Giovedì 11 agosto 2016: Devil’s Bridge and Rheidol Gorge – Aberystwyth Castle – Constitution Hill Cliff Railway

Giornata grigia oggi, dopo una notte tranquilla nella magnifica casa di Rodney e Jackie, piena di teddy bears e oggetti curiosi e con la sala della colazione che ha una bellissima vista sul giardino. La tavola è perfetta e il cibo ottimo e abbondante, così ce la prendiamo comoda stamani, viziati e coccolati dai padroni di casa che ci hanno presi in simpatia e condividono con noi ricordi e aneddoti affettuosi legati ai loro figli e nipoti che ci sorridono dalle foto sparse in giro.

Persino il loro cane, un cocker un po’ anziano che di solito non interagisce con gli ospiti occasionali, viene a giocare con Luca e a farsi accarezzare, con grande meraviglia dei suoi padroni che lo devono sempre tenere fuori dalla sala per paura che si innervosisca troppo di fronte a degli estranei. Ma Luca è amico degli animali, si sa. Io non mi meraviglio affatto di quello che vedo.

Ci facciamo un paio di foto insieme e restiamo il più possibile, ma alla fine dobbiamo raccogliere le nostre cose e ripartire, però solo dopo esserci salutati alla maniera italiana, con baci e abbracci. Anche se il viaggio non è neanche a metà, già siamo sicuri che questa sarà la sosta più bella di tutto il giro gallese, e non la dimenticheremo. Prima di ripartire, mentre Rodney ci aiuta a far uscire la macchina dal vialetto e controlla che la strada sia libera per noi, promettiamo che se ricapiteremo da queste parti torneremo certamente a trovarli. E dentro di noi speriamo davvero che sia possibile, un giorno. In fondo, non si sa mai…

Dopo pochi minuti che siamo in viaggio comincia a pioviscolare appena, ma in mezz’ora la pioggia si fa più intensa e il cielo si chiude completamente. Attraversiamo un paesaggio verde di colline basse e pascoli soffici che si stendono tutto intorno a noi, tagliati solo dalla lama grigia dell’asfalto che diventa sempre più scuro.

Ci sono pochissime auto in giro e rare case lungo la via, ma in compenso incontriamo centinaia di pecore, sparse nei campi e lungo i bordi della strada, che brucano l’erba placide e incuranti della pioggia che cade. Sono lanose e paffute, alcune sdraiate e altre che se ne vanno in giro lente, e ce ne sono alcune che arrivano proprio fin sul ciglio della via ignorando le auto che passano. Dappertutto i cartelli stradali avvisano di fare attenzione a pecore e cavalli che girano in libertà e possono attraversare la carreggiata all’improvviso. Sembra di essere finiti in Irlanda, ma un po’ meno verde.

In circa un’ora e mezza arriviamo alla prima tappa di oggi, il Devil’s Bridge and Waterfalls, che è più vicino alla costa rispetto a Brecon. Speravamo che in questa zona il tempo sarebbe stato migliore, invece una pioggia leggera continua a cadere imperterrita. Facciamo il biglietto per ponte e cascata, indossiamo i nostri impermeabili e ci incamminiamo decisi giù per la scala che porta nel bosco ignorando il maltempo alla grande, come dei veri gallesi.

La discesa non è difficile – non lo è quasi mai, la discesa – ci sono gradini e corrimano per tenersi, e le foglie delle piante ci riparano in parte dall’acqua che cade. Dopo una breve camminata già vediamo il famoso ponte a tre livelli, che ci colpisce subito per il suo strano profilo. Si tratta di un’architettura veramente insolita, in cui tre diversi ponti di pietra si accavallano uno sull’altro senza una particolare armonia strutturale.

Il nome del ponte deriva da una leggenda locale secondo la quale una contadina che portava al pascolo le sue mucche ne perse una, che era scesa da sola lungo il dirupo oltre il torrente, ma il terreno era così ripido che l’animale non riusciva più a tornare indietro. Allora il diavolo, che aveva visto tutta la scena, si presentò alla contadina e le promise di far apparire un ponte per aiutare la sua mucca se lei in cambio gli lasciava prendere per se’ la prima creatura che lo avrebbe attraversato, sicuro che questa creatura sarebbe stata la contadina stessa diretta a recuperare la sua mucca. La donna accettò e il diavolo fece apparire il ponte, ma la contadina, scaltra, fece passare prima il suo cane e poi attraversò a sua volta, riuscendo così a salvarsi dal diavolo e a recuperare la sua mucca smarrita. E’ evidente che anche in Galles le donne ne sanno una più del diavolo…

Proseguiamo oltre il ponte fin nel fondo del bosco, seguendo il sentiero che, con diverse tappe, porta fino alla grande cascata che sgorga dalla montagna, potente e rumorosa e certamente molto bella. Restiamo ad ammirarla per un po’ godendoci l’aria fresca e i profumi del bosco che la pioggia scioglie lentamente dal terreno.

C’è grande umidità, abbiamo i capelli arricciati e gli impermeabili bagnati, e cominciamo a sentire la fatica nelle gambe mentre risaliamo i gradini di pietra del percorso circolare che ci riporta verso la strada, ma siamo allegri e soddisfatti per aver completato questa nuova impresa. Ci è piaciuto vedere questa cascata, anche se come dice Luca, così sudati per la fatica della risalita e per il nylon degli impermeabili, quando arriviamo in cima siamo lessi.

Da qui proseguiamo verso il mare, e in meno di un’ora arriviamo al paesino costiero di Aberystwyth, una località balneare molto graziosa assai frequentata da turisti e britannici indistintamente. Infatti c’è un traffico notevole al quale non eravamo più abituati, e la prima impresa che dobbiamo affrontare qui è trovare un parcheggio per la macchina! Il nostro albergo è un piccolo hotel-ristorante lungo una delle vie centrali e la stanza è semplice ma pulita con un bagno grande. Ovviamente è lontana mille miglia dal fascino e dalla comodità della casa di Rodney e Jackie…. ma tant’è, stasera è così.

Sistemiamo le cose e usciamo a fare un giro per il paese, che è molto vivace e pieno di gente che passeggia in ciabatte di gomma e canottiera come se fosse davvero in una qualunque località marina in estate, nonostante ci siano 15 gradi scarsi. Arriviamo alle rovine del castello appena fuori dal centro su una collinetta, che sono belle anche se ridotte al minimo, e da lì discendiamo per una via principale fiancheggiata da negozi di ogni genere. In uno di questi trovo finalmente la bandiera del Galles della dimensione che volevo, simile a tutte le altre della mia collezione, e il signore del negozio è molto colpito e orgoglioso quando gli rivolgo il mio grazie in lingua gallese.

Ci fermiamo da un Costa a prendere un tè con dei muffin enormi e buonissimi, per riscaldarci e riposarci un po’, e poi riprendiamo il nostro giro fino all’ufficio turistico e giù sul lungomare, che è veramente spettacolare. Una grande luna di spiaggia sassosa con un bel Pier sulla sinistra e una collina verde sulla destra, e una fila di bellissime case alte ed eleganti dalle facciate colorate a fare da barriera alle spalle della spiaggia.

Il cielo è biancastro e carico di una pioggia che non vuole cadere, il mare è grigio cupo e piatto, ma si rovescia in onde di spuma proprio sulla riva, mentre i gabbiani strillano impazziti nel vento che soffia teso. Potrebbe essere un paesaggio marino invernale dei più classici, se non fosse che è agosto.

Facciamo un giro col vento che ci arriva in faccia direttamente da Dublino, dritta davanti a noi al di là del braccio di mare, e decidiamo di salire sulla collina con la funicolare elettrica, che è una delle attrazioni locali. Si tratta del classico trenino a doppio binario come quelli di Lisbona, un vagone che va in su tirato da quello che viene in giù, lenti e tranquilli ma capaci di risalire pendii ripidissimi senza nessuna difficoltà.

In cima la vista è spettacolare, con la grande baia distesa davanti a noi nella luce argentata del pomeriggio, e il paese che si allarga sulla sinistra, con le case tutte raggruppate dietro alla spiaggia e i tetti neri di ardesia che spiccano contro le facciate dai colori pastello.

E davanti a noi, finché c’è spazio per guardare, solo mare, e profumo di salmastro. Bellissimo.

Sulla collina, che si chiama Constitution Hill, c’è un ristorante e alcune attrazioni turistiche con giochi e divertimenti vari, ma a quest’ora è tutto chiuso e c’è poca gente, il che rende l’atmosfera ancora più intima e piacevole. Quando riscendiamo giù dalla collina, sul piccolo treno di legno ci siamo solo io e Luca.

Percorriamo ancora tutto il lungomare nel senso contrario fino al Pier dove, come vuole la tradizione, si trovano varie sale giochi e un paio di ristoranti. Entriamo in uno che ci piace, si chiama Brasserie ma ha il menù tipico dei pub inglesi e la birra spillata, e sediamo a un tavolo vicino alla finestra che guarda il mare mangiando cod fish con purè di patate accompagnato da due pinte di Guinness. Tanto per fare un omaggio alla nostra amata Irlanda, così vicina che se il cielo fosse terso la potremmo vedere.

Rientriamo piano piano in albergo, stanchi e contenti, a farci una doccia e riposarci in previsione delle scoperte di domani. Che ci potrebbero riservare qualche sorpresa…
Buonanotte dal bordo del mare d’Irlanda.

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