Everything is illuminated

illuminato

Luca mi ha portato questo strano romanzo in versione originale inglese di ritorno da un viaggio di lavoro ad Amsterdam. Avevo già letto un altro libro di Safran Foer, “Molto forte, incredibilmente vicino” e mi era piaciuto abbastanza, soprattutto per la delicatezza e la tenerezza con la quale trattava il tema doloroso di un bambino che ha perso suo padre nell’attacco al WTC. Questo romanzo però è molto diverso, e devo ammettere che non sapevo esattamente di cosa si trattasse nel momento in cui ho cominciato a leggerlo. Jonathan, un giovane ebreo americano, intraprende un avventuroso viaggio in Ukraina con poche informazioni e una sola foto in tasca alla ricerca della donna che, al tempo della seconda guerra mondiale e delle persecuzioni naziste contro gli ebrei, salvò suo nonno (al tempo ragazzino) dai campi di concentramento facendolo fuggire in America e donandogli la libertà. Poiché il giovane americano non parla ukraino viene aiutato nella sua ricerca da Alex, un ragazzo del luogo che gli fa da traduttore e da guida insieme a suo Nonno e a Sammy Davis Junior Junior, il cane più strano che sia mai stato raccontato in un romanzo. Il problema sta nel fatto che, nonostante la sua buona volontà, l’ukraino Alex è veramente un pessimo traduttore, e la comunicazione tra lui e Jonathan – e tra loro e il lettore – diventa veramente complicata e spesso paradossale. La lingua viene completamente stravolta, le frasi sono rivoltate, i verbi utilizzati con significati nuovi evidenti solo per Alex, con un effetto finale spesso divertente, ma a volte anche oscuro. Di fatto, ho dovuto leggere quasi metà libro per avere l’illuminazione sul significato del titolo…
Forse non era il libro giusto da leggere in versione originale, visto che pare che gli stessi lettori di madrelingua inglese abbiano fatto fatica a volte a seguire il racconto, specie nei lunghi capitoli della narrazione secondaria in cui Alex ricostruisce la saga dei suoi antenati ebrei con largo utilizzo di lingua yiddish. Buona parte del senso del romanzo si basa sull’ambiguità del messaggio, sul gioco di parole, sul fraintendimento e sull’effetto comico dell’espressione sbagliata nel posto sbagliato. In certi punti mi è risultato divertente in effetti, ma in altri un po’ faticoso, e per me che cerco sempre la bellezza della narrazione oltre a quella della storia non è stata una lettura sempre piacevole. Lo definirei certamente un romanzo strano, a tratti tenero a tratti duro e straziante, raccontato in una lingua stravagante e decisamente insolita.

La mia scena preferita: Alex, Jonathan e il Nonno incontrano l’anziana donna che li dovrà accompagnare a quel che resta del paese di Trachimbrod, e che conserva in casa pile di scatole piene ricordi dei suoi parenti e amici del tempo della guerra, grandi scatole colme di oggetti suddivisi per categoria: JOURNALS/DIARIES, WEDDINGS AND OTHER CELEBRATIONS, FIGURINES/SPECTACLES, WATCHES/WINTER, DARKNESS, REMAINS, DUST… Per quando loro torneranno a cercarli.

La frase che ricorderò:
Just because I was not a Jew, it does not mean that it did not happen to me.

4 Comments

  1. Ciao Xis!!! :)))
    Non ho letto i due libri di Safran Foer, ma sono andata ad ascoltare il suo intervento l’anno scorso al Festival di Mantova.
    Mi è piaciuto molto ascoltare le sue parole.
    E’ stato uno degli incontri più affollati; per l’occasione hanno montato delle tribune aggiuntive per poter accontentare tutti i fans. Pensa che l’incontro ha avuto una mezzora di ritardo proprio perchè lo scrittore è stato preso d’assalto dagli ammiratori più accaniti, e alla fine dell’intervista (durata parecchio) c’era una coda interminabile per l’autografo. Anche al Festival di Mantova si assiste a scene di delirio :o) Bacioni e buona domenica!

  2. Ciao Simo! Si, so che questo autore è uno di quelli con parecchi “fans” al seguito… il che mi insospettisce sempre un pò quando si tratta di libri. In certi casi mi viene da dire “o bene bene o male male…” ;o))
    Sarei stata curiosa di ascoltarlo… tanto per capire un pò di più cos’è di lui che attira tanta gente. Magari al prossimo Festival di Mantova potremmo assistere insieme a qualche evento! Sarebbe bellissimo ! Ciao ! :o))))

  3. rik

    Non conosco questo Autore, perciò non posso pronunciarmi sui suoi libri.
    Ma osserverei almeno questo: chi scrive deve sentirsi libero di scrivere come vuole, naturalmente. L’arte è per sua stessa natura, libera.
    Tuttavia, condivido il parere del premio nobel per la letteratura Isaac Bashevis Singer, l’A. di “Shosha” (romanzo ambientato anche questo in ambiente ebraico).
    Sosteneva infatti Singer che la letteratura può senz’altro descrivere “l’assurdo”, ma che non può essere “essa stessa assurda.”
    Secondo me corriamo questo pericolo quando uno scrittore si compiace un po’ troppo di certi suoi esperimenti linguistici.
    Una volta lessi che quando il fratello di Joyce, Stanislaus ebbe in mano una copia del “Finnegans Wake”, dichiarò che il fratello doveva essere impazzito!
    Comunque non ho letto Foer. Provvederò.
    Ciao!.

  4. Ciao Rik, che bello trovarti qui! :o)
    Sono d’accordo che l’arte e lo scrittore debbano essere liberi, ma per quanto mi riguarda questo deve valere anche per il lettore. L’autore scrive quel che vuole, ma io non sono obbligata a farmelo piacere sempre, giusto? ;o)
    Condivido con Singer l’idea che la letteratura può descrivere l’assurdo, ma non dovrebbe mai esserlo.
    Però non volevo dire che Foer è assurdo, non penso questo.
    I suoi non sono veri esperimenti linguistici – che tra l’altro a me piacciono molto di solito – lui cerca solo di utilizzare il fraintendimento, il gioco di parole, il misunderstanding linguistico tra due personaggi di paesi diversi per creare l’effetto comico, la battuta, l’effetto sopresa per il lettore.
    Ma non sempre ci riesce nel migliore dei modi, almeno per i miei gusti. A volte mi è risultato noioso, a volte poco divertente, o non del tutto comprensibile, e proprio questo mi ha un pò delusa, forse mi aspettavo troppo a causa del grande successo di pubblico del suo romanzo.
    Devo dire che ho preferito le parti in cui, paradossalmente, il racconto si fa più intimo e commovente, ma è solo la mia opinione naturalmente.
    Stanny aveva molti motivi personali per denigrare il lavoro del suo famoso fratello… e di sicuro non aveva le competenze letterarie necessarie per apprezzarne il livello artistico.
    Se leggerai Foer spero mi farai sapere la tua opinione su di lui, ma stai certo che Joyce è un altro pianeta…
    Un saluto e grazie della visita.
    Sally

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