scienze e Ingegneria. Ci sono circa 15.000 nuovi iscritti all’anno, provenienti da tutto il mondo. I ragazzi che vogliono entrare si sottopongono a una prova scritta molto selettiva (le richieste ogni anno sono più di 60.000) che si svolge in forma anonima, e solo quelli con i risultati migliori vengono accettati. Da quel momento in poi non devono pagare nulla, ma solo mantenere una media di esami e di voti per garantirsi la frequenza fino al 4° anno, quando si laureano. Una parte dei ragazzi possono vivere direttamente nel Campus, non tutti però perché lo spazio è insufficiente, ma tutti hanno diritto di accesso alla mensa e alle importanti biblioteche a disposizione dei vari istituti. trinity-5.jpg James ci spiega che alcuni degli alloggi non sono così comodi, sono vecchi e senza riscaldamento – e qui l’inverno è lungo e freddo… – e in molte stanze manca addirittura il bagno in camera, ma se uno ha la fortuna di vivere nell’edificio dove è stato lui, più nuovo e confortevole, allora l’esperienza diventa veramente indimenticabile. Le donne sono presenti al Trinity solo dai primi del 1900, ma ormai sono una parte considerevole e stimata di questa antichissima istituzione. James ci racconta degli esami, della consegna dei diplomi, del ballo di fine anno, dei fantasmi del giardino dove sorgono i due più grandi aceri d’Europa, dei Fellows che sono gli unici ad avere il permesso speciale di camminare sull’erba mentre tutti gli altri devono camminare sui vialetti in pietra, dell’edificio della mensa crollato e ritirato su ben due volte e mezzo, delle statue all’interno del cortile e di mille altre cose. trinity-4.jpg E’ proprio un ragazzo in gamba, intelligente e preparato, fa venire voglia di avere di nuovo 18 anni per avere la possibilità di provare a cominciare qui la sua stessa straordinaria avventura. Di fatto, chi studia e si laurea in Università meravigliose come questa si porta appresso questa esperienza per il resto della sua vita, non solo perché potrà vantare una laurea al Trinity College qualunque cosa farà dopo, ma perché gli studenti restano per sempre legati a questa istituzione, e continueranno a farne parte anche dopo esserne usciti, come ex studenti o ricercatori o membri delle varie Case e Club sportivi. trinity-6.jpg Ci vogliono buone qualità di base e tanto impegno, sono anni di duro lavoro quelli che questi ragazzi passano qui, ma la formazione che ne ottengono farà di loro persone speciali per il resto della loro vita. James lo sa benissimo e ne è orgoglioso, lo si capisce dal tono appassionato col quale ci illustra la storia del Campus fino al più piccolo aneddoto, ed è una cosa bellissima vedere un ragazzo così bravo e consapevole dell’importanza della scelta che ha fatto. Lo salutiamo con gratitudine alla fine del Tour di visita, che termina di fronte all’edificio forse più famoso e importante di tutto il Trinity, la Old Library. Qui, oltre a una quantità eccezionale di volumi antichissimi e rarissimi, è conservato il celebre Book of Kells, la più antica versione esistente della trascrizione in latino dei Vangeli Cristiani. La folla di visitatori è notevole, ma il nostro biglietto per la visita guidata del Campus comprende anche la visita alla Library, così non dobbiamo fare tutta la fila per pagare prima di entrare. Attraverso una serie di stanze preparatorie, immerse nella semioscurità per preservare le pagine di antiche pergamene e velli manoscritti, si raggiunge lentamente la sala finale dov’è conservato il Book of Kells. In un tavolo a vetrina sono racchiusi due volumi aperti su pagine straordinariamente dipinte, ricoperte di grafia fitta e precisa, sono pagine dei Vangeli di Giovanni e di Luca risalenti circa all’800 d.C.. Oltre al valore storico e religioso, questo libro ha un grandissimo valore artistico proprio per la bellezza e la ricchezza delle sue illustrazioni simboliche, che supportano le descrizioni delle storie cristiane e ne fanno un capolavoro preziosissimo dell’arte celtica medievale. Il grosso volume originario ha subito danni gravi nel corso dei secoli e quello che vediamo oggi è solo una parte – divisa in due sezioni – delle quattro ancora esistenti. Le altre due sono al sicuro e al riparo anche dai visitatori, ma quel che vediamo basta a farci sgranare gli occhi per la meraviglia di fronte a qualcosa che può capitare di vedere molto raramente. L’atmosfera, nonostante la presenza di molte persone, è davvero speciale, si ha la sensazione che questo sia il vero fulcro del Trinity, il luogo dove batte il cuore più antico del College, dal quale parte l’energia che pulsa nei suoi antichi edifici e tiene in vita tutto il resto. Dalla sala del Book of Kells ci spostiamo in un altro luogo spettacolare che aspettavo di vedere con impazienza, la Long Room. Una immensa galleria lunga più di 65 metri, disposta su due piani aperti verso il corridoio centrale coperto da una volta a botte di legno scuro, lungo il quale sono disposte due file di busti in marmo che rappresentano importanti scrittori e studiosi. In questa galleria infinita le alte pareti sono completamente tappezzate da più di 200.000 volumi antichi rilegati in cuoio disposti su scaffali di legno scuro, uno spettacolo da lasciare senza fiato. I volumi sono tutti originali e risalgono a diversi secoli addietro, e sono a disposizione per la consultazione da parte degli studenti del College. Pochi di loro però approfittano di questo privilegio speciale, per tre motivi fondamentali che James ci ha spiegato chiaramente. Il primo motivo siamo noi in effetti, o meglio, il fiume ininterrotto di turisti che vengono a visitare questo luogo straordinario in ogni mese dell’anno rendendolo affollato e rumoroso, condizioni ben poco adatte alla concentrazione silenziosa necessaria per un serio studio universitario. Il secondo motivo è legato al tipo di informazioni contenute in questi antichi volumi, soprattutto quelle di tipo scientifico, legale o medico, che risultano decisamente datate ormai e quindi di scarsissima utilità pratica per uno studente del 2009. Ma il terzo motivo è forse quello più sorprendente, e assai curioso. I volumi sono sistemati negli scaffali secondo un criterio davvero particolare, non in ordine alfabetico per autore o a sezioni divise per argomento, ma… per dimensione del volume. Nei piani bassi si trovano i tomi più grossi, e a salire a mano a mano sono sistemati i volumi di misura sempre più piccola. Non c’è altro criterio che questo per la loro archiviazione, per cui è facile immaginare che trovare proprio il libro di cui si ha bisogno tra oltre 200.000 esemplari diventa impresa assai ardua… persino conoscendone le misure esatte. Resta comunque un tesoro preziosissimo, che lascia senza parole solo a guardarlo. Oltre ai libri, anche mostre di oggetti e documenti antichi si tengono periodicamente in questa galleria straordinaria, mentre alcuni pezzi sono esposti qui in maniera permanente, e tra questi c’è sicuramente uno degli strumenti più belli che mi sia mai capitato di vedere. E’ una piccola arpa in legno di quercia e salice che risale al 1400, scolpita e decorata a mano, con le corde sottili in ottone ormai un po’ scurite. E’ una delle tre sole arpe gaeliche originali rimaste al giorno d’oggi e la più antica presente in tutta l’isola, ed è quella che è servita da modello quando è stato scelto il simbolo che avrebbe dovuto rappresentare l’Irlanda. E’ presente sullo stemma nazionale, sulle monete e sulle banconote irlandesi, ed è anche la stessa arpa rappresentata sull’etichetta della birreria Guinness. E’ assolutamente straordinaria, piccola ed elegante, raffinata e perfetta, di una bellezza antica e misteriosa che pare far rivivere con la sua sola presenza un intero mondo perduto. Non si possono fare foto qui, ma non importa, il suo ricordo luminoso rimarrà vivido nella mia mente per sempre. Dopo la visita del College usciamo nuovamente in strada e torniamo a piedi verso Marrion Square, per entrare nel parco che a quest’ora è aperto. Qui, in un angolo che guarda verso la via di fronte a casa sua, c’è una fantastica statua di Oscar Wilde semisdraiato su una roccia, in una posizione rilassata e tipicamente dandy, abbigliato con vestaglia di velluto verde, pantaloni grigi, scarpe allacciate, e anelli alle dita. oscar-w.jpg La cosa che colpisce di più oltre alla posa inconsueta è certamente l’incredibile somiglianza della statua con il vero Oscar. Sarà l’effetto dato dagli abiti perfettamente riprodotti nei minimi dettagli, compresi i colori e i tessuti, o il modo in cui volta la testa e abbozza un sorriso tra il divertito e l’insolente osservando i passanti con occhi acuti e ironici, non so, fatto sta che trovarsi qui davanti fa una certa impressione, pare di stare proprio davanti a lui in persona, e ti viene voglia di salutarlo e sedergli accanto a chiacchierare un po’ e guardare chi passa. Di fronte alla statua, oltre il vialetto, ci sono due blocchi di pietra nera sormontati da due piccole figure in marmo, una maschile e una femminile. Le pareti dei blocchi neri sono completamente ricoperti di frasi scritte col pennarello bianco, che non sono altro che alcuni tra i più famosi aforismi di Wilde. aforismi.jpg Un angolo molto suggestivo, che anche a Oscar sarebbe piaciuto. Dopo un giro nel piccolo parco ci spostiamo di nuovo, attraversiamo il bellissimo e candido Ha’Penny Bridge hapenny-bridge.jpg, vicino al quale troviamo la panchina sulla quale siedono le statue di bronzo di due donne che si riposano e chiacchierano un po’ dopo aver fatto la spesa chiacchiere.jpg, in un classico atteggiamento irlandese di familiarità e condivisione. Continuiamo attraversando un enorme gruppo di ragazzi in fila sul marciapiede pronti a prendere autobus e taxi per andare a Slaine al concerto degli Oasis, e arriviamo fino dalla parte opposta della città, in Parnell Square, dove vogliamo visitare il Museo degli scrittori. museo-scrittori.jpg Il biglietto costa 7,50€ a testa e comprende un’audioguida nella quale una voce ci racconta tutti i dettagli degli oggetti raccolti nel museo, dai ritratti ai libri, dal pianoforte di Joyce piano-jj.jpg a vecchie macchine da scrivere, da lettere e foto a prime edizioni autografate di drammi e raccolte di poesie. Il museo è piccolo in fondo, sono poche sale piene di oggetti racchiusi in teche e vetrinette, ma è ben articolato e organizzato, e c’è la bella atmosfera di quei posti dove si sente che si conservano cose speciali. museo-2.jpg All’uscita dal museo ci fermiamo in un O’Brien’s a fare un piccolo break con sandwich misti e tè caldo cofee-break.jpg, e poi ci rimettiamo in marcia verso la Christ Church Cathedral, la più antica chiesa di Dublino la cui fondazione risale circa all’anno mille. C’è molta gente e l’ingresso è aperto solo per i fedeli perché è appena cominciata la messa, così facciamo una sosta nella piazza per ammirare la struttura almeno dall’esterno, con le sue torrette squadrate, le finestre a punta e i blocchi di pietra grigia austera e silenziosa. christ-church.jpg Da lì continuiamo a passeggiare fino alla vicina cattedrale di St Patrick, che è forse la più importante e amata della città. Anche questa è chiusa per via della messa purtroppo, così non si può acquistare il biglietto per fare il giro all’interno, ma ammiriamo l’esterno elegante e il bellissimo prato che la circonda, rendendola una specie di isola di spiritualità nel bel mezzo della vivacità della capitale. st-patrick.jpg Lentamente proseguiamo fino al Castello di Dublino per ammirarlo intanto dall’esterno, con le sue torri medievali e gli antichi palazzi oggi utilizzati per le occasioni ufficiali di Stato. castello.jpg In uno di questi edifici ha sede la famosa, Chester Beatty Library uno dei musei più importanti di Dublino dove è conservata quella che era la collezione privata di antichi manoscritti, papiri, dipinti, stampe e miniature raccolti dall’omonimo Sir Chester Beatty nell’arco della sua vita, ed oggi di proprietà dello Stato irlandese. Purtroppo l’orario di apertura è già terminato, ma questo è sicuramente uno dei posti che visiteremo durante il nostro prossimo soggiorno in questa bellissima città. Per stavolta ci accontentiamo di un giro esterno, che ci riporta piano piano verso Grafton Street e il centro. Attraversiamo nuovamente il meraviglioso parco di St Stephen Green con il suo laghetto parco.jpg e i viali bordati di piante verdissime e passiamo a salutare il busto di Joyce, jj-st-stephen-green.jpg poi anche se è relativamente presto, ci decidiamo a cercare un posto dove cenare e riposarci un pò. Ci fermiamo da Buskers in Fleet Street, un piccolo locale dove Luca veniva a mangiare tanti anni fa, e ci concediamo pollo al curry con riso basmati, fish and chips (che proprio mi andavano) e la solita deliziosa Guinness freschissima. Quando usciamo facciamo ancora un giro per Temple Bar, dove i musicisti già cominciano a tirare fuori chitarre e microfoni, mentre i pub si animano di vita e chiacchiere col bicchiere in mano. temple-bar.jpg I negozi sono aperti così ne approfittiamo per prendere un paio di regali da portare a casa ai nostri familiari, in uno di quegli store tipici dove il 95% degli oggetti da acquistare ha almeno qualcosa di verde e la scritta Guinness da qualche parte. La luce comincia appena ad affievolirsi nonostante siano le 9,30 passate, la gente passeggia e parla fermandosi a formare capannelli di ascolto di fronte ai cantanti e ai gruppi che si esibiscono live, musica.jpg e mi pare che questa della musica per strada da vivere quotidianamente sia un’abitudine fantastica che da noi manca veramente, un modo di avvicinare le persone non solo a un elemento culturale importante, ma anche tra loro, trasformando il tempo in qualcosa di prezioso e vivo invece che qualcosa da far passare a vuoto. Alla fine, stanchi e con gli occhi pieni di immagini raccolte in una giornata lunga e intensa, rientriamo verso la nostra piccola guesthouse nella traversa di O’Connell Street. oconnell-street.jpg Visto che la nostra navetta per l’aeroporto è alle 5 del pomeriggio chiediamo se domattina possiamo lasciare le valigie per un po’ mentre andiamo in giro in città, e la ragazza della Reception ci conferma che non c’è problema, hanno una stanza dove tengono in deposito i bagagli dei loro ospiti fino alla loro partenza quindi ne potremo approfittare. Ne siamo molto contenti perché questo ci permetterà di sfruttare ancora qualche ora di visita liberi da pesi prima di riavviarci verso l’aeroporto. Radunare le cose e sistemare i bagagli è la cosa più triste che abbiamo fatto finora, ma cerchiamo di farlo pensando che abbiamo ancora quasi un giorno intero da passare qui prima di ripartire. E abbiamo intenzione di sfruttarlo al massimo.

4 commenti

  1. Sto programmando il mio primo viaggio in Irlanda e una delle tappe sarà sicuramente Dublino. Ho letto con molto interesse il racconto della tua visita. Io faccio parte di una comunity di viaggiatori (ti ho messo il link sopra) che mettono online foto e opinioni sui loro viaggi. Vieni a trovarci abbiamo sempre bisogno di nuovi contenuti, soprattutto se ottimi come i tuoi. Ti aspetto!

  2. Ciao Mirella, grazie molte per il tuo commento e per le tue gentili parole. L’Irlanda ti incanterà, vai tranquilla, non solo Dublino ma tutto quanto è meraviglioso in quell’isola speciale. Beata te che vai, io ne ho nostalgia dal giorno stesso in cui siamo tornati a casa…
    Farò volentieri un giro nel sito di cui hai lasciato il link, e spero di riuscire a capire come potrei contribuire con i miei diari.
    Grazie ancora e a presto,
    Sally

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